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3. Annunciare la Parola – 6 dicembre 2020


6 dicembre 2020

2ª DOMENICA DI AVVENTO B

Preparate la strada al Signore

PER RIFLETTERE E MEDITARE

È già la seconda domenica di Avvento. L’Avvento è breve, dobbiamo intensificare la nostra preparazione, non fermarci nel nostro cammino e nell’atteggiamento di attesa a cui ci ha invitati il Signore sin da domenica scorsa.

L’attesa del Natale

Nell’aria cresce l’attesa del Natale. Non c’è bisogno di essere dei buoni cristiani per sentire la poesia di Betlemme, per farci toccare dall’avvenimento che da duemila anni intenerisce un po’ tutti: celebrano il Natale anche in Arabia Saudita e in Cina, ma rischiano di non festeggiare nulla.
Il Dio che ha creato ogni cosa, il Dio che ha parlato agli Ebrei per secoli ed è stato così spesso male presentato in ogni angolo della terra, decide di mostrarsi nelle sembianze di un bambino, di farci conoscere il suo vero volto nella parola e nella vita di un uomo come noi.
Il Signore sempre ci sorprende e ci sorprenderà a Natale. Noi lo vorremmo potente, capace di trasformare il mondo in un istante, creatore di cieli nuovi e terra nuova, come dice Pietro. Invece lui viene nella debolezza. Ma la sua venuta non lascia le cose come sono. Se ci convertiamo, se l’umanità si lascia coinvolgere, molte cose cambieranno in noi e attorno a noi.

Sentinelle di Dio

Il profeta Isaia nella prima lettura a nome di Dio dice parole di consolazione a un popolo che si trova in esilio e che ha perso ogni speranza. E invita a farsi banditori, sentinelle di un Dio che è in cammino e che rivelerà la sua gloria. E immagina che uno si stacchi dal gruppo e corra avanti a tutti per annunciare la liberazione a Gerusalemme, che è ancora sotto il peso della tristezza: «Il Signore Dio viene con potenza… ha con sé il premio… Egli è come un pastore… porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri». Chi viene è il Signore che salva e viene come un re potente e buono.
Anche oggi non dovrebbero mancare sentinelle che annunciano la venuta di Dio, banditori di speranza, persone in grado di consolare chi non riesce a vivere in serenità e sicurezza, di chi sente la durezza di una vita che si è fatta difficile.
È Gesù questa buona notizia, è lui la parola di speranza a cui ognuno di noi può aggrapparsi per continuare ad affrontare le lotte della vita.
Oggi qualcuno pensa di non averne bisogno, ma non è possibile: non è una vita vera quella di chi non si aspetta nulla, di chi non prepara nulla, di chi non ha una ragione per vivere.

 Preparate la strada al Signore

Il Vangelo ci presenta la testimonianza di Giovanni Battista, «la voce nel deserto» di cui parla Isaia, dando un volto a questa voce. Giovanni nel Vangelo di Marco non lo presenta come giudice e predicatore terribile alle folle e ai soldati, come viene raccontato nel Vangelo di Matteo. Giovanni annuncia Gesù e lo fa con grande umiltà. Si sente suo servo e si dichiara «indegno di legargli i saldali».
Il Battista non predica solo con la sua voce, ma anche con le sue scelte di vita. Sceglie il deserto, veste di peli di cammello, mangia locuste e miele selvatico. È un uomo che sa ciò che conta, che sa fare penitenza, che attende con grande serietà il messia. E chiede a tutti la conversione, condizione perché il Signore prenda la strada e arrivi.
Che cosa vuol dire oggi preparare la strada al Signore? Addobbare le strade e le case come sta avvenendo in questi giorni per motivi commerciali? Fare il presepe e l’albero? Vuol dire prima di tutto pulirsi gli occhi, la mente e il cuore per non scambiare il Natale con un panettone, una pelliccia, un vestito nuovo, il cenone.
«Preparare la strada» vuol dire mettersi nelle condizioni perché il Signore possa venire e possiamo riconoscerlo sulle strade che egli sceglierà per venire tra noi.
L’austero Giovanni è un esempio forte per noi, lui che ha scelto la solitudine per incontrare Dio. Non è facile fare «deserto» nella società dei consumi e del rumore, nelle strade di città piene di luci che oscurano le stelle. E allora bisogna crearsi il proprio deserto, un angolo dove sia possibile ricuperare se stessi, entrare in sintonia con l’orologio di Dio e mettersi in cammino.
Giovanni battezza, mentre la gente confessa i propri peccati: il tempo di Avvento è un’occasione propizia per accostarci al sacramento della riconciliazione in modo più genuino, con più calma e consapevolezza.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Chi conosce il deserto sa che con la sua immensità di dune e di sabbia è sempre ostile all’uomo. Ha però il suo fascino e i suoi interessi, e gli uomini vi si inoltrano lo stesso. Il beduino con il suo cammello non affronta però mai l’avventurosa attraversata se non ha con sé il tradizionale amar. L’amar è il suo bastone. Sull’amar si appoggia, si sostiene, si difende, trova coraggio. Il nostro amar sono la preghiera, il digiuno e la penitenza, strumenti indispensabili perché qualcosa cambi nella nostra vita.