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6. Vignetta di RobinHood –DOMENICA DELLE PALME

29 MARZO

DOMENICA DELLE PALME

«DAVVERO… FIGLIO DI DIO!»

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per domenica 18 FEBBRAIO2024 – I DOMENICA DI QUARESIMA anno B (COLORE VIOLA) 

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3. Commento alle Letture – DOMENICA DELLE PALME

2 APRILE

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

SULLA CROCE RISPLENDE L’AMORE DI GESÙ E DEL PADRE

COMMENTO

Il Messia che cavalca un asino, non realizza solo la profezia di Zaccaria, ma annuncia un Regno diverso da quello di Davide. Il cavallo, simbolo della guerra, è sostituito da un puledro d’asina, simbolo di pace. Gesù si comporta da re, requisendo la cavalcatura di cui aveva bisogno (ma la restituisce!) e la gente lo tratta da re, acclamandolo e tappezzando la strada con i mantelli, come si usava nelle visite del re. Non c’è contraddizione in Gesù tra cavalcare l’asino e presentarsi da re di pace e salire sulla croce. Sarà una contraddizione nei capi e in parte del popolo.
Matteo dice che «tutto il popolo» ha gridato: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli».
Sicuramente la gran parte del «popolo» non ha chiesto la morte di Gesù. La folla urlante era costituita in gran parte dai partigiani di Barabba, in combutta con i capi. Matteo però con questa espressione sottolinea il rifiuto di Gesù da parte di Israele, rappresentato dai capi. Ma l’evangelista interpreta teologicamente questo rifiuto e lo indica come causa della distruzione del tempio e della dispersione del popolo d’Israele che continua ancora oggi.
Gli insulti che Gesù riceve costituiscono il ritorno di Satana per l’ultima tentazione: dimostrare di essere il Figlio di Dio con un atto di forza. Ma Gesù non risponde nulla, è impegnato a dimostrare che il Figlio di Dio è tale proprio perché dà la sua vita per la salvezza dei peccatori.
Ma è impegnato anche in un’altra lotta che avviene nel suo intimo. «Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”».
È il grido del Figlio innocente che ha preso dentro di sé il peccato di tutta l’umanità e, dal momento che questa assunzione è terribilmente reale, sta sperimentando le conseguenze, non, come noi, di qualche peccato personale, per quanto grave possa essere, ma dei peccati di tutta la storia, da Adamo all’ultimo uomo. La conseguenza «infernale» è la lontananza da Dio. Gesù sulla croce è lacerato nell’anima, molto di più che nel corpo, perché sperimenta contemporaneamente la massima lontananza da Dio, in quanto rappresentante di tutti i peccatori, e la massima vicinanza a lui in quanto Figlio innocente e obbediente. Noi arriviamo a commuoverci per le sofferenze fisiche e la morte di Gesù, anzi a volte ne chiediamo conto a Dio Padre. Ma la sofferenza enormemente maggiore è stata quella dello spirito. A tanto è arrivato Gesù per salvare tutti e ciascuno di noi. È un abisso di amore e di sofferenza che possiamo intuire soltanto un po’.

MEDITAZIONE

Padre di Gesù e nostro, ho sentito molte volte la domanda: ma perché Dio Padre ha preteso che il Figlio morisse in quel modo? Oppure: non poteva salvarci in un altro modo meno terribile?
Non so immaginare il tuo dispiacere di fronte a queste domande che ti dipingono come un giudice non solo inflessibile, ma anche crudele. E così la nostra cattiveria e crudeltà viene riversata su di te, quasi ne fossi tu il responsabile.
Abbi pazienza, devi continuare a perdonarci, perché tu perdoni sempre.
Oggi voglio guardare un po’ nel tuo cuore di Padre, me lo permetti, vero? Credo di poterlo fare, con tutti i miei limiti, perché tu hai mandato Gesù proprio perché noi potessimo conoscere il tuo amore, più grande dell’intero universo.
Nella passione del tuo Figlio amatissimo, tu eri lì, con lui, anzi dentro di lui, come Gesù ha detto spesso. Hai fatto anche tu la via della croce, aspettando il momento di poter finalmente liberare tutti gli altri figli dal cancro del peccato. Perché il peccato, che voleva cancellarti dalla vita dell’uomo, creato da te, perché ti somigliasse, aveva sfigurato l’umanità e la conduceva alla morte. Il danno era fatto e bisognava ripararlo. Nessun uomo poteva farlo, solo un Dio, e tu hai mandato il tuo Figlio eterno che è diventato Gesù, che è stato contento di esporre la sua vita per salvare la nostra. Un danno mortale chiedeva una riparazione da Dio con una sofferenza amorosa più grande dell’offesa arrecata a te, perché giustizia e amore non si possono separare. E penso anche che per l’umanità non sarebbe stata sentita propria e vera una liberazione, senza nessuna riparazione. Gesù, uomo come noi, ha accettato di riparare a nome di tutti, e soprattutto per questo noi possiamo davvero averlo e sentirlo come uno di noi.
Ma tu non sei stato a guardare, dovevi realizzare la giustizia, ma l’hai coperta con il tuo amore di Padre. Ed eri lì, sulla croce con Gesù per raccogliere il suo ultimo respiro e in quel momento hai abbracciato con amore eterno il tuo Figlio fatto carne martoriata e lo hai reso salvatore dell’umanità e re dell’universo. Però hai dovuto aspettare tre giorni per presentarlo risorto e glorioso all’universo intero.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gesù ha tolto la spada dalle mani di Pietro, perché la violenza dei suoi amici gli avrebbe impedito di mostrare fino in fondo il suo amore e quello del Padre. Questo dice qualcosa ai cristiani di oggi nei rapporti con le altre religioni e in particolare con l’Islam?
  2. I passanti e soprattutto i capi dei sacerdoti sfidano Gesù a scendere dalla croce per dimostrare di essere davvero il figlio di Dio. Quando mettiamo alla prova il Signore, chiedendogli i miracoli come condizione della nostra fede, ci comportiamo come loro.

PROPOSTA DI IMPEGNO PER LA SETTIMANA SANTA

Per quanto possiamo, partecipiamo alle celebrazioni del triduo santo, accostandoci al sacramento della riconciliazione e meditando gli avvenimenti che celebriamo.

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4. Letture – DOMENICA DELLE PALME

2 APRILE

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

SULLA CROCE RISPLENDE L’AMORE DI GESÙ E DEL PADRE

PRIMA LETTURA
Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso (Terzo canto del Servo del Signore).
Il profeta Isaia presenta la missione e la sofferenza del servo del Signore: deve aiutare il popolo a rinnovare la fiducia nell’aiuto del Signore. Egli per primo sperimenta l’assistenza di Dio, anche durante la persecuzione.

Dal libro del profeta Isaia                 Is 50,4-7

Il Signore Dio
mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE              Dal Salmo 21 (22)
Anche nella persecuzione il salmista non perde fiducia nel Signore. Egli non cede agli scherni di chi lo deride e continua a rivolgersi a Dio con fiducia e sa che dopo la prova potrà testimoniare al mondo l’amore del Signore che salva chi si affida a lui.

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa.

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele.

SECONDA LETTURA
Cristo umiliò se stesso, per questo Dio l’esaltò.
Questo inno traccia la parabola storica della missione di Gesù: lascia i privilegi della condizione divina, si fa uomo, con la sua obbedienza crocifissa salva l’umanità e viene esaltato da Dio Padre, diventando re dell’universo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi          Fil 2,6-1

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO      Fil 2,8-9

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.

Lode e onore a te, Signore Gesù!

VANGELO*

* TRA PARENTESI 3  . LA FORMA BREVE.

Passione del Signore.                      Mt 26,14–27,66

Gli ebrei aspettavano un Messia vincitore e si poggiavano sulle promesse contenute nella Sacra Scrittura. Matteo, invece, presenta un Messia che, con tutte le difficoltà umane, obbedisce a Dio e offre la propria vita per la salvezza dei fratelli. La caratteristica del suo racconto è costituita dalle numerose citazioni del Primo Testamento. Così dimostra che Gesù con la sua passione ha realizzato le profezie e quindi è il vero Messia.

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo

Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Uno di voi mi tradirà.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge
Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: “Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».
Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.

Cominciò a provare tristezza e angoscia
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».
Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo sprito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.

Vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».

Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

Consegnarono Gesù al governatore Pilato
Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato. Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio» per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato «Campo di sangue» fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».

Sei tu il re dei Giudei?
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Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.
Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

Salve, re dei Giudei!
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.

Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni

Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.

Elì, Elì, lemà sabactàni
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».]

Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano
Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.

Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete
Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.

Parola del Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

2 APRILE

DOMENICA DELLE PALME

SULLA CROCE RISPLENDE L’AMORE DI GESÙ E DEL PADRE

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4. Meditazione – Le Palme C

MEDITAZIONE
Tutto il cammino della Quaresima è finalizzato alla scoperta e alla contemplazione della misericordia di Dio. È la sua misericordia che motiva le opere quaresimali (ascesi, preghiera, elemosina). È l’incontro con la sua misericordia che conduce a celebrare il sacramento della riconciliazione, riconoscendo il proprio peccato e gioendo del suo perdono.

La luce della misericordia
La misericordia per Gesù non è stata solo un tema di riflessione o una caratteristica di Dio da narrare nelle parabole. Gesù opera la misericordia aderendo alla volontà salvifica del Padre riguardo l’umanità e percorrendo il camino del Calvario fino alla croce.
Meditare i racconti della passione dei quattro evangelisti significa comprendere che essa è stata consapevolmente accettata da Gesù, come si capisce dalla sua preghiera nell’orto degli Ulivi. Tuttavia, solo con l’ottica della misericordia si afferra il significato di questa scelta. Altrimenti Gesù sarebbe un suicida o al massimo un bell’esempio di coerenza morale; e Dio un feroce esattore di tributi alla propria sovranità, un mostro crudele assetato di sangue.
Solo la luce della misericordia illumina l’oscurità del supplizio. Se della misericordia di Dio non si fa la chiave per comprendere la passione, di Gesù ci rimane solo un cadavere.

Scandalo e coalizione del male
Dopo l’ultima cena Gesù viene arrestato e poi ripetutamente consegnato di mano in mano per essere interrogato, giudicato, condannato. Intorno a lui, per la sua eliminazione si convocano riunioni notturne, s’inviano messaggi, si stabiliscono accordi.
Nelle tenebre della notte si creano forme di solidarietà nel male. Erode e Pilato, fino allora nemici, ora diventano amici (cf Lc 23,12) e si consociano nella condanna. Non solo il bene, ma anche il male ha la potenza di creare comunione di interessi.
Dal racconto risulta evidente che il male ha la capacità di deformare ogni cosa. Anche un gesto che umanamente dovrebbe significare affetto e amicizia, come il bacio, viene stravolto nel suo significato diventando segno per il compimento dell’iniquità.
Nella passione il male si mostra anche nella sua ottusità. È l’atteggiamento di Erode che sembra insensibile a ciò che sta accadendo realmente (cf Lc 23,8).

Tre scene esemplari
Luca descrive Gesù che, in mezzo a questo turbinio di eventi e di volti, superata l’angoscia della notte nell’orto degli Ulivi, domina la scena con solennità e compostezza, e compie gesti che confermano, nonostante il contesto, la sua misericordia.
Lo sguardo di Gesù a Pietro dopo il canto del gallo (cf Lc22,61). Se non si fa della misericordia la luce per interpretare la passione, questo è uno sguardo di condanna, uno sguardo tipo: «te lo avevo detto!». Se si parte dalla misericordia questo è uno sguardo di amore e di perdono, di compassione e di tenerezza. Nel primo caso il pianto amaro di Pietro (cf Lc 22,62) è per la paura della punizione; nel secondo è il pianto del pentimento che invoca perdono.
L’episodio di Barabba. Luca indica che la causa dell’incarcerazione di Barabba è l’accusa di rivolta e di omicidio (cf Lc 23,25). Viene liberato colui che toglie la vita, l’erede di Caino. Al suo posto è condannato colui che dà la vita. Poiché il Salvatore è ucciso, l’omicida è salvato. Già prima della morte di Gesù si compie l’efficacia della sua passione, perché i condannati alla morte, tutti gli uomini, siano salvi.
Infine, la crocifissione. Mentre i carnefici compiono il loro macabro ruolo Gesù invoca per loro la misericordia del Padre (cf Lc 23,34).
Gesù è crocifisso fra i due malfattori, di cui uno pentito, e che lì, in estremo, riceve il perdono (cf Lc 23,43). Solo la misericordia giustifica tali parole, le rende possibili e le rende comprensibili.

La celebrazione delle Palme inaugura la settimana centrale dell’anno liturgico, quella che conduce alla celebrazione dei misteri della passione e della resurrezione, il centro non negoziabile della fede cristiana. La fede in un Dio che in Gesù assume una carne umana per condividere con gli uomini l’umana debolezza; che porta alle estreme conseguenze la sua solidarietà con l’umanità giungendo alla morte per giungere a coinvolgerla nella sua risurrezione.

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5. Preghiere dei Fedeli – Le Palme C

La passione del Signore

Celebrante. La Passione del Signore Gesù ci ha ricordato che siamo stati amati senza misura. Con questa certezza ora ci rivolgiamo al Padre.

Lettore. Preghiamo insieme: Per la passione del tuo Figlio, ascoltaci, Padre.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. Anch’essa in diverse parti della terra conosce la passione: incomprensioni, persecuzioni, a volte il martirio.
Perché sappia associarsi nella fede al mistero della morte di Cristo, e cogliere dall’albero della croce il frutto della salvezza per tutti, preghiamo.

2. Per la pace tra gli uomini. I rami d’ulivo che porteremo nelle nostre case ci ricordano che siamo chiamati dal Signore a vivere nella concordia.
Perché anche noi nel nostro piccolo sappiamo vivere la beatitudine evangelica «beati gli operatori di pace» proclamata dal Signore Gesù, preghiamo.

3. Per i cristiani che subiscono violenza a causa della loro fedeltà al Vangelo. La passione di Cristo continua oggi in tanti nostri fratelli e sorelle perseguitati.
Perché non cedano allo sconforto o al desiderio di vendetta, ma restino uniti in spirito alla croce di Cristo, e offrano amicizia e perdono, preghiamo.

4. Per coloro che sono «crocifissi» dal dolore, dalla prepotenza e dall’umiliazione. Sono tanti nel mondo che portano ingiustamente la croce, pesante e assillante.
Perché noi sappiamo scorgere in questi fratelli il volto del Cristo sofferente, farci solidali con loro, e offrire il nostro aiuto concreto, preghiamo.

5. Per gli infermi che sentono vicina la morte. Guardando al Crocefisso, sentano accanto a sé la presenza di Cristo «servo sofferente» che morendo ha affidato con piena fiducia al Padre il suo spirito.
Perché nel loro passaggio attraverso la morte alla vita eterna trovino anch’essi fiducia in quel Dio che ci ama e ci salva, preghiamo.

6. Per la nostra comunità (parrocchiale). Siamo invitati dalla Chiesa a rivivere in questa Settimana Santa i misteri di Cristo che muore e risorge per noi.
Perché la nostra partecipazione ai riti sia sincera, e ci avvicini sempre più al Signore e ai nostri fratelli, preghiamo.

Celebrante. Padre, tu ascolti il grido dell’umanità provata dal dolore. Ti preghiamo: rendi il nostro cuore capace di comprendere e compatire le sofferenze dei nostri fratelli, in unione con Cristo Gesù, nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – Le Palme C

Raccolta di aforismi o di testi utili per la riflessione o l’approfondimento

[In alternativa all’omelia, si potrebbe accompagnare il Passio con una monizione iniziale e una finale consistenti, che orientino i fedeli all’ascolto, e alla riflessione personale. Si può dire:]
Ora, invece di un semplice brano del Vangelo, leggeremo per intero il racconto della passione del Signore Gesù. Quest’anno ascolteremo la narrazione che ne ha fatto san Luca.04

Luca, evangelista della misericordia di Dio, spiega come l’amore del Signore, e la sua divina capacità di perdono, hanno trovato piena manifestazione nel momento cruciale della Passione e morte in croce.
Gesù risana il servo del sommo sacerdote ferito da Pietro con la spada, rivolge a Pietro dopo il tradimento uno sguardo di perdono, dimostra comprensione anche per il buon ladrone, per i giudei che lo scherniscono, e per il centurione che lo mette in croce.

Possiamo immaginare il racconto come articolato in sei capitoletti (più uno):

1. L’ora dell’amicizia: nell’Ultima Cena Gesù istituendo l’Eucaristia si dona ai suoi amici, svela con delicatezza la presenza tra loro di un traditore, conferma Pietro nel suo ruolo di capo degli apostoli.

2. L’ora dell’angoscia: Gesù in preghiera nell’Orto degli Ulivi assapora l’amarezza dell’abbandono. Intanto i suoi discepoli dormono.

3. L’ora del tradimento: Giuda con un bacio consegna Gesù ai suoi nemici, e Pietro rinnega tre volte il suo Signore.

4. L’ora del giudizio: Gesù il solo innocente è processato e condannato dagli uomini peccatori.

5. L’ora della morte: Gesù è messo in croce con due malfattori, promette il paradiso al buon ladrone, si abbandona con fiducia al Padre, e muore.

6. L’ora del silenzio: Gesù viene sepolto dai suoi amici in una tomba nuova, in attesa della risurrezione.

Ascoltiamo con attenzione, gratitudine e affetto, sapendo che il Signore Gesù è morto per ognuno di noi.

[Alla fine della lettura del Passio:]
Il racconto dell’evangelista Marco ha avuto il suo culmine nell’esclamazione del centurione romano «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!», che anche noi facciamo nostra. Ma il racconto non termina in una tomba. Seguirà un ultimo momento:
7. l’ora della risurrezione. E noi la vivremo con gioia domenica prossima, festa della Pasqua.


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – Le Palme C

Ecco a voi questa settimana un canto di INIZIO

QUANDO VENNE LA SUA ORA – Machetta
(Nella Casa del Padre, n. 704 – Elledici)

1. Quando venne la sua ora
di passare dal mondo al Padre
volle amarci sino alla fine,
Cristo, nostra vita.

Rit. Dà la vita solo che muore,
ama chi sa perdere;
è Signore solo chi serve,
farsi schiavo è libertà.

2. Ha lavato le nostre piaghe,
disprezzato e umiliato,
fu respinto dalla sua gente,
Cristo, il Salvatore.

3. Mi chiamate Rabbì e Signore:
ho tracciato la vostra via.
Annunciate in tutta la terra,
questa mia parola.