8 MARZO 2026
III DOMENICA DI QUARESIMA
(Domenica della Samaritana)
INCONTRARE CRISTO E PORTARLO AGLI ALTRI
COMMENTO
Al tempo della vita pubblica del Signore Israele era diviso in tre regioni: la Galilea al nord ricca di acqua e di verde con una fiorente agricoltura ed aperta alle novità culturali del tempo; la Samaria che godeva di una situazione di benessere ma macchiata dalla eresia samaritana tanto odiata e disprezzata dall’ebraismo tradizionale; infine c’era la Giudea terra povera ed arida arroccata attorno al culto del Tempio e strettamente controllata e sfruttata da coloro che tiranneggiavano la religione e tutto l’indotto legato all’osservanza maniacale della Legge.
Giovanni il Battista era già stato neutralizzato e rinchiuso nella solitudine della prigione del Macheronte.
In compenso la fama della prima predicazione del Nazareno aveva già turbato i detentori dell’ortodossia ufficiale che avevano attivato tutti i mezzi di controllo e di repressione. Il Signore fiuta il pericolo e decide di ritornare nella sua Galilea ad aspettare tempi migliori.
Stranamente decide di farlo passando attraverso la Samaria che per un ebreo era notoriamente un terreno pericoloso a motivo dell’odio profondo che covava fra ebrei e samaritani.
La radice che lo alimentava era la più radicale e pericolosa di tutte perché affondava su motivazioni religiose. I samaritani accettavano solo il Pentateuco ed inoltre adoravano Jahweh sul Garizim in compagnia di altre cinque divinità , con relativi templi e culti, su altri cinque monti della Samaria. Erano quindi idolatri da disprezzare e da eliminare.
Il Signore è consapevole di questo, ma affronta il rischio. Evita i villaggi, perché troppo pericolosi, e si ferma per riposare nella località di Sichar dove da secoli c’era la cosiddetta sorgente di Giacobbe da cui si disseta e presso cui ha uno dei più belli incontri descritti dai Vangeli.
Arriva una samaritana. È donna, adultera e scismatica. Tre motivi che la rendono esecrabile, impura e da evitare. Gesù, invece, intesse un dialogo con lei di fronte ai discepoli allibiti. La sua empietà religiosa, la sua condotta immorale non hanno spento nel suo cuore il desiderio di attingere al pozzo della tradizione riempiendo la giara della sua esistenza con qualcosa di stagnante, come l’acqua del pozzo , pur di avere un qualcosa a cui aggrapparsi per sopravvivere.
Gesù non la respinge anzi le propone di cambiare l’acqua essenziale per continuare a vivere. Le offre non acqua stagnante ma quella zampillante che sgorga da un cuore innamorato che le ridona la sua dignità di essere donna.
Nel Vangelo di Giovanni questo termine ricorre solo tre volte e significa “moglie”. La prima volta viene pronunciata a Cana nei riguardi di Maria additata come moglie fedele. La seconda a Sichar nei riguardi della samaritana per simboleggiare la sposa che si redime. La terza ha per soggetto Maria Maddalena la sposa del dopo Resurrezione che diventa testimone ed annunciatrice del Regno.
Nella Scrittura il ruolo di moglie compete ad Israele perché accettando l’Alleanza ha contratto matrimonio co Dio.
Ad una donna, ritenuta da tutti abominevole, il Signore annuncia che è anche lei figlia di un Padre buono, che non può essere incapsulato nei precetti di una legge, né tumulato fra le mura di un tempio o di un culto senza anima, ma solo in un cuore, magari ferito ed umiliato dal peccato, ma sempre riscaldato dalla speranza di una conversione alimentata e sostenuta solo dalla certezza dell’Amore. Un amore che abbraccia tutti e non è di proprietà esclusiva di nessuno.
Esso sgorga dal cuore di un Padre che ci ama al di là dei nostri meriti, condotte sbagliate o debolezze.
Il perdono di Dio c’è sempre. Basta volerlo.
MEDITAZIONE
Commentando solo parzialmente questo brano ricchissimo, ci fermiamo su alcuni aspetti. Iniziamo con due premesse.
La prima. Nel vangelo di Giovanni i «fatti» raccontati nascondono una rivelazione «profonda». Il brano della samaritana racconta l’incontro tra Gesù e una donna di Samaria, ma dice anche chi è Dio e cosa desidera, chi è Gesù, quale dono è venuto a portare, cosa sono chiamati a fare gli apostoli, a chi è destinato il messaggio evangelico e il dono di Gesù, quale cammino bisogna fare per arrivare alla fede…
La seconda. Questo racconto va compreso in tre tem- pi: l’incontro di Gesù con la samaritana; la predicazione del vangelo fatta ai samaritani e ai pagani e la loro risposta di fede al tempo degli apostoli; il messaggio evangelico che arriva a noi oggi.
Nel primo momento dell’incontro, Gesù rivela la sua missione ma la donna non capisce affatto il messaggio del Signore sul dono che è venuto a portare a tutti: l’acqua viva (per la samaritana è la rivelazione su Dio; per i primi cristiani e per i credenti di oggi è lo Spirito Santo che agisce in noi) che estingue la sete di Dio e di vita piena in questo mondo. Lei si preoccupa solo di chiedere la soluzione del suo problema materiale: non essere più costretta a venire al pozzo. La fede è ancora lontana.
Poi Gesù segue un’altra strada: la provoca sulla sua situazione irregolare, come quella dell’umanità che ha voluto come mariti tanti idoli, rimanendo delusa. La donna allora approfitta per chiedere la soluzione di un problema secolare tra Giudei e Samaritani: dove abita Dio, a Gerusalemme o sul Garizim (il monte del loro santuario)? Gesù quindi le rivela Dio e l’uomo: Dio è Padre, è spirito e abita dovunque, perciò gli uomini possono incontrarlo sempre e in ogni luogo a patto che vogliano somigliargli e realizzare il suo progetto di salvezza, adorando «in spirito e verità». La donna rimane perplessa e rimanda la sua risposta di fede alla venuta del Messia. E a questo punto Gesù rivela se stesso: sono io il Messia. L’umanità non deve aspettare nessun altro, il Messia è venuto ed è lo stesso Figlio di Dio. Possiamo facilmente intuire come questa risposta di Gesù risuonasse nel cuore dei primi cristiani, specialmente quelli provenienti dall’ebraismo. Noi, cristiani di oggi, possiamo meditare su quanti mariti-idoli ha oggi l’umanità e anche su quanti possono averne le comunità cristiane locali e anche ciascuno di noi.
La donna lascia la sua anfora. Questo particolare ha sempre colpito i commentatori. È il simbolo dell’abbandono della vita vecchia per iniziarne una nuova. Dice perciò che la fede ha fatto breccia nel cuore della samaritana e lei inizia a muovere i primi passi concreti di una credente.
Così andare a chiamare i compaesani è la sua prima risposta di fede. Ella annuncia la propria esperienza e pone una domanda essenziale, in questo modo accende la curiosità dei Samaritani che subito vengono a incontrare direttamente Gesù. Dopo due giorni, non di miracoli ma di ascolto della sua parola, essi arrivano a una professione di fede che supera i loro confini: Gesù è il salvatore del mondo intero. È fede vera. L’evangelista così ha fatto dei Samaritani i rappresentanti di tutti i credenti autentici, quelli che credono non per i miracoli, ma per l’ascolto della Parola.
Gli apostoli, da parte loro, proseguono il faticoso cammino di crescita nella conoscenza di Gesù e nella risposta di fede. Ancora legati agli aspetti materiali della vita, non capiscono qual è il cibo che sostiene il Signore nella sua missione e non riescono a vedere i frutti dell’azione di Gesù verso i Samaritani. Anzi, non possono neanche pensare che essi, considerati eretici dai giudei, possano rappresentare i veri credenti. Gesù invita loro, e tutti i pastori futuri, ad alzare lo sguardo, per vedere i frutti dell’azione di Dio nel cuore degli uomini e delle donne di ogni tempo e rendersi conto che ogni pastore ha un duplice compito: raccogliere i frutti delle fatiche di chi li ha preceduti e seminare gratuitamente per il raccolto di chi erediterà la loro missione.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- Gesù si presenta nella debolezza della sua umanità: stanco e assetato. Chiede qualcosa, ma offre molto di più. Ogni vita spirituale autentica deve fare i conti con l’umanità di Gesù. Chi lo considera lontano, sopra le nuvole, irraggiungibile nella concretezza della propria vita, non lo incontra e non può capire e accogliere i suoi doni.
- Gesù vuole incontrare la samaritana e l’aspetta non al tempio, ma al pozzo, un luogo della sua vita quoti- diana. Con questo, l’evangelista vuole forse suggerire qualcosa ai pastori del XXI secolo?
- Gesù ha un comportamento strano con la samaritana. Le offre un dono, che lei non desidera perché non lo conosce, non si scoraggia per l’incomprensione, non emette nessuna condanna morale, elogia la sincerità, affida la rivelazione di se stesso a una peccatrice eretica che non ha manifestato volontà di conversione, ma solo l’attesa di un Messia «lontano»… Possiamo chiederci come ci muoviamo noi verso i peccatori e i credenti di altre religioni.
- La samaritana somiglia ai primi apostoli: appena incontra Gesù e ha capito qualcosa di lui, immediatamente va ad annunciarlo ai paesani, che forse la emarginavano per la sua condotta di vita. A quante persone parliamo del nostro incontro con Gesù?
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
In famiglia o sul lavoro, proviamo a creare o a coglie- re un’occasione per parlare di Gesù.
