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8. GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE – 18 ottobre 2020


18 ottobre
29ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE

«Eccomi, manda me» (Is 6,8)

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2020

http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/missions/documents/papa-francesco_20200531_giornata-missionaria2020.html

 


PER RIFLETTERE E MEDITARE

Siamo tutti missionari

Gesù ha affidato ai suoi apostoli e affida oggi a ogni cristiano il compito di far giungere la sua parola di salvezza a chi ancora non l’ha conosciuta. Mentre noi occidentali sembriamo sazi e spesso indifferenti di fronte alla proposta cristiana, altrove, in molti paesi dove arrivano i missionari, essa viene accolta con entusiasmo, trasforma la loro vita e la società.
Il Concilio Vaticano II ha affermato chiaramente che in forza del battesimo e della appartenenza cristiana tutti siamo chiamati ad evangelizzare. Certo, c’è ancora chi fa la valigia e lascia tutto per terre lontane, ma ormai anche le nostre nazioni evolute e a suo tempo cristianizzate, oggi sono diventate terra di missione. E sono gli indiani, gli africani, gli asiatici a raggiungerci per annunciare nelle nostre città il Vangelo di Gesù.

Farsi missionari oggi

Non sempre è facile partire. Ci vuole dell’eroismo per staccarsi dalla propria famiglia e dalla propria storia. A volte la resistenza dei famigliari si fa insistente: non sono tranquilli di fronte a questa scelta e cercano di impedirla. È l’amore che mette loro paura per i rischi e la vita durissima a cui i loro cari vanno incontro.
A Limone sul Garda, don Daniele, giovane prete, celebra la messa nella chiesetta natale, prima di andare in missione. La mamma, in piedi davanti all’acquasantiera, offre l’acqua benedetta a tutti quelli che entrano dicendo: «Pregate, perché mio figlio non parta!». Quel giovane prete è Daniele Comboni, fondatore dei Comboniani, che diventerà vescovo e uno dei più grandi missionari d’Africa. E sarà proclamato santo nel 2003.
Ricordiamo anche i volontari laici che si spingono in terra di missione. È un esercito in crescita, una testimonianza molto significativa, che affianca quella dei sacerdoti e dei religiosi, e arriva anche là dove loro non possono operare.

Quelli che hanno risposto alla chiamata

Oggi però, Giornata Missionaria Mondiale, vogliamo posare il nostro sguardo e con riconoscenza a chi ancora oggi abbandona tutto e con generosità si mette in viaggio pieno di entusiasmo per portare la luce della fede dove non è ancora arrivata.
Conosciamo questi meravigliosi missionari che si adattano a situazioni di estrema povertà e a disagi di ogni tipo per realizzare questa loro missione a nome della Chiesa.
Sostenere questi missionari ci fa sentire il grido di miliardi di nostri fratelli che hanno il diritto di ricevere la parola di Gesù.
Gli abitanti del nostro mondo sono circa sette miliardi. Poco più di due miliardi sono cristiani. Tre miliardi sono coloro che praticano altre religioni (musulmani, ebrei, buddisti, induisti, confuciani, taoisti, scintoisti, ecc.). Oltre un miliardo di persone pratica culti particolari. Quindi sono miliardi le persone che non hanno mai sentito parlare di Gesù. E se passassero qui davanti a noi molto lentamente, al ritmo di 100 mila persone al giorno, impiegherebbero una vita (più di cento anni!).

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Marcello Candia è nato a Portici, presso Napoli, dove la famiglia si era temporaneamente trasferita da Milano per lavoro, terzo di cinque figli. Dal padre Camillo, spirito laico e tollerante, eredita le capacità imprenditoriali, dalla madre, Luigia, la fede cattolica e l’amore per il prossimo. È la madre che da bambino lo accompagnava in chiesa e talvolta lo portava con sé nella sua opera di assistenza ai poveri, nell’ambito della San Vincenzo. Quando ha 17 anni la mamma muore prematuramente, lasciando in lui un grande vuoto.
Marcello consegue tre lauree, in chimica, in farmacia e biologia e lavora nell’azienda del padre. Poi finisce per dirigere lui l’azienda. Ma negli anni cinquanta comincia a riflettere sulla possibilità di diventare missionario laico. Infine nel 1961 (a 45 anni) vende l’azienda e comincia la costruzione di un grande ospedale a Macapà, in Brasile, sul Rio delle Amazzoni, dove si trasferisce definitivamente quattro anni dopo. L’ospedale lo intitola a san Camillo e a san Luigi per onorare la memoria dei suoi genitori. Sarà la prima di numerose opere, comprendenti ospedali, lebbrosari, centri sociali e di accoglienza. Nel 1983, a 67 anni, rientra molto malato dal Brasile e muore il 31 agosto a Milano. Nel 1991, il cardinale Carlo Maria Martini apre il processo di canonizzazione, dal 2014 è venerabile.
Nel 1975 il più importante settimanale brasiliano illustrato il Manchete di Rio de Janeiro, gli dedicò un articolo intitolato: «L’uomo più buono del Brasile», che incominciava con queste parole: «Il nostro paese è terra di conquista per finanzieri e industriali italiani. Molti vengono da noi a impegnare i loro capitali allo scopo di guadagnarne altri. Marcello Candia, ricco industriale milanese, vive in Amazzonia da 10 anni, e ha speso tutte le sue sostanze con uno scopo ben diverso: per aiutare gli indios, i caboclos, i lebbrosi, i poveri. L’abbiamo eletto l’uomo più buono del Brasile per l’anno 1975».

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