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3. Commento alle Letture – ascensione

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ASCENSIONE DEL SIGNORE

(56ma Giornata mondiale per le comunicazioni sociali)

Nella liturgia della Parola di questa solennità ciò che crea un po’ di disorientamento è che lo stesso evento, l’ascensione al cielo di Gesù, è narrato in due versioni leggermente differenti dallo stesso autore (cf Lc 24,51 e At 1,9-10). L’evento in sé è il medesimo: il Risorto è con i suoi discepoli e, salendo al cielo, scompare alla loro vista. Nei due racconti, però, il fatto accade secondo cronologie notevolmente diverse.

Due diverse intenzioni teologiche
Luca scrive due opere che concepisce in continuità. Gli Atti cominciano, infatti, con un richiamo al Vangelo. I due libri sono dedicati allo stesso lettore fittizio, Teofilo (cf Lc 1,3 e At 1,1), e narrano di due periodi storici diversi ma contigui. Il Vangelo, la vita di Gesù. Gli Atti, la storia successiva alla sua risurrezione (cf At 1,1-2).
Ritornando alla cronologia dell’ascensione, nel Vangelo essa avviene la sera dello stesso giorno di Pasqua, negli Atti degli Apostoli quaranta giorni dopo la sua risurrezione (At 1,3). La ragione di questa differenza consiste nel fatto che nel Vangelo l’attenzione è rivolta all’unità di risurrezione e ascensione. Con la risurrezione Gesù è già entrato nella sfera della gloria divina e non ritorna alla condizione di vita precedente alla passione. Ed essendo l’attenzione del vangelo rivolta alla vicenda di Gesù, dall’incarnazione alla sua risurrezione, l’ascensione, che è parte integrante di quest’ultima, è legata alla risurrezione. Negli Atti degli Apostoli, invece, l’attenzione è rivolta al periodo successivo alla risurrezione, al futuro della comunità cristiana. Il distanziamento temporale di risurrezione e ascensione (e successivamente ancora della Pentecoste) è, per Luca, un modo per inserire un importante elemento tematico in vista della missione della Chiesa: quello della preparazione a essa (cf At 1,3;6,7).
Da tutto ciò deriva una conclusione. Sia in una versione che nell’altra l’ascensione è il termine del tempo caratterizzato dalla presenza di Gesù e con essa inizia il tempo della Chiesa, il tempo della missione per la quale il Risorto deve abilitare la sua comunità.

Il tempo della Chiesa
La caratteristica fondamentale di questo tempo è di essere un
«tempo di mezzo» perché sta tra la risurrezione-ascensione e la parusia, il ritorno del Figlio dell’Uomo, tra il ministero di Gesù che è compiuto e la fine dei tempi (cf At 1,11). Il «tempo di mezzo» è il nostro tempo.
Pensare la storia che viviamo in termini di «tempo di mezzo» dà a essa particolari connotazioni.
In primo luogo, significa che la storia di cui facciamo parte è orientata a un fine, l’incontro con il Risorto alla fine dei tempi. Questo dà un significato particolare alla parola progresso, che è lo sviluppo della storia intera verso un fine che non realizza ma che le viene incontro. D’altra parte, però, rende ragione della presenza del male. La storia ha un orientamento verso la pienezza, ma il percorso è interrotto e frammentato. L’esito è certo, il cammino, dove prevale il peccato, soggetto a interruzioni e ritorni indietro.
In secondo luogo il tempo di mezzo è il tempo della Chiesa. Questo significa che la Chiesa non è il Regno di Dio ma solamente funzionale a esso.
In terzo luogo il tempo di mezzo, essendo il tempo della Chiesa, è per essa tempo di responsabilità sulla storia e di missione. Le letture di oggi sul tema missione danno delle indicazioni. Sono detti esplicitamente: l’estensione della missione (cf At 1,8) e i suoi contenuti (cf Lc 24,46).
In quarto luogo il tempo di mezzo è il tempo dell’attesa vigilante e gioiosa (cf Lc 24,52) perché, come recita l’Orazione di Colletta, la risurrezione e ascensione al cielo non è un privilegio di Gesù, ma per mezzo di lui è il destino di ciascuno di noi. Di quest’orizzonte si nutre la speranza nella quale viviamo.
L’ultimo aspetto del tempo di mezzo è che Gesù, in entrambi i testi (Vangelo e Atti), prima di lasciare i discepoli fa loro una promessa. Gesù si sottrae alla vista dei discepoli, ma non li lascia orfani. Promette lo Spirito Santo. Questo è il punto che ci rimanda alla Pentecoste, e che unisce risurrezione, ascensione e Pentecoste. Il protagonista del tempo di mezzo, infatti, è lo Spirito Santo.