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3. Annunciare la Parola – 16 febbraio 2020

• Sir 15,15-20 – A nessuno ha comandato di essere empio.
• Dal Salmo 118 – Rit.: Beato chi cammina nella legge del Signore.
• 1 Cor 2,6-10 – Dio ha preordinato una sapienza prima dei secoli per la nostra gloria.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli. Alleluia.
• Mt 5,17-37 – Così fu detto agli antichi: ma io dico a voi…


PER COMPRENDERE LA PAROLA

L’uomo è chiamato a osservare la legge; il Siracide ricorda l’esigenza della legge: la scelta tra la vita e la morte. Gesù proclama che la legge ha trovato in lui il suo compimento. Il Siracide sembra influenzato dalle «due vie» del Deuteronomio. Il Vangelo insiste sul rispetto integrale della legge del regno; il compimento della legge è la conversione del cuore.

PRIMA LETTURA
All’inizio del II secolo a.C., Ben Sirach dirige una scuola di Sapienza a Gerusalemme; egli invita coloro che sono «senza istruzione» (Sir 51,23). L’originalità del suo insegnamento consiste nell’ispirarsi alla storia biblica, è una rivalutazione della sapienza (14,20-27) e della legge di Mosè (15,1-10). Egli si oppone alla penetrazione pagana. Il passo 15,11-20 (si potrebbe leggere tutto il capitolo) riassume l’insegnamento di questo maestro di sapienza. Egli rifiuta alcune concezioni dualistiche, diffuse in quell’epoca ellenistica. Il peccato non può aver origine in Dio, perché Dio ne ha orrore e odia ogni specie di abominio (vv. 11-13).
Ben Sirach, per respingere ogni determinismo, rivela il vero volto di Dio e la grandezza dell’uomo.
– L’uomo rimane sempre libero. Se Dio interviene, non lo fa per sostituirsi a lui, ma per illuminarlo e invitarlo a una scelta libera; la vera fedeltà alla Legge si vive in piena libertà (v. 15).
– Ogni uomo è così chiamato a scegliere liberamente, come tra l’acqua e il fuoco, tra la vita e la morte. Non si allude a un’esistenza nell’aldilà. Ben Sirach esprime piuttosto una idea che gli è cara: la pienezza della vita terrestre nella salute, nella felicità e nella gioia di vivere.
– Il Sapiente afferma infine l’onnipotenza di Dio, che non schiaccia l’uomo, ma al contrario manifesta la sua grandezza lasciando l’uomo libero nelle sue scelte. È un testo sicuramente attuale; si pensi alle domande comuni: Da dove viene il male? Perché Dio lo permette? L’uomo di oggi si crede determinato da mille cose: astri, ereditarietà, ambiente… Egli dubita della propria libertà, della reale possibilità di fare la scelta della propria vita, fra la morte e la vita…

SALMO
È la preghiera che risponde all’appello rivolto dal sapiente: l’uomo fedele e libero si rivolge a Dio. Non è come uno schiavo di fronte a un padrone onnipotente; egli si è liberato cercando di conoscere e osservare la legge, e desidera ardentemente progredire in questa via di fedeltà verso una piena libertà.

SECONDA LETTURA
La comunità di Corinto è divisa perché alcuni si lasciano influenzare dalle religioni misteriche, in particolare dal culto della «Sophía» (sapienza). Paolo si trova così in una situazione analoga a quella di Ben Sirach (1a lettura). In uno stile vivo e tagliente, senza artifici di retorica, egli definisce la sapienza di Dio.
Essa non è la sapienza dei potenti di questo mondo, che finisce nell’autodistruzione. La sapienza di Dio è eterna ed è il mistero stesso di Dio.
Tale rivelazione non è fatta ai potenti di questo mondo, come a iniziati in una religione misterica; questi potenti sono talmente opposti alla Sapienza che hanno ucciso colui che ne è l’incarnazione: Gesù Cristo.
Questa sapienza supera ogni conoscenza umana, non si può raggiungere con un semplice sforzo di riflessione; soltanto lo Spirito la fa conoscere e aiuta coloro che amano Dio a progredire in questa scoperta.
Paolo sviluppa altrove lo stesso tema in modo più esplicito: Ef 3,1-21; e Gesù ne fa l’oggetto del suo rendimento di grazie (Mt 11,25-27).

VANGELO
Questo testo è l’inizio della esposizione di Matteo sulla nuova Legge, applicazione delle beatitudini (Mt 5,17-48). La lunga pericope ha una composizione complessa; alcuni passi sono anche di difficile interpretazione.
Gesù si pone al centro dello sviluppo del tema: egli non è venuto ad abolire le prescrizioni della Legge giudaica, ma a portarle a compimento; egli è la misura e l’autore della Legge e può affermare: «fu detto… ma io vi dico». Non viene a proporre una legge meno esigente; l’ideale che presenta è quello della perfezione. È proprio questa la conclusione della sua esposizione sulla Legge (Mt 5,48: Vangelo di domenica prossima).
Il piano di questo Vangelo
– 5,17-19: Cristo non sminuisce la legge e non incoraggia i suoi discepoli a farlo.
– 5,20-37: la giustizia proposta da Gesù è più esigente. Per esporla, Matteo ha costruito le sue frasi riprendendo diverse volte la stessa struttura, che risalta bene nella lettura breve (20-22; 27-28; 33-37). Ogni paragrafo incomincia con un’interpellanza: «Avete inteso…» cui si oppone un’affermazione: «ma io vi dico…». In queste forme molto vicine allo stile orale, che fanno pensare all’insegnamento nelle sinagoghe, Gesù sottolinea la novità della legge che egli porta.
Gli altri versetti (23-24; 25-26; 29-30; 31-32 e 34-36) sembrano proposizioni inserite dal-l’evangelista, perché riguardano più o meno lo stesso argomento. Il significato: la giustizia richiesta da Gesù supera la giustizia antica in diversi modi:
1. Essa va oltre nelle sue esigenze, e in ciò rafforza la legge.
– La collera e gli insulti sono già attentati alla vita, una forma di omicidio.
– Il desiderio è già una forma di adulterio.
– La sincerità è richiesta in ogni parola e non solo nei giuramenti.
2. La nuova giustizia interiorizza la legge. La «giustizia» non riguarda più gli atti esteriori, individuabili e sanzionati dalla legge, ma l’intenzione del cuore. È uno degli argomenti abituali dell’opposizione di Gesù ai farisei (Mc 7,1-11 e Mt 23,15-32).
3. La nuova giustizia rende sacri i nostri gesti e i nostri discorsi più comuni, per il fatto che ne rivela l’intenzione profonda (particolarmente riguardo alla sincerità: sì, sì; no, no). La novità della legge di Cristo consiste nel fatto che egli «porta a compimento la legge». Gli altri «logia» illustrano questa novità della legge del regno: vv. 23-24: la riconciliazione è più importante dell’offerta.
vv. 25-26: la riconciliazione è sapienza e prudenza.
vv. 29-30: cedere allo scandalo è più grave della mutilazione.
vv. 31-32: il ripudio, sotto un’apparenza di legalità, è una forma di adulterio. vv. 34-36: non giocare sulle parole nei giuramenti.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Chiamati a una scelta libera
– Gli inviti alla libertà sono numerosi: l’uomo ha un fortissimo bisogno di indipendenza, ha sete di costruire da sé la propria vita. Molti popoli aspirano a liberarsi da ogni influenza straniera, a gestire coi propri mezzi il loro destino. La 1ª lettura proclama questa libertà dell’uomo: «l’esser fedele dipenderà dal tuo buon volere», «là dove vuoi, stenderai la mano». Quale uso ne fa? Le condizioni preliminari per essere liberi sono il potere e il sapere scegliere.
– La libertà è un dono di Dio. Fin dal paradiso (Gn 2) «davanti agli uomini stanno la vita e la morte» (1a lettura). Questa scelta non è facoltativa, essere liberi non vuol dire esitare, fare il doppio gioco: «Fino a quando zoppicherete da entrambi i piedi?» (1 Re 18,21). Il dono di Dio non può essere sepolto sottoterra (Mt 25,26); bisogna decidere. È meglio cambiare le proprie scelte che non farne del tutto ed esitare indefinitamente. Per scegliere, bisogna avere tutte le garanzie in proprio favore? La scelta non avviene senza rischi; anche Dio scegliendo liberamente l’uomo ha corso ogni rischio. Dio sceglie chi vuole, liberamente. Di fronte a lui l’uomo resta libero: il giovane ricco (Mt 19,16). – L’uomo deve rispondere alla chiamata di Dio: «Sia il vostro parlare sì, sì; no, no» (Vangelo; cf Gc 5,12); egli deve continuamente rispondere, superarsi. Anche Cristo ha portato il suo popolo a un superamento: «Non sono venuto per abolire, ma per dare compimento», questo popolo che credeva di dare la risposta perfetta al dono di Dio. «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei»… (Vangelo). Una legislazione immutabile e definitivamente codificata, come quella degli scribi e dei farisei, non può rendere gli uomini liberi (cf 1a lettera e lo spirito).
– Gesù era libero. In lui ha avuto la perfetta attuazione l’uomo libero per eccellenza; rispetto alla propria vita e alla propria morte; rispetto alla legge (sabato, digiuno, purificazioni…). «Ma io vi dico…». Egli diventa così la sorgente e il criterio della libertà umana. L’uomo non può fare ciò che gli piace, il criterio ultimo della libertà è la scelta di Cristo. «Egli ci ha liberati», «per grazia di Dio però sono quello che sono» (1 Cor 15,10). «Comportatevi come uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio» (1 Pt 2,16).

«La vostra giustizia»
1. Noi parliamo molto di giustizia e lo facciamo con passione. Alcuni inscenano manifestazioni per ottenere finalmente la giustizia, altri si sdegnano pensando che, insieme ai loro diritti e ai loro beni, sia minacciata anche la giustizia.
Noi parliamo di giustizia in nome di Cristo e del Vangelo; alcuni conoscono Cristo soltanto come l’instauratore di una giustizia umana finalmente nuova. Gesù parla di giustizia; non di una giustizia da esigere prima di tutto dagli altri, diritto che del resto egli non nega, e neppure di una giustizia umana, bell’e pronta, che si servirebbe su di un vassoio. No, Gesù va al cuore del problema: ci rimanda al nostro cuore, alla «nostra giustizia»: ci troviamo così con le spalle al muro.
2. È una dolorosa esperienza propria di ogni uomo: riguardo alla giustizia, io sono un «puro» quando sono in causa gli altri, ma quando si tratta di me, dei miei intenti segreti, io sono indulgente, comprensivo…
Disprezzo e rancori conservati o inconfessati…
Segrete impurità del cuore…
Abilità nel dire la verità utile al momento…
Sono altrettanti capitoli in cui nessuno può sentirsi fiero della propria giustizia segreta.
3. La giustizia del regno, tuttavia, quella di Dio, non può essere che una giustizia in spirito e verità.
– Di fronte a un codice, c’è sempre un’interpretazione possibile.
– Anche nell’amore più vero la lealtà non è mai del tutto trasparente, anche se si soffre di questo.
– La parola non è soltanto fonte di malintesi, un mezzo per donarsi, ma anche per salvarsi…
Soltanto con il cielo non sono possibili compromessi. Il cielo è uno specchio spietato, perché perfettamente limpido. La nostra giustizia davanti a Dio consiste nella rivelazione del nostro peccato e insieme della purezza di Dio, che la Parola di Cristo ci svela meglio della legge più esigente.

La sapienza del Vangelo
Gli uomini vogliono riuscire nella loro vita, viverla pienamente; vengono fatte loro proposte diverse, più o meno esoteriche; resta solo l’imbarazzo della scelta, oggi si prova tutto. Dio domandava a Salomone: «Chiedimi ciò che io devo concederti», ed egli chiese la sapienza, un cuore docile per saper distinguere il bene dal male (1 Re 3). La Scrittura: parla spesso della sapienza; essa è più preziosa dell’oro (Gb 28,28; Prv 16,16).
La sapienza non è quindi un insieme di conoscenze; più che un sapere, essa è un’accortezza, un dono di Dio ottenuto nella preghiera (Salomone).
Cristo è maestro di sapienza, egli ha autorità; la sua giustizia supera quella degli scribi e dei farisei (Vangelo). La sua sapienza non è di questo mondo. «Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria» (2a lettura).
La sapienza di Cristo è la sua morte in croce, il dono di sé nell’amore, nell’assoluta fiducia in Dio: una follia e uno scandalo per coloro che vedono nella croce il supplizio più infame e disumano (1 Cor 1,23). La croce, fonte di sapienza, è il capovolgimento di tutti i valori umani. Un’era nuova, una creazione nuova si è iniziata; sulla croce, Cristo è veramente uomo e Dio che si assume le proprie responsabilità, che giunge fino all’estremo (2a lettura: l’ammirazione di Paolo di fronte a questo mistero di sapienza). «Per la nostra gloria», «tra i perfetti», «a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito…»; questo mistero è rivelato soprattutto ai piccoli. Tutte le strade portano a Roma, una sola porta al Padre, è la via della croce: la via dei perfetti e dei piccolissimi, la via della gloria. Noi a volte siamo in contraddizione con la sapienza di Dio. Ci attrae la via della ricchezza, degli onori, del sapere e del potere… «Chi vorrà salvare la propria vita la perderà» (Mt 16,25).
La vera sapienza consiste nel saper discernere i valori autentici in nome di Cristo. Ciò richiede certe condizioni o atteggiamenti: la povertà di spirito, superare ogni ragionamento umano per confessare Gesù (1 Gv 4,2), amare gli uomini (Vangelo), essere docili e aperti allo Spirito. «Lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio» (2a lettura). La preghiera è rivelatrice per colui che è alla ricerca della sapienza (Sal 118).


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno A, tempo ordinario – Elledici 2003)