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2. Esegesi – 6 t.o. C, 17 feb ’19

NE EBBE COMPASSIONE

Geremia 17,5-8 – Una scelta da fare
1 Corinzi 15,12.16-20 – Il risorto senso della fede
Luca 6,17.20-26 – La beatitudine da accogliere

Stare con Dio
La maledizione del Signore è rivolta all’uomo che trae la sua forza e sicurezza da un altro uomo, da un essere fatto di carne come lui e che pertanto allontana il suo cuore da Dio. La maledizione si dà in quanto viene rifiutata la benedizione di Dio, non confidando nel suo amore: Non confidate nei potenti, in un uomo che non può salvare (Sal 146,3). Lontano da Dio, l’uomo non riconoscerà l’arrivo del bene che il Signore invia al suo popolo (cfr. 2Re 7,17- 18). La maledizione è associata alla terra arida del deserto e a terreni salmastri in cui è impossibile la vita; l’uomo maledetto è incapace di frutto. Benedetto è invece l’uomo che confida nel Signore e da Lui trae ogni sua forza: beato l’uomo che in Lui si rifugia (Sal 34,9). Confidare nel Signore è fidarsi di Lui e dunque porre il fondamento della propria casa sulla roccia; l’uomo benedetto è come un albero piantato lungo un corso d’acqua che non teme caldo né arsura. La benedizione è infatti associata alla fecondità: Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi» (Gn 1,28).

Una fede fondata
L’annuncio della risurrezione di Gesù è il fondamento su cui poggia la fede cristiana. Non deve meravigliare che dubbi sulla risurrezione dei morti sorgano nel cuore dei cristiani. L’argomentazione di Paolo parte dall’ipotesi che i morti non risorgano, per poi confutarla attraverso la considerazione delle conseguenze negative che ne verrebbero, contraddette dall’esperienza di fede dei suoi interlocutori. Negare la risurrezione finale dei morti porta infatti a negare anche la risurrezione del Signore, oppure conduce a diventare falsi testimoni. C’è un legame tra la risurrezione di Cristo e il perdono dei peccati, perché la risurrezione fa vedere che Gesù non è un semplice maestro di morale ma è il Figlio di Dio, che nel Battesimo unisce il discepolo al suo mistero di morte e di risurrezione donandogli la vita nuova. Se Cristo non fossa risorto, i morti in Cristo sarebbero perduti, non potendo Cristo liberarli dalla morte e dal giudizio. Inoltre una fede cristiana priva della fede nella risurrezione si ridurrebbe ad un’etica incapace di aprire nuovi cammini.

Stare nella beatitudine
Tra la risurrezione di Cristo Gesù e la vittoria finale sulla morte c’è il cammino delle Beatitudini che porterà il mondo dell’uomo alla trasfigurazione. Il Vangelo è un pedagogo realista che vuole prepararci a fare le nostre scelte a partire da un’accresciuta consapevolezza di pericoli e rischi di fallimento. Ma l’addestramento a scegliere bene, l’educazione a saper valutare scopi giusti e mezzi acconci (dentro una gran varietà di opportunità «umanistiche»), non è la verità più profonda del Vangelo, non è il suo messaggio essenziale. Parecchie volte, si chiede al Vangelo di essere una specie di scuola super dello Spirito, aperto al mito dell’«eccellenza formativa». Ma le parole del Vangelo ci informano di come le cose sono e stanno nel «suo» sguardo. Di fatto ci aiuta a vedere l’uomo più in profondità, a contatto con drammi anche inevitabili, con contraddizioni e insufficienze che riguardano bravi e meno bravi, e proprio a questa «povertà di tutti» esso osa spalancare orizzonti grandiosi, non per ciò che gli uomini sanno fare, scegliere e realizzare, ma perché di essi si cura il Signore della misericordia, che li salva, li grazia, ne previene pensieri e sostiene fatiche, ne indirizza lo spirito.

Alla presenza dell’Unico
È la presenza invisibile ma potente di Dio che rende «beati» i poveri e annuncia e vede i «guai» dei ricchi sazi. I nostri progetti, fragili soprattutto se ambiziosi, nascono quasi tutti da desideri e bisogni umani e comuni. Possono dirsi cristiani solo se e quando nascano segnati dalla sorpresa e gratitudine per questa rivelazione, che è incarnazione di Dio e risurrezione dell’uomo. Con i suoi insegnamenti Gesù delinea e propone una morale di altissimo livello. Ricevere queste Parole e chiedere umilmente di poterle accogliere nella nostra vita personale e comune, è certamente risposta giusta al dono di Dio.

 

PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Come si manifesta il nostro stare con Dio?
– Perché risulta tanto difficile compiere quello che la Parola chiede?

 

IN FAMIGLIA
Nel corso della vita ci capita di fare dei bilanci.
Forse ci siamo allenati molto a tenere in ordine i bilanci economici,
oppure a calcolare le nostre forze nell’affrontare un nuovo compito che ci è stato affidato.
È bello poter fare anche un bilancio di com’è il nostro rapporto con Cristo Gesù,
evidenziando quali sono gli elementi che abbiamo fatto nostri,
le resistenze che poniamo, le incomprensioni che ci accompagnano.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)