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Intervista a Salvatore Esposito: autore di “Mater Nostra”

Mater Nostra

Un mese con Maria, Donna della Pasqua

In occasione del nuovo libro “Mater Nostra", abbiamo avuto il piacere di intervistare l'autore don Salvatore Esposito, il quale presenta trenta celebrazioni dedicate a Maria per tutto il mese di maggio che assume un ruolo più liturgico, più ricco e pastoralmente più vero.

“Com'è nata la devozione a Maria?"

Riporto una frase detta da Paolo VI al santuario di Bonaria (Sardegna): “La devozione a Maria è nata perché sono cristiano". Ciò implica che chi è cristiano è anche mariano. Specifico: Maria letta, naturalmente, alla luce del mistero della Pasqua di Gesù.

“Com'è nato il libro “Mater Nostra?"

Il libro è nato così: guardando in giro come si vive il mese di maggio ci si rende conto che va al di là della stagione liturgica che viviamo in tempo di Pasqua dove, al centro, vi è la parola di Dio, ovvero gli atti degli apostoli.

L'opera è dedicata al mese di maggio, dato che è la prima volta che viene proclamato nell'anno liturgico. La devozione popolare a Maria è molto viva nella mia terra (la Campania)… anzi, è stata promossa proprio lì.

Si è pensato di inserire il libro nel cammino liturgico che la Chiesa ci propone, cercando di valorizzare e recuperare tutto quello che la riforma, altrettanto liturgica, ci ha dato:

  • alcuni rituali (tra cui il rituale della penitenza nella forma comunitaria)
  • alcune celebrazioni (tra cui la valorizzazione della liturgia delle ore, il libro delle benedizioni e la raccolta di messe in onore di Maria).

Quindi, questo testo, ha il compito di far vivere il mese di maggio in un contesto più liturgico ma anche di far recuperare quello che la costituzione liturgica ci ha dato: un motivo in più per valorizzare ciò che c'è già.

“Don Bosco diceva ai suoi sacerdoti: “Non parliamo mai abbastanza, nelle nostre omelie, di Maria", è vero?"

Credo che di Maria si parli in tutti i momenti perché, durante la messa, nella preghiera eucaristica, il vertice è lei e, di conseguenza, non si può dire che Lei non sia presente.

Giovanni Paolo II la chiama “Donna eucaristica": primo ostensorio dell'eucarestia nel mondo che ha portato dentro il “verbo fatto carne".

Credo che nelle omelie si debba parlare di Maria quando i testi della parola di Dio ce lo consentono e quando la liturgia stessa sottolinea la sua presenza.

Vorrei aggiungere che, grazie a questo testo, si hanno in mano altre celebrazioni che permettono alla chiesa di conoscere altri momenti celebrativi, oltre che alla messa.

“Una curiosità: che ruolo ha l'accompagnamento alla devozione mariana nella vita di un catechista o di un educatore in un oratorio (figure rilevanti per l'Elledici)?"

Penso che Maria diventi il modello per il catechista. San Luca, due volte, ci ripete che Maria conservava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore:

  • la prima volta nel cap. II, quando sono arrivati i pastori;
  • la seconda volta, quando parla del ritorno insieme a Nazareth

Maria conserva tutto nel suo cuore: medita, legge, impara, imita, si fa discepola perché ascolta e vede. Credo che il catechista debba guardare Maria nell'ascolto, mentre si fa discepola della parola per meditarla nel cuore e, in seguito, donarla.

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“Incarnazione digitale” al Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino

“Incarnazione digitale” al Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino

8 Maggio 2019 – Nell’ambito del “Ciclo degli Appuntamenti del Mercoledì mattina” presso il Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino, don Luca Peyron ha affrontato il tema “Come vivere nella rivoluzione tecnologica. La rivoluzione digitale e noi” con la presentazione del suo nuovo libro Incarnazione digitale, edito da Elledici.

L’intervento condotto da don Luca Peyron assieme a Vincenzo Camarda, docente del Liceo Classico V. Gioberti di Torino, ha portato ad una accurata analisi della realtà odierna, cogliendo le sfaccettature della rivoluzione digitale e le conseguenze sulla vita di ogni giorno, sulle nuove generazioni, fino al modo che abbiamo di leggere noi stessi e il rapporto con Dio. Un insieme di riflessioni che sono partite dal concetto di infosfera, offrendo una interessante indagine dell’uomo nel tempo in cui si trova a vivere.

Mercoledì 8 maggio, presso il Centro Congressi dell'Unione Industriale di Torino, alle ore 10.00, don Luca Peyron affronterà il tema “Come vivere nella rivoluzione tecnologica. La rivoluzione digitale e noi“, con la presentazione del suo nuovo libro Incarnazione digitale, edito da Elledici. Il tema verrà discusso assieme a Vincenzo Camarda, docente del Liceo Classico V. Gioberti di Torino.

Di fronte alle sfide di una contemporaneità impastata di tecnologia, questo nuovo volume e il suo incontro di presentazione trovano un’importante collocazione nel dibattito sulla rivoluzione digitale, portando al centro dell’analisi il tema di Dio e della speranza, suggerendo spunti di riflessione educativi e generali.
Abbiamo così chiesto a don Luca Peyron di rispondere ad alcune domande in merito all'argomento, alle quali si aggiungeranno le riflessioni dell'incontro previsto per l'8 maggio presso l'Unione Industriale di Torino.

“Incarnazione digitale”. Qual è l’attualità di questo tuo nuovo libro?

L'attualità del libro sta in 4 tra le ultime notizie relative alla rivoluzione digitale da cui si evincono alcune delle questioni fondamentali in gioco:

  1. La ricerca di una università spagnola che ha dimostrato come 1/4 degli europei vorrebbe che fosse un'intelligenza artificiale a decidere e prendere posizione circa le questioni politiche europee;
  2. La recente protesta dei rider (coloro che si occupano delle consegne di pasti a domicilio), che hanno condiviso sui Social un elenco di personaggi della musica e dello spettacolo accusati di non dare la mancia ai fattorini;
  3. Tutto quello che normalmente accade sui Social Media rispetto al bullismo e non solo;
  4. “L’internet delle cose”: come la rivoluzione digitale cambierà completamente il nostro modo di lavorare.

Sono 4 temi che toccano tutti gli aspetti dell’umano, a cui si aggiunge anche la dimensione spirituale, cioè il modo di stare nella realtà e di capire se esiste o meno una trascendenza.
Rispetto a tutto questo, è evidente che le generazioni attuali devono prendere posizione. Non si può però prendere posizione senza tener conto anche del proprio battesimo.

Quale potrebbe essere allora una “via di salvezza” per le generazioni di oggi?

Una via di salvezza è sicuramente quella di non pensare alla digitalizzazione in termini di “digitismo” o “digitalismo”. La rivoluzione digitale non è infatti da intendere come “salvezza dell’essere umano”.  L'uomo però, attraverso la digitalizzazione, può scoprire quelle domande esistenziali su se stesso, le cui risposte tuttavia non sono da ricercarsi nel digitale.

I prossimi appuntamenti del libro Incarnazione digitale di don Luca Peyron:

32° Salone Internazionale del Libro di Torino

L'Editrice Elledici sarà presente al consueto appuntamento annuale del Salone Internazionale del Libro dal 9 al 13 maggio 2019 presso il Lingotto Fiere di Torino

Stand UELCI, PAD2 – J66-K67

Gli appuntamenti da non perdere:

  • Giovedì 9 maggio alle ore 11.00 – Presentazione del libro Elogio della generosità a cura di don Luca Peyron e Ivan Andreis.
  • Sabato 11 maggio alle ore 12.00 –  Presentazione del libro La Bibbia dell’ecologia a cura di Roberto Cavallo.
  • Domenica 12 maggio alle ore 17.00don Luca Peyron e Giuseppe Tipaldo parleranno di COSCIENZA della SCIENZA a partire dai loro rispettivi libri Incarnazione Digitale (ed. Elledici)  e Società della pseudoscienza (ed. Il mulino).

Gli appuntamenti si svolgeranno all'interno dello Stand UELCI, PAD2 – J66-K67.

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Etiopia – Gli scritti di Teresio Bosco su Don Bosco tradotti in lingua tigrina

Gli scritti di Teresio Bosco su Don Bosco

tradotti in lingua tigrina

Si presenta l’occasione di ricordare ancora oggi il grande contributo di don Teresio Bosco, recentemente scomparso, nel diffondere il carisma salesiano attraverso i suoi innumerevoli scritti, pubblicati anche dall’Editrice ELLEDICI.
Riportiamo con piacere l’articolo proveniente dalla redazione Ans, Agenzia di Informazione Salesiana, pubblicato il 29 aprile 2019 in merito alla traduzione dei testi di don Teresio Bosco in lingua tigrina, la lingua ufficiale dell’Eritrea.

(ANS – Addis Abeba) – Al fine di diffondere sempre più il carisma di Don Bosco, gli scritti del grande storico salesiano don Teresio Bosco, recentemente scomparso, sono stati tradotti anche in lingua tigrina, la lingua ufficiale dell’Eritrea, parlata anche nella parte settentrionale dell’Etiopia.

Il lavoro era stato iniziato quasi due anni fa dal salesiano coadiutore Berhane Teklemariam che ha raccolto la grande sfida di compiere il lavoro di traduzione e allo stesso tempo ha voluto dare questo contributo come dono ai salesiani dell’Eritrea, che fino a qualche anno fa erano parte di un’unica Visitatoria insieme all’Etiopia e che poi, a motivo della politica internazionale, sono stati obbligati a separarsene.

Ad ogni modo, questa novità editoriale è stata accolta molto positivamente dai Salesiani di entrambe le sponde, in Etiopia ed Eritrea e la redazione, la stampa e la pubblicazione sono state realizzate dall’editrice salesiana “Don Bosco Printing Press” di Addis Abeba, in Etiopia.

Il libro, di oltre 400 pagine, fornisce una traduzione quasi letterale dell’opera di don Teresio Bosco e contribuirà sicuramente a diffondere il carisma salesiano in entrambi i Paesi.

Notizia pubblicata su ANS