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Recensione del libro I giovani di Benedetto a cura di Giacomo Ruggeri

I giovani di Benedetto

Una rilettura del pensiero di Ratzinger e il mondo giovanile

Riportiamo qui la recensione pubblicata sul settimanale TOSCANA OGGI del 9 giugno 2019 a cura di don Giacomo Ruggeri, dedicata al libro I giovani di Benedetto.

«Non è stato certo il suo unico gesto, né tantomeno l’ultimo. Ma per i giovani fu probabilmente quello più immediato e (ancora oggi) rimasto emblematicamente impresso nella loro memoria».

Prima di capire a quale «gesto» ci stiamo riferendo, anticipo subito la conclusione: i giovani italiani, e non solo, nei gesti appassionati di Ratzinger hanno trovato vie quotidiane per declinare il Vangelo. I giovani italiani non si sono lasciati schermare dalle etichette che vedevano il teologo tedesco freddo e rigido. La parola di Benedetto XVI ha lasciato traccia profonda ancor di più con i gesti da lui compiuti nel Pontificato, non da ultimo il giorno del decollo con l’elicottero dal Vaticano a Castel Gandolfo.

Il gesto impresso nella memoria dei giovani è raccontato da don Michele Falabretti nel suo contributo al testo «I giovani di Benedetto»:

«Ai giovani basta poco», scrive don Falabretti «soprattutto se un gesto è vero. Un momento così forte c’è stato: è successo durante la GMG di Madrid con la bufera di vento e di acqua. Papa Benedetto rimase seduto, col sorriso sulle labbra a ricevere la sua parte di acqua. Fu un’immagine indimenticabile».

L’immagine di un uomo che, come seme, diventa un tutt’uno con la terra. Senza passione nulla nasce, cresce, matura. La passione di Dio per l’uomo, la passione di Cristo per l’umanità, della Chiesa per tutti i suoi figli nessuno escluso. È ciò che don Falabretti ha rimarcato al convegno di Palermo: l’unica cosa che non deve mancare è

«la passione, la stessa passione che Dio coltiva nel proprio cuore per l’uomo».

Una passione che non è sentimentalismo, ma è ecclesiale, anzi ecclesiologica. Paolo Giulietti, nel suo contributo al libro, ricorda come

«nel contesto dei raduni giovanili – dalle grandi platee delle GMG agli incontri nelle diocesi – Papa Benedetto ha approfittato spesso della possibilità di far quasi “toccare con mano" la sua visione ecclesiologica, invitando i giovani a constatare la bellezza, l’utilità e il “mistero" della Chiesa, in cui Cristo si può ancor oggi incontrare».

Chiesa in uscita, dice Bergoglio, in uscita in primis nella stessa canonica, con mentalità e pensiero da rendere ancor più ecclesiale.

«Benedetto XVI» evidenzia Giulietti «tiene a dire che l’incontro con Cristo nella Chiesa è stato il fatto decisivo dei suoi anni giovanili e continua ad esserlo oggi. Un maestro e un testimone che tanti giovani non dimenticheranno».

E sul file rouge della Chiesa, traccia il suo contributo al libro Nicolò Anselmi:

«La Chiesa e Gesù non sono fra loro separabili. Ai giovani Benedetto XVI chiede di amare Gesù e di amare la Chiesa. Benedetto XVI chiede ai giovani di amare la Chiesa per amare Gesù».

Dopo il Sinodo con e per i giovani viene da dire che le scuse stanno a zero. E Anselmi mette il dito su un tasto che richiede concretezza non più rinviabile:

«Negli organismi di partecipazione della vita della Chiesa, i giovani sono spesso assenti e, in molti casi, la loro voce è poco ascoltata».

A ribadire la lungimiranza di Papa Benedetto sui giovani e sulla Chiesa è il contributo di Domenico Sigalini, pioniere della pastorale giovanile alla CEI. Con stile diretto, egli ricorda che

«non viviamo nella stratosfera, ma abbiamo i piedi ben piantati a terra, viviamo nel mondo, abbiamo relazioni con tutti, viviamo in una precisa epoca, siamo legati a una realtà che continuamente ci interpella, non possiamo decidere di noi senza collocarci in questo contesto, non per farci condizionare, ma per lasciarci interpellare. Tutti i giovani che annegano nel mediterraneo sono coetanei, con gli stessi ideali, la stessa sofferenza dell’impotenza, la decisione dell’andare, l’aspirazione alla felicità, che si seppellisce nell’ingordigia di altri uomini o nell’indifferenza che costruisce solo muri e non ponti».

La voce rosa del testo è affidata a Manuela Robazza, suora salesiana. Ella, nel testo, scrive:

«Traendo suggerimento dalla pedagogia salesiana credo che ogni progetto educativo di una comunità parrocchiale pensato per i giovani trovi il suo fondamento sul sentire la necessità di incontrarli de visu e non solo nelle bacheche social e nei profili digitali».

Una persona che ha avuto con Papa Benedetto XVI un rapporto intenso è il gesuita p. Federico Lombardi. A chiosa della sua Prefazione, egli traccia il ponte di continuità tra Ratzinger e Bergoglio:

«Ora, nella Chiesa in uscita di Francesco, i giovani sono lanciati con forza verso un rinnovato entusiasmo d’impegno di servizio. Ma l’impegno della ricerca della verità rimane un’eredità e un dono di valore permanente di cui i giovani saranno sempre grati a Papa Benedetto».

don Giacomo Ruggeri