In un nuovo studio di scorrevole e comprensibile lettura,
un quadro ampio dell’autentica vicenda storica di Gesù
IL VOLTO STORICO DI GESÙ
di Giordano Frosini
(Editrice Elledici – Pagine 224 – € 14,00)
È in libreria il nuovo studio del teologo Giordano Frosini intitolato “Il volto storico di Gesù". Il volume, che si caratterizza per la lettura scorrevole e comprensibile e per la ricchezza di documentazione, accessibile al lettore medio, offre un quadro ampio dell’autentica vicenda storica di Gesù.
C’è corrispondenza tra la fede “post-pasquale", che si consoliderà prima nei vangeli e poi nei grandi concili della chiesa, e quanto le fonti documentarieci dicono del Gesù che visse duemila anni fa in Palestina? Gli evangelisti sono degli “storici" oppure gli “inventori" e “creatori" della storia di Gesù? E allora i cristiani sono ingenui sognatori, che si accontentano di favole e di leggende costruite in un passato lontano?
Su queste e altre domande è passata una lunga storia di ricerche, discussioni e progressivi approfondimenti arrivata ormai a conclusioni probanti, tanto che, oggi, è possibile tracciare un quadro piuttosto ampio e sicuro dell’autentica vicenda storica di Gesù di Nazaret.
Il volume ripercorre i sentieri e i risultati di questa ricerca, dagli “anni nascosti" di Gesù all’inizio della sua missione, dal suo insegnamento morale alla “dottrina nuova" (Mc 1,27), dal processo e dalla morte in croce al cambiamento radicale e repentino dei discepoli la mattina del “primo giorno dopo il sabato", fino a spingersi a esplorare il tema dell’autocoscienza del Maestro di Galilea. Un’appendice pone a confronto, infine, il messaggio di Gesù e il pensiero di Paolo di Tarso.
Premessa dell’autore:
Non tutti se ne rendono pienamente conto, salvo in occasione di qualche passo sporadico reperito qua e là, ma la lettura dei vangeli presenta notevoli difficoltà di fondo, delle quali il lettore intelligente dovrebbe prendere preventivamente atto e correre ai ripari con uno studio almeno sufficientemente attento e documentato. Dopo tante fatiche e tante ricerche di carattere storico espletate nel passato dagli specialisti, una lettura fondamentalista che prende il testo così come giace, senza una pur minima attenzione critica, non è più ammessa, rifiutata com’è con parole forti e decise perfino dai documenti ufficiali della chiesa. Siamo nel tempo dell’aggiornamento e non ci si può sottrarre alle sue esigenze.<
La questione più seria che si impone oggi è quella della storicità dei testi che la tradizione ci ha consegnato. Non soltanto perché su di essi è passata la mano pesante e demolitrice di una certa critica laicista, aspra e radicale, secondo la quale i cristiani sono ingenui sognatori, che si contentano di favole e di leggende costruite nel passato lontano e arrivate a noi con la mediazione di una comunità che non si è accorta, o finge di non accorgersi, dell’inganno di cui è vittima e portatrice. Le pubblicazioni in questo senso si moltiplicano ai nostri giorni e trovano larga diffusione anche in un pubblico criticamente impreparato.
Ma le difficoltà non provengono soltanto dal fronte laico. Perché gli stessi cristiani, constatato che i vangeli non sono libri storici, ma libri di fede (con fondamento storico, aggiungiamo), hanno dovuto distinguere fra ciò che è rivelato e ciò che è storico: il primo ambito è più ampio del secondo, il che vuol dire che, per il credente, nella Scrittura tutto è rivelato e va accolto con fede, ma non tutto è storico. Distinguere le due formalità da allora è diventato un impegno statutario, che è stato perseguito con dovizia di mezzi e con un contributo corale interconfessionale negli ultimi decenni. L’interesse storico è andato così gradualmente aumentando per un complesso di motivi che si sono imposti all’attenzione degli studiosi dei testi evangelici: si va da una generica valutazione dell’elemento storico tipico dei tempi moderni alla sfida di teorie radicali come quella di Reimarus (1694-1768), al quale si deve attribuire la prima contestazione radicale della storicità dei vangeli, al minimalismo storico di R. Bultmann, smentito dai suoi stessi discepoli, alla stessa origine ormai risaputa dei vangeli, agli attuali divulgatori secondo i quali Gesù non ha mai detto di essere Dio, non ha mai pensato di fondare una nuova religione, non è certamente all’origine di tutta quell’impalcatura religiosa che è fiorita per opera dei discepoli sul suo insegnamento, pure meritevole di grande attenzione e di altrettanta ammirazione.
A questo punto, la domanda fondamentale è: c’è corrispondenza fra la fede post-pasquale, che si cristallizzerà prima negli scritti evangelici e poi nei primi grandi concili della chiesa, e quanto le fonti documentarie ci dicono del Gesù che visse in carne e ossa duemila anni fa nella sua Palestina? In altre parole, in gergo, c’è corrispondenza fra gesuologia e cristologia, fra il Gesù della storia e il Cristo della fede? Non sono pochi a dubitarne, anzi non sono nemmeno pochi coloro che la negano. Intanto però su queste domande è passata una lunga storia di ricerche, di discussioni, di progressivi approfondimenti, arrivata ormai a conclusioni probanti, fino al punto che, ai nostri giorni, è possibile tracciare un quadro abbastanza ampio e sicuro dell’autentica vicenda storica di Gesù. Non una biografia vera e propria, come si sa, impossibile a realizzarsi, ma comunque almeno una sintesi sommaria degli avvenimenti fondamentali della sua vita, cominciando dagli ultimi suoi giorni, che sono i primi a essere stati fermati nella memoria e negli scritti.
Le ricerche sono ancora in corso. La finalità è troppo importante per poterla abbandonare. Ritornare al Gesù autentico, al suo vero volto, a quanto ha veramente fatto e a quanto ha veramente detto, possibilmente alle sue ipsissima verba, agli ipsissima facta, è stato l’impegno costante degli studiosi sia protestanti che cattolici, i quali, con le loro ricerche, hanno riempito più di un secolo di storia e intere biblioteche di volumi.
I risultati della ricerca si sono riverberati immediatamente negli altri trattati della teologia, in particolare nella teo-logia in senso stretto (cioè nella concezione di Dio) e nell’ecclesiologia: da una parte, infatti, con i suoi gesti e le sue parole Gesù manifesta la vera natura di Dio; dall’altra, la chiesa non può che seguire le orme tracciate dal suo fondatore. Tutti i momenti della vita di Gesù hanno per questo un valore assoluto ed esemplare: la loro completa ricerca rimane l’impegno del lettore attento e perspicace. Al fondo, è la cristologia della kenosi che impone i suoi ritmi a tutto il resto. L’apostolo Paolo introduce l’inno cristologico cantato nelle sue chiese con l’ammonizione: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù" (Fil 2,5). La kenosi è legge trinitaria, prima che cristologica, di conseguenza non può non essere legge della chiesa e del cristiano singolarmente preso.
Anche la cristologia dall’alto, la cristologia della gloria, ha la sua validità, ma il punto di partenza metodologicamente più opportuno è certamente la cristologia dal basso. Così fa san Paolo nel testo appena citato, così fecero i primi discepoli del Signore, così suggerisce il documento fondamentale sulla catechesi dei vescovi italiani, così fa colui che dà pienezza di significato al mistero dell’incarnazione, alquanto oscurato nel passato da affermazioni come quella delle tre scienze (fra le quali la visione beatifica) comunemente attribuite a Gesù. Indicazioni da non dimenticare quando, perfino nei Paesi della teologia della liberazione, “un’ondata spiritualista e carismatica ha enfatizzato il Cristo della fede" (J. B. Libãnio).
Ma forse il merito maggiore della ricerca del Gesù missionario, viandante povero e senza fissa dimora lungo le strade polverose della Palestina, è la possibilità di un incontro personale e quasi diretto con lui, con la sua personalità prorompente, col suo fascino inimitabile e contagioso. C’è, a questo proposito, una sensazione che l’autore ha il dovere di segnalare, sperando che essa si comunichi anche al lettore attento e armato di buona volontà: man mano che l’indagine andava avanti, crescevano l’amore, l’affetto e la simpatia per il protagonista dell’intera vicenda, quel Gesù, maestro inimitabile di vita, fratello universale, luce che illumina ogni uomo, ponte fra il cielo e la terra, colui che in pochi mesi, venti secoli fa, in un Paese insignificante e senza nome, ha dato inizio alla più grande rivoluzione dell’intera storia umana e ha comunicato un messaggio di vita e di speranza che non è venuto e non verrà mai meno. Semplicemente perché è la speranza di Dio. Se l’effetto si riproducesse nei lettori, la fatica dell’autore sarebbe abbondantemente ricompensata.
Giordano Frosini
GIORDANO FROSINI, docente di Teologia sistematica nella Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, è autore di numerose opere che spaziano da un capo all’altro della teologia, alcune delle quali sono state tradotte in portoghese, albanese, spagnolo e polacco.
Il suo intento fondamentale è quello dell’aggiornamento, unendo insieme la serietà scientifica e lo stile piano e divulgativo. Di lui ha scritto L. Sartori: «I libri di Frosini sono sempre accattivanti, chiari e pieni di brio e di fantasia: perciò efficaci».
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Alfabeto familiare. Costruire legami solidi in una società liquida
Un alfabeto per prendersi cura dei legami familiari
Un libro che coniuga sapientemente agilità espositiva e precisione nei contenuti.
La lucidità dell’analisi si accompagna a una visione profondamente
ottimista, permeata e sostenuta dalla fede.
ALFABETO FAMILIARE
Costruire legami solidi in una società liquida
di Roberto Carelli
(Editrice Elledici – Pagine 112 – € 11,90)
L’idea del nuovo libro Alfabeto familiare muove dall’intento di riscattare alcune evidenze elementari e suggerire qualche elemento di profondità dell’universo familiare, per fronteggiarne la liquefazione e liquidazione post-moderna.
La famiglia è sempre stata, è, e sarà sempre un bene prezioso, ma oggi è in caduta libera. Pochi matrimoni, poche nascite, famiglie ferite. È innegabile che si diventa umani in famiglia, ma intanto le coppie scoppiano, l’educazione è in affanno, le persone mostrano tante fragilità.
In pochi decenni la “società tradizionale" ha ceduto il passo alla cosiddetta “società complessa", con vistosi guadagni in termini di benessere ed evidenti perdite quanto a qualità della vita. Ci siamo liberati di qualche rigidezza tipica delle epoche sacrali, ma l’età secolare ci consegna una società liquida nella quale tutti i legami sono in frantumi.
I codici affettivi e sociali, pazientemente tessuti nei millenni della civiltà classica e cristiana, sono scompaginati, e non si sa bene a chi far appello per tentarne una ricomposizione che guardi al futuro senza dimenticare il passato.
In questo generale indebolimento dei legami, sembrava buona l’idea di un “lessico familiare", titolo che richiama l’omonimo romanzo della Ginzburg. In realtà, poteva andare bene fino alla prima metà del ‘900.
La situazione attuale ha spinto l’autore al proposito più modesto e insieme più radicale di scrivere un “alfabeto familiare". L’idea è quella di rintracciare tutti quegli aspetti elementari dell’amore umano che sono costitutivi della famiglia e che si imparano in famiglia, a beneficio di ogni altro legame.
L’obiettivo è quello di ritrovare la grammatica dei sessi, rimettere in moto la sintassi degli affetti, riarticolare il discorso dell’amore in vista della sua felice riuscita.
Nella stesura, si è tenuto conto di diverse esigenze. Anzitutto quella di coniugare una certa agilità espositiva con una precisione nei contenuti. Inoltre, se da una parte si richiamano le verità di sempre sull’amore, dall’altra si cerca di dare notizia delle problematiche emergenti nel nostro tempo, anche le più attuali. In altre parole, si annuncia il Vangelo della famiglia al tempo e nell’ottica della nuova evangelizzazione.
Si noterà subito che non vi è una voce specifica sull’educazione. Questo perché l’autore è salesiano, e la tematica educativa ispira tutto il lavoro, attraversa tutto il testo, ed è presente in ogni voce.
Offrire un contributo per l’educazione all’amore è in fondo l’obiettivo del libro stesso.
Il volumetto, che si offre come sussidio per la formazione degli operatori nel campo della pastorale familiare, raccoglie e rivisita le 27 voci della rubrica Alfabeto familiare pubblicata bimestralmente sulla rivista salesiana Sacro Cuore di Bologna.
Queste voci da una parte richiamano le verità di sempre sull’amore, dall’altra puntano l’attenzione sulle problematiche emergenti nel nostro tempo.
L’autore:
ROBERTO CARELLI, sacerdote salesiano, ha conseguito la Laurea in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e il Dottorato in Teologia Sistematica presso la Facoltà di Teologia di Lugano. Insegna Antropologia Teologica e Mariologia all’Università Salesiana.
Pianeta Islam
Vittorio Pozzo
Sintesi essenziale per una conoscenza storica e dottrinale dell’Islam.
Punto di partenza per approfondimenti e per avviare iniziative di dialogo.
PIANETA ISLAM
di Vittorio Pozzo
(Editrice Elledici – Pagine 96 – € 6,90)
L’Islam è un “pianeta" dalle mille sfaccettature, difficili da decifrare e capire. La situazione odierna, che vede oggi i musulmani vittime e protagonisti di episodi drammatici, richiede una lettura attenta e puntuale.
Le pagine del nuovo libro Pianeta Islam di Vittorio Pozzo (Editrice Elledici – Pagine 96 – € 6,90) aiutano a far chiarezza e a eliminare pregiudizi e interpretazioni distorte, per evitare di continuare a innalzare muri invece di costruire ponti. Solo conoscendosi è possibile capirsi e vivere insieme.
L’autore, VITTORIO POZZO, sacerdote salesiano, è un grande conoscitore del mondo islamico, laureato in studi arabi e islamistica e con 60 anni di presenza continua in Medio Oriente, dove tuttora risiede.
Il libro, partendo dall’attualità, drammatica e problematica, offre un serio contributo alla conoscenza dell’Islam attraverso una panoramica sui suoi princìpi e le sue pratiche.
Indice del volume:
1. L’attualità ci interpella (Incompatibilità o possibile convivenza? – Il terrorismo islamista – L’attuale “invasione" islamica e la formazione di un Islam europeo…).
2. L’Islam e il suo Profeta (Maometto – Il Corano – I pilastri dell’Islam…).
3. Cristiani e musulmani (Affinità e divergenze – È possibile il dialogo?…).
Introduzione
«C’est la guerre!» (Siamo in guerra!): questo il grido allarmato lanciato dalle massime autorità politiche francesi in reazione ai sanguinosi attentati del 13 novembre 2015 a Parigi. Ripreso e rilanciato dai media, sembra fare presa sull’opinione pubblica non solo transalpina.
Quest’offensiva islamista, attuata da esecutori e mandanti ben definiti, in nome di Dio (Allâh), in nome e per l’esaltazione dell’Islam di cui si diventa martiri o eroi, vuol forse dire che la controffensiva dovrà estendersi su tutti i fronti dove si possono trovare musulmani inermi e pacifici, del tutto estranei ai fatti?
Quando la pancia si sostituisce alla mente nel reagire in simili frangenti, è facile sviare. La situazione deve decantare e occorre ragionare a mente fredda, facendo leva sulla conoscenza, la prudenza e la saggezza, per evitare di fare di ogni erba un fascio o di gettare il bambino con l’acqua sporca della bacinella. La realtà va guardata in faccia, ma colta nella sua totalità. Solo così è possibile analizzarla, distinguere il positivo dal negativo, discernendo cioè un “vero" Islam da un “falso" Islam, la follia omicida e suicida di pochi dalla “normalità" dei più.
Si vive ormai in società plurali, nelle quali la gestione del pluralismo culturale e religioso è un vero problema. Inoltre, l’individualismo e il senso di superiorità prevalenti nelle società occidentali non favoriscono la conoscenza degli altri, soprattutto se “diversi". Non di rado, si ignora persino chi sia il proprio vicino di casa. Se poi si hanno dei sospetti, diffidenza, isolamento e chiusura diventano ancora più accentuati.
Eppure la via preferenzialmente percorribile per una gestione più positiva di questo pluralismo sembra consistere proprio nell’adeguata, mutua conoscenza tra le varie componenti della stessa società.
Avversione, diffidenza, pregiudizi reciproci sono per lo più frutto dell’ignoranza, bandita la quale ci si trova con uno sguardo più sereno e un cuore più aperto, disponibile all’accoglienza del diverso fino alla comprensione e all’apprezzamento della sua identità.
Anzi, se si è credenti, si può giungere fino a una vera solidarietà spirituale che è qualcosa di più di un semplice dialogo che mantiene gli interlocutori sulle rispettive posizioni, sia pure con la disposizione dell’animo a capire le ragioni dell’altro. Questo è vero in modo particolare con i musulmani che, salvo imprevisti, saranno sempre più numerosi nelle società occidentali.
Qualcuno, allarmato, già si chiede: «Sarà l’Islam il futuro dell’Europa?». Comunque sia, è bene sapere che la maggioranza dei musulmani attribuisce una grande importanza alla dimensione religiosa, contrariamente alla mentalità occidentale odierna.
Obiettivo finale della conoscenza deve essere quello di vivere insieme – e non solo l’uno accanto all’altro -, in vista, sia pure a lungo termine, di una cittadinanza inclusiva che inglobi le diversità, esprimendosi finalmente come cittadinanza interculturale.
A questa ovviamente ci si deve preparare e formare. Solo allora la diversità etnica, culturale e religiosa non apparirà più come minaccia o provocazione, ma come ricchezza, anche in società che tendono a emarginare l’aspetto religioso per confinarlo nella sfera del privato.
Partendo dall’attualità, a volte drammatica e particolarmente problematica, queste pagine intendono offrire un modesto contributo in questa direzione, aiutando a far conoscere l’Islam attraverso i suoi princìpi e le sue pratiche, così come sono interpretati e vissuti dalla stragrande maggioranza dei musulmani che non sono tutti vicini scomodi e pericolosi, né tanto meno fanatici e potenziali terroristi come, purtroppo e troppo spesso, vengono dipinti o come vengono percepiti, con indebite generalizzazioni.
D’altra parte non occorre cadere nel buonismo e in un ingenuo irenismo, né rinunciare a chiedere di essere riconosciuti nella propria identità.
Senza nascondere eventuali, anzi crescenti difficoltà, si tratta di un’opportunità da non sottovalutare, ma da affrontare con coraggio e saggezza, indipendentemente dalle convinzioni religiose personali, per evitare il troppo sovente sbandierato scontro di civiltà e di religioni.
Se alle autorità politiche e civili compete l’aspetto istituzionale del problema con la ricerca di soluzioni adeguate, ai singoli cittadini compete quello di stabilire rapporti di correttezza, di rispetto, di stima, di collaborazione nella ricerca del bene comune.
Si potrà pure giungere a rapporti di solidarietà e di vera amicizia. Se poi si è credenti, non è escluso di poter compiere ulteriori passi insieme, facendo però sempre il primo passo, così come ha insegnato e praticato Gesù.
Pier Giorgio Frassati. L'amico degli ultimi
“Questo libro è una “road map" che offre indicazioni per seguire
le tracce di Pier Giorgio,
non perdere la strada e arrivare in vetta"
(dalla Prefazione di Andrea Tornielli)
PIER GIORGIO FRASSATI. L’AMICO DEGLI ULTMI
di Primo Soldi
con la prefazione di Andrea Tornielli
(Editrice Elledici – pagine 214 – € 9,90)
La Elledici ha pubblicato il libro Pier Giorgio Frassati. L’amico degli ultimi di Primo Soldi, con l’introduzione di Andrea Tornielli, vaticanista del quotidiano La Stampa.
Si tratta di una nuova biografia del giovane beato torinese (1901-1925), indicato da Papa Francesco come modello di riferimento per tutti i giovani che parteciperanno alla Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia, dal 25 al 31 luglio 2016.
L’autore del volume, Primo Soldi, è sacerdote e parroco della Diocesi di Torino, membro della Fraternità di Comunione e Liberazione. Giornalista pubblicista, collabora con Radio Maria.
Nelle pagine di questo libro si narra della vita di un giovane morto quarant’anni prima della conclusione del Concilio Vaticano II e delle sue indicazioni sul ruolo dei laici nella Chiesa. La vita del beato Pier Giorgio Frassati fu una vita bella, immersa a 360 gradi nella realtà, piena di interessi, capace di attrarre quanti lo incontrarono. Un carattere esuberante, allegro, virile, determinato. Una vita straordinaria nell’ordinario quotidiano. Questo fu Pier Giorgio Frassati.
A soli 13 anni, l’incontro con Cristo ridestò il suo “io", la sua esigenza di felicità, di amore, di verità e di giustizia. La partecipazione quotidiana alla Messa, la carità verso tutti e la fedeltà nell’amicizia fecero di lui una “presenza" travolgente nell’università e nell’Azione Cattolica. Diventò l’amico di tutti e specialmente dei poveri e degli ammalati di Torino.
Fondò la “Compagnia dei Tipi Loschi" con gli amici del Politecnico. Oggi si riconoscono in questa Compagnia tantissimi giovani, dall’Italia agli Stati Uniti, dall’Australia alla Polonia, dal Brasile alla Romania…
In soli 24 anni ha destato vita attorno a sé testimoniando Cristo in modo eroico, fino ad accogliere la morte, la sera del 4 luglio 1925, come un bambino nelle braccia della Madre.
San Giovanni Paolo II lo definì “l’uomo delle otto Beatitudini". Patrono delle Giornate Mondiali della Gioventù, è stato beatificato in Piazza San Pietro il 20 maggio 1990. Il suo corpo è custodito nel Duomo di Torino.
“Più di una biografia o di un’agiografia. È una road map che facendo parlare la vita di Pier Giorgio, offre indicazioni per seguire le sue tracce, come quei segni a volte flebili ma sempre preziosi che con due pennellate nei sassi dei sentieri di montagna così amati da Frassati indicano la via per non perdere la strada e poter arrivare in vetta".
(dalla prefazione di Andrea Tornielli, vaticanista de La Stampa).
Santa Giovanna di Chantal madre e maestra
Per la prima volta in Italia l’epistolario (seconda parte) di una grande santa discepola di San Francesco di Sales rivela lo spirito del santo patrono dei giornalisti consegnato alle Sorelle Visitandine attraverso le LETTERE
SANTA GIOVANNA DI CHANTAL
MADRE E MAESTRA
Lo spirito di Francesco di Sales consegnato
alle Sorelle Visitandine attraverso le LETTERE
Seconda parte
(Pagine 224 – € 14,00)
L’Editrice Elledici pubblica il secondo volume sulle Lettere di Giovanna di Chantal che ne completa la figura e il messaggio.
L’autore, Don Gianni Ghiglione, per la prima volta in Italia, offre al lettore una grande quantità di citazioni tratte dalla corrispondenza della Santa.
Si tratta di un tesoro immenso e straordinario.
È da questo tesoro che vengono tratte le notizie per illustrare gli anni di vita e di azione di Giovanna, a partire dalla morte di Francesco di Sales, e restituirli così al lettore luminosi, appassionati e ricchi di infinita carità.
È questo tesoro che fa emergere aspetti inediti e insospettati della Fondatrice dell’Ordine della Visitazione, che è stata sempre, ma soprattutto in quest’ultima fase della vita,
– Madre attenta ai monasteri che si vanno moltiplicando e alle necessità delle Superiore;
– Maestra preoccupata di trasmettere il genuino spirito “salesiano"(quello che lei aveva appreso direttamente da Francesco di Sales) e diindicare a tutte le Sorelle la via che porta in alto, per cui “ciò che non è Dio non è nulla per noi!".
Questo tesoro di tremila lettere ci permette di scoprire gli anni “di notte oscura" di Giovanna. Sarà una sorpresa per il lettore.
Infine è questo tesoro che illumina la fondazione del Monastero di Torino, prima presenza visitandina in Italia: nel carteggio con la Madre di Lucinge Giovanna manifesta al meglio le sue qualità di Madre e di Maestra.
L’ultima lettera, non scritta, la Santa la spedisce a ogni lettore e a ogni lettrice per ricordare che l’amore per Dio può colmare una vita.

IN 2 VOLUMI, PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA L’EPISTOLARIO DI UNA GRANDE SANTA
La biografia e le lettere di Santa Giovanna di Chantal
Le lettere di Santa Giovanna di Chantal
Per la prima volta in Italia la biografia e l’epistolario di una grande santa discepola di San Francesco di Sales
(patrono dei giornalisti)
Santa Giovanna di Chantal mamma e madre
La vita e il cammino spirituale nelle lettere
ai familiari, agli amici e alle suore
di Gianni Ghiglione
(Editrice Elledici – Pagine 216 – € 14,00)
La vita di Giovanna Frémiot è legata indissolubilmente alla figura di San Francesco di Sales (santo patrono dei giornalisti), suo direttore e guida spirituale, e di cui fu seguace e anche ispiratrice e collaboratrice.
Giovanna di Chantal (Digione, 1572 – Moulins, 13 dicembre 1641), nacque a Digione. A vent’anni sposò il barone di Chantal, da cui ebbe numerosi figli. Rimasta vedova, a seguito dell’incontro con Francesco di Sales, consacrò la sua vita a Dio, e fondò l’ordine delle Visitandine e numerosi monasteri.
Questo volume ne racconta brevemente la vita, evidenziando il cammino spirituale sotto la guida di Francesco di Sales.
Quindi presenta le lettere da lei scritte ai figli, ai familiari, agli amici, passando poi alle lettere scritte in quanto Madre di una comunità e punto di riferimento dell’Ordine della Visitazione, fino al 1622, anno della morte di Francesco.
Dalla quarta di copertina
Santa Giovanna di Chantal è poco conosciuta dal pubblico italiano. Eppure, fondatrice con San Francesco di Sales dell’Ordine delle Visitazione, è un gigante di santità. Non ha composto trattati ascetici o libri di teologia, ma soltanto lettere. Secondo gli esperti ne ha scritte circa trentamila, di cui tremila sono giunte fino a noi.
Questo vasto epistolario ci permette di scoprire una donna affascinante. Fu madre e sposa di quattro figli. Poi, rimasta vedova, sotto la guida del Vescovo di Ginevra, San Francesco di Sales, inizia un cammino che la porterà a diventare religiosa, fondatrice e Madre.
Scrive quasi unicamente alla sue Figlie, alle superiori dei monasteri che si vanno diffondendo in Savoia, in Francia, in Piemonte (alla sua morte saranno ottantasette!).
Ma ciò che lei coniglia, suggerisce e manifesta supera le mura del monastero e raggiunge la nostra vita quotidiana, spesso agitata e frenetica, per offrirci una boccata di ossigeno, di pace, di pausa.
Nelle sue lettere si respira una grande umanità che si traduce in capacità di comprendere, libertà di amare, generosità nel perdonare, forza nell’incoraggiare e nel sostenere, gioia nel condividere. Ed è questa umanità che la conserva mamma dei suoi figli e, al tempo stesso, la trasforma a poco a poco in Madre delle sue Figlie.
A distanza di quattro secoli, questa lettere conservano tutta la loro freschezza, semplicità e luminosità e sono una miniera preziosa per quanti oggi intendono seguire e percorrere il cammino verso la santità “salesiana".
L’Autore:
Don Gianni Ghiglione, nato nel 1946 e sacerdote salesiano dal 1974, si è sempre occupato di pastorale giovanile, lavorando tra giovani e in particolare nel mondo universitario.
Nel 2005-2006 ha soggiornato per parecchi mesi nella città di Annecy, visitando i luoghi di Francesco di Sales e di Giovanna di Chantal e studiandone le opere. Dopo la pubblicazione di due volumi sulle Lettere del Vescovo di Ginevra che hanno riscosso un buon successo, ora presenta, dopo anni di lavoro, la corrispondenza della Santa che traduce al femminile la stessa “spiritualità salesiana".
Le competenze dell'IdR nella scuola che cambia
Una sintesi aggiornata e sistematica: tutto ciò che bisogna sapere per essere “un buon insegnante di religione".
Pratici spunti operativi che non perdono mai di vista la dualità docente-alunni.
Le competenze dell’IdR nella scuola che cambia
La classe come laboratorio educativo
di Alen Custovic e Giuseppe Trapani
(Editrice Elledici – Pagine 192 – € 11,90)
Un libro sulla scuola e i suoi protagonisti, il docente e gli alunni. Queste pagine si propongono di esaminare criticamente il quadro attuale in riferimento all’Insegnamento della Religione, ma anche di essere un pratico spunto operativo per chiunque insegni e svolga professioni di cura.
Nell’opera vengono affrontati la natura dell’IRC e dei suoi contenuti didattici. Viene approfondita la natura di educatore a cui l’Insegnante di Religione è strutturalmente orientato: competente, capace di trasformarsi in compagno di viaggio, esigente e autorevole.
Come sono gli studenti, questi ragazzi d’oggi? Come sono i docenti, questi adulti d’oggi?
Sono le due domande a cui gli autori cercano di dare una risposta partendo dalla loro esperienza di insegnanti di Religione. Quale luogo migliore di quello della classe per iniziare un percorso che li porterà a mettersi in gioco in prima persona per gettare una luce su quel territorio che vede compresenti ragazzi e adulti nel comune sforzo di costruire se stessi e il proprio mondo?
«Chi non sa incontrare gli altri, chi non sa fermarsi a stringere una mano e sorridere con gli occhi, chi non conosce la luminosità dell’incontro, farà lezione per paura e per dovere, senza buone notizie da raccogliere e raccontare». Il lettore è invitato a immergersi nel gruppo classe per individuare i semi di quell’esperienza virtuosa che vede la possibilità di una crescita armoniosa e reciproca di alunni e insegnanti, esplorando i punti di forza e i punti di debolezza di questo soggetto.
Gli autori:
Alen Custovic, docente, scrittore, giornalista, nasce a Mostar, Bosnia-Erzegovina, nel 1981, dove negli anni Novanta vive gli eventi della guerra interetnica dei Balcani. Giunge come profugo in Italia, studia e vive in varie città, e infine a Milano dove oggi lavora e risiede con la famiglia. Con il suo romanzo d’esordio, Eloì, Eloì, vince vari premi letterari. Collabora con diverse testate giornalistiche nazionali, è direttore della testata “Basta sangue sulle strade" e vicepresidente dell’omonima associazione Onlus. Accanto agli studi sulla comunicazione e sull’educazione approfondisce quelli delle scienze religiose, cercando in quest’opera una sintesi attualizzata sull’Insegnamento della Religione nella scuola italiana.
Giuseppe Trapani, docente di Irc e giornalista a Milano, nato nel 1976 e cresciuto nelle verdi terre siciliane, dopo il liceo classico studia Filosofia e Teologia a Palermo e a Bari dove consegue il Baccalaureato presso la Facoltà Teologica Pugliese discutendo la tesi Domine labia mea aperies. La liturgia delle Ore: storia e celebrazione. Dopo alcuni anni di formazione spirituale e giornalistica con la Periodici San Paolo, durante i quali collabora con la “Gazzetta d’Alba" e il mensile di attualità ecclesiale, studia Linguaggi dei media all’Università Cattolica di Milano. Attualmente scrive per testate online come “Lettera43", “Linkiesta" ed “Europinione", magazine curato da studenti e analisti della Università Luiss Guido Carli.
Il Concilio di Papa Francesco
IL CONCILIO DI PAPA FRANCESCO
La nuova primavera della Chiesa
di Giacomo Galeazzi
(Editrice Elledici – Pagine 224 – € 10,00)
Il Concilio di Papa Francesco (Editrice Elledici) non è l’ennesimo libro su Papa Francesco, ma una seria e approfondita analisi del suo programma.
Ad affrontarla è Giacomo Galeazzi, vaticanista e giornalista d’inchiesta del quotidiano La Stampa.
Il libro, che riporta interviste e contributi di teologi e storici, aiuta a comprendere quanto e come il magistero conciliare riecheggi nel pontificato di Francesco. Con un nota bene: l’attenzione a non ridurre, nella narrazione del papato bergogliano, il suo magistero a slogan di comodo, magari per tirare il papa dalla propria parte (“noi lo diciamo da sempre, noi facciamo così da sempre"), invece di lasciarci sinceramente interrogare da testimonianza, gesti e parole di un Papa e di una Chiesa che cerca di “dare risposte alle questioni più urgenti, per quanto possibile, non giudicando e condannando, ma usando un linguaggio materno.
Il nuovo libro di Galeazzi ci invita infatti a guardare al ministero di Francesco, alle sue parole e ai suoi gesti, facendoci scorgere come in controluce, l’evento del Concilio e l’afflato che lo ha accompagnato. Lo spirito conciliare emerge nitido e chiaro, nel progetto di Francesco per una Chiesa più giovane e aperta al mondo.
Anzi, senza tenere gli occhi sul grande evento ecclesiale conclusosi cinquant’anni fa, non è possibile comprendere appieno quello che il Papa fa e dice e gli orientamenti coraggiosi e radicali con i quali ha impresso e continuamente imprime una svolta e un’accelerazione radicali al vivere ecclesiale.
Davvero, come afferma l’autore del libro, “il Concilio costituisce il vero programma di Francesco e il suo magistero va interpretato alla luce del Vaticano II".
Il libro ci offre spunti di riflessione a questo riguardo, oltre a svariate testimonianze da parte di persone che, in diverso modo, sono attente e partecipano alla vita della Chiesa.
Il loro punto di vista contribuisce ad arricchire la riflessione, allargando il campo dal piano teologico e pastorale a quello economico, politico e sociale, a comporre un quadro più completo, utile a cogliere le varie direzioni in cui si articola l’impulso di riforma con il quale Francesco ripensa la Chiesa, sull’onda del Concilio.
Il volume si avvale della presentazione di Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale CEI.
Il cortile dietro le sbarre: il mio oratorio al Ferrante Aporti
Un libro per sostenere lo studio e l’accompagnamento al lavoro
dei giovani detenuti del carcere minorile Ferrante Aporti
Il cortile dietro le sbarre: il mio oratorio al Ferrante Aporti
In dialogo con Don Domenico Ricca, salesiano,
da 35 anni cappellano al carcere minorile di Torino
di Marina Lomunno
(Editrice Elledici – pagine 340 – € 14,90)
La Editrice Elledici ha appena pubblicato il nuovo libro-intervista Il cortile dietro le sbarre: il mio oratorio al Ferrante Aporti.
Questo ampio libro-intervista raccoglie le memorie personali di Don Domenico Ricca, sacerdote salesiano, da 35 anni cappellano dell’istituzione carceraria minorile torinese.
A raccoglierle è Marina Lomunno, giornalista professionista, redattrice del settimanale diocesano di Torino La voce del popolo, collaboratrice del quotidiano Avvenire e di diverse altre testate cattoliche.
Ne emerge un quadro vivo, toccante pur nella più totale discrezione dovuta, perché sono storie di ragazzi e di adolescenti che hanno bisogno di crescere senza esposizioni mediatiche inutili e dannose.
Un libro che vuole anche rendere omaggio a San Giovanni Bosco nel bicentenario della nascita: per Don Bosco le visite alle carceri furono importantissime, nella scelta di privilegiare in ogni modo i poveri e gli emarginati.
I diritti d’autore della vendita del libro-intervista saranno devoluti a chi opera per la riqualificazione umana e civile dei ragazzi del Ferrante Aporti.
Il cappellano del carcere e i suoi ragazzi sono stati ospiti a pranzo con Papa Francesco, il 21 giugno 2015, presso l’Arcivescovado di Torino, in occasione della sua visita a Torino.
Dalla introduzione:
«Non posso dimenticare Mauro, proveniva dal Novarese. Uno dei primi inserimenti lavorativi che abbiamo sperimentato in un’officina. Ancora anni dopo, ogni volta che veniva a Torino, non mancava di farmi visita al Ferrante, mi ha fatto conoscere la sua sposa e il suo bimbo. E poi Franco, di Vercelli. In carcere aveva messo su una band: musica metal, rock duro e poi fuori ha fatto dei concerti. O Emilia e la lettera accorata di suo padre che mi ha inviato quando è morta. E un altro padre, quello di Erika, con cui abbiamo condiviso in carcere un pezzo del cammino della figlia».
Quanti sono, i ragazzi di don Mecu, da 35 anni cappellano al Ferrante Aporti, il carcere minorile di Torino? Questo è il libro delle loro storie e del sogno di un prete salesiano che cerca di vivere il carcere come un oratorio. È l’idea di san Giovanni Bosco, che nella Torino di metà ‘800, veniva tra queste stesse mura a incontrare i ragazzi detenuti. È dal dolore e dalla speranza del carcere che nasce il «sistema preventivo», pilastro dell’educazione salesiana che farà di don Bosco il «santo dei giovani».
Una lunga intervista che si legge quasi come un romanzo. Comincia dietro le sbarre del carcere e finisce con altre «sbarre di libertà», quelle delle suore di clausura del monastero del Cottolengo di Torino.
Questo libro parla di libertà. Perché il carcere minorile non è un mondo a parte: può diventare una scuola, un oratorio, perfino una famiglia. Se c’è gente che ci spende la vita, e ci mette la faccia. Come don Mecu.
Il decalogo del buon comunicatore secondo Papa Francesco
Dal vice-caporedattore di Radio Vaticana, Alessandro Gisotti,
un piccolo contributo di riflessione, suscitata da papa Francesco, per una comunicazione che metta al centro la persona e che abbia il coraggio di farsi prossima a tutti.
IL DECALOGO
DEL BUON COMUNICATORE SECONDO PAPA FRANCESCO
di Alessandro Gisotti
Prefazione del Card. Luis A. Tagle
Editrice Elledici – Pagine 48 – € 4,50
* i diritti d’autore saranno devoluti in beneficenza alle
Missioni Don Bosco
Dieci buone regole che papa Francesco ci offre per essere comunicatori di Misericordia. Indicazioni che valgono per tutti, non solo per i giornalisti o i comunicatori professionisti. Come ha detto Francesco «l’amore, per sua natura, è comunicazione» e dunque come esseri capaci di amare, noi esseri umani siamo tutti naturalmente comunicatori.
Nella redazione di questo speciale “Codice" l’autore si è fatto aiutare da alcune immagini, alcuni gesti del papa. La misericordia, infatti, è una virtù concreta, operativa. E questo deve valere anche quando la applichiamo al nostro modo di comunicare.
Un piccolo contributo di riflessione, suscitata da papa Francesco, per una comunicazione che metta al centro la persona e che abbia il coraggio di farsi prossima a tutti.
Il Papa non sapeva che Vinicio non fosse contagioso quando lo ha abbracciato. L’uomo coperto da escrescenze per una neurofibromatosi, rifiutato dalla gente per il suo corpo deturpato, incontra l’amore perché Francesco non ci pensa due volte a stringerlo fra le braccia, restituendogli dignità. E’ questa forse una delle immagini riportata dal libro di Alessandro Gisotti, che esprime meglio l’intento del volume: far capire come il Papa comunica e insegna a comunicare.
A spiegare che il contesto di una vera comunicazione è il “patto", è nella prefazione il card. Luis Antonio Tagle. Un concetto centrale su cui l’arcivescovo di Manila si è soffermato anche in un recente incontro presso “Civiltà Cattolica":
“È molto importante avere strategie di comunicazione. Ma attenzione: quando la comunicazione diventa solo strategia non è comunicazione, diventa manipolazione. Nella Bibbia, il contesto della vera comunicazione è il Patto di Dio con l’uomo, il patto dell’uomo con la donna, il patto fra le persone in una comunità. È questo il senso della comunicazione dobbiamo portare nel mondo dei Social media".
“Comunicare con tutti, senza esclusione", “Non spezzare mai la relazione e la comunicazione", “Generare una prossimità che si prenda cura": sono alcuni dei “comandamenti" indicati da Francesco, secondo l’autore del libro che associa ad ognuno un’immagine: dalla telefonata di Francesco a Pietro Maso fino all’incontro nei giardini vaticani con Shimon Peres e Abu Mazen.
L’autore del libro, Alessandro Gisotti, afferma:
“Questo piccolo volume che ho voluto offrire a chi lo vorrà leggere, vuole proprio essere questo: un ‘codice della mente e del cuore’, che vada aldilà degli articoli o dei comma di legge, e che cerchi di riappropriarsi del senso vero della comunicazione. Il card. Tagle, nella prefazione del mio libro, sottolinea che questo è l’intento del volume, cioè andare attraverso il Magistero di Francesco, anzi guidati da Papa Francesco, al cuore della comunicazione e, al cuore della comunicazione, c’è la persona. Francesco ci dice dunque che se non stiamo creando ponti, se non stiamo abbattendo muri, in realtà non stiamo proprio comunicando! Quindi l’atto del comunicare per essere davvero tale, deve veramente creare la relazione, sanare laddove ci sono ferite ed orientare verso processi di riconciliazione".
Borges, Manzoni, Shakespeare: sono tante le citazioni colte, che vengono declinate in modo concreto nel libro, cioè associate ai gesti del Papa che, come spesso rilevato, comunica con le parole non meno che con i gesti. Non a caso McLuhan diceva: “Il mezzo è il messaggio". La parola chiave è infatti prossimità perché comunicazione e misericordia si incontrino.
Ancora Gisotti afferma:
“Nel primo messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali c’è questa originalità: il Papa ha paragonato il buon comunicatore al Buon Samaritano. Sostanzialmente ha detto che il modello per un giornalista, per un comunicatore di professione, è il Buon Samaritano. Questo ha colpito me come credo abbia colpito molti di noi, nella comunità di comunicatori, perché Francesco sottolinea che il Samaritano passa dal chiedersi: ‘Chi è il mio prossimo?’ al farsi prossimo a tutti e ad ognuno. Questo ha molto a che vedere con la comunicazione. Non a caso Francesco definisce il potere della comunicazione come il potere della prossimità. Questo, chiaramente, implica una cura del linguaggio, delle parole che sono “esseri viventi", come diceva Victor Hugo. Quindi questo tema della prossimità è presente non solo nella sua azione pastorale ma proprio nell’esortazione che rivolge ad ogni tipo di comunicazione non solo professionale ma anche della vita; pensiamo alla famiglia, pensiamo a quel ‘permesso, scusa, grazie’. Tre parole così semplici che danno proprio il senso di una prossimità nella vita quotidiana".
A prima vista Il Decalogo del Buon Comunicatore sembra un libro per giornalisti o addetti alle comunicazioni. Ma non è così. E’ un testo che si legge tutto d’un fiato: stimola il desiderio di andare oltre le proprie debolezze, oltre quella reazione istintiva assetata di identificare il nemico o il diverso, per poter invece comunicare così, come con quell’abbraccio del Papa a Vinicio.
L’Autore:
ALESSANDRO GISOTTI è vice-caporedattore alla Radio Vaticana dove lavora dal Giubileo del 2000 dopo un’esperienza alle Nazioni Unite. Giornalista professionista dal 2004, segue quotidianamente l’attività del papa e della Santa Sede.
Con la prefazione del Cardinale Luis A. Tagle, Arcivescovo di Manila, Presidente di Caritas Internationalis.
PREFAZIONE
CARD. LUIS ANTONIO TAGLE
Arcivescovo di Manila
Presidente di Caritas Internationalis
Ringraziamo Alessandro Gisotti per averci dato un meraviglioso richiamo alla comunicazione autentica. Seguendo alcuni “comandamenti" di Papa Francesco, Gisotti ci porta nel cuore della vera comunicazione.
Alcuni potrebbero chiedersi: “Un altro libro sulla comunicazione? Il mondo non è già soffocato da innumerevoli mezzi di comunicazione? Non stiamo soffrendo per eccesso di informazione? La gente diventa esperta nell’uso di gadget e social media in età precoce. Quindi perché abbiamo bisogno di un nuovo libro sulla comunicazione?" Io credo che il valore del libro di Gisotti sia nella ricerca profonda su una domanda cruciale: “Stiamo davvero comunicando gli uni con gli altri? Dove possiamo trovare la vera comunicazione?"
Non possiamo negare il fatto che ogni giorno vediamo la distorsione della comunicazione e i suoi disastrosi effetti. Le manipolazioni della verità e dell’essere umano possono essere fatti passare facilmente e addirittura lodate come comunicazione efficace. Quando le strategie, la tecnica, la tecnologia e la finanza diventano gli unici fattori determinanti della comunicazione, potremmo dimenticare che ci stiamo relazionando con esseri umani che meritano il nostro rispetto e il dono della verità. La comunicazione distorta sorge da e conduce a comunità distorte, a partire dal nucleo familiare fino alla famiglia internazionale e persino alla famiglia della creazione. L’umanità e le comunità sono in gioco con la comunicazione. La comunicazione distorta ferisce profondamente.
Nella tradizione Giudeo-Cristiana, la comunicazione inizia con Dio che è amore. Dio è Il Comunicatore. Nell’amore Dio rivela se stesso e la sua volontà di salvezza. Il contesto della comunicazione di Dio con la creazione, l’umanità e la storia è un patto, un solido rapporto di comprensione, fedeltà e misericordia. La comunicazione, il dialogo di Dio raggiunge il suo picco quando la Parola diventa carne. Quando Dio comunica, l’amore prende la forma di una persona umana che assume la condizione umana per trasformarlo e salvarlo dall’interno. La comunicazione divina non è manipolazione ma salvezza. Il modello della comunicazione è Dio la cui parola eterna diventa umana in Gesù. Gesù, vero Figlio di Dio, comunica in semplici parole umane. Gesù santifica la comunicazione umana facendola simbolo e strumento dell’amore di Dio. Lo Spirito Santo ci permette di comunicare con Dio pregando e proclamando il messaggio di salvezza di Gesù a un mondo ostile. La comunicazione non è una strategia ma un evento sacro. La Chiesa deve preservare la sacralità del dialogo.
Mentre mi congratulo con Gisotti, incoraggio i lettori ad utilizzare questo libro per una riflessione religiosa sulla qualità della nostra comunicazione. Possiamo essere guidati a Dio che dialoga con noi nell’amore!
INTRODUZIONE
Un Giubileo dei Giornalisti. Quando la portavoce dell’arcivescovo di Campobasso-Bojano Giancarlo Maria Bregantini – poco dopo l’inizio dell’Anno Santo – mi ha riferito di questa iniziativa ho pensato subito che fosse un’ottima idea, per due motivi. Innanzitutto, mi sembrava che fosse quanto mai opportuno che anche i comunicatori, professionisti e non, avessero un evento giubilare a loro dedicato. Secondo, il fatto che a proporlo fosse una diocesi importante ma comunque di “periferia", mi pareva in linea con l’intenzione, manifestata in modo eloquente dal Papa con l’apertura della Porta Santa della Cattedrale di Bangui, nella Repubblica Centrafricana, di vivere un Giubileo “diffuso", decentrato, in cui ogni comunità ecclesiale potesse offrire il suo contributo allo sviluppo del cammino giubilare. Mi sentivo poi particolarmente onorato perché l’arcivescovo Bregantini, non solo pastore ma anche giornalista con tanto di tesserino – assieme all’Ordine dei Giornalisti e all’UCSI Molise (Unione Cattolica Stampa Italiana) – aveva pensato di invitarmi a questo avvenimento come relatore principale assieme al vice-direttore emerito della Sala Stampa della Santa Sede, padre Ciro Benedettini.
Il titolo su cui veniva chiesto il mio contributo sarebbe stato “La deontologia nella comunicazione. Comunicare la verità dai Social alla carta stampata". Non un tema semplice considerata anche la platea particolarmente qualificata. A venirmi in aiuto è stata la rilettura del 50.mo Messaggio di Francesco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali sul tema “Comunicazione e Misericordia: un incontro fecondo". Un documento che già avevo letto per realizzare il servizio della Radio Vaticana, al momento della pubblicazione. Man mano che scorrevo e riscoprivo il testo mi si svelava davanti agli occhi un vero e proprio “Codice del Buon Comunicatore", una deontologia della mente e del cuore per rendere l’ambiente comunicativo un luogo di valorizzazione della persona, delle sue potenzialità relazionali. La comunicazione infatti – a partire da quella fondamentale tra una mamma e il suo bambino – vive nella relazione, ha bisogno di un incontro. La misericordia, poi, secondo Francesco non può essere solo il contenuto della nostra comunicazione, ma anche lo stile del nostro modo di comunicare. La «rivoluzione della tenerezza», la revolución de la ternura a cui tante volte Bergoglio fa riferimento deve, quindi, riguardare anche necessariamente la comunicazione. «Ciò che diciamo e come lo diciamo», è la sua esortazione, «dovrebbe poter esprimere la compassione, la tenerezza e il perdono di Dio per tutti». Un’affermazione in piena sintonia con quello che affermava la neo santa Madre Teresa di Calcutta: «Meglio commettere errori con gentilezza che fare miracoli con scortesia».
In questo volumetto, ispirato alla relazione che ho tenuto al Giubileo dei Giornalisti a Campobasso il 7 maggio 2016, ho provato dunque a tracciare un Decalogo, 10 buone regole che Francesco ci offre per essere comunicatori di Misericordia (ogni capitolo è introdotto proprio da una citazione tratta dal Messaggio). Indicazioni che valgono per tutti, non solo per i giornalisti o i comunicatori professionisti. Come ha detto Francesco, infatti, «l’amore, per sua natura, è comunicazione» e dunque come esseri capaci di amare, noi esseri umani siamo tutti naturalmente comunicatori. Nella redazione di questo speciale Codice mi sono fatto aiutare da alcune immagini, alcuni gesti del Papa. La misericordia, infatti, è una virtù concreta, operativa. E questo deve valere anche quando la applichiamo al nostro modo di comunicare.
Significativamente, prima di arrivare in libreria – grazie alla Elledici che ha creduto in questo progetto – il Decalogo del Buon Comunicatore è sbarcato con successo sulle Reti Sociali nella sua versione “pocket", ovvero attraverso un’immagine di Francesco con sovraimpressi i “Dieci Comandamenti" della buona comunicazione. Nel giro di poche ore, dalla pubblicazione sui miei profili social, il “decalogo" è stato tradotto spontaneamente in Rete in inglese, spagnolo, tedesco e polacco. E ogni volta, l’autore della nuova versione grafica e linguistica del “decalogo" aggiungeva qualche elemento, rendendolo così più originale e accattivante. Alla vigilia della 50.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, poi, il Decalogo del Buon Comunicatore è stato pubblicato sulla pagina della CEI dedicata alla ricorrenza.
Dal web alle librerie, dunque, ma sempre con lo spirito e l’auspicio di offrire un piccolo contributo di riflessione, suscitata da Papa Francesco, per una comunicazione che metta al centro la persona e che abbia il coraggio di farsi prossima a tutti. Un testo che viene impreziosito dalla prefazione del cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila e presidente di Caritas Internationalis. A lui, esempio straordinario di comunicatore ed operatore di Misericordia, va la gratitudine mia e dell’Editore per aver valorizzato il nostro lavoro.
Alessandro Gisotti* I DIRITTI D’AUTORE SARANNO DEVOLUTI IN BENEFICENZA
ALLE MISSIONI DON BOSCO

