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4. Parola da Vivere – 12 luglio 2020

12 luglio

15ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Ecco, il seminatore uscì a seminare

 

COMMENTO

La parabola del seminatore con la spiegazione di Gesù, o più verosimilmente di Matteo, è abbastanza semplice e ricca per la meditazione personale e per la predicazione. Ma i versetti 10-17 sono un tormento.

Iniziano i discepoli chiedendo a Gesù perché parli in parabole e non  chiaramente. E, in effetti, la parabola è un genere letterario  molto usato  nella Bibbia ed ha alcune caratteristiche: è semplice, parte dalle cose di cui gli ascoltatori hanno esperienza, ma lascia un certo margine all’interpretazione e anche a qualche  dubbio.

La risposta  di Gesù ci crea qualche  difficoltà, perché sembra dire che parla in parabole perché non capiscano, realizzando così un passo del profeta  Isaia. E aggiunge che «a colui che ha, verrà dato  e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non  ha, sarà tolto anche quello  che ha», che a prima vista ha un sapore di ingiustizia. Chiariamo subito questo: il contesto  è quello dei cuori induriti, perciò il Signore dice semplicemente che chi non  apre il cuore alla sua parola  e non  crede in lui perderà  tutto quello che ha e si tiene stretto, mentre chi crede in lui riceverà altri doni fino alla vita eterna.

Ma per capire la risposta  di Gesù dobbiamo fare un salto al tempo della composizione del vangelo,  70-80 circa, e interpretare il motivo  per cui Matteo  scrive in questi termini.

I cristiani avevano fatto, dolorosamente, l’esperienza che tanti Ebrei avevano rifiutato  il Vangelo e li perseguitavano. Non solo, anche tanti, che erano stati battezzati, a un certo punto si erano  allontanati dalla fede. Allora essi si sono chiesti: come mai? Le risposte in tutto il Nuovo Testamento sono diverse. Matteo in questo brano  praticamente ne dà due.

La prima:  la parola  di Dio è seminata per tutti,  la risposta dipende da come la persona  l’accoglie: può lasciarla fuori di sé, può accoglierla solo per un po’, può farla soffocare da altri interessi o preoccupazioni, può portare molto frutto. Per quanto riguarda noi, è importante  dare una  lettura  spirituale  di questi  quattro terreni. Non  indicano categorie di persone,  ma atteggiamenti  di fondo  verso la parola.  Ciascuno  di noi  si ritrova in tutti  e quattro i terreni,  lungo  il corso della propria  vita.

La seconda risposta va presa con le pinze, perché è un po’ settaria e consolatoria. Matteo si serve di una citazione del profeta  Isaia, secondo  la quale è Dio che per un certo tempo non  vuole che gli Ebrei si convertano (nel Primo  Testamento questa  interpretazione è abbastanza normale). Ma questa risposta serve a tranquillizzare i credenti  della comunità di Matteo  (il fatto che gli «altri» non  credano  rimane  misteriosamente nelle  mani  di Dio),  ma corre il rischio  di farli credere privilegiati  rispetto ai non credenti. In realtà non è così. Tutto il Nuovo Testamento dice chiaramente che Dio vuole salvare tutti e che Gesù ha dato  la vita per tutti. La risposta  dipende  solo dalla volontà  libera delle persone  che ascoltano il vangelo e la parabola del seminatore dice proprio questo.

Questo  brano  ci serve molto per capire un principio importante per interpretare correttamente il vangelo: le singole  frasi e i singoli  brani  devono  essere collegati a tutti gli altri per capire l’autentico messaggio di Gesù. In più, così vediamo  anche che il vangelo stesso testimonia che la Chiesa primitiva  ha avuto anche lei le sue difficoltà nell’interpretare l’insegnamento di Gesù.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

1. Strada impermeabile alla Quante volte ab- biamo fatto l’esperienza di partecipare all’Eucaristia e, usciti dalla chiesa, di non ricordare né il vangelo né l’omelia? Che cosa aveva reso impermeabile la nostra mente e il nostro cuore?

2. Terreno Alcuni passi della Bibbia ci sono sempre piaciuti e, quando li ascoltiamo, generano emozioni piacevoli o anche forti. Ma, se la nostra vita rimane la stessa, vuol dire che abbiamo fermato la parola di Dio alla superficie, impedendole di scendere nelle profondità di noi stessi.

3. Terreno con i rovi. Abbiamo dato spazio alla parola di Dio, abbiamo deciso di metterla in pratica e di cambiare vita, ma non abbiamo voluto rinunciare a ciò che ostacola  la crescita della parola.  Abbiamo  pensato che potessero  convivere Vangelo, piaceri e successo mondano. E non ce ne siamo neanche accorti, quando la parola non ha più portato frutti di vita nuova.

4. Terreno buono. Una verifica autentica su di noi possiamo farla su alcuni aspetti:  appartenenza alla comunità, vita fraterna, preghiera personale, aiuto ai poveri, capacità di perdonare, costanza nel vivere la fede…

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Il Signore mi ha chiesto una cosa che non  sto realizzando.  Questa settimana la faccio.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2017