Pubblicato il

3. Speciale Pasqua – Commenti alle letture Giovedì Santo

CENA DEL SIGNORE

AMORE, SERVIZIO
E CONSAPEVOLEZZA

In tutti i film drammatici che si rispettino, arriva un momento in cui il protagonista fa un discorso toccante. La vita e la predicazione di Gesù, però, non sono un film drammatico.
Negli ultimi istanti trascorsi coi suoi amici, infatti, prima di affrontare la morte di croce, egli non li impressiona con arringhe formidabili, ma affida loro un impegno molto concreto e lo illustra nella migliore maniera possibile: dando l’esempio.

PRIMA LETTURA
Prescrizioni per la cena pasquale.
La liberazione del popolo ebraico dalla terra d’Egitto è figura di ogni possibile liberazione. Ciò non significa che il contesto storico in cui essa si colloca non conti. Ogni piccolo particolare di quella vicenda infatti, perfino la fretta, assume un valore rituale e si trasforma in memoriale di salvezza.

Dal libro dell’Esodo       Es 12,1-8.11-14

SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 115 (116)
Il doni che abbiamo ricevuto dal Signore sono tanti e tali che non si può
«contraccambiare», solo innalzare una preghiera di lode.
Rit. Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.

SECONDA LETTURA
Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore.
Prendere parte alla celebrazione eucaristica significa farsi testimoni della morte e risurrezione di Cristo. Questa testimonianza è anche un impegno, a non lasciare che un così grande dono sia dimenticato e a non permettere che venga accolto con superficialità.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi             1 Cor 11,23-26

CANTO AL VANGELO Gv 13,34
Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!

VANGELO
Li amò sino alla fine.
L’evangelista Giovanni inizia il racconto della lavanda dei piedi concentrandosi sulla piena consapevolezza di Gesù. Questa scelta sta a sottolineare che il gesto che egli compie non è casuale. Prendersi cura dei fratelli non significa, infatti, compiere una buona azione tra le tante, significa modellarsi a immagine di Cristo.

Dal vangelo secondo Giovanni                   Gv 13,1-15

MEDITAZIONE
Il gesto più notevole e specifico della Messa in Coena Domini è la lavanda dei piedi. Il rischio di questo rito, però, è di ridurlo a teatrino. In tal modo si perde il senso del rito: del rito in generale, in quanto esso è condensazione simbolica di un significato profondo, e nello specifico di questo rito, immiserito a mera ripetizione di un gesto narrato dal vangelo di Giovanni, senza che si penetri la significatività dell’azione di Gesù.

L’amare e il sapere di Gesù
Il capitolo 13 di Giovanni pone subito al primo versetto i due verbi che reggeranno tutta l’ultima parte del quarto vangelo (cf Gv 13,1).
«Amare» è il primo fra i due. Gesù ha amato e ama i suoi discepoli. Si approssima alla passione per amore dell’umanità. Nella parte finale del capitolo consegna il «comandamento nuovo» (cf Gv 13,34a); invita i discepoli ad amare seguendo il suo esempio (cf Gv 13,34b); indica l’amore come la testimonianza più credibile del discepolato (cf Gv 13,35). L’amore di Gesù accetta l’abbassamento radicale della croce, del dono della vita (cf Gv 15,13).
L’amore, però, deve tradursi in azioni concrete di servizio. Di questo Gesù dà l’esempio con il suo chinarsi davanti ai discepoli per compiere un gesto di umiltà estrema: lavare loro i piedi.
Il secondo verbo che reggerà tutta l’ultima parte del vangelo di Giovanni è «sapere». Gesù è consapevole di quanto sta accadendo; accondiscende, perché condivide la volontà di salvezza del Padre; accetta in piena libertà le conseguenze della scelta e gli eventi. Ne è testimonianza la lettura dei fatti della passione, dei quali, nel quarto vangelo, Gesù stesso è protagonista, quasi regista. Nella lavanda Gesù depone le vesti e le riprende (cf Gv 13,4.12), riferimento al suo consegnare la vita nella passione, per poi riaverla nella resurrezione.

Il significato cristologico
Il gesto della lavanda, quindi, è innanzi tutto un condensato simbolico con valenza cristologica. Tutto di questo evento narrato da Giovanni parla della Pasqua di morte e risurrezione. A sua volta, la Pasqua di Gesù (cf Gv 13,1) è il compimento della Pasqua narrata nel libro dell’Esodo (cf prima lettura).
Il gesto che Gesù compie lavando i piedi ai discepoli può essere compreso solo nella fede. Lo dimostrano gli atteggiamenti di Giuda e Pietro. Il primo, ormai sotto il dominio del diavolo che «aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo» (Gv 13,2), è completamente distaccato nella sede del suo comprendere
e deliberare (il cuore) dall’amore di Gesù. Il secondo non accetta di farsi lavare i piedi. La lavanda è segno di quella purificazione interiore che si realizza con la passione. Qui, per Pietro – e per noi – si danno due difficoltà. La prima consiste nell’accettare di aver bisogno di essere purificati, cioè nel riconoscere il proprio peccato e la propria condizione di peccatori. La seconda, testimoniata dalla resistenza di Pietro, è la fatica ad accettare il ministero messianico di Gesù come si realizza. Un messia sofferente e sconfitto. Nei sinottici la stessa problematica emerge subito dopo la confessione di Cesarea (cf Mc 8,32 e paralleli). Mettere in questione la lavanda dei piedi, dunque, è mettere in questione tutta la rivelazione di Gesù.

Lo stile cristiano
La seconda parte del tratto di vangelo ha indole più esortativa. Gesù lascia ai discepoli il comando della ripetizione del suo gesto (cf Gv 13,15). Su questa esortazione bisogna recuperare il senso vero del rito. Celebrare la lavanda dei piedi nella Messa in Coena Domini, non può limitarsi a essere un’occasione, ma deve diventare uno stile di vita per i cristiani. Tutta la vita del cristiano deve essere improntata al servizio. Anche quando si rivestano ruoli di responsabilità, essi devono essere vissuti come servizio dell’autorità. Si noti, infatti, che il rito prevede che il sacerdote, nell’approssimarsi al rito della lavanda, si sveste dei paramenti sacri per inginocchiarsi. Si spoglia, dunque, delle insegne, per chinarsi e servire.
Il comando della ripetizione nel testo di Giovanni è parallelo al comando della ripetizione nell’istituzione eucaristica (cf 1 Cor 11,24.25). L’evangelista Giovanni non riporta l’episodio dell’istituzione dell’Eucaristia. Nella narrazione al suo posto pone la lavanda. Il che suggerisce una più stretta relazione fra i due episodi. Poiché la motivazione è sempre la stessa, l’amore, si può dedurre che celebra rettamente l’Eucaristia chi impronta la sua vita al servizio; e questo è celebrato sacramentalmente nell’Eucaristia.

Pubblicato il

2. Letture – 3 aprile 2022

3 aprile 2022

5ª DOMENICA DI QUARESIMA
IL DIO RI-CREATORE

Prepararsi alla settimana santa significa ri-costruire le proprie relazioni in due direzioni.
La prima è quella che va verso Dio, il quale, se ci rivolgiamo a lui coscienti dei nostri peccati e desiderosi di ricevere il suo perdono, non ci rifiuta mai e ri-conferma la sua scelta di considerarci figli. La seconda è quella che va verso il nostro prossimo, salvato, come noi, dalla misericordia del Padre e dunque nostro fratello nel difficile cammino verso il Regno.

PRIMA LETTURA
Ecco, io faccio una cosa nuova e darò acqua per dissetare il mio popolo.
Il profeta si rivolge a un popolo prostrato dall’esilio in Babilonia. La vera sciagura, tuttavia, non è la condizione di servitù, dalla quale Israele è già stato liberato in passato, ma l’assenza di fiducia nell’opera del Signore.
Dal libro del profeta Isaia                      Is 43,16-21
Così dice il Signore,
che aprì una strada nel mare
e un sentiero in mezzo ad acque possenti,
che fece uscire carri e cavalli,
esercito ed eroi a un tempo;
essi giacciono morti, mai più si rialzeranno,
si spensero come un lucignolo, sono estinti:
«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Mi glorificheranno le bestie selvatiche,
sciacalli e struzzi,
perché avrò fornito acqua al deserto,
fiumi alla steppa,
per dissetare il mio popolo, il mio eletto.
Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE          Dal Salmo 125 (126)
È il Signore a decidere della nostra sorte, anche quando essa sembra già segnata dalle circostanze sfavorevoli, dal giudizio degli uomini o dall’ineluttabilità della morte.

Rit. Grandi cose ha fatto il Signore per noi.
Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.

Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.

Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni.

SECONDA LETTURA
A motivo di Cristo, ritengo che tutto sia una perdita, facendomi conforme alla sua morte.
Il credente in Cristo non è più intrappolato nel calcolo dei meriti e dei demeriti stabiliti dalla Legge. Una certezza lo anima: il Signore continua ad amarlo. Il tempo presente, perciò, è da vivere orientati al futuro, nella fede in Cristo risorto e nella speranza di giungere alla piena comunione con lui.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi        Fil 3,8-14
Fratelli, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.
Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                  Cf Gl 2,12-13
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Ritornate a me con tutto il cuore, dice il Signore, perché io sono misericordioso e pietoso.
Lode e onore a te, Signore Gesù!

VANGELO
Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.
Gli scribi e i farisei di cui si parla oggi hanno la tendenza a dare molto per scontato: la salvezza in conseguenza dell’ottemperanza ai precetti della Legge, la dannazione di fronte alla sua violazione e, soprattutto, la differenza tra loro e l’adultera. Gesù, al contrario, non dà nulla per scontato, tantomeno l’importanza di una persona e del suo rapporto intimo con la misericordia di Dio.

Dal vangelo secondo Giovanni                    Gv 8,1-11
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro:
«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
Parola del Signore.

Pubblicato il

4. Per comprendere la Parola – 3 aprile 2022

3 aprile 2022

5ª DOMENICA DI QUARESIMA
IL DIO RI-CREATORE

PER COMPRENDERE LA PAROLA

La scorsa domenica, riflettendo sul sacramento della riconciliazione, si è osservato come la confessione dei peccati è in vista dell’accoglienza della misericordia, non della vergogna delle proprie miserie.
La memoria di sé è spiritualmente importante, ma a patto che non ci blocchi nel passato ma ci rilanci nel futuro. Anche nel sacramento della riconciliazione il riconoscimento del proprio peccato è in vista del futuro.
Le letture proposte portano a riflettere sul valore del secondo momento del sacramento della riconciliazione: il ricevimento del perdono nell’assoluzione sacramentale.

Il Dio creatore e ri-creatore
Isaia si rivolge al popolo deportato in Babilonia. È un oracolo diviso in tre parti. Nella prima (cf Is 43,16-17) egli fa memoria dell’azione di Dio in favore di Israele schiavo in Egitto. La seconda parte attira l’attenzione su quanto sta accadendo (cf Is 43,19). La terza parte è la promessa del ritorno dall’esilio babilonese (cf Is 43,19b-21). Il Dio liberatore è lo stesso Dio creatore. E con il ritorno in patria il Dio creatore è il Dio ri-creatore.

Svolta esistenziale
La dimensione personale ed esistenziale di quest’affermazione emerge nella seconda lettura. Paolo, dopo aver narrato la sua autobiografia, cioè dopo aver fatto memoria di sé, imprime una svolta al discorso: «Per lui [Gesù Cristo] ho lasciato perdere tutte queste cose e le ritengo spazzatura» (Fil 3,8). Paolo rilegge il proprio passato alla luce dell’evento fondante della sua nuova esistenza: l’essere stato «conquistato da Gesù Cristo» (Fil 3,12). La relazione con Cristo di cui Paolo parla è una relazione affettiva e mistica (cf Fil 3,10), totalizzante che, pur senza negare il passato (non ne ha appena fatto il racconto?), tuttavia lo proietta verso il futuro (cf Fil 3,13) Anche nella lettera di Paolo dunque il Dio creatore è ri-creatore.
Paolo, però, aggiunge un tassello. Ciò che opera la ri-creazione non è una presunta auto-giustificazione che può venire dall’osservanza della legge, bensì la grazia che viene dalla fede (cf Fil 3,9). E da questo punto di vista si può leggere il brano di vangelo.

La peccatrice perdonata
La scena narrata da Giovanni è un conflitto fra Gesù, scribi e farisei. In questo conflitto la donna è solo causa e strumento. Se non fosse per l’attenzione che Gesù le riserva, tutti sarebbero disinteressati alla sua persona. Lei è il suo peccato, è bloccata nel suo passato e nel suo peccato.
L’interesse vero degli accusatori è di trovare il modo di mettere Gesù in contraddizione con Mosè o con se stesso. La Legge dichiara questa donna colpevole, e condannabile alla lapidazione. Questo è il massimo che può fare una legge. Stabilire il confine fra bene e male; dare chiarezza di ciò che è bene e ciò che è male. Prevedere premi e punizioni. Ma è incapace di dare perdono. Grazie alla legge si può sapere cosa bisognerebbe fare, ma la legge non dà la forza di farlo. Per questo ci vuole la grazia.
Nel dialogo fra Gesù e i suoi interlocutori, Gesù non raggiunge solo il risultato di non far lapidare la donna, ma anche di porre tutti di fronte a se stessi. Chi può arrogarsi di giudicare gli altri se appena guarda se stesso in onesta coscienza?
Nel successivo dialogo con la donna, Gesù si relaziona con lei mettendo al centro dell’attenzione la sua persona, non il suo peccato. Non è un rapporto bugiardo sminuente la gravità della sua azione. La prende seriamente, anche nel suo peccato. Ma non la blocca nel suo peccato: le offre una nuova possibilità di vita (cf Gv 8,11).

La riconciliazione
La vicenda dell’adultera è l’immagine del percorso del peccatore riconciliato. È qui che giunge alla sua pienezza il cammino incominciato con il riconoscimento del proprio peccato. Nel perdono che ci raggiunge nel sacramento, Dio è realmente il creatore ri-creatore, e con il suo perdono ci dischiude orizzonti di vita nuova. Questo è l’effetto del perdono: siamo ri-creati a sua immagine e somiglianza; restituiti alla nostra dignità di figli ricevuta nel battesimo, purificata nell’ascesi, visualizzata nella trasfigurazione, desiderata dalla pazienza misericordiosa di Dio. Siamo liberati dalla nostra colpa, rivestiti degli abiti di figli, e rilanciati verso la vita. In ciò sta il senso della Quaresima. A questo punto è possibile avviarsi verso la settimana santa.

Pubblicato il

5. Preghiere dei Fedeli – 3 aprile 2022

3 aprile 2022

5ª DOMENICA DI QUARESIMA
IL DIO RI-CREATORE

RICHIESTE DI PERDONO

  • • Signore, pensiamo che sia tipico dei forti giudicare con durezza, ma non abbiamo il coraggio assumerci la responsabilità delle nostre condanne. Abbi pietà di noi.
  • Cristo, approfittiamo del tuo perdono per non convertirci e per ricadere negli stessi sbagli. Abbi pietà di noi.
  • Signore, non crediamo che, anche di fronte alle nostre colpe, tu possa davvero volerci ancora bene. Abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. In Cristo, Dio non ha atteso che fossimo degni della sua presenza, ma ci ha raggiunto nella nostra miseria, per portarci la sua misericordia. Preghiamo insieme e diciamo:
Signore, siamo peccatori: non condannarci.

  • Perché, quando sono in gioco l’incolumità, la libertà o la felicità di altri esseri umani, riflettiamo con saggezza e agiamo con prudenza. Preghiamo.
  • Perché il nostro desiderio di punire nel tuo nome sia deluso dall’inconfondibile chiarezza del Vangelo. Preghiamo.
  • Perché sappiamo vederci come uomini nuovi, rigenerati nel sacramento della riconciliazione. Preghiamo.
  • Perché abbiamo il coraggio di considerarci e di considerare i nostri fratelli persone, senza affidarci alla comodità del «così si dice» e del «così si suole fare». Preghiamo.

Celebrante. O Padre, ci hai chiesto di rinunciare alla sicurezza del nostro giudizio di condanna, per aprirci all’onnipotenza del tuo amore. Fa’ che, con il tuo aiuto, progrediamo nel cammino di fede e nella comunione con i fratelli. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

Pubblicato il

6. Vignetta di RobiHood – 3 aprile 2022

3 aprile 2022

5ª DOMENICA DI QUARESIMA
IL DIO RI-CREATORE

amatevi

 Per scaricare sul tuo pc l’immagine in formato grande e colorabile,
cliccaci sopra col tasto destro del mouse e scegli “Salva immagine con nome“.

 


Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco