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2. Letture – 13 febbraio 2022

13 FEBBRAIO 2022
6ª DOMENICA T.O.
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PRIMA LETTURA
Maledetto chi confida nell’uomo;
benedetto chi confida nel Signore.

Dal libro del profeta Geremìa             Ger 17,5-8

Così dice il Signore:
«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo,
e pone nella carne il suo sostegno,
allontanando il suo cuore dal Signore.
Sarà come un tamarisco nella steppa;
non vedrà venire il bene,
dimorerà in luoghi aridi nel deserto,
in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.
Benedetto l’uomo che confida nel Signore
e il Signore è la sua fiducia.
È come un albero piantato lungo un corso d’acqua,
verso la corrente stende le radici;
non teme quando viene il caldo,
le sue foglie rimangono verdi,
nell’anno della siccità non si dà pena,
non smette di produrre frutti».
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE        Sal 1

R. Beato l’uomo che confida nel Signore.

Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.

È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.

Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde;
poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina.

SECONDA LETTURA
Se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi  1 Cor 15,12.16-20

Fratelli, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti?
Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti.
Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini.
Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.
Parola di Dio

CANTO AL VANGELO                  Lc 6,23ab
Alleluia, alleluia.
Rallegratevi ed esultate, dice il Signore,
perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo.
Alleluia.

VANGELO
Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.

Dal Vangelo secondo Luca                 (Lc 6,17.20-26)

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Parola del Signore

 

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4. Per comprendere la Parola – 13 febbraio 2022

13 FEBBRAIO
6ª DOMENICA T.O.
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PER COMPRENDERE LA PAROLA

Il legame fra la 1ª lettura e il Vangelo nella forma è chiaro. Si tratta di due esempi di maledizione-benedizione contrapposte. Nella sostanza invece il rapporto è solo indiretto: in Geremia: fiducia nell’uomo o fiducia in Dio; nel Vangelo: beatitudine e maledizione nel Regno di Dio.

PRIMA LETTURA
Non è un testo secondo lo stile abituale di Geremia. Si tratta d’un insegnamento sapienziale, costruito seguendo un parallelismo abbastanza sviluppato.
L’autore pone i contemporanei davanti a una scelta: maledizione o benedizione. A tale scopo, riprende il tema delle due vie, frequente nella Bibbia.
Mettere la propria fiducia nell’uomo: è l’aridità, l’accecamento, il deserto. Fuori di Dio l’uomo non può riconoscere la grandezza della propria esistenza.
Invece l’uomo che mette la sua fiducia in Dio, che fonda la sua vita sul rapporto con Dio, non teme il caldo, non ha paura dell’aridità, non è sterile. Le sue foglie rimangono verdi, perché è piantato lungo l’acqua.
Il parallelismo è chiarissimo fra le due parti del testo:
– fiducia nell’uomo = terra desolata, arida, nessuna felicità;
– fiducia in Dio = acqua corrente, foglie verdi, frutti.
Scegliere Dio vuol dire felicità, scegliere se stesso vuol dire infelicità.

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3. Annunciare la Parola – 13 febbraio 2022

13 FEBBRAIO
6ª DOMENICA T.O.
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PER RIFLETTERE E MEDITARE

Stare con Dio
La maledizione del Signore è rivolta all’uomo che trae la sua forza e sicurezza da un altro uomo, da un essere fatto di carne come lui e che pertanto allontana il suo cuore da Dio. La maledizione si dà in quanto viene rifiutata la benedizione di Dio, non confidando nel suo amore: Non confidate nei potenti, in un uomo che non può salvare (Sal 146,3). Lontano da Dio, l’uomo non riconoscerà l’arrivo del bene che il Signore invia al suo popolo (cfr. 2Re 7,17- 18). La maledizione è associata alla terra arida del deserto e a terreni salmastri in cui è impossibile la vita; l’uomo maledetto è incapace di frutto. Benedetto è invece l’uomo che confida nel Signore e da Lui trae ogni sua forza: beato l’uomo che in Lui si rifugia (Sal 34,9). Confidare nel Signore è fidarsi di Lui e dunque porre il fondamento della propria casa sulla roccia; l’uomo benedetto è come un albero piantato lungo un corso d’acqua che non teme caldo né arsura. La benedizione è infatti associata alla fecondità: Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi» (Gn 1,28).

Una fede fondata
L’annuncio della risurrezione di Gesù è il fondamento su cui poggia la fede cristiana. Non deve meravigliare che dubbi sulla risurrezione dei morti sorgano nel cuore dei cristiani. L’argomentazione di Paolo parte dall’ipotesi che i morti non risorgano, per poi confutarla attraverso la considerazione delle conseguenze negative che ne verrebbero, contraddette dall’esperienza di fede dei suoi interlocutori. Negare la risurrezione finale dei morti porta infatti a negare anche la risurrezione del Signore, oppure conduce a diventare falsi testimoni. C’è un legame tra la risurrezione di Cristo e il perdono dei peccati, perché la risurrezione fa vedere che Gesù non è un semplice maestro di morale ma è il Figlio di Dio, che nel Battesimo unisce il discepolo al suo mistero di morte e di risurrezione donandogli la vita nuova. Se Cristo non fossa risorto, i morti in Cristo sarebbero perduti, non potendo Cristo liberarli dalla morte e dal giudizio. Inoltre una fede cristiana priva della fede nella risurrezione si ridurrebbe ad un’etica incapace di aprire nuovi cammini.

Stare nella beatitudine
Tra la risurrezione di Cristo Gesù e la vittoria finale sulla morte c’è il cammino delle Beatitudini che porterà il mondo dell’uomo alla trasfigurazione. Il Vangelo è un pedagogo realista che vuole prepararci a fare le nostre scelte a partire da un’accresciuta consapevolezza di pericoli e rischi di fallimento. Ma l’addestramento a scegliere bene, l’educazione a saper valutare scopi giusti e mezzi acconci (dentro una gran varietà di opportunità «umanistiche»), non è la verità più profonda del Vangelo, non è il suo messaggio essenziale. Parecchie volte, si chiede al Vangelo di essere una specie di scuola super dello Spirito, aperto al mito dell’«eccellenza formativa». Ma le parole del Vangelo ci informano di come le cose sono e stanno nel «suo» sguardo. Di fatto ci aiuta a vedere l’uomo più in profondità, a contatto con drammi anche inevitabili, con contraddizioni e insufficienze che riguardano bravi e meno bravi, e proprio a questa «povertà di tutti» esso osa spalancare orizzonti grandiosi, non per ciò che gli uomini sanno fare, scegliere e realizzare, ma perché di essi si cura il Signore della misericordia, che li salva, li grazia, ne previene pensieri e sostiene fatiche, ne indirizza lo spirito.

Alla presenza dell’Unico
È la presenza invisibile ma potente di Dio che rende «beati» i poveri e annuncia e vede i «guai» dei ricchi sazi. I nostri progetti, fragili soprattutto se ambiziosi, nascono quasi tutti da desideri e bisogni umani e comuni. Possono dirsi cristiani solo se e quando nascano segnati dalla sorpresa e gratitudine per questa rivelazione, che è incarnazione di Dio e risurrezione dell’uomo. Con i suoi insegnamenti Gesù delinea e propone una morale di altissimo livello. Ricevere queste Parole e chiedere umilmente di poterle accogliere nella nostra vita personale e comune, è certamente risposta giusta al dono di Dio.

PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO

  • Come si manifesta il nostro stare con Dio?
  • Perché risulta tanto difficile compiere quello che la Parola chiede?

IN FAMIGLIA

  • Nel corso della vita ci capita di fare dei bilanci. Forse ci siamo allenati molto a tenere in ordine i bilanci economici, oppure a calcolare le nostre forze nell’affrontare un nuovo compito che ci è stato affidato.
  • È bello poter fare anche un bilancio di com’è il nostro rapporto con Cristo Gesù, evidenziando quali sono gli elementi che abbiamo fatto nostri, le resistenze che poniamo, le incomprensioni che ci accompagnano.

(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 13 febbraio 2022

13 FEBBRAIO
6ª DOMENICA T.O.
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RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, che dichiari beati i più poveri. Abbi pietà di noi.
  • Cristo, che insegni la purezza del cuore. Abbi pietà di noi.
  • Signore, accanto a chi è perseguitato per la fede. Abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Ora nella Preghiera dei fedeli chiediamo al Signore che faccia di noi gli uomini delle Beatitudini, rendendoci operatori del bene.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Accresci, Signore, la nostra giustizia.

  • Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. Suo dovere è riporre la propria sicurezza non nei beni della terra, ma unicamente in Cristo morto e risorto.
    Perché non scenda a compromessi con i poteri del mondo, ma la sua azione sia sempre ispirata e guidata dallo spirito delle Beatitudini, preghiamo.
  • Per tutti gli uomini sulla terra. La venuta di Gesù è risultata sconvolgente e decisiva per la crescita spirituale e il futuro dell’umanità.
    Perché ogni uomo comprenda che nell’accettazione o rifiuto di Dio e del suo Regno si gioca il significato delle nostre esistenze, preghiamo.
  • Per quelli che sono poveri, oppressi, soffrono ingiustizia e persecuzione. Di loro è pieno il nostro pianeta, soprattutto il Terzo Mondo.
    Perché trovino nei cristiani i fratelli che s’impegnano al loro fianco, e realizzano le condizioni di una società più equa e più umana, preghiamo.
  • Per gli uomini e i popoli che vivono nel benessere. Sovente il loro stile di vita – fatto di sperpero e di vana ostentazione – è in netto contrasto con lo spirito genuino del Vangelo.
    Perché essi accolgano la parola di Gesù, imparino a condividere, e operino la giustizia sociale nella verità e nella carità, preghiamo.
  • Per la nostra comunità (parrocchiale). Vediamo anche attorno alle nostre case gente facoltosa che si comporta male, e gente povera, sovente sfruttata e umiliata.
    Perché con la nostra presenza operosa in mezzo agli altri ci impegniamo per primi a realizzare il Regno del Signore, che è regno di giustizia, di amore e di pace, preghiamo.

Celebrante. Donaci, Padre, con abbondanza la forza della tua grazia, perché nelle molte difficoltà del mondo d’oggi sappiamo vivere con generosità lo spirito delle beatitudini, come ci ha insegnato il tuo Figlio Gesù. Te lo chiediamo per lo stesso Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 13 febbraio 2022

13 FEBBRAIO
6ª DOMENICA T.O.

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 6 febbraio 2022

6 FEBBRAIO
5ª DOMENICA T.O.
(Giornata nazionale per la vita)
VOCAZIONE E RISPOSTA

La liturgia di oggi ci presenta tre uomini, il profeta Isaia, Paolo di Tarso e Simon Pietro, che sono stati chiamati da Dio. Nessuno di loro ha potuto scegliere quando ricevere questa chiamata e tutti, nel momento in cui essa è arrivata, si sono sentiti impreparati e indegni a riceverla.
Quello che hanno potuto decidere, però, è cosa rispondere: se superare il senso di vertigine per la sproporzione tra la missione che gli veniva assegnata e le loro forze o se lasciarsi vincere, rimanendo indifferenti.

PRIMA LETTURA
Eccomi, manda me!
La consapevolezza del proprio peccato è il primo passo per aprirsi alla redenzione. Proprio questo è ciò che accade al profeta Isaia: chiamato da Dio, egli viene mondato dalle sue colpe e diventa un uomo nuovo, capace di assumersi nuove responsabilità.

Dal libro del profeta Isaia                     Is 6,1-2a.3-8
Nell’anno in cui morì il re Ozìa, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo: «Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria».
Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti».
Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un
carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli
mi toccò la bocca e disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato».
Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE          Dal Salmo 137 (138)
Il salmista non vuole lodare quegli dei che rendono l’uomo schiavo, ma l’unico vero Signore, la cui legge è salvezza e libertà.
Rit. Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria.
Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

Ti renderanno grazie, Signore, tutti i re della terra,
quando ascolteranno le parole della tua bocca.
Canteranno le vie del Signore:
grande è la gloria del Signore!

La tua destra mi salva.
Il Signore farà tutto per me.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.

SECONDA LETTURA
Così predichiamo e così avete creduto.
Non è per modestia che l’apostolo Paolo definisce la sua condizione precedente alla rivelazione di Cristo come «un aborto». Con questo termine egli intende piuttosto descrivere la situazione in cui si trova l’uomo quando pretende di fare a meno di Dio: quella di un progetto interrotto.
 Tra parentesi [ ] la forma breve.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi                                        1 Cor 15,1-11
Vi proclamo, [fratelli,] il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!
[A voi] infatti [ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè
che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto
e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.]
Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. [Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.] Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                      Mt 4,19
Alleluia, alleluia.
Venite dietro a me, dice il Signore,
vi farò pescatori di uomini.
Alleluia.

VANGELO
Lasciarono tutto e lo seguirono.
In questo brano del vangelo di Luca, Gesù chiede a Pietro di fidarsi di lui. Nel farlo, non fornisce prove e non ricorre a sottili argomentazioni: Cristo stesso e la sua Parola sono le uniche certezze su cui il pescatore galileo può basarsi per compiere questa scelta, che risulterà decisiva per la sua intera esistenza.
Dal vangelo secondo Luca                       Lc 5,1-11
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono. Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 6 febbraio 2022

6 FEBBRAIO
5ª DOMENICA T.O.
(Giornata nazionale per la vita)
VOCAZIONE E RISPOSTA

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Nel brano della sinagoga di Nazaret (cf Lc 4,16-30) erano emersi il discorso programmatico di Gesù e la prefigurazione della fine a causa della non accoglienza della sua predicazione. Dal capitolo quinto in poi si riscontrerà come la scena di Nazaret si ripete nella vita di Gesù. Al suo annuncio in parole e opere gli uditori reagiscono opponendo il rifiuto oppure accogliendolo nella fede. La risposta positiva comporta quel cambiamento radicale in cui consiste la sequela. Luca usa, alla fine dell’episodio letto oggi, le due parole qualificanti di essa: «Lasciarono tutto e lo seguirono» (Lc 5,11).

Vocazione: iniziativa di Dio che chiama in causa la libertà dell’uomo
Il brano di Isaia e il vangelo di questa domenica si possono leggere in parallelo. Essi mettono in luce le dinamiche fondamentali del momento che inizia e fonda la sequela: la vocazione. Sia Isaia sia Simone (sia Giacomo sia Giovanni) sono dei chiamati in vista della missione.
In primo luogo la vocazione è un evento che accade per iniziativa di Dio. Isaia vede il Signore perché il Signore si rivela a lui. Sulle sponde del lago Gesù prende l’iniziativa di salire sulla barca di Simone e per primo instaura il dialogo con lui (cf Lc 5,4).
L’iniziativa di Dio però non toglie spazio alla libertà dell’uomo. Alla fine della visione della prima lettura, alla domanda di Dio Isaia risponde: «Eccomi, manda me!» (Is 6,8). Ma avrebbe potuto anche non rispondere così. Ugualmente, alla richiesta di prendere il largo e gettare le reti Simone avrebbe potuto opporre un rifiuto, basandosi sulla sua stanchezza (aveva pescato tutta la notte) e sulla sua esperienza (non aveva preso nulla).
La vocazione è un’esperienza che chiama in causa la libertà e la decisione di ciascuno. Simone già conosceva Gesù (cf Lc 4,38-39), ma questo non è ancora «decidersi per Gesù». C’è uno scarto fra il sapere di Gesù e il credere in lui. E lo scarto è superato solo con un balzo, quello della decisione libera.

Vocazione ed esperienza della grazia
Sia per Isaia che per Simone la vocazione si delinea in un contesto (liturgico o di quotidianità) di prossimità col divino. L’esperienza mette entrambi i protagonisti di fronte alla scoperta della loro indegnità. Se la percezione del proprio peccato li porta allo sgomento, a porre una distanza tra loro e il divino che si rivela, dall’altra parte sia il Signore nella prima lettura che Gesù nel vangelo vanno incontro all’indegnità umana, ponendovi rimedio. Le labbra di Isaia vengono purificate. Simone riceve un invito: «Non temere» (Lc 5,10); e una nuova identità: «d’ora in poi sarai pescatore di uomini» (Lc 5,10).
Questa è l’esperienza della grazia. Quella di cui parla l’apostolo Paolo (cf 1 Cor 15,10). È il riconoscimento dell’iniziativa gratuita di Dio.
L’iniziativa di Dio dice che nella vocazione siamo chiamati da. Ma le vocazioni descritte in queste letture dicono anche che siamo chiamati per. Simone, Isaia e Paolo sono chiamati per la missione.

Vocazione e missione
Esperienza del divino, riconoscimento della propria indegnità, dono della grazia, se sono ricevuti con disponibilità, trasformano il chiamato e lo approntano alla missione per la quale è chiamato. Qui però deve essere chiaro che si sta parlando di vocazione alla sequela, non di vocazioni particolari, che della prima sono solo modalità di realizzazione. L’esperienza della chiamata è, nelle sue linee fondamentali, comune alle vocazioni laicali, alla vita consacrata, al ministero sacerdotale.
Come dice san Paolo, la missione è sostanzialmente inserirsi nel processo di trasmissione di quanto ricevuto. La fede ci è stata annunciata, di questa stessa fede siamo annunciatori. I modi seguiranno le specificità di tempo, luogo, ministero, carattere e carismi di ciascuno. Ma i contenuti sono sempre (e solo!) quelli elencati da Paolo (cf 1 Cor 15,3-4).
Questa è la lieta novella, l’Evangelo. Una missione che ci è affidata, che continua quella di Cristo e della Chiesa apostolica, e che dovrebbe suscitare un grande senso di responsabilità, di entusiasmo e di consapevolezza della sproporzione. Sproporzione fra la fragilità personale e il messaggio di cui si è portatori; fra le forze e il compito; fra gli strumenti di cui si dispone e il mondo cui si è mandati. Perciò vale la pena di tornare alle parole di Gesù: «Non temere!». Parole di esortazione dette a Pietro; dette alla Chiesa di ogni tempo e luogo; dette a noi.

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 6 febbraio 2022

6 FEBBRAIO
5ª DOMENICA T.O.
(Giornata nazionale per la vita)
VOCAZIONE E RISPOSTA

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, i nostri fallimenti passati ci impediscono di rispondere positivamente alla tua chiamata. Abbi pietà di noi.
  • Cristo, le nostre colpe ci ossessionano e non riusciamo ad avere fede nella tua misericordia. Abbi pietà di noi.
  • Signore, nel momento della scelta vacilliamo, chiedendoci perché debba toccare proprio a noi. Abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Come fece con Pietro e con Paolo, Gesù invita anche noi, oggi, a lasciare tutto e a seguirlo. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, eccoci: manda noi.

  • Perché la tua potenza non ci intimidisca, ma ci convinca che puoi cambiare tutto, anche il nostro cuore. Preghiamo.
  • Perché sappiamo selezionare, tra ciò che abbiamo ricevuto, quel che proveniva da te e sappiamo trasmetterlo a chi verrà dopo di noi. Preghiamo.
  • Perché la stanchezza e la disillusione non ci impediscano di riporre in te una fiducia sempre nuova. Preghiamo.
  • Perché sappiamo lasciare ai nostri fratelli la stessa libertà di scelta che hai concesso a noi. Preghiamo.

O Padre, nella storia della salvezza hai spesso affidato missioni importanti a uomini piccoli o segnati dal peccato. Fa’ che, grazie alla tua infinita misericordia, anche noi possiamo sentirci pronti a rispondere di sì alla tua chiamata. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 6 febbraio 2022

6 FEBBRAIO
5ª DOMENICA T.O.
(Giornata nazionale per la vita)
VOCAZIONE E RISPOSTA

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

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Un anno straordinario

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