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4. Parola da Vivere – 7 marzo 2021

7 MARZO

3ª DOMENICA DI QUARESIMA

Lo zelo della tua casa mi divora

COMMENTO

Leggendo di questo episodio nei sinottici, molti cristiani pensano: «Ecco, anche Gesù si arrabbiava, quindi…». Ma è probabile che Giovanni non sia d’accordo, per lui non sarebbe uno scatto di ira.
Anzitutto sposta questo avvenimento dalla fine del ministero all’inizio. Nei sinottici i contrasti con i Giudei nascono sull’osservanza della Legge e in particolare sul sabato; partendo da questo, Gesù si presenta come figlio di Dio e suscita l’ira dei suoi avversari, che decidono di eliminarlo. Giovanni invece pone come inizio della polemica una discussione sul tempio. Per i Giudei il tempio era il luogo dell’abitazione di Dio; chi lo voleva incontrare, pregare e ricevere i suoi doni, doveva andare a Gerusalemme. Ma ciò che avrebbe dovuto alimentare l’autentico rapporto religioso con Dio, si era trasformato in un commercio, quasi che l’incontro con il Signore fosse determinato da un’offerta materiale, anzi dal “valore” dell’offerta. In questo modo il volto di Dio e il rapporto con lui venivano deformati.
Gesù, di fronte a questo modo rapportarsi a “suo” Padre, si indigna profondamente e reagisce con una certa violenza. Si tratta di ira? Per Giovanni no. Infatti tra lo sguardo sul “mercato” e l’intervento clamoroso, l’evangelista introduce una piccola pausa: Gesù si siede e confeziona pazientemente una frusta di cordicelle. Questo semplice particolare ci orienta a cambiare l’arrabbiatura in azione profetica. Gesù agisce con piena consapevolezza, come i profeti del Primo Testamento, per dare un segno che non passi inosservato e che la gente ricordi. Vuole affermare qual è il genuino senso del tempio e presentare il vero volto di Dio, insieme al corretto rapporto degli uomini con lui. Che sia un gesto profetico lo hanno capito anche i Giudei, i quali non arrestano Gesù, ma gli chiedono un segno che dimostri la sua qualifica di profeta.
Inoltre, Giovanni si serve di questo episodio per annunciare la sostituzione del tempio di Gerusalemme con il corpo di Gesù. Quando l’evangelista scrive, il tempio è già distrutto. I cristiani, ma anche i Giudei, devono sapere che quel tempio era solo il simbolo di una realtà molto più grande e più bella che l’avrebbe sostituito: Gesù stesso. Da quando si è fatto carne, è lui il vero tempio di Dio nel mondo e l’accesso al Padre non è condizionato né dal tempo né dal luogo. I Giudei distruggeranno questo vero tempio, ma lui lo «ricostruirà» in tre giorni e nessuno potrà più distruggerlo. Così l’accesso al Padre è sempre libero e “gratuito” per tutti coloro che lo cercano “in spirito e verità”, passando attraverso Gesù, via, verità e vita.
Gli apostoli capiranno dopo la risurrezione, i cristiani la risurrezione l’hanno già ”vista” e quindi hanno tutta la possibilità di accedere alla vera fede, ben diversa da quella di chi cerca i miracoli. Gesù non può fidarsi di chi lo segue per i miracoli, perché sa benissimo che la fede, che ha come radice il miracolo, alle prime difficoltà si dissolve. Con lui non abbiamo bisogno di raccomandazioni né di raccontargli mezze verità per giustificarci, lui ci conosce fino in fondo.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Chi ancora oggi fa della casa di Dio un mercato? Tutti coloro che usano la religione, per arricchirsi, per avere potere sugli altri, per discriminare i fratelli, per sentirsi migliori degli altri, per affermare se stessi…
  2. Gesù ci invita a un rapporto con Dio non basato su scambi di offerte e di favori, ma sull’amore filiale verso il Padre, fonte di ogni bene. La preghiera del cuore non ha bisogno di supporti materiali per essere accolta da Dio e per generare la pace interiore e la gioia profonda.
  3. I Giudei chiedono un segno e Gesù annuncia la sua passione. Noi abbiamo bisogno ancora di altri segni, per riconoscere l’infinito amore misericordioso del Padre e di Gesù per noi e per tutti?
  4. Gli apostoli ora non capiscono ma registrano e al momento opportuno ricordano e così possono interpretare correttamente gli avvenimenti. Noi abbiamo a disposizione il vangelo per leggere in profondità, alla luce dell’amore del Padre e di Gesù, tutto quello che succede nella nostra vita e nella vita dei nostri fratelli.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Questa settimana al Signore non chiediamo nulla per noi stessi, ma solo per gli altri.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 7 marzo 2021

7 MARZO

3ª DOMENICA DI QUARESIMA

Lo zelo della tua casa mi divora

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, tu solo conosci quello che c’è veramente nel cuore di ogni uomo, abbi pietà di noi.
  • Cristo, misericordia del Padre, tu ci perdoni, quando siamo smarriti, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che ci chiami a conversione in questo tempo di Quaresima, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, Gesù è il vero tempio, ed è a lui che ci rivolgiamo perché renda forte la nostra fede personale e comunitaria. Preghiamo insieme e diciamo:

O Signore, rendi più genuina la nostra fede.

  • Per la Chiesa, perché sia animata sempre nella sua testimonianza da una vera e genuina fede evangelica, preghiamo.
  • Per i responsabili della vita sociale, perché nelle loro iniziative si ispirino alla legge di Dio e a una viva sensibilità verso chi vive in difficoltà, preghiamo.
  • Perché la Passione di Cristo sia al centro dei nostri pensieri e dei nostri affetti in questo tempo di Quaresima, preghiamo.
  • Per tutti noi, perché guardiamo con apertura e disponibilità alla legge di Dio, capace di rinnovare profondamente la nostra vita e quella della società, preghiamo.

Celebrante. O Padre, ascolta queste nostre invocazioni: aiutaci ad abbandonare nella nostra vita ogni forma superficiale di religiosità per entrare in un nuovo e genuino rapporto con te, per Cristo tuo Figlio e nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 7 marzo 2021

7 MARZO

3ª DOMENICA DI QUARESIMA

Lo zelo della tua casa mi divora

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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3. Annunciare la Parola – 28 febbraio 2021


28 febbraio

2ª DOMENICA DI QUARESIMA B

«Questi è il Figlio mio, ascoltatelo!»

PER RIFLETTERE E MEDITARE

La trasfigurazione è uno degli episodi speciali e più attraenti della vita di Gesù e ha ispirato da sempre la fede dei cristiani. Lo si trova nei tre vangeli sinottici, ma anche in Pietro, che dice: «Egli ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: “Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento”. Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte» (2Pt 1,17-18).

I tre testimoni
Marco, che pure scrive il Vangelo più breve, dà sulla trasfigurazione molti particolari. Dice che le vesti erano splendenti, bianchissime («Nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche»). E riferisce le parole di Pietro: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». E aggiunge: «Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati». Pietro appare il più coinvolto, ma più che spaventato è preso interamente da quell’esperienza che sa di straordinario e vorrebbe prolungarla. La sua reazione potrebbe rifarsi anche all’idea trionfalistica del messia, vedere in questo momento solenne finalmente l’occasione per superare una concezione riduttiva del regno di Dio. Confermarsi nella bontà della sua scelta di mettersi al seguito di un maestro che non cessava di spegnere gli animi di chi era sempre in attesa di qualcosa di straordinario.
Il Padre ripete sostanzialmente le parole dette al momento del battesimo di Gesù: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». Ma alla fine non rimane che Gesù nella sua semplicità di uomo: «Improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro». Quasi a sottolineare che la trasfigurazione è una parentesi, e che la vita dei discepoli di Gesù deve continuare, e seguire le orme di questo maestro normale.

La fede di Abramo messa alla prova
L’episodio di Abramo della prima lettura è drammatico e conosciuto. Abramo appare anche in quest’occasione l’uomo fedele a Dio fino in fondo, senza resistenze, disponibile addirittura a sacrificare Isacco, il figlio della promessa.
Inutile domandarsi come sia stato possibile da parte di Dio chiedere ad Abramo questo gesto assurdo, quello di sacrificare il proprio figlio. È una domanda che ci facciamo tutti, dopo aver letto questo racconto straziante. In realtà questo testo fa parte del linguaggio biblico-simbolico. Abramo sembrerebbe voler offrire a Dio quello che gli era più caro in un tempo in cui i sacrifici umani erano normali, ma con questo tragico episodio Jahvè affermava la propria riprovazione per queste barbarie. Gli israeliti abbandoneranno presto i sacrifici umani, mentre presso altri popoli continuarono ancora a lungo.
Ma non possiamo dimenticare che ciò che non ha subìto Isacco, lo subirà Gesù. È questa la tradizione ecclesiale, che vede realizzarsi puntualmente nella passione e morte di Gesù quel sacrificio che ad Abramo è stato impedito di consumare. La voce che ha fermato il braccio di Abramo non ha fermato i Romani che mettevano in croce il Figlio di Dio. Lo sottolinea anche Paolo nella seconda lettura: «Dio non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi» (Rm 8,32).
Tutto il racconto della trasfigurazione ha infatti sullo sfon­do la croce. La logica di Dio è diversa dalla logica de­gli uomini e la gloria passa attraverso il sacrifico. Così è stato per Gesù, così è anche per noi. Senza croce, cioè senza impegnare la vita in obbedienza a Dio, non ci sarà trasfigurazione-risurrezione.

Incontrare il volto luminoso di Dio
Tornando al coinvolgimento di Pietro, Giacomo e Giovanni in estasi davanti alla bellezza della trasfigurazione di Gesù, c’è da dire che anche nella nostra vita, pur carica del peso dell’oscurità e della sofferenza, non mancano squarci di trasfigurazioni e di bellezza, nei quali Dio lo si incontra davvero, lo si sente a un passo da noi, se ne fa esperienza viva, immediata.
Questi momenti di esperienza forte di Dio non sono un’illusione, dal momento che sono testimoniati pra­ticamente da tutti i veri credenti. Diventano possibili soprattutto nei momenti di preghiera vera come per Gesù: «Gesù… salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante» (Lc 9,28-29). Dio non si sperimenta nel trambusto, nel caos, nell’agitazione delle attività. Bisogna in qualche modo conqui­starsi degli spazi in cui si possa fare silenzio, per en­trare in noi stessi. «Volete conoscere Dio? Mettetevi in ginocchio» (Fulton Sheen).
Un parroco torinese, don Paolo Gariglio, promotore di molte iniziative pastorali, ha voluto invitare nel teatro della sua parrocchia tutti coloro che pensavano di aver incontrato Dio. Si sono ritrovati in trecento in un teatro gremito e molti hanno potuto raccontare la loro storia singolarissima, il loro incontro personale con Dio.
«Dio si fa conoscere a coloro che lo cercano», dice Pa­scal. Ciò che noi dovremmo fare è creare le condizioni perché questa esperienza diventi possibile.
Dio si presenta a noi non tanto per un ragionamento intellettuale, ma attraverso un’esperienza vitale, un’intuizione di fondo irresistibile, che riconosce l’armonia dell’universo e che va oltre i dubbi e le brutture del mondo.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Dio nel suo amore, nella sua bontà verso gli uomini, nella sua potenza è giunto fino a concedere a coloro che lo amano il privilegio di vederlo. L’uomo con le sue sole forze non potrà mai vedere Dio. Ma se Dio lo vuole, può farsi vedere da chi vuole, quando vuole e come vuole. Come coloro che vedono la luce, sono nella luce e partecipano al suo splendore, così coloro che vedono Dio sono in Dio e partecipano al suo splendore. Lo splendore di Dio dona la vita: coloro che vedono Dio ricevono dunque la vita» (sant’Ireneo).

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4. Parola da Vivere – 28 febbraio 2021

28 febbraio

2ª DOMENICA DI QUARESIMA B

«Questi è il Figlio mio, ascoltatelo!»

COMMENTO

La pagina del cosiddetto sacrificio di Isacco suscita emozioni e reazioni molto forti dal punto di vista umano. Però è una pagina da leggere nella fede. Il Primo Testamento ha molte situazioni e simboli comprensibili solo alla luce di tutto quello che Gesù ha mostrato e rivelato nella pienezza dei tempi: l’infinito e incomparabile amore di Dio Padre, che ha accettato il sacrificio del Figlio unigenito per la nostra salvezza. La fede di Abramo allora può diventare rimprovero alla nostra fede debole e vacillante, che può somigliare a quella degli apostoli prima della risurrezione del Signore. Anche solo l’annuncio della passione li ha fatti entrare in crisi. Per questo Gesù ne ha portati solo tre sul Tabor.
Il brano della trasfigurazione costituisce, in certo modo, una sintesi del vangelo di Marco; egli lo apre con la proclamazione che Gesù è il Figlio di Dio, annuncio confermato nel battesimo al Giordano da Dio Padre stesso; alla fine della passione, un centurione pagano, vedendo come era morto Gesù, dichiara: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!». E allora, il lettore, secondo Marco, non solo non si deve scandalizzare, come hanno fatto gli apostoli, della passione e della morte in croce, ma addirittura, proprio per come muore, senza neanche aspettare la risurrezione, può riconoscere in Gesù il Figlio di Dio. La risurrezione è la conferma definitiva.
Proprio al centro del vangelo Pietro risponde a Gesù: «Tu sei il Cristo», che è la traduzione greca dell’ebraico «Messia».
Ma Gesù sa benissimo che l’idea di Messia che hanno i suoi amici è molto lontana dalla sua. Così comincia a mettere in chiaro le cose: «sono il Messia, ma sarò tradito e ucciso… il terzo giorno, però, risorgerò».
Gli apostoli, e Pietro per primo, non solo non capiscono, ma non accettano. La pazienza di Gesù nell’educare gli apostoli è davvero «divina». Sa che non potranno capire che dopo la risurrezione, ma vuole incoraggiarli, per quanto è possibile.
Ne prende solo tre, i più vicini, e dà loro un segno della sua identità «intera»: li porta sul monte (richiama il Sinai); diventa luminoso (come sarà da risorto); Mosè, il legislatore, ed Elia, il profeta rapito in cielo, conversano con lui; la nube, che nel deserto indicava la presenza di Dio, li copre e la voce di Dio Padre dichiara ai tre discepoli che Gesù è suo figlio e devono ascoltarlo, cioè imparare e lasciarsi guidare da lui.
Gli apostoli si spaventano, perché, avendo visto una chiara manifestazione divina, temono di morire, ma l’esperienza è così bella che vorrebbero continuasse, come sarà in Paradiso. Ma la trasfigurazione è soltanto un segno che anticipa ciò che sarà nella risurrezione e nel Regno definitivo.
E poi Gesù ordina di tacere. I suoi tre amici ricorderanno l’esperienza, ma conserveranno la discrezione necessaria, perché gli altri, forse, di fronte a una manifestazione così chiara della divinità di Gesù, avrebbero potuto confermarsi nell’idea di un Messia trionfatore in questo mondo.
Una scena ricchissima di significato e riferimenti biblici per dire che Gesù è uomo, è figlio di Dio, è il profeta definitivo che fa conoscere il vero volto di Dio, è il nuovo e ultimo legislatore, che passerà vittorioso attraverso la morte.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gli apostoli hanno «visto» l’invisibile di Gesù. Anche in noi c’è l’invisibile: siamo figli di Dio. Abbiamo vissuto momenti e situazioni in cui gli altri hanno visto risplendere sul nostro volto la somiglianza con Gesù?
  2. Sulla croce vediamo tutti la seconda trasfigurazione di Gesù. In ogni persona che soffre siamo chiamati a «vedere» il volto del Figlio di Dio sofferente. Gesù lo ha detto fin troppo chiaramente: «tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).
  3. Pietro vuole «fermare» il momento di Paradiso. Gesù lo riporta nella quotidianità. I momenti di felicità piena, hanno lo scopo di illuminare e renderci capaci di riempire di amore concreto la vita quotidiana e i sacrifici. Proverbio citato spesso da don Bosco: «In Paradiso non si va in carrozza».
  4. «Ascoltatelo». Nel momento in cui pensiamo che ormai il Vangelo lo sappiamo e non ci troviamo niente di nuovo per la nostra vita, se ci guardiamo dentro sinceramente, scopriamo di aver dato ascolto fin troppo ad altri maestri… Forse senza accorgercene abbiamo scelto di tenerci stretta la nostra vita, fuggendo dalla Parola che ci chiede di convertirci.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Se stiamo vivendo un periodo difficile, ricordiamo i momenti, le persone e le situazioni in cui abbiamo sperimentato l’amore del Signore e la bellezza della vita.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 28 febbraio 2021

28 febbraio

2ª DOMENICA DI QUARESIMA B

«Questi è il Figlio mio, ascoltatelo!»

RICHIESTA DI PERDONO

  • Padre, ci hai invitati ad ascoltare Gesù, ma noi spesso chiudiamo orecchi e cuore. Abbi pietà di noi.
  • Cristo, ti sei rivelato nel tuo splendore, ma noi ci lasciamo abbagliare dalle false luci di questo mondo. Abbi pietà di noi.
  • Spirito Santo, ci doni sempre la tua luce e la tua forza, ma noi ci lasciamo indebolire dal nostro orgoglio. Abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, in questa seconda domenica di Quaresima Gesù in preghiera si trasfigura per mostrarci il suo volto glorioso. Riuniti anche noi in preghiera, diciamo insieme:
Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce!

  • O Padre, la tua Chiesa risplenda nel mondo per la sua testimonianza, per mostrare al mondo la bellezza della vita cristiana, preghiamo.
  • Signore Gesù, Figlio prediletto del Padre, conduci anche noi con te sul santo monte, per vedere il tuo volto luminoso, preghiamo.
  • Signore Gesù, illumina chi ti cerca con cuore sincero e mostrati a chi è deluso dalla vita o schiacciato dalla sofferenza, preghiamo.
  • Per tutti noi qui presenti, affinché l’incontro con Gesù nell’Eucaristia dia forza alla nostra fede e alimenti la nostra speranza, preghiamo.

Celebrante. Signore Gesù, splendore del volto del Padre, ti chiediamo di renderci capaci di contemplare il tuo volto glorioso in questi giorni che ci conducono alla tua Pasqua, tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

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6. Vignetta di RobiHood – 28 febbraio 2021

28 febbraio

2ª DOMENICA DI QUARESIMA B

«Questi è il Figlio mio, ascoltatelo!»

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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3. Annunciare la Parola – 21 febbraio 2021


21 febbraio

1ª DOMENICA DI QUARESIMA B

La Quaresima di Gesù

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Prima di farsi travolgere dalla vita pubblica Gesù ha vissuto quaranta giorni di vita dura nel deserto, soggetto anche lui alle tentazioni. Per tutti gli ebrei i quaranta giorni erano ricchi di simboli: da quelli di Noè, ai giorni di Elia verso il monte di Dio, a quelli di Giona («Quaranta giorni e Ninive sarà distrutta!»). Il numero quaranta fa riferimento anche ai quaranta giorni di Mosè sul Tabor per ricevere la Legge, e ai quarant’anni di marcia nel deserto degli ebrei verso la terra promessa.

Gesù tentato nel deserto

Nel racconto di Marco Gesù si sottopone alla prova del deserto immediatamente dopo il battesimo che lo ha proclamato Figlio di Dio e lo ha intronizzato ufficialmente agli occhi dei presenti come messia. Poi lo stesso Spirito che si è posato su di lui, lo spinge nel deserto, dove inizia con quaranta giorni di penitenza e di duro deserto la sua preparazione alla vita pubblica.
Nel racconto stringatissimo di Marco Gesù nel deserto viene tentato da Satana e vive in armonia con gli animali selvatici. Tutto qui, ma è chiara l’intenzione dell’evangelista di fare riferimento ad Adamo, il primo uomo uscito dalle mani di Dio. Gesù è l’Adamo definitivo. Dopo che Dio ha riproposto inutilmente la sua alleanza con l’umanità attraverso Noè, Abramo e Mosè, Gesù ora riprende il progetto iniziale di Dio e dà alla storia la svolta che si attendeva il Creatore.
Marco non presenta in dettaglio le tentazioni di Gesù, come fanno Matteo (4,1-11) e Luca (4,1-13), ma racconta che lascia il deserto quando Giovanni Battista viene imprigionato. Gesù così si mette sulla stessa scia del Battista, entrando senza paura nella mischia, nonostante i rischi legati alla sua missione.

Convertitevi e credete nel Vangelo

Iniziando la predicazione Gesù evita la grande città e proclama la venuta del regno di Dio a partire dalla Galilea. Molta gente si affolla attorno a lui. È anche lui uno di questi galilei che si avvicinano ora per ascoltarlo e conosce molto bene le loro condizioni di vita. Per questo le sue parole partono dalla vita e giungono al cuore. «Nelle sue parole c’è l’odore del sudore della vita» (Endo Shusaku). Gesù li invita alla conversione, dice che i tempi sono maturi.
Anche noi in questa prima domenica di Quaresima siamo chiamati alla conversione, approfittando di questi quaranta giorni che ci vengono proposti. E la prima conversione a cui siamo chiamati è probabilmente quella di prendere sul serio questa Quaresima.
Tutti siamo chiamati alla conversione. Probabilmente gli ebrei al tempo di Gesù hanno colto con stupore e sorpresa questo invito di Gesù. Secondo le loro convinzioni secolari erano i pagani che avrebbero dovuto convertirsi, non la stirpe eletta, non il popolo dell’alleanza. Tanto più i capi religiosi. Eppure più di altri erano loro ad aver bisogno di cambiare il cuore. Loro più di altri faranno fatica a farsi piccoli per il regno, a entrare seriamente in un atteggiamento di disponibilità. Gesù ha trovato meno chiusure nei peccatori pubblici e incalliti, che a indirizzare i “giusti” del suo tempo verso una mentalità più evangelica. Che non succeda la stessa cosa a noi, cristiani praticanti, immaginando che siano altri e non noi a doversi convertire.

La nostra Quaresima

A molti le parola Quaresima richiama momenti di penitenza e di riti speciali. In realtà si tratta di verificare a fondo l’orientamento della nostra vita. È ciò che esprime la parola metànoia («conversione»), che in greco significa «cambiare la mente», cambiare il cuore. Oppure la parola ebraica shûb, un verbo molto usato nella Bibbia, che significa «volgersi, tornare indietro», tipico di chi ha sbagliato strada, e deve fare un’inversione a «u» per ritrovare il proprio sentiero.
Cambiare il cuore, ritrovare il sentiero, ma con quali scelte? Tradizionalmente sono tre gli orientamenti proposti nel tempo della Quaresima: il deserto (penitenza, digiuno, silenzio), la preghiera, la carità.
La preghiera, la carità, il silenzio sono virtù che funzionano e ci cambiano il cuore. Ci fanno arrivare lontano, anche dove noi non ci aspetteremmo.
Sul digiuno invece, non proprio popolare nel nostro tempo, a meno che non si tratti di diete per dimagrire o per salvarsi da una malattia, una parola di chiarezza ci viene dal documento dei vescovi italiani Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza (1994). Si afferma che anche il digiuno e l’astinenza rispondono al bisogno del cristiano di conversione. Ma rientrano in quelle forme di comportamento religioso che sono soggette alla mutazione dei tempi. Le attuali trasformazioni sociali e culturali rendono problematici, se non addirittura anacronistici e superati, usi e abitudini fino a ieri da tutti accettati. Ė allora necessario ripensarli.  La proposta tradizionale è di privarsi o di moderarsi non solo del cibo, ma anche di tutto ciò che può essere di qualche ostacolo alla vita spirituale, alla meditazione, alla preghiera e alla disponibilità al servizio del prossimo.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Ecco come tu dovrai praticare il digiuno: durante il giorno di digiuno tu mangerai solo pane e acqua; poi calcolerai quanto avresti speso per il tuo cibo durante quel giorno e offrirai questo denaro a una vedova, a un orfano o a un povero; così tu ti priverai di qualche cosa affinché il tuo sacrificio serva a qualcuno per saziarsi. Egli pregherà per te il Signore. Se tu digiunerai in questo modo, il tuo sacrificio sarà gradito a Dio» (il Pastore d’Erma, prima metà del secondo secolo).