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2. Esegesi – XX C, 18 ago ’19

SONO VENUTO A PORTARE LA DIVISIONE

Geremia 38,4-6.8-10 – Geremia affondò nel fango
Ebrei 2,1-4 – Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti
Luca 12,49-53 – Si divideranno padre contro figlio

La lotta del cristiano
Al cuore di questa liturgia sta l’annuncio della morte, prefigurata dalla sorte di Geremia, profetizzata e commentata da Gesù e continuata nella persona dei suoi discepoli. La prima lettura con la figura di Geremia, come pure la seconda, ci ricordano che può discernere questo tempo colui la cui vita riproduce la sorte di Cristo stesso, colui che viene perseguitato come annuncia Gesù nel Vangelo. Il discernimento lo può fare chiunque sa che la vita cristiana è una lotta senza tregua contro sé, mediante la preghiera e la vigilanza. Gesù è venuto a portare il giudizio attraverso il quale Dio manifesta la sua collera contro tutto il peccato dell’uomo, è venuto Egli stesso a subire questo giudizio in modo che gli uomini siano salvati. Ma Gesù porta pure agli uomini il grande dono dello Spirito perché Egli per primo ha ricevuto il Battesimo di Spirito quando ha accettato di fare della sua croce il nuovo albero della vita dal quale ognuno possa attingere vita e rigenerazione.

Capire ciò che contraddistingue
Nel Vangelo Gesù annuncia uno scontro tra chi sa discernere questo tempo e chi no. Ciò significa riconoscere in Gesù «Colui che doveva venire», oppure quello che è giusto, e riconoscerlo proprio quando annuncia la sua morte nel mondo. Per noi, questo significa che due sono fondamentalmente i problemi circa i segni dei tempi. Si pone innanzitutto il problema della qualità del segno. Dopo la venuta del Cristo, sembra chiaro che ogni segno non può che rimandare a Cristo stesso che è il segno per eccellenza. In secondo luogo, non qualunque cosa può diventare il segno dei tempi, bensì ciò che rende presente il Cristo morto e risorto e ciò che rinvia a Lui. È segno dei tempi ciò che invita a conversione, a un ritorno vero e radicale a Dio. C’è un battesimo che devo ricevere… il battesimo della fedeltà, della passione e morte per poter cambiare le cose. Ecco perché Gesù dice «credete che sia venuto a portare la pace?» (v. 51). Il senso che noi abbiamo della pace è molto diverso da quello profondo che è nella pace che il Signore ci dona. La nostra pace è sempre un po’ ambigua: io posso essere in pace con tutti e avere l’inferno dentro di me e viceversa.

Dividere per condividere
La nostra pace, troppe volte, è appena una tregua tra sconfitti e vittoriosi, tra potenti e servi. La pace di Cristo Gesù è quella che viene dalla fedeltà a Lui, alla sua Parola. Se si vive in questa fedeltà, si diventa segno di contraddizione… nelle proprie famiglie, nelle comunità religiose (v. 53), però è lì che il Signore diventa «fuoco che arde nel cuore della terra e incendia i vulcani». È importante ricordare che la seconda parte del nostro brano non introduce una nota «negativa», ma, al contrario, talvolta anche attraverso passaggi difficili e addirittura dolorosi, il dono evangelico annuncia e compie tutta la sua infinita ricchezza. Il verbo «dividere» e il termine «divisione» presenti nei vv. 51-53 li troviamo in Luca 22,17 dove del calice Gesù dice, secondo la traduzione italiana, «prendetelo e fatelo passare tra voi», ma il testo originale dice «prendetelo e dividetelo tra voi». E ancora troviamo lo stesso verbo in Atti 2,3: «Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro» e in Atti 2,45: «Vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno».

Diversi per arricchirci
Dunque un significato altamente positivo, di condivisione e non di divisione. È lecito e possibile attribuire lo stesso significato anche al nostro brano, intendendo che, posandosi su ciascuno, il dono di Dio evidenzia e glorifica le diversità delle persone. E lo stesso dono di Dio, che è lo Spirito Santo, si manifesta nella straordinaria varietà dei suoi doni. Tutto quello che Gesù dice e compie è sempre annuncio, celebrazione e consegna di sé per la salvezza del mondo. L’intera vita cristiana, dalla prima sua pasqua che è il Battesimo, alla sua ultima pasqua per passare da questo mondo al Padre, è tutta raccolta all’interno del dono battesimale, del dono dello Spirito Santo, del dono della comunione d’amore. Ora sappiamo sia dalla Scrittura sia dall’esperienza che tale «varietà» può e forse deve passare attraverso travagli anche penosi, ma che è irrinunciabile. Quanta fatica, quanto dolore, e quanti errori si fanno, quando si pretende e si impone di identificare unione e comunione con una pretesa e violenta uniformità. E quanto è bello e soave che i fratelli vivano insieme nell’unità del Signore manifestata ed espressa dalla ricchezza e varietà dei doni accolti e custoditi da ciascuno.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Da che cosa nascono le divisioni?
– La diversità che cosa porta nel tuo gruppo?


IN FAMIGLIA
Mettiamo sotto la lente di ingrandimento l’ultima discussione che c’è stata in famiglia.
Proviamo a capire qual è stata la causa scatenante, accogliamo chi ha sofferto maggiormente,
facciamo spazio al racconto per liberarci da ogni ombra,
regaliamoci al termine del confronto un abbraccio di pace.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – XX C, 18 ago ’19

• Ger 38,4-6.8-10 – Hai fatto di me un uomo di contesa su tutta la terra.
• Dal Salmo 39 – Rit.: Vieni presto, Signore, a liberarmi.
• Eb 12,1-4 – Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Apri, Signore, il nostro cuore e comprenderemo le parole del Figlio tuo. Alleluia.
• Lc 12,49-57 – Non sono venuto a portare la pace sulla terra, ma la divisione.

PER COMPRENDERE LA PAROLA

Come Gesù, anche il profeta è causa di divisioni. Egli è vittima del suo ministero, ma persevera. La passione di Geremia annuncia quella di Cristo.

PRIMA LETTURA
L’episodio di Geremia gettato nella cisterna avviene in uno dei momenti più tragici della storia di Gerusalemme e della vita del profeta, durante il secondo assedio della città (588-587). Dieci anni avanti, dopo la prima vittoria, Nabucodonosor aveva deportato i migliori in Caldea e messo sul trono un re abbastanza simpatico a Geremia, ma incapace di prendere una decisione.
Geremia prende posizione contro i partigiani della guerra, politicamente assurda, che si fondano su un ottimismo religioso falso, su una fiducia nella protezione di Dio non certo legittimata dalla degradazione morale e religiosa del paese. Nella sua consapevolezza religiosa egli sa che la vera rinascita può venire soltanto attraverso la prova e che la speranza della nazione sta più in coloro che sono già deportati a Babilonia che nella casta militare e politica di Gerusalemme.
Certamente la missione di Geremia ha una dimensione politica – del resto non è l’unico caso tra i profeti (cf ad es. Is 37, ecc.) – ed è talvolta difficile capire a tanta distanza il legame fra il ruolo profetico e l’intervento temporale. Del resto il problema non interessa solo l’esegeta, perché tutt’oggi rimane vivo nell’esistenza di ogni credente. La Parola di Dio comporta implicazioni concrete e attuali.

SALMO
Fa da eco alla 1a lettura e canta l’intervento di Dio (chinato e ascolto). Dio agisce e protegge il suo fedele, che ha sperato in lui. Dio è l’unica vera sicurezza, non resta che l’abbandono fiducioso.

SECONDA LETTURA
L’autore della lettera agli Ebrei, dopo aver precisato chiaramente l’importanza di Cristo per la nostra salvezza, invita i cristiani a vivere secondo la fede, contro ogni tentazione di scoraggiamento. Ha già ricordato come esempio tutti i santi della storia biblica (cap. 11, cf 19a domenica), i quali nella speranza hanno attinto lo slancio e il coraggio della loro vita. Adesso invita i cristiani a tener lo sguardo fisso in Cristo per perseverare (si notino i verbi sopportare, resistere e le altre espressioni correlative).

VANGELO
Le diverse affermazioni di questo brano riguardano gli avvenimenti ai quali bisogna prepararsi. Da un certo punto di vista, l’opera di Cristo è il giudizio del mondo. Giudizio nel fuoco dello Spirito, una prova attraverso la quale passa lo stesso Gesù. Questo giudizio, che è progressivo, divide gli uomini, li porta a scegliere e li contrappone fra loro.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Il fuoco della terra
Il fuoco è il contrario d’un comportamento passivo, d’una pura aspettativa. Geremia ha tanti nemici perché è stato preso, “sedotto” da un Dio che non gli lascia un minuto di riposo, “come un fuoco che mi bruciava le ossa” (Ger 20,9). Una passione viscerale. Un fuoco che si manifesta durante tutta la sua vita.
La 2a lettura è un invito a correre, a tenere lo sguardo fisso su Gesù che deve sedurre anche noi, fino a ottenere la nostra testimonianza col sangue. Anche la folla immensa di testimoni è una storia generosa che, di generazione in generazione, non è mai venuta meno. Anche Gesù è colmo dello Spirito di Dio. E questo Spirito è il fuoco che mediante la Pentecoste egli lancia nel mondo. Conosciamo l’aspetto passionale della fede di Pietro, di Giovanni, di Paolo, ognuno a suo modo.
In certe circostanze, anche la nostra fede deve essere determinante, categorica, capace di trascinare noi e gli altri, talvolta intuitivamente più sicura di qualunque sottigliezza o ragionamento. Deve rivelarsi positivamente appassionata, capace di riscaldarci il cuore, in qualunque circostanza della vita.
Giovanni Battista aveva annunciato: “Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco” (Lc 3,16).
“Chi è vicino a me è vicino al fuoco, chi è lontano da me è lontano dal Regno” (Logion del Signore, citato da Origene).
“Se il fuoco è disceso nel cuore del Mondo, è finalmente per possedermi e per assorbirmi. Non basta perciò che io lo contempli e che, con fede coltivata, accresca incessantemente il suo ardore attorno a me. Bisogna che, dopo aver cooperato con tutte le mie forze alla consacrazione che lo fa divampare, io acconsenta infine alla comunione che gli darà, nella mia persona, l’alimento che egli è venuto a cercare” (Teilhard de Chardin, La Messa sul Mondo).

Tre contro due, due contro tre
Se la fede è un fuoco dal cielo, non è qualcosa di tutto riposo. Dove ci sono dei credenti, c’è lotta, c’è contestazione. Avviene una scelta, un giudizio, non senza scontri.
Ciò non vuol dire che da una parte ci sono i buoni, dall’altra i cattivi. Nessuna contestazione è mai pura, come nessuna resistenza alla contestazione. Ma lo scontro è inevitabile, quando si crede a una causa. Ancor più quando ci si lascia prendere dalla verità.
Il fuoco è pure il fuoco del giudizio: “Ogni albero che non produce buoni frutti viene tagliato e gettato nel fuoco” (Mt 3,10; 5,22; 13,40; Gv 15,6).
La fede è una forza di contestazione di noi stessi. “Se la tua mano, se il tuo occhio ti sono occasione di scandalo, gettali via” (Mt 5,29s). Noi abbiamo bisogno di essere sotto lo sguardo di Dio, che ignora la complicità ed è pieno di misericordia nel desiderio di convertirci. Gli avvenimenti, prima di spingerci a giudicare gli altri, mettono in questione il nostro personale modo di vivere. “Deponiamo tutto ciò che ci è di peso”. “Non avete ancora resistito fino al sangue” (2a lettura).
La fede è una forza di contestazione fraterna (Vangelo). Le tensioni sorgono nei rapporti reciproci, alimentate dal proprio ideale di vita, dall’esigenza d’un amore puro, dall’uso del denaro. Il cristianesimo, fattore di pace? Certamente: l’Eucaristia è il sacramento della pace, ma una pace fatta di lotte, di scelte, di opzioni di ogni momento.
Abbiamo il dovere di interrogarci sulla pace nelle nostre famiglie, nelle nostre assemblee cristiane… È una pace che tende a soffocare? Che tende ad assopire? Oppure il frutto di tensioni vinte nell’amore e nella libertà di Cristo?
La fede è una forza di contestazione politica (cf Geremia). Tra cristiani e non cristiani, e anche fra di noi. Perché solamente essa, se la viviamo, ci dà una piena libertà spirituale. La Parola di Dio comporta implicazioni concrete nell’ambito della giustizia e dell’organizzazione del mondo, e può farci soffrire reciprocamente. Non è un insieme di ricette date in anticipo. Ognuno, secondo la sua esperienza, deve inventare le applicazioni che ritiene valide. Ciò non coincide mai col cammino del vicino.
Dobbiamo credere a un’unità che supera le nostre diverse opzioni, che supera noi stessi: Cristo Gesù, e cercare in lui il dialogo che non sacrifica niente d’una verità o di una giustizia conservate a frammenti.
La fede è necessariamente contestata. Lo è perché il Vangelo di natura sua sconvolge ogni cosa. Lo è perché coloro che sostengono il Vangelo, quali siamo noi, hanno le loro debolezze, le loro corte vedute. Questa però non è una ragione per ridurre la fede a un comportamento pusillanime. Per fortuna contestando la nostra testimonianza, gli altri ci spingono alla contestazione di noi stessi, inseparabile da ogni azione in mezzo al prossimo.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno C, tempo ordinario – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – XX C, 18 ago ’19

SONO VENUTO A PORTARE LA DIVISIONE

Il brano evangelico contiene il cuore del mistero cristiano come mistero dell’amore di Dio e dunque la vita secondo il dono d’amore come volto profondo della nostra vita cristiana. Gesù è venuto a portare tutto questo e il dono della vera pace che è incessante conversione dei cuori verso la verità e la comunione con il Cristo di Dio.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – XX C, 18 ago ’19

Gesù, causa di divisione

Celebrante. Gesù ci ha avvertiti sul pericolo che corriamo di non comprenderlo, e di dividerci fra noi. Nella Preghiera dei fedeli chiediamo al Padre che ci renda capaci di accogliere con gioia il suo Figlio Gesù, e di condividere tutti insieme la sua forte amicizia.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Fa’ di noi, o Padre, veri discepoli del Cristo.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio, nata dal fuoco che Gesù ci ha portato nella Pentecoste. Suo compito è di annunciare il Vangelo a tutti, anche tra le incomprensioni e contraddizioni della storia.
Perché animata dallo Spirito Santo, la Chiesa sappia testimoniare agli uomini l’amore indefettibile del Padre per tutte le sue creature, preghiamo.

2. Per i cristiani, chiamati a scegliere per la loro esistenza quel modello, a volte scomodo, quale appunto si presenta a noi Gesù.
Perché con la fedeltà al Vangelo portino chi è accanto a loro a scoprire la fede in Cristo, e a crescere nella solidarietà e nell’amore, preghiamo.

3. Per tutte le famiglie, che nel difficile contesto sociale di oggi rischiano di vivere divise – come diceva Gesù – «tre contro due e due contro tre».
Perché trovino nel nostro Salvatore non motivi di contrapposizione, ma lo stimolo a diventare più unite, nella concordia e nella pace, preghiamo.

4. Per coloro che ancora rifiutano il Signore Gesù. La presenza a volte contestata dei cristiani nel mondo, dovrebbe rivelarsi ai loro occhi come il segno dei nuovi tempi dello Spirito Santo.
Perché quanti sono ancora lontani dal Signore vogliano accogliere con gioia l’invito a vivere nella fede, e a diventare suoi discepoli, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Se vogliamo uscire dal «tirar a campare» di tutti i giorni, dobbiamo anche noi imparare a leggere i segni dei tempi.
Perché – come ci chiede Gesù – diventiamo capaci di comprendere le situazioni e i problemi di chi ci vive accanto, e operiamo con efficacia evangelica in mezzo a loro, preghiamo.

Celebrante. O Dio nostro Padre, concedi a noi tuoi figli – che abbiamo conosciuto in Gesù il modello difficile della coerenza – la grazia della perseveranza cristiana nel compiere il bene. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – XX C, 18 ago ’19

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

DETTI DI GESÙ
Sono raccolte di frasi pronunciate dal Signore. Raccolte compilate prima dei Vangeli, che circolavano all’interno delle primitive comunità cristiane.
I Vangeli, secondo l’attuale ricerca critica, sarebbero stati costruiti dagli evangelisti utilizzando piccole unità letterarie. Molte di esse sarebbero state prese dalle raccolte dei detti di Gesù, che vanno perciò considerati fonte letteraria pre-evangelica di fondamentale importanza.
Gli studiosi distinguono i detti di Gesù in varie categorie. Anzitutto le parabole; quindi gli insegnamenti (miranti a istruire soprattutto i discepoli); ma anche le parole di autorivelazione (come i tre annunci della passione); e i detti profetici o apocalittici.
Parabole e insegnamenti sono stati utilizzati soprattutto da Matteo e Luca per elaborare gli ampi discorsi del Signore che si trovano nei loro vangeli.
L’insieme dei detti di Gesù è di solito chiamato anche «Fonte Q», dall’iniziale della parola tedesca Quelle, che significa appunto Fonte.
Alcuni papiri contenenti in parte questi detti sono stati ritrovati a Ossirinco, in Egitto, nel 1897 e nel 1903.

IN MARGINE AI TRE DETTI DI GESÙ
*** Venuto a portare un fuoco
– Laudato sie, mi Signore, per frate foco, per lo quale enallumini la notte: et ello è bello et iucundo et robustoso et forte. San Francesco d’Assisi
– Ite, incendite omnia! (Andate e incendiate tutto!). Sant’Ignazio di Loyola, inviando i suoi missionari nel mondo
– L’uomo è l’unico animale che sappia accendere il fuoco. Di qui il suo impero sul mondo. Antoine Rivarol

*** Battesimo, l’immersione nella morte
– Cristo è il modello da copiare, non l’eroe da archiviare. Soeren Kierkegaard
– Cristo è la verità messa in Croce. Julien Green
– Solo un Dio che soffre può essere credibile. Andrè Gozier
– Il sepolcro vuoto è diventato la culla del cristianesimo. San Girolamo

*** Tre contro due
– Il vangelo ci chiede di amare i nostri nemici come i nostri amici, forse perché sono le stesse persone. Gilbert K. Chesterton
– La Chiesa è senza peccato, ma non senza peccatori. Charles Journet
– Perdona sempre i tuoi nemici: nulla li fa arrabbiare di più. Oscar Wilde
– Chi parla male della Chiesa, finisce come colui che taglia il ramo sul quale sta seduto. Giovanni Paolo I


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – XX C, 18 ago ’19

Ecco a voi questa settimana un canto che può essere eseguito all’INIZIO

SE VUOI SEGUIRE CRISTO – D. Machetta
(Nella Casa del Padre, n. 717 – Elledici)

1. Levi ha lasciato i denari, Pietro le sue reti.
Quando sorridi al suo sguardo,
tu diventi un altro.

R. Se vuoi seguire Cristo,
devi smarrire le tue strade.
Non trattenerti nulla e dai la tua vita! (2)

2. Se non resisti all’amore trovi la tua vita.
Mentre tu corri a Damasco, resti folgorato.

3. Là dove scorre il Giordano Lui ti vuol parlare.
Tu sentirai la sua voce: Seguimi e vedrai.

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9. Narrazione – XX C, 18 ago ’19

LA SOLUZIONE

Un’allegra e vorace comunità di piccioni aveva eletto come domicilio il sagrato di una chiesa.
Dopo i matrimoni, le fessure del lastrico si riempivano di chicchi di riso che facevano la gioia dei volatili.
Qualche chicco finiva anche oltre il portale della chiesa e, presi dall’entusiasmo, i piccioni finirono per entrare dentro la chiesa.
Qualcuno restava dentro anche durante le funzioni domenicali, e operava incursioni che disturbavano e distraevano i fedeli.
Senza contare le «firme» oltraggiose lasciate sulle statue dei santi.
Il parroco, esasperato, convocò in seduta straordinaria il Consiglio Pastorale, mettendo all’ordine del giorno la soluzione del problema.
«Dobbiamo assolutamente fare qualcosa per impedire ai piccioni di entrare in chiesa!».
Parlò per primo un consigliere, forse discendente di Erode, che disse: «Buttiamo del riso avvelenato e facciamoli fuori tutti!».
L’anima francescana di molti consiglieri si ribellò con veemenza: «Questo mai! Portiamoli in qualche cascina in campagna dove vivranno felici e in compagnia!».
Ma anche questa soluzione non sembrò praticabile.
Furono ugualmente bocciate la proposta di procurare un rapace opportunamente addestrato per catturare i piccioni, come pure quella di installare pesanti reti sulle porte e sulle finestre della chiesa.
Alla fine, quando cominciava a serpeggiare un silenzio imbarazzato, il più anziano del Consiglio domandò: «Insomma, voi volete che i piccioni non entrino più in chiesa?».
«Sì!» gridarono in coro i consiglieri.
«Volete proprio non vederceli mai più?».
«Sì!» urlarono i consiglieri, spazientiti.
«Allora è facile» replicò il vecchietto.
«Fate così: battezzateli, fategli fare la Prima Comunione, cresimateli e in chiesa non li vedrete mai più…».

È proprio così…!


(tratto da “365 Piccole Storie per l’anima”, Vol. 1, pag. 255 – Bruno Ferrero, Elledici)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – XX C, 18/8/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (Ger 38,4-6.8-10)
I capi del popolo di Israele accusano Geremia di disfattismo e tentano di farlo tacere, facendolo morire nel fango. È la sorte di tutti i profeti: essi parlano a nome del Signore e i potenti, accecati da orgoglio e interessi, non li ascoltano e li perseguitano.

* Capire le parole
Re. Si parla qui del re Nabucodonosor, che sta assediando Gerusalemme. Il profeta Geremia tenta di indicare la strada che il Signore suggerisce, per la salvezza del popolo.
Cisterna. Questa drammatica esperienza del profeta, calato in una cisterna la cui poca acqua mista a terra è diventata fango, gli ispirerà un messaggio forte della sua predicazione: attraverso il confronto incisivo tra una fonte d’acqua viva e una cisterna con crepe che trattiene solo umidità e fango, si pongono a confronto Dio e l’idolo, la fede e la superstizione, la vita e l’illusione, la virtù e il vizio. La conclusione sarà amara: l’umanità ama la melma in cui sguazzare rispetto alla limpidità dell’acqua fresca e corrente.


SECONDA LETTURA (Eb 12,1-4)
Il cristiano sa che deve affrontare la persecuzione, ma non deve perdersi d’animo, perché altri prima di lui sono stati fedeli fino alla morte. Il modello di ogni credente è Cristo nella sua passione, morte e risurrezione.

* Capire le parole
Tale moltitudine di testimoni. Il riferimento è alla parte precedente della lettura odierna, dove si citavano Abramo, Sara, e tutti gli antenati che sono stati graditi a Dio per la loro fede.
Gesù, colui che dà origine alla fede. La fede sgorga dalla conoscenza di Gesù, al quale – in seguito alla domanda che pone a ciascuno di noi credenti “Credi tu che io sia il Figlio di Dio?” – se viene rivolta una risposta affermativa, questa è espressione di fede.


VANGELO (Lc 12,49-57)
Continuano le istruzioni di Gesù ai discepoli in vista della sua passione, anticipazione e modello della passione che le comunità cristiane dovranno affrontare (e che l’evangelista vede già in atto nella Chiesa). Le immagini forti non annunciano i castighi, ma la salvezza portata dal Signore per tutti coloro che accolgono il Vangelo.

* Capire le parole
Fuoco. È il fuoco del Vangelo, che purifica e salva, e dello Spirito Santo che illumina a dà forza, come agli apostoli nella Pentecoste.
Battesimo. È l’immersione per tre giorni nelle acque del peccato dell’umanità e della morte, da cui risorgere, come redentore dei fratelli, splendente di gloria divina.
Pace e divisione. Gesù e il Vangelo non obbligano nessuno, l’amore per il Signore e i fratelli va scelto consapevolmente nella libertà. Così Luca ci tiene a incoraggiare i suoi fratelli nella fede: non è il Signore a creare la divisione, ma le scelte che gli uomini e le donne sono chiamati a compiere di fronte a lui.


PER RIASSUMERE… Gesù è il «principe della pace» che viene da Dio, il pastore dell’unico gregge, che vuole fare di tutti i figli di Dio dispersi un’unica famiglia. Ma gli uomini di fronte a lui sono chiamati a scegliere se stare con lui oppure no. Già il vecchio Simeone aveva profetizzato che il Messia sarebbe stato «segno di contraddizione». Per questo gli uomini di fronte al Vangelo si divideranno e coloro che rifiutano il Signore saranno contro i suoi discepoli, fino alla fine dei tempi.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2019 – LDC”

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1. Letture – Assunzione B.V.M., 15 ago ’19

(Messa del Giorno)

PRIMA LETTURA (Ap 11,19; 12,1-6a.10ab)
Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza.
Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.
Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito.
Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio.
Allora udii una voce potente nel cielo che diceva:
«Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo».
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALESal 44 (45)
Rit: Risplende la regina, Signore, alla tua destra.

Figlie di re fra le tue predilette;
alla tua destra sta la regina, in ori di Ofir.

Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio:
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Il re è invaghito della tua bellezza.
È lui il tuo signore: rendigli omaggio.

Dietro a lei le vergini, sue compagne,
condotte in gioia ed esultanza,
sono presentate nel palazzo del re.


SECONDA LETTURA (1Cor 15,20-27a)
Cristo risorto è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita.
Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza.
È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi.
Parola di Dio.


Canto al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Maria è assunta in cielo;
esultano le schiere degli angeli.
Alleluia.


VANGELO (Lc 1,39-56)
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Parola del Signore.


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)