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7. Vignette Dossier Catechista 1 marzo 2020

Diavolo d’un tentatore
Iª DOMENICA DI QUARESIMA «A»

 

 

Queste vignette per ragazzi sono tratte da Dossier Catechista n° 5 – febbraio 2020

 

 

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8. Anche Noi Vogliamo Capire – 1 marzo 2020

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola 

 

 

 


Dal Vangelo secondo Matteo (17,1-9)
Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Una nube luminosa li coprì e diceva: «Questi è il Figlio mio. Ascoltatelo». I discepoli furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete».

 

Sì, ci sono momenti della vita in cui tutto sembra chiaro, bello, luminoso.
Siamo

felici e ci sembra di toccare il cielo con un dito.
Vorremm

o non finissero più, sostando il più a lungo possibile in quella meraviglia…

 

 

PER CAPIRE

Apparvero Mosè ed Elia. I due grandi personaggi della storia della salvezza che hanno incontrato Dio sul monte Sinai (Es 19; 33-34; 1 Re 19,9-13) ora idealmente passano il testimone a Gesù, che sarà legislatore e profeta definitivo.
Nube luminosa. Nell’Antico Testamento l’immagine indica la presenza reale di Dio, evidente nella sua luce e nella sua gloria. Qui è egli stesso a confermare a chi sta ascoltando che Gesù − oltre a essere il Messia atteso − è suo Figlio.
Alzatevi e non temete. Non c’è da aver paura di Dio, sembra suggerire Gesù con l’affetto del contatto fisico. Questo episodio è un’anteprima della luce, della bellezza e della verità che ci attende il giorno della risurrezione dai morti. È un’iniezione di fiducia e lascia il buon sapore della speranza, nonostante stiano per arrivare i momenti più tristi e bui della sua vicenda terrena. È la conferma che Dio ci guida verso la salvezza e non ci abbandonerà mai.

 

L’IMPEGNO
«La paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire. Non c’era nessuno» (Martin Luther King).

Il coraggio è attitudine del cuore e si nutre della fede. Non cancella la paura, ma l’affronta, dimostrando di essere più grande di lei.

Questa settimana affrontiamo una paura che ci ha vincolato ed impedito di fare qualcosa di buono!

 

 

 

Le parole da capire sono preparate da Pierfortunto Raimondo e sono presenti, insieme ad altro materiale, nella rivista Dossier Catechista – LDC”

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1. Letture – 23 febbraio 2020

DOMENICA 23 Febbraio 2020

PRIMA LETTURA
Ama il tuo prossimo come te stesso.

Dal libro del Levìtico 19,1-2.17-18

Il Signore parlò a Mosè e disse:
«Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.
Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui.
Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”».
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 102 (103)

Rit. Il Signore è buono e grande nell’amore.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.
Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono.


SECONDA LETTURA
Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 3,16-23

Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.
Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia». E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani».
Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO 1 Gv 2,5

Alleluia, alleluia.
Chi osserva la parola di Gesù Cristo,
in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.
Alleluia.


VANGELO
Amate i vostri nemici.

Dal Vangelo secondo Matteo 5,38-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

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2. Esegesi – 23 febbraio 2020

DOMENICA 23 febbraio 2020 – commento

SII SANTO

Levitico 19,1-2.17-18 – Siate santi
1 Corinzi 3,16-23 – Siete tempio di Dio
Matteo 5,38-48 – Siate perfetti come il Padre

Il Santo ci ha resi santi
La liturgia odierna trova il suo punto di partenza nella parola di Dio che dichiara: «Siate santi perché io, il Signore, sono santo» (Lv 19,2). Non si tratta di un imperativo ma di una promessa. La santità è una questione di appartenenza, è irradiazione, sulle creature, della gloria del Creatore. Essere santi significa riconoscere che Dio ha fatto uscire il suo popolo dalla schiavitù perché ubbidisca alla legge. Il Santo ci ha resi santi perché come egli agisce nei nostri confronti, così ci comportiamo nei confronti dei fratelli. Il cammino ci viene proposto attraverso le parole di Paolo dallo stesso Signore Gesù, che non ci chiede sacrifici né olocausti, ma ci «supplica» di passare dalla falsa sapienza alla «stoltezza» di Dio. Quella che ci fa vivere la vita come dono, come gratitudine, come pienezza, come possibilità di donare la tunica oltre il mantello perché il fratello abbia di più, e di fare un miglio in più con chi ci chiede di condividere la strada, perché senta un po’ meno la fatica della solitudine. Tutto questo perché il nostro vivere sia «un di più» umile, libero, sereno, attraverso il quale Lui possa continuare ad abitare la storia. Essere riflessi del Padre, questo è il cuore del Vangelo di oggi, che si conclude con la proclamazione: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48).

Reagiamo al male facendo il bene
Mi sembra di poter collocare le due parti del brano che oggi il Signore ci regala sotto un unico titolo: la reazione al male, tramite una violenza buona, divina, straordinaria. L’espressione resa in italiano con «non opporvi» suona in latino «non resistere», che sembra dire il tentativo di contenere fisicamente la violenza dell’aggressore. Ma qui l’indicazione è molto più forte, e attiva: «Porgigli…», e il verbo implica un movimento molto forte, che dice un volgersi, un convertirsi, una reazione determinata. Non è quindi assolutamente un subire, una passività o addirittura un masochismo. Si tratta di un’azione nuova e forte. Da questa reazione l’altro è fortemente messo in questione, è quasi costretto ad assumersi la responsabilità del suo gesto. Non viene lasciato a se stesso, ma viene interpellato con molta forza.

Teniamo l’altro in considerazione
Tutto questo dice che l’altro ti importa. Tu non stai cercando semplicemente un tuo atteggiamento virtuoso che ancor più metta in evidenza l’errore e il male dell’altro. Tu gli apri una esigente ulteriorità, e così gli proponi, quasi gli imponi, un’ipotesi opposta a quella che l’ha indotto a colpirti. I vv. 43-44 chiedono esplicitamente di non subire l’inimicizia dell’altro, ma di prendere un’iniziativa sconvolgente: non la sopportazione o magari il perdono, ma un atteggiamento che si oppone radicalmente ai sentimenti del nemico, trasformandolo. Lui per te non è così: tu lo ami. Tu non accetti il suo sentimento negativo. Lo contrasti e gli rispondi con un’azione opposta e imprevedibile: lo ami. È la nostra appartenenza a Cristo che ci fa scoprire che la vendetta si trasforma in dono di sé e il nemico in fratello: questa è la novità di Cristo.

L’altro rivela il nostro volto
La perfezione si ha quando si ama dello stesso amore con il quale siamo stati amati, quando ci si nutre tanto dell’amore di Dio da diventare veicolo di questo amore. Santo significa essere arrivato alla meta, all’età di un vero adulto, di un uomo completo. Completo, come Dio voleva l’uomo fin dall’inizio, a sua immagine. Completo per contemplare l’immagine dell’uomo nel volto di Dio, come Dio non ha mai cessato di contemplare la sua immagine nel volto dell’uomo. Nessun uomo può mai vedere il proprio volto. Solo l’altro può vedere il mio vero volto. Il mio volto non appartiene a me, appartiene all’altro, al fratello, e a Dio. Nello specchiarci nell’altro ci avviciniamo a Dio, e lui ci fa santi.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Su che cosa fondi il tuo cammino verso la santità?
– Riconosci di poter agire con Cristo Gesù? Che cosa puoi fare?


IN FAMIGLIA
Nell’intimità della casa possiamo confidarci le reazioni che abbiamo con chi:
– non ci apprezza,
– non ci saluta,
– non condivide le nostre idee,
– ci prende in giro,
– ci ignora,
– ci imbroglia.
Poi proviamo a dirci quale «bene» possiamo contrapporre al male.
Ad esempio: apprezzare i piccoli gesti dell’altro, valorizzare la persona, mai sminuirla …


(tratto da R. Paganelli – Entrare nella domenica dalla porta della Parola, anno A, Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – 23 febbraio 2020

• Lv 19,1-2.17-18 – Ama il tuo prossimo come te stesso.
• Dal Salmo 102 – Rit.: Il Signore è buono e grande nell’amore.
• 1 Cor 3,16-23 – Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Le tue parole, Signore, sono spirito e vita. Tu hai parole di vita eterna. Alleluia.
• Mt 5,38-48 – Amate i vostri nemici.


PER COMPRENDERE LA PAROLA

Il comandamento dell’amore del prossimo è il punto nodale di queste letture (Lv 19,18 = Mt 5,43). Nel Vangelo si presenta senza alcuna restrizione: «Amate i vostri nemici». L’amore fraterno ha in Dio la sua motivazione. L’amore è ritorno alle sorgenti: «Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo»; «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

PRIMA LETTURA
Il Levitico riunisce leggi e osservanze molto antiche. La «legge di santità» (Lv 17-26) non è una semplice compilazione di diverse prescrizioni rituali e morali, essa è piuttosto un insieme di risposte alla domanda: in che modo l’uomo peccatore può incontrare il Dio santo? La chiamata alla santità è ripetuta come un ritornello costante: «Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo» (19,2; 20,7.26; 21,6; 22,2). Questa lettura può sembrare sorprendente nel Levitico. Essa ricorda l’esigenza della carità; non ci sia odio, né rimprovero, né vendetta, né rancore, ma una sola misura: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Questo comandamento sarà ripreso da Cristo (Mt 22,39); è un amore attivo che non si riduce a una falsa tolleranza (Lv 19,17), l’amore di un cuore che non coltiva pensieri di odio e di rancore (19,17-18).
Questo amore del prossimo, tuttavia, sembra ancora limitato ai «figli del tuo popolo», ai vicini, ma più avanti (Lv 19,34) il comandamento è esteso allo straniero: «il forestiero dimorante tra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l’amerai come te stesso». Di conseguenza, l’Antico Testamento conosce l’amore dello straniero come ospite, pur continuando a predicare l’odio per colui che si considera come nemico. La motivazione dell’amore fraterno è la santità di Dio. Dio è santo, egli è cioè totalmente altro rispetto all’uomo, ai suoi pensieri e ai suoi modi di fare. Ma Dio si manifesta al suo popolo per condurlo ad essere santo come egli è santo, a riconoscere le sue qualità, cioè a imitare il suo amore.

SALMO
Inno a Dio che perdona, che guarisce, che colma l’uomo di amore e di tenerezza. Dio è santo, egli è padre. «Il Padre vostro celeste è perfetto» (Vangelo).

SECONDA LETTURA
È la parte finale degli argomenti in cui Paolo denuncia le tendenze che sono all’origine del-l’opposizione reciproca dei Corinzi. L’Apostolo richiama qui il carattere sacro della Chiesa: essa è il tempio dello Spirito Santo; dividerla significa dunque distruggerla. Coloro che vi si arrischiano possono far ostentazione di saggezza, ma essa è solo follia agli occhi di Dio. E coloro che pretendono di seguire maestri che sono soltanto uomini, voltano le spalle a Gesù Cristo, l’unico Maestro; i missionari, come tutti coloro che nella Chiesa esercitano una responsabilità, sono i servi della comunità.

VANGELO
Nel discorso della montagna, sei antitesi caratterizzano l’atteggiamento di Cristo di fronte alla legge (Mt 5,21-48). Il Vangelo di questa domenica presenta le ultime due: «Avete inteso che fu detto… ma io vi dico». L’amore del prossimo è portato alla sua pienezza sotto due aspetti: la non violenza contro il malvagio e l’amore anche per colui che si comporta come un nemico.
– La legge del taglione non è una legge di vendetta personale, un invito a farsi giustizia da sé, ma anzitutto la misura che l’autorità giudiziaria fissa alla vendetta di ciascuno. Il «non opporti al malvagio», anzi «porgigli anche l’altra guancia», è molto di più; questo atteggiamento supera quello giuridico, anzi, va radicalmente nel senso opposto (in 1 Cor 6,7 Paolo dà la stessa motivazione per coloro che vorrebbero appellarsi al tribunale pagano).
– «Odierai il tuo nemico». Questa frase non si trova in nessuna parte dell’Antico Testamento; se però Gesù la cita esplicitamente, significa che essa corrisponde all’atteggiamento dei pii Giudei. Il popolo di Dio e il giusto dell’Antico Testamento hanno dei nemici:
1. I nemici di Dio, del quale difendono l’onore:
– Es 32,25-29: i leviti e gli adoratori del vitello d’oro.
– At 9,1: Paolo ha l’odio del fariseo contro la setta nemica.
– Sal 139,21-22: l’odio per i nemici di Dio.
2. Le nazioni che invadono, occupano, deportano… Contro di esse Israele reagisce come un popolo piccolo e debole; si affida a Dio e impara a conoscere che Dio protegge il debole a scapito dei forti.
La Bibbia ne parla nelle sue preghiere ed è significativo: Sal 79,6.12; 109,17-20; 136,8-9; Ger 17,18. Anche Paolo consiglia di rimettersi a Dio (Rm 12,20). – È certo che l’insegnamento di Gesù è agli antipodi di questo comportamento nei confronti dei nemici, a cui si adeguava la pietà giudaica. Ma Cristo non ci dà soltanto un insegnamento nuovo, il suo stesso mistero sopprime la causa dell’inimicizia, egli abbatte il «muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia» (Ef 2,14-16).


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

L’utopia della santità
«Santità» suona oggi come una parola «insidiosa». Soprattutto se è collegata al «sacro», alla pietà, se esige una scelta opposta alla sapienza di questo mondo (2a lettura). Come presentare un santo? Come è presentato nelle chiese? È un asceta, un originale, un ingenuo… Non suscita il desiderio di imitarlo (Vangelo), è impossibile e poco attraente.
La santità è la «confisca» dell’uomo da parte di Dio. «Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo» (1a lettura). È una logica esigenza della presenza di Dio, che non può essere localizzata nel tempo o nello spazio, mentre l’uomo è tentato di ridurla a certe situazioni, a certi momenti… Già l’Antico Testamento sacralizza l’uomo in tutta la sua vita, fin nell’intimità del suo cuore (1a lettura). La santità è l’amore fraterno in nome di Dio.
La Parola di Dio rende sacra e santifica tutta la vita del discepolo (Vangelo). «Ma io vi dico…»; santità è sinonimo di perfezione, al di là di ogni legge-quadro e di tutto ciò che fanno i pubblicani o i pagani. Una santità concreta e visibile: il prossimo, in quanto immagine di Dio, «tempio di Dio» (2a lettura), è la norma dell’amore. Dio vive in noi, Dio è presente, bisogna rivelare questa presenza.
Le parole del Vangelo lasciano prevedere l’atteggiamento di Cristo nella sua passione e sulla croce: «Non opporvi… se uno ti percuote… tu lascia anche il mantello… fanne due (miglia) con lui…, amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori». Questa è stata la perfezione: «Tutto è compiuto».
La santità non è un brevetto, è prima di tutto l’arte di vivere come Cristo, di essere «di Cristo» (2a lettura). L’uomo resta fragile e limitato, ma può imitare Dio, la perfezione in Gesù Cristo nel suo modo di essere. Questo senza volersi identificare troppo presto col disegno di Dio; senza precipitazione. Dio si rivela nei suoi santi e i suoi santi rivelano chi è veramente il Dio Santo (cf prefazio dei Santi).

Perché bisogna sempre perdonare?
Attualità della legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente; ne abbiamo esempi in tutti i campi e in tutti i tempi. Vogliamo farci giustizia da soli; vi sono rappresaglie, non si vuole lasciar correre, sarebbe una viltà, un’ingiustizia.
Dio perdona: egli non ha mai rinnegato la sua alleanza con Israele, anche se in certi momenti sembra pentirsene. Dio è andato fino in fondo: si è incarnato. La storia di Cristo è una storia di perdono e di riconciliazione; egli ha perdonato, anche se si rifiutava il suo perdono. Al limite, in mancanza dell’interlocutore, c’è il perdono nella preghiera; sul suo esempio, tale preghiera è possibile ed efficace. Cristo, che l’ha vissuto sulla croce, rende possibile questa preghiera, la sua: il Padre nostro.
La storia del perdono continua. «Lo Spirito di Dio abita in voi» (2ª lettura). Nello Spirito, i peccati possono essere rimessi (Gv 20,22). Egli «convincerà il mondo quanto al peccato» (Gv 16,8); in lui, il peccato è riconosciuto; egli ci fa riconoscere il peccato e perdonarlo. L’uomo è perdonato, se crede nel perdono di Dio; senza la fede, egli rimane nel suo peccato, nel suo fallimento personale, resta solo e si sente colpevole, incapace di perdonare e di essere completamente perdonato. Posto di fronte a Dio, egli esce dalla propria solitudine; ha un interlocutore, si rimette al suo giudizio e riconosce un Padre che dimentica il passato. Tutto diventa possibile: Dio non è lontano, noi siamo il tempio di Dio (2ª lettura).
Se crediamo nel Dio che perdona, non possiamo non perdonare gli altri. Perdono divino e perdono reciproco sono indissolubilmente legati; sono una cosa sola, l’uno è misura dell’altro e questa misura è senza misura.
La Chiesa, segno e sacramento di Gesù Cristo, diventa garante del Dio che perdona. Essa esercita il ministero del perdono nella penitenza, ma anche attraverso tutto ciò che fa. «In remissione dei peccati» e questo fino a quando tutti siano «di Cristo» (2a lettura).

Dio? Non lo conosco!
Dov’è Dio? Mostrami il tuo Dio! Come credere in Dio, nonostante tutte le disgrazie e le ingiustizie? Dio abita soltanto nei luoghi sacri? La 2a lettura può rispondere a queste domande.
L’assemblea dei fedeli è il tempio del Signore. «Non sapete che siete tempio di Dio?».
– Dio si rivela attraverso ciò che fa. Egli non è un dottore della legge, un sapiente. Ciò che dice, lo fa (Vangelo) e noi riveliamo Dio attraverso ciò che siamo e facciamo. Ciò che agli occhi del mondo sembra follia, è sapienza per i credenti. Non conosciamo Dio, perché non andiamo fino in fondo alle sue esigenze.
Dobbiamo riscoprire i veri valori, quelli dei figli della luce. Gli altri valori perdono importanza e consistenza. Il Totalmente-Altro pensa diversamente da noi (cf Magnificat). Non si devono rifiutare i valori umani, ma viverli nella dinamica del regno: «Cercate prima il regno di Dio»; è la parte migliore (Lc 10,42).

Un modello di preghiera: il salmo 102
Questo salmo, frequentemente utilizzato nelle liturgie orientali, presenta alcuni aspetti fondamentali della preghiera:
– L’azione di grazie: benedire Dio, non dimenticare i suoi benefici.
– La richiesta di perdono: prima ancora che una confessione dei peccati, è una professione di fede nella bontà e nella pietà di Dio, che è Padre.
– Nella preghiera conosciamo Dio in modo più adeguato; è una via di accesso a lui, superiore alle altre.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno A, tempo ordinario – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – 23 febbraio 2020

SII SANTO

L’invito di queste letture non sta tanto nello sforzo di diventare santi, ma nel riconoscere in noi questa santità. Noi siamo già santi perché lo Spirito abita in noi e ci rende tempio di Dio, perché Dio che è Padre ci ha resi santi nella figliolanza. Però ci viene richiesto un cammino di kenosi per riconoscere questa santità e manifestarla in tutta la sua bellezza, mostrando la grandezza di Dio. Ma qui siamo proprio nel mistero di Dio, del Padre di Gesù e Padre nostro. Lui solo è così. Noi non riusciamo a liberarci dalle modalità imposte non solo e non tanto dai nostri cattivi sentimenti e dai «signori» del mondo, ma anche dalla nostra vantata «ragione». Questo è il dono che Dio ci porge oggi: abbiamo la possibilità di essere e di agire come lui. Ed è un privilegio che possiamo sviluppare da oggi in poi.


(tratto da R. Paganelli – Entrare nella domenica dalla porta della Parola, anno A, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – 23 febbraio 2020

«Amate i vostri nemici»

Celebrante. Ora sappiamo che l’amore ai nemici è un tasto su cui il Signore batte più forte, ed è il distintivo dei suoi discepoli veri. Nella Preghiera dei fedeli chiediamo al Padre celeste che ci insegni ad amare e perdonare i nostri fratelli come ci ama e perdona lui.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Insegnaci, Padre, a vivere nel tuo amore.

1. Preghiamo per la Chiesa. I cristiani devono amare i nemici a imitazione del Padre, che non ci tratta secondo le nostre colpe ma secondo il suo amore.
Perché i cristiani s’impegnino a operare sempre in questa prospettiva solenne e stimolante, costruendo nel mondo la civiltà dell’amore, preghiamo.

2. Per le nazioni della terra. La storia dell’umanità è purtroppo piena di episodi di odio, prepotenza, vendetta e distruzione.
Perché i popoli imparino a risolvere le controversie nella giustizia e nel confronto sereno, senza ricorrere alle soluzioni false delle armi e della guerra, preghiamo.

3. Per le nostre famiglie, a volte barricate fra le quattro mura da motivi di risentimento e di intolleranza verso i vicini.
Perché i genitori sappiano superare le chiusure dell’egoismo, e educare i figli alla comprensione, al dialogo e alla solidarietà, preghiamo.

4. Per i responsabili della vita politica e della pubblica amministrazione. Sovente assistiamo all’«occhio per occhio»: rancori, ripicche, discriminazioni, quando non proprio lotte senza risparmio di colpi.
Perché non prevalgano quelli che vogliono lo scontro, ma quelli che imitando la mitezza di Gesù s’impegnano nella collaborazione per dare una fetta di benessere a tutti, preghiamo.

5. Per la nostra comunità riunita dal Signore attorno all’altare. Chiamata a essere il luogo dell’accoglienza e della fraternità, corre sempre il rischio di essere attraversata da tensioni, invidie, gelosie, contrasti.
Perché sappiamo perdonarci a vicenda, portare i pesi gli uni degli altri, e dare una risposta gentile e adeguata a chi bussa alla nostra porta, preghiamo.

Celebrante. Dio nostro Padre, tu ci inviti a essere perfetti come te. Non ne siamo capaci. Ma se osserveremo le parole di Gesù, il mondo diventerà più vivibile e più bello. Rendici dunque capaci di amare gli amici, e non meno i nemici, con cuore aperto e generoso. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – 23 febbraio 2020

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

QUANDO L’AMORE DEL PROSSIMO SI FA CREATIVO
– Gli inglesi in India temevano non gli eserciti dei nemici, ma i digiuni di Gandhi. E dai digiuni di questo non-violento si videro costretti nel 1947 a smantellare il loro impero coloniale, e a restituire all’India l’indipendenza.

– In tempi di guerra fredda alcune pacifiste inglesi hanno combattuto le rampe di lancio missilistiche con le armi del sorriso e di una garbata ironia. I militari stavano montando un campo per i missili Pershing e Cruise. Le pacifiste si avvicinarono al campo con la borsa della spesa sotto il braccio, e le sentinelle, ritenendole innocue casalinghe, le lasciarono avvicinare. Giunte al filo spinato del campo, tirarono fuori dalle borse delle robuste cesoie, e tagliarono lunghi tratti di filo spinato. Poi estrassero dei gomitoli di lana colorata, e stesero al posto del filo spinato i fili colorati della loro morbida e pacifica lana. Poi girarono i tacchi e tornarono ai fornelli di casa loro.

– In Sudafrica l’ingiusto sistema politico e sociale dell’Apartheid ora è stato abolito, ma una mano a superarlo la dettero anche i pacifisti della «Pax Christi». Stamparono e distribuirono in migliaia di copie una cartolina che riproduceva due bambini, uno bianco e uno nero, che si tenevano per mano e si sorridevano. Sotto, la scritta: «Why not? – Perché no?». Le cartoline vennero spedite da ogni parte del paese al presidente Botha. Ogni giorno si rovesciavano sulla sua scrivania. Botha cambiò idea, e qualche tempo dopo dette il suo contributo al superamento dell’Apartheid.

– Nel 1944 la guerra mondiale stava per finire, gran parte dell’Italia era liberata. Un prete americano era all’aeroporto di Roma, sul punto di partire: tornava a casa sua negli Stati Uniti. Gli rubarono la grossa valigia. Chiamò la polizia. Trovarono il ladruncolo (era uno sciuscià come ce n’erano tanti in quel tempo a Roma), e ricuperarono la valigia. La giustizia italiana voleva punire il ragazzo. Quel prete si rese conto che il ladruncolo, e gli altri suoi compagni di strada, più che colpevoli erano vittime di una situazione disumana, costretti a rubare per sopravvivere. Perdonò, e decise di restare a Roma, con quei ragazzi. Per loro. Li raccolse in una casa fuori città, procurò loro cibo, scuola, e un posto di lavoro. Quel prete, John Patrick Carroll-Abbing, aveva risposto al furto di una valigia con l’invenzione della prima «Città dei ragazzi». Ed ebbe la gioia di vederla copiata in tutto il mondo.


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno A – Elledici 2009)