Pubblicato il

7. Aforismi – 2 Quar. C, 17 mar ’19

LA TRASFIGURAZIONE
Il singolare episodio è riportato dai tre sinottici (Mc 9,2-8; Mt 17,1-8; Lc 2,28-36) e anche da Pietro in 2 Pt 1,16-18.

Che cosa accadde.
– Vi si racconta che Gesù venne trasfigurato, ebbe una visione di Mosè ed Elia, e ud? una voce parlare dal cielo. Per Gesù fu un’anticipazione della gloria che un giorno sarà sua, «alla destra del Padre».

Quando avvenne.
– «Sei giorni dopo» è la confessione di Pietro. I due episodi sono collegati non solo nel tempo, ma pure per il loro significato.

Il luogo.
– Secondo la tradizione (risalente a Origene, inizio del terzo secolo), fu il monte Tabor, anche se non risulta proprio «un alto monte». Ma non viene escluso il monte Carmelo o l’Ermon. Il fatto per? che nessuno dei narratori si sia premurato di precisare il nome del monte, dice che per la Chiesa delle origini era importante non tanto il luogo quanto il significato dell’avvenimento. Il Tabor è un grosso panettone alto 588 metri sul livello del mare, coperto di verde, e sovrastato dalla Basilica della Trasfigurazione rivolta a oriente. La sua facciata è «a tre cappelle» in ricordo delle tre tende che Pietro voleva costruire. Accanto, «l’antico monastero benedettino crociato dalle spesse mura».

Destinatari.
– I tre apostoli: Pietro, Giacomo e Giovanni. Direttamente a loro si rivolge la «voce dal cielo».

Testimoni.
– Quanto a Mosè ed Elia, nel mondo ebraico rappresentavano le due parti fondamentali dell’Antico Testamento: la Legge e i Profeti. La loro presenza indica che la loro lunga storia si sta ora compiendo in Gesù.

Il messaggio.
– È la rivelazione agli apostoli di Gesù come Figlio di Dio. È il balenare della gloria che attende Gesù dopo la prova. È la conferma che la strada su cui è incamminato Gesù è quella giusta. Quell’«Ascoltatelo!» venuto dall’alto è per gli apostoli invito alla fiducia piena nel Signore, a rinsaldare l’adesione che hanno dato alla sua persona e alla sua missione di salvezza. Ci? risulta particolarmente significativo per Pietro, che poco prima aveva collocato Gesù, Mosè ed Elia allo stesso livello («facciamo tre tende…»), e prima ancora – scandalizzato – aveva contraddetto il Maestro sulla predizione della sua morte in croce. In sostanza, la Trasfigurazione diventa un invito a Pietro perché ritorni alla sua precedente proclamazione di fede: «Tu sei il Cristo».


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

Pubblicato il

8. Canto Liturgico – 2 Quar. C, 17 mar ’19

Ecco a voi questa settimana un canto di INIZIO

SOCCORRI I TUOI FIGLI – Rainoldi
     (Nella Casa del Padre, n. 500 – Elledici)

Rit. Soccorri i tuoi figli: Signore, li hai redenti col sangue prezioso.
Sia sempre con noi la tua misericordia: in te noi speriamo.
Pietà di noi, Signore, pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, non resteremo confusi in eterno.

(II Domenica di Quaresima)

1. (anno A-B-C) «Questo è il mio Figlio prediletto:
in Lui mi sono compiaciuto. Ascoltatelo!».

2. Manda la tua verità e la tua luce; / siano esse a guidarmi,
mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore.

3. Verrò all’altare di Dio,
al Dio della mia gioia e del mio giubilo.

Pubblicato il

9. Narrazione – 2 Quar. C, 17 mar ’19

ALLA FINE DEI TEMPI

Alla fine dei tempi, miliardi di persone furono portate su di una grande pianura davanti al trono di Dio.
Molti indietreggiarono davanti a quel bagliore.
Ma alcuni in prima fila parlarono in modo concitato.
Non con timore reverenziale, ma con fare provocatorio.
«Può Dio giudicarci? Ma cosa ne sa lui della sofferenza?», sbottò una giovane donna.
Si tirò su una manica per mostrare il numero tatuato di un campo di concentramento nazista.
«Abbiamo subìto il terrore, le bastonature, la tortura e la morte!».

In un altro gruppo un giovane nero fece vedere il collo. «E che mi dici di questo?», domandò mostrando i segni di una fune.
«Linciato. Per nessun altro crimine se non per quello di essere un nero».

In un altro schieramento c’era una studentessa in stato di gravidanza
con gli occhi consumati. «Perché dovrei soffrire?» mormorò. «Non fu colpa mia».

Più in là nella pianura c’erano centinaia di questi gruppi.
Ciascuno di essi aveva dei rimproveri da fare a Dio per il male e la sofferenza che Egli aveva permesso in questo mondo.
Come era fortunato Dio a vivere in un luogo dove tutto era dolcezza e splendore, dove non c’era pianto né dolore, fame o odio.
Che ne sapeva Dio di tutto ciò che l’uomo aveva dovuto sopportare in questo mondo?
Dio conduce una vita molto comoda, dicevano.

Ciascun gruppo mandò avanti il proprio rappresentante, scelto per aver sofferto in misura maggiore.
Un ebreo, un nero, una vittima di Hiroshima, un artritico orribilmente deformato, un bimbo cerebroleso.
Si radunarono al centro della pianura per consultarsi tra loro.
Alla fine erano pronti a presentare il loro caso.
Era una mossa intelligente.

Prima di poter essere in grado di giudicarli, Dio avrebbe dovuto sopportare tutto quello che essi avevano sopportato.
Dio doveva essere condannato a vivere sulla terra.

«Fatelo nascere ebreo.
Fate che la legittimità della sua nascita venga posta in dubbio.
Dategli un lavoro tanto difficile che, quando lo intraprenderà, persino la sua famiglia pensi che debba essere impazzito.
Fate che venga tradito dai suoi amici più intimi.
Fate che debba affrontare accuse, che venga giudicato da una giuria fasulla e che venga condannato da un giudice codardo.
Fate che sia torturato.
Infine, fategli capire che cosa significa sentirsi terribilmente soli.
Poi fatelo morire.
Fatelo morire in un modo che non possa esserci dubbio sulla sua morte.
Fate che ci siano dei testimoni a verifica di ciò».

Mentre ogni singolo rappresentante annunciava la sua parte di discorso,
mormorii di approvazione si levavano dalla moltitudine delle persone riunite.
Quando l’ultimo ebbe finito ci fu un lungo silenzio.
Nessuno osò dire una sola parola.
Perché improvvisamente tutti si resero conto che Dio aveva già rispettato tutte le condizioni.

«E il Verbo si fece carne» (Giovanni 1,14).


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 243 – Elledici 2007)

Pubblicato il

10. Anche Noi Vogliamo Capire – 2 Quar. C, 17/3/’19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (Gen 15,5-12.17-18)

* Capire le parole
Abramo: è l’antenato più antico del popolo ebraico; Dio gli ha promesso numerosissimi discendenti.
Giustizia: qui vuol dire che Abramo si pone correttamente nei confronti di Dio, non dubita, crede alla promessa per quanto incredibile; Abramo si dimostra uomo pulito con Dio.
Li divise in due: contratti e impegni presso gli antichi erano sanciti solennemente con le parole: «Càpiti a me la stessa cosa se vengo meno al mio giuramento!»; Dio parla il linguaggio degli uomini.

 

SECONDA LETTURA (Fil 3,17–4,1)

* Capire le parole
Miei imitatori: l’essenza del Vangelo e della stessa vita cristiana è di imitare, ossia di riprodurre in sé, i tratti propri di Gesù, anche seguendo l’esempio stesso di coloro anno fatto la stessa cosa, e cioè i santi.
Corpo glorioso: è la sorte ultima riservata a coloro che resteranno fedeli a Gesù; l’anima si riapproprierà del corpo completamente trasfigurato, reale, perfetto e non più sottoposto ai segni del tempo.

 

VANGELO (Lc 9,28b-36)

* Capire le parole
Sfolgorante: la trasfigurazione di Gesù significa cambiamento della sua figura, per cui assume una bellezza insolita e splendente.
Elia e Mosè: due grandi personaggi del popolo d’Israele; nessuno sapeva dove erano stati sepolti, per cui si pensava che non fossero morti e che potessero ritornare tra gli uomini.
Nube: nube bianca che fa ombra; nella Bibbia Dio parla spesso da una nube; si fa conoscere senza farsi vedere.
Ascoltatelo: Dio Padre chiede ai suoi discepoli, e a noi, di ascoltare Gesù; eppure Gesù sarà rifiutato e condannato a morte; tutto sembrerà perduto ed essi fuggiranno; ma Dio domanda loro di tenere duro, nonostante la paura; perché la morte di Gesù non è la fine di tutto; e la Trasfigurazione di Gesù dimostra che lui è il vincitore, anche quando non sembra.

* Di più…
Enigma… Discendendo dal monte, Pietro, Giacomo e Giovanni sono come persone alle quali è stato rivelato l’inizio di un enigma, ma sono ancora lontani dall’immaginarne la soluzione. Il vero volto di Gesù lo scopriranno soltanto dopo la sua resurrezione. Allora si ricorderanno dell’esperienza straordinaria che oggi hanno vissuto e ne comprenderanno il senso.

PER RIASSUMERE… Quando Dio ci parla e ci rivolge dei segni, talvolta facciamo fatica a comprenderli. Li troviamo strani. Ebbene, lasciamoci sorprendere!

Pubblicato il

1. Letture – 1 Quar. C, 10 mar ’19

PRIMA LETTURA
Professione di fede del popolo eletto.

Dal libro del Deuteronòmio 26,4-10

Mosè parlò al popolo e disse:
«Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all’altare del Signore, tuo Dio, e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore, tuo Dio: “Mio padre era un Araméo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi.
Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele. Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato”. Le deporrai davanti al Signore, tuo Dio, e ti prostrerai davanti al Signore, tuo Dio».
Parola di Dio

 

SALMO RESPONSORIALE Sl. 90(91)

R. Resta con noi, Signore, nell’ora della prova.

Chi abita al riparo dell’Altissimo
passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.
Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido».

Non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
Egli per te darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutte le tue vie.

Sulle mani essi ti porteranno,
perché il tuo piede non inciampi nella pietra.
Calpesterai leoni e vipere,
schiaccerai leoncelli e draghi.

«Lo libererò, perché a me si è legato,
lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome.
Mi invocherà e io gli darò risposta;
nell’angoscia io sarò con lui,
lo libererò e lo renderò glorioso».

 

SECONDA LETTURA
Professione di fede di chi crede in Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 10,8-13

Fratelli, che cosa dice [Mosè]? «Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore», cioè la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.
Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».
Parola di Dio

 

CANTO AL VANGELO Mt 4,4

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

 

VANGELO
Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto
     e tentato dal diavolo.

Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

Pubblicato il

2. Esegesi – 1 Quar. C

ANDÒ NEL DESERTO

Deuteronomio 26,4-10 – Gli egiziani ci maltrattarono
Romani 10,8-13 – Vicino a te è la Parola
Luca 4,1-13 – Gesù era guidato dallo Spirito nel deserto

Ricordare il dono di Dio
Obbedienza profonda e serena umiltà caratterizzano l’esperienza del credente, come emerge dal testo del Deuteronomio. Appropriato è il richiamo a Israele (Giacobbe), progenitore delle dodici tribù e al suo essere errante, vagante come un nomade. Proprio su di lui è caduta la scelta di Dio, per farne, per puro suo dono, una nazione grande, forte e numerosa (v. 5). Una volta arrivato alla terra promessa e stabilitosi in essa, per Giacobbe è importante ricordare e non dimenticare. La memoria è quanto il Signore ha ripetutamente comandato al popolo tramite il suo servo Mosè: «guardati dal dimenticare il Signore che ti ha fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile» (Dt 6,12). La memoria rende possibile la lode, e l’offerta diventa restituzione di tutto quanto si è ricevuto.

La prova della tentazione
Il brano delle tentazioni di Gesù ci mette dinanzi al percorso della nostra vita nei momenti in cui le difficoltà, il buio, l’aridità dei nostri deserti interiori possono prendere il sopravvento, e farci perdere la direzione verso cui ci orienta la Buona Notizia. Lo Spirito che guida Gesù nel deserto rafforza la presenza e l’azione della Trinità. Il Padre, il Figlio e lo Spirito sono saldi ed escono vincitori nel confronto con il Tentatore. Nell’esperienza di fede e di sapienza centrale è la Parola di Dio. L’alternativa e l’opposizione alla vita di fede è proposta dal demone mediante un’esistenza giocata sulla potenza, sul possesso e sul potere, e quindi come una «divinizzazione» dell’uomo che diventa figlio impadronendosi della potenza di Dio.

La capacità di riferirsi al Salvatore
Il divisore tenta Gesù con frasi sottili, apparentemente possibili e lecite. Promette la felicità senza dare la libertà. Il Signore non si sottrae, ma non baratta, non scende a compromessi, risponde con la Parola, ed è la verità della Parola che sconfigge il male. È la partecipazione al mistero della Trinità che permette di rimanere saldi nella fede, forti nelle tribolazioni e nelle tentazioni. Il potere, il successo, la gloria, la dimostrazione della forza, non ci interessano, perché la nostra unica forza è Colui che ci ha amati fino all’estremo. La risposta di fede è legata alla vita concreta e al ringraziamento per gli avvenimenti della nostra storia. La professione di fede si deve celebrare a partire dalle prove o tentazioni che Dio concede alla vita per verificare, purificare e far crescere la risposta di fede. Chi non ha attraversato prove e tentazioni non è una persona adulta, non è grande nella fede. La «tentazione» è quindi propria delle vicende forti, positive, straordinarie. Della tentazione si serve anche il diavolo con intenti negativi. Il signore del male e della morte prova gelosia verso l’amore che unisce noi al Signore della vita.

La forza della Parola
Spesso si ripone la sicurezza nella quantità delle cose possedute, mentre Dio vuole convincerci che la sicurezza si trova altrove. La Parola di Dio è necessaria quanto il pane, senza questa Parola si può essere esausti e disperati. L’eccessiva attenzione ai problemi del mondo, contrabbandata come carità verso i poveri, può essere a volte un modo facile per sfuggire alle parole troppo impegnative del Vangelo. Si cede alla tentazione della religione falsata ogni volta che si usano mezzi potenti, miracolistici per annunciare il Vangelo. Tutto questo va accompagnato dalla notizia fortemente sottolineata oggi da Paolo circa la «facilità» e la «vicinanza» della Parola di Dio alla vita e all’esperienza comune. La vera difficoltà e l’opposizione a questa via sostenuta dalla Parola si annidano in quella «grandezza» alla quale istintivamente l’uomo aspira. Solo la riconoscenza e la benedizione di Dio per tutti i suoi benefici dona la forza per superare le tentazioni.

PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Quali doni ti ha fatto il Signore nella tua vita?
– Che relazione hai con il Signore?

IN FAMIGLIA
Iniziando la Quaresima non mettiamo subito a tema dei buoni propositi,
ma provate a dare un nome alle realtà che creano maggior fatica nei rapporti all’interno della famiglia.
A partire da queste difficoltà pregate per sentirle non solo come ostacolo,
ma come occasione per sviluppare pazienza, ricerca, stile nuovo di vita.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

Pubblicato il

3. Annunciare la Parola – 1 Quar. C, 10 mar ’19

PER COMPRENDERE LA PAROLA

Durante le cinque domeniche di Quaresima non cercheremo un legame particolare fra le tre letture. Esse infatti non sono state scelte sistematicamente l’una in funzione dell’altra.
L’Antico Testamento presenta cinque tappe importanti della storia della salvezza.
La 2ª lettura contiene vari testi cristologici. Il Vangelo offre ogni volta un annuncio del mistero pasquale, al quale partecipiamo mediante i sacramenti.
Tutti i testi vanno letti in prospettiva pasquale.

PRIMA LETTURA
In questo testo del Deuteronomio troviamo contemporaneamente la prescrizione di un rito d’offerta dei beni materiali e l’enunciato della fede di Israele che indica il significato del rito.
– L’offerta delle primizie: per gli Ebrei si tratta di donare il primo prodotto dei raccolti (come i primi nati dei greggi) al Signore, rappresentato dall’altare (cf le nostre “offerte quaresimali”).
– La fede di Israele: è confessione della propria povertà originaria (“Mio padre era un Arameo errante”) e del fallimento della propria crescita in Egitto (cattivi trattamenti e schiavitù). Essa è riconoscimento dell’amore di Dio: Dio ha ascoltato – ha liberato – ha dato la ricca Terra promessa. In breve, abbiamo qui descritta la Pasqua. Spiritualmente il popolo cristiano ne ripete l’itinerario al seguito di Cristo.

SALMO
È una contemplazione serena della sicurezza che il giusto trova nel dimorare accanto a Dio.
Nel Vangelo il demonio si serve di questo salmo per tentare Gesù, come per mettere alla prova la sua fedeltà.

SECONDA LETTURA
Espone la sorpresa di Paolo nel constatare che la salvezza mediante la fede è data sia ai pagani, sia al popolo eletto.
– Dio è generoso con tutti, e non più soltanto con i discendenti dell’Arameo errante.
– La fede ci ottiene la salvezza (e non le nostre “opere” per obbedire alla Legge; cf il contesto immediato della lettura).
Fede interiore (nel cuore) e confessata (con la bocca).
Fede il cui contenuto è la Signoria di Cristo, da lui ottenuta col suo mistero pasquale, con la sua vittoria sulla morte.
Mentre stiamo per iniziare l’impegno quaresimale, vediamo di non ingannarci sul cammino…

VANGELO
È il racconto della tentazione di Cristo.
Cristo rivive la tentazione di Israele durante l’esodo: cf il luogo: il deserto; la durata: 40 giorni (Israele rimase nel deserto 40 anni; Mosè 40 giorni alla presenza di Dio sul Sinai; Elia camminerà 40 giorni nel deserto verso l’Oreb).
Le parole di Gesù sono prese tutte e tre dal Deuteronomio, da uno dei “discorsi” che il libro mette sulla bocca di Mosè nel deserto.
– Cristo ne trionfa per la potenza dello Spirito che s’è manifestato al Battesimo.
La sua forza si basa sulla Parola di Dio, per mezzo della quale respinge il Tentatore: “Sta scritto… È stato detto”.
Diversamente dagli altri evangelisti, Luca pone l’ultima tentazione a Gerusalemme. Si direbbe che in tal modo voglia annunciare che il ritorno di Satana, nel momento fissato, avverrà a Gerusalemme, durante la Passione.
Il trionfo di Gesù su Satana, all’inizio della sua vita pubblica, è il preludio al suo trionfo definitivo con la vittoria sulla morte.
– Il contenuto delle tentazioni: in un modo o in un altro si tratta di distogliere Gesù da Dio e di orientare la sua missione verso un successo temporale.
Il pane: Gesù è invitato a preoccuparsene, come se Dio non si prendesse cura di far vivere il suo popolo. Gesù è invitato a usare il suo potere di Figlio di Dio per sé e per la sua fame materiale.
Il potere: Satana afferma che appartiene a lui e invita Gesù a riceverlo dalle sue mani e ad alterare così la sua missione: il potere del Messia sarà spirituale e la sua regalità quella della Croce.
La prova di Dio: Gesù è invitato ad abusare della fedeltà di Dio per manifestare in modo spettacolare di essere il Messia.
Secondo s. Luca, nell’episodio c’è “ogni specie di tentazione”, radicalmente.
I quaranta giorni di Quaresima vorrebbero aiutarci a scoprire in che modo le tentazioni di Cristo sono anche le nostre; in che modo, seguendo Cristo, possiamo liberarcene dopo aver riconosciuto che troppo spesso vi soccombiamo.

 

PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Per la Quaresima, prendere la giusta strada
Esiste una certa immagine della Quaresima fatta di austerità, di impegno coscienzioso, di sfinimento fisico. Avere un aspetto quaresimale non è qualcosa di attraente.
È pur vero che tutto ciò è ormai superato. Noi non digiuniamo più come i nostri nonni. E tuttavia, anche con le migliori intenzioni, rischiamo di cadere nello stesso difetto: non misuriamo più il pane, ma contiamo le nostre privazioni. La penitenza è leggera, ma qualche sforzo vogliamo pur farlo.
Tutto ciò non è sbagliato, ma può nascondere l’essenziale. L’essenziale è la riconoscenza verso Dio. Il senso di meraviglia della fede: tutto ci è donato da Dio (cf l’Israelita della 1ª lettura).
Dio è generoso oltre ogni limite: la salvezza trionfa sulla morte in noi come in Gesù Cristo. Nostro “Signore” ci invita a seguirlo (2ª lettura).
Dio ci fa vivere della sua parola: essa è potenza contro le tentazioni per raddrizzare le nostre vite.
In questa prospettiva, dove Dio viene per primo, tutto il resto assume un significato. Le nostre privazioni e le nostre condivisioni: dal momento che tutto è di Dio, è normale farne parte a lui nei suoi poveri.
Il nostro impegno nella preghiera: è Gesù il Signore delle nostre vite.
La lotta contro i nostri difetti, i nostri peccati: per consentire alla Parola di operare in noi e portare frutto.
Questo è il nostro cammino verso Pasqua: Dio ritrovato, “Dio, mio rifugio e mia fortezza” (Salmo).

Conosciamo la tentazione?
A prima vista, le tentazioni di Cristo non ci riguardano assolutamente.
– Noi non potremo mai cambiare le pietre in pane. Il pane lo si guadagna col sudore della fronte. E se potessimo, non dovremmo servirci di questo potere? Ci sono tanti affamati! Anche Gesù ha moltiplicato i pani.
– Il potere, la gloria del comando, interessa i grandi. Satana non ha mai invitato noi a prostrarci davanti a lui…
– Il salto nel vuoto per mettere alla prova la fedeltà di Dio: noi siamo certamente troppo prudenti per farlo…
E tuttavia, le tentazioni di Cristo, secondo l’osservazione di Luca, contengono “ogni specie di tentazione” e Satana non è lontano dalla nostra vita.
– L’eccesso delle nostre preoccupazioni materiali – per noi o per i nostri – che ci prendono tutte le energie, tutto il nostro tempo, non potrebbe essere per noi la tentazione del pane?
– I compromessi, l’adulazione verso chi è più potente di noi, la perdita del nostro equilibrio “pur di riuscire”, non potrebbero essere il nostro modo di adorare Satana?
– Giocare col fuoco, in un modo o nell’altro, crederci più forti di quanto lo siamo… “esagerare” per farci valere…
Ma più che esaminare la coscienza, quel che importa è guardare verso Cristo. È lui il vincitore del male. In questo tempo di Quaresima la sua parola potrà raggiungere il nostro cuore, avvicinarci a Dio, e farci nuovamente scegliere il bene. Tutta la Chiesa e lo stesso mondo, sempre sottomessi alla tentazione, potranno liberarsi dalla schiavitù del peccato.

Abbiamo gridato verso il Signore
Tutti sogniamo un mondo migliore. Per noi, per gli altri.
La vita degli uomini dei nostri giorni si presenta così poco umana, irretita in tante schiavitù! E lontano da noi: i popoli della fame, gli orrori della guerra, la dura realtà dei totalitarismi.
Di fronte a questa realtà, ancor più dura della schiavitù di Israele in Egitto, sappiamo gridare verso il Signore? Istintivamente ci piacerebbe intervenire, fare qualcosa. D’altra parte non è un dovere impegnarsi? Gli stessi Ebrei non si sono limitati a invocare “la mano potente di Dio e il suo braccio teso”; non hanno impedito a Mosè e a molti altri di fare di persona ciò che era necessario.
Tutto ciò è vero e tuttavia solamente “il grido verso il Signore” può dare un significato di verità a tutte le nostre lotte umane, darci il coraggio di lottare senza stanchezza e senza orgoglio, mantenere viva la speranza pur nella debolezza dei nostri mezzi.
Se tante persone sono fataliste, se tanti impegni generosi scadono nell’attivismo, se tante lotte vengono abbandonate alla prima prova, non è anche perché dal cuore dei credenti non è salito al Signore questo grido? La Quaresima è anche il tempo per gridare verso il Signore.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 1, anno C, tempi forti – Elledici 2003)

Pubblicato il

4. Parola da Vivere – 1 Quar. C

ANDÒ NEL DESERTO
Tutte e tre le provocazioni narrate nel Vangelo concordano in un punto preciso: la fede come fiducia, come affidamento mite e filiale al Padre. Lui solo ci sostiene «e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze» (1Cor 10,13); da Lui viene ogni bene e passa «per beneficare» (At 10,38); Lui salva «gli spiriti affranti (Sal 34,19). Cristo Gesù ci dona gli atteggiamenti fondamentali che ci guidano nella vita che trascorriamo nel deserto, mentre camminiamo verso la terra promessa della risurrezione. Siamo sollecitati ad una rinuncia rigorosa di ogni potere e possesso individuale, per ricevere tutto dall’amore del Padre.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

Pubblicato il

5. Preghiere dei Fedeli – 1 Quar. C, 10 mar ’19

Gesù è tentato nel deserto

Celebrante. Nella Preghiera dei fedeli chiediamo al Padre celeste che ci renda capaci di intensificare il nostro impegno di conversione interiore, sull’esempio del Signore Gesù uscito vittorioso dall’ora della tentazione.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Sii tu, Signore, nostra forza nella prova.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. Il Cristo si presenta agli uomini come uomo nuovo, come progetto di un’umanità da riconciliare al Padre.
Perché tutti i cristiani, in questo cammino verso la Pasqua di risurrezione, imparino a imitare il Signore Gesù, loro maestro e modello, preghiamo.

2. Per le famiglie cristiane. La Quaresima può e deve avere una dimensione anche familiare, e va vissuta anche all’interno delle mura domestiche.
Perché nelle nostre famiglie venga aperto il libro del Vangelo, si creino occasioni di preghiera comune, e in unione di carità si faccia delle proprie mura un luogo di accoglienza fraterna, preghiamo.

3. Per quelli costituiti in autorità che sono tentati di dominare sugli altri. L’autorità, ci ha spiegato Gesù, consiste nel servizio reso ai fratelli.
Perché i governanti della cosa pubblica, e i responsabili a tutti i livelli, non si affannino ad accrescere il loro potere sugli altri, ma siano mossi unicamente dall’intento di conseguire il bene comune, preghiamo.

4. Per coloro che sono tentati dal possesso delle ricchezze. Le cose materiali sono creature uscite belle dalle mani di Dio, perciò dotate di un grande fascino.
Perché il desiderio del benessere e della ricchezza non abbia in noi il sopravvento, fino a soffocare il mondo dei valori spirituali, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Tutti noi in questo tempo di Quaresima siamo chiamati a «fare deserto» con il Signore, cioè a prestare – nel silenzio interiore – un ascolto più attento della Parola di Dio.
Perché, sostenuti dalla forza dello Spirito, ci impegniamo di più nella preghiera e nella carità, e rinnoviamo la nostra fedeltà al Signore, preghiamo.

Celebrante. Padre misericordioso, tu ci hai indicato nella vittoria di Gesù sulla tentazione il modello del coraggio nelle scelte a volte difficili della vita. Donaci la forza di superare ogni prova, e il desiderio di vivere, con cuore rinnovato, nella libertà dei veri tuoi figli. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)