Pubblicato il

5. Preghiere dei Fedeli – I Avv A, 1° dic ’19

Invito alla vigilanza

Celebrante. Cominciando il nuovo anno liturgico, il Signore ci sollecita alla vigilanza. Nella Preghiera dei fedeli gli chiederemo la consapevolezza della fede, e il dono della coerenza nella carità.

Lettore. Preghiamo insieme: Visita il tuo popolo, Signore.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. Pellegrina nel mondo, essa ha il compito di tenere desta negli uomini l’aspirazione ai valori dello spirito.
Perché sappia suscitare in tutti il desiderio di quel regno d’amore che il Signore Gesù è venuto a instaurare in terra, preghiamo.

2. Per il nuovo anno liturgico che oggi comincia. La Chiesa ci invita a viverlo come occasione per approfondire le verità della nostra fede, e per testimoniarle nell’impegno di ogni giorno.
Perché sappiamo trovare ogni domenica nella messa quel nutrimento dello spirito che ci occorre per amare di più il Signore e i fratelli, preghiamo.

3. Per la valorizzazione del tempo. Alcuni trovano il tempo troppo lungo, vorrebbero «ammazzarlo». Altri non hanno tempo per fare tutto e vivono in affanno. Chi vuole la settimana di 35 ore, e chi vorrebbe 35 ore al giorno.
Perché scopriamo il senso della nostra vita nel suo orientamento a Cristo, che è signore del tempo, preghiamo.

4. Per coloro che sono come prigionieri della civiltà del benessere. Molti vivono dai tetti in giù, preoccupati soltanto di conseguire una felicità terrena.
Perché il Signore che viene li porti a scoprire il valore della nostra esistenza nel suo progetto d’amore, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Non pochi accanto a noi, forse nella nostra stessa famiglia, tirano avanti nell’indifferenza, e con fede tiepida.
Perché la nostra attesa del Signore che viene sia vigile e operosa, e diventi testimonianza credibile per questi nostri fratelli, preghiamo.

Celebrante. O Padre, vogliamo camminare insieme verso di te. Ravviva in noi il desiderio di incontrarci personalmente nelle nostre chiese con il tuo figlio Gesù, per ricevere da lui un solido orientamento nella fede e l’impulso a operare nella carità. Per lo stesso Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

Pubblicato il

7. Aforismi – I Avv A, 1° dic ’19

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

UN RILIEVO DI IGNAZIO SILONE
«Certi cattolici attendono la seconda venuta di Cristo
più o meno con la stessa indifferenza
con cui attendono l’arrivo dell’autobus alla pensilina».

«TENETEVI PRONTI»: GLI SCOUT E TUTTI QUANTI
Tenetevi pronti: così la CEI ha tradotto l’espressione latina «Estote parati», che si trova nel Vangelo di oggi (in Matteo 24,44 e anche in Luca 12,40). L’espressione condensa bene l’atteggiamento suggerito da Gesù ai suoi discepoli, per il tempo di attesa tra le sue due venute. Un programma, affascinante, e quasi inquietante. Il nostro non è tempo per dormire. Sir Robert Baden-Powell, il grande educatore, fondatore del Movimento Scout,
ha fatto proprio quel motto e lo ha proposto ai ragazzi di tutto il mondo. Gli piaceva molto già per una casuale fortunata coincidenza: nella formulazione inglese «Be Prepareted» esso presentava le sue iniziali.
Ma, si capisce, il motto gli piaceva perché da bravo cristiano vedeva nel motto un formidabile programma di vita da proporre ai ragazzi di tutto il mondo. E lo ha esplicitato così: «Siate pronti, in spirito e corpo, per compiere il vostro dovere».

Ecco un singolare commento proposto dal Movimento Scout agli scout d’Italia:
«Il motto scout racchiude – condensandola in poche parole – l’essenza stessa dello spirito scout e dei principi dello scautismo. Esso spinge anche lo scout alla messa in pratica del vivere coerentemente secondo i dettami della Promessa e della Legge scout.

Sii pronto!: È questo il motto che contraddistingue gli Scouts di tutto il mondo, che li accomuna e li accompagna nel quotidiano.
Sii pronto! non è solo un semplice motto… Il cappellone, i pantaloncini corti, la camicia con le maniche raccolte, i calzettoni, il fazzolettone, non rappresentano una semplice divisa per riconoscersi, per distinguersi dagli altri, ma sono una seconda pelle cucita sui valori e sui fondamenti del metodo educativo e formativo ideato da sir Robert Baden-Powell. Metodo sempre attuale, e in continua evoluzione.
Sii pronto! È vivere un semplice insegnamento: «lascia il mondo un po’ migliore di come lo hai trovato». Una promessa, un impegno, un servizio, una vocazione… é fratellanza, solidarietà, amore, carità… Lungimirante quasi quanto un altro insegnamento rivoluzionario: «ama il prossimo tuo».
Sii pronto! non è un motto fine a se stesso… Chi ricorda «la promessa scout» la vive comunque, nelle semplici azioni quotidiane: «una volta scout, sempre scout… Buona strada!».
Quanto al solito impertinente Pierino La Peste, riferiscono che per una piccola svista ha letto il motto latino così: «Estote pirati»


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno A – Elledici 2009)

Pubblicato il

8. Canto Liturgico – I Avv A, 1° dic ’19

Ecco a voi questa settimana un canto per la COMUNIONE

NOI VEGLIEREMO – Domenico Machetta
(Nella Casa del Padre, n. 690 – Elledici)

Rit. Nella notte o Dio noi veglieremo
Con le lampade vestiti a festa
Presto arriverai e sarà giorno

1. Rallegratevi in attesa del Signore
Improvvisa giungerà la sua voce
Quando Lui verrà sarete pronti
E vi chiamerà amici per sempre

2. Raccogliete per il giorno della vita
Dove tutto sarà giovane in eterno
Quando Lui verrà sarete pronti
E vi chiamerà amici per sempre

Pubblicato il

9. Narrazione – I Avv A, 1° dic ’19

IL DIAVOLETTO DISPETTOSO

C’era una volta un diavoletto vispo e malizioso che invidiava con tutte le sue forze e la sua cattiveria la felicità degli esseri umani.
Si divertiva a tormentare soprattutto i bambini, seminando litigi e baruffe nelle scuole.
C’era un periodo dell’anno che odiava in modo particolare: quello natalizio.
Un periodo in cui sulla terra viaggiavano soprattutto gli angeli, la gente si sentiva più buona e i diavoli venivano mandati al diavolo!
Così, un anno, escogitò un piano che definire diabolico è il meno che si possa dire.
Espose il suo malvagio disegno al gran capo dei diavoli, Satanasso in persona, che gli batté una gran manata sulle spalle squamate sghignazzando:
«Magnifico, ragazzo mio! Una vera diavoleria!».
Il piano del maligno diavoletto prevedeva un obiettivo: una famiglia felice scelta a caso.
La prescelta fu la famiglia Marchi.
L’ignara famiglia Marchi si era preparata al Natale con la consueta cura e una certa eccitazione:
sulla porta di casa troneggiava una ghirlanda verde e rossa, il calendario d’Avvento aveva tutte le finestrelle aperte da cui occhieggiavano santi e sante,
il presepio occupava praticamente tutto l’ingresso con decine e decine di statuette,
pecorelle, oche, galline, montagne di carta, laghetti di frammenti di specchio e una superba grotta sormontata da angioletti legati all’attaccapanni;
nel salotto, l’albero di Natale faceva piovere le sue luci colorate tra palline rosse e blu e cioccolatini;
i regali erano accuratamente ammucchiati in un angolo, mentre il profumo dei dolci e della pasta fatta in casa si diffondeva dalla cucina.

Una magnifica, grassa, serena vigilia di Natale, come tante altre.
Marta e Matteo, 7 e 10 anni, arrivarono dall’Oratorio, dove avevano provato i canti per la Messa solenne.
Erano passati davanti al Supermercato e discutevano con le guance arrossate dal freddo e gli occhi luccicanti.
«Era veramente Babbo Natale!».
«No. Babbo Natale è più grasso e più vecchio!».
«Era lui! E mi ha detto che stanotte verrà da noi… dopo Gesù Bambino».
«Ma se aveva la barba finta!».
«Adesso basta, bambini!» li interruppe la mamma, che trafficava in cucina.
«Questa è la notte di Natale. Andate a prendere la statuetta di Gesù Bambino e mettetelo sulla mangiatoia. Senza abbattere cascate e ponti come l’anno scorso…».
Proprio in quel momento entrò in azione il perfido diavoletto.
«Gesù Bambino non c’è più! È sparito!» gridarono i bambini.
«Guardate vicino al presepio».
«Il presepio non c’è più!».
La mamma si sporse dalla cucina: «Non dite stup… Accidenti! È vero!».
L’ingresso era desolatamente vuoto.
Mamma e bambini corsero in salotto: l’albero di Natale non c’era più.
E neanche i regali.

In quel momento arrivò il papà.
Aveva l’aria un po’ stupita e togliendosi il cappotto disse: «Perché avete spento le luci colorate e tolto la ghirlanda dalla porta?».
Si guardarono tutti e quattro allibiti. Ma che cosa stava succedendo?
Era sparito anche il calendario dell’Avvento e anche le lettere a Gesù Bambino sul comò non c’erano più.
Poi, in un attimo di panico, tutti e quattro si resero conto che un’altra cosa non c’era più: il profumo di cose buone.
Corsero in cucina: panettone farcito, spumante, arrosto, la panna, gli agnolotti… tutto sparito.
Anche la tovaglia rossa con le stelline d’oro, il centrotavola con le candele e i rametti di agrifoglio, il secchiello d’argento per lo spumante.
«Oh no!» esclamò Matteo «Anche il panettone!».
«Ma che razza di diavoleria…» sbottò il papà.
Senza saperlo aveva indovinato.
«Ormai tutti i negozi sono chiusi» disse la mamma sconsolata.
«Forse è rimasto qualche uovo per la cena…».
«E poi andiamo a dormire.. o guardiamo la tv…» disse il papà, ancora scombussolato dalla sorpresa.
«Ma è Natale!» gridarono Marta e Matteo con le lacrime agli occhi.
«Non abbiamo più la corona, il calendario, il presepio, l’albero…» protestò veemente Marta.
«E neanche i regali!» aggiunse Matteo.
«E il panettone farcito, gli agnolotti e lo spumante…» brontolò il papà.
Anche la mamma aveva le lacrime agli occhi, ma tentò un lieve sorriso:
«Però il Natale è un’altra cosa. C’è qualcosa che nessuno può portare via!».
«È vero, accidenti!» esclamò il papà. «Nessuno può rubare il nostro vero Natale!».
Allargò le braccia e strinse a sé moglie e bambini.
«Sapete che facciamo? Andiamo fuori e festeggiamo alla luce delle stelle. Copritevi bene e usciamo!».
Nel piccolo giardino arrivava solo la luce dei lampioni e delle finestre delle case vicine.
Come quattro naufraghi che si ritrovano salvi su un’isoletta, mamma, papà e bambini si abbracciarono stretti stretti.
«In fondo, quando Gesù è venuto non aveva neanche il piumino» disse il papà.
«Aveva l’asino e il bue» replicò Marta.
«Anche noi li abbiamo…» insinuò maliziosamente Matteo indicando la mamma e il papà. Scoppiarono a ridere, stringendosi ancora di più.
«Volevo dire Maria e Giuseppe» si corresse ridendo Matteo.
Erano insieme e si amavano e forse era quello il Natale.
In quel momento, una stella si dilatò e rivelò un lunga coda luminosa,
come una scia di luce che lasciò cadere sulla famigliola una pioggia di stille luminose.
Fu un attimo, ma la videro nettamente.
Improvvisamente furono inondati dalla gioia del vero Natale e si sentirono felici come non mai.
Dietro un cassonetto della spazzatura, il diavoletto dispettoso per la rabbia si rosicchiò gli unghioni fino a farli scomparire per sempre.

Contano le persone, non le cose.


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 413 – Elledici 2016)