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Recensione del libro “Carlo Acutis. 15 anni di amicizia con Dio” di Umberto De Vanna

Carlo Acutis

15 anni di amicizia con Dio

Il 21 febbraio scorso, Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare i rispettivi decreti riguardanti il miracolo attribuito all’intercessione del giovane Carlo Acutis, morto a 15 anni per una leucemia fulminante.

La Voce e il Tempo dedica un articolo al futuro beato e al libro Elledici di don Umberto De Vanna che racconta la vita di Carlo Acutis. Si riporta di seguito l’articolo che sarà pubblicato domenica 1 marzo 2020, a cura di Michele Gota.

Acutis sarà beato, un libro lo presenta

«È stato un giovane libero e lieto, Carlo Acutis, contento della vita, capace di compassione e di gratuità. Ha vissuto i suoi 15 anni ‘alla grande’, all’altezza dei suoi desideri più veri».

Così scrive mons. Paolo Martinelli, Vescovo ausiliare di Milano, nella presentazione di questo libro.

Carlo Acutis nasce nel 1991 a Londra, dove i genitori si trovano per motivi di lavoro; poi, la famiglia si trasferisce a Milano; lui frequenta scuole cattoliche; è appassionato di sport ed informatica (realizza programmi, crea siti web, cura la redazione di giornalini); ha una valanga di amici; muore di leucemia acuta, a Monza, ad appena 15 anni, nel 2006. Per suo desiderio è sepolto ad Assisi, nel santuario della Spogliazione. Da poco, Papa Francesco lo ha dichiarato venerabile e parlando di lui, ha detto che «ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza». Basterebbero questi cenni per intuire che «Carlo è il santo che non ti aspetti perché ha tutte le caratteristiche dei ragazzi d’oggi», e anche per- ché è «innamorato di Dio».

I suoi gesti, la sua testimonianza quotidiana, anche negli ultimi giorni in ospedale, lasciano tutti meravigliati. E chi lo ha conosciuto, a scuola, nell’oratorio, al Meeting di Rimini, sul web, in ospedale appunto, ne parla con le lacrime agli occhi. Una citazione tra le tante: per il suo fidato Rajesh, l’induista che vive in casa sua come domestico, Carlo è un tale esempio di spiritualità e santità – «perché un ragazzo così giovane, così bello e così ricco normalmente preferisce fare una vita diversa» – che si fa battezzare.

Ed oggi sono tantissime le persone, non soltanto in Italia, che si rifanno alla testimonianza di Carlo per vivere la fede con gioia ed entusiasmo. Un adolescente, dunque, da portare come esempio e soprattutto da imitare. In questo aiutati anche dal bel volumetto del salesiano Umberto De Vanna, autore di numerosi libri di catechesi e spiritualità giovanile e già direttore di riviste Elledici.

Il testo propone, com’è comprensibile, una biografia di Carlo, ma in modo quanto mai giovanile, con frasi, scritti, commenti suoi e delle persone che lo hanno conosciuto, alternati a tante foto a colori. Immagini quasi in ogni pagina, dove lui – già da bambino, ma ancor più adolescente – è sempre allegro e sorridente, e sembra chiedere a chi le guarda: perché non anche tu? Perché Carlo «era affascinato da una forte spiritualità che ha vissuto senza complessi, respirando il mondo della fede con la spontaneità di uno che si direbbe caduto giù dal cielo». Perché, come è stato scritto, Carlo è «il vero ‘scandalo’ di oggi: un giovane che aspira alla santità». Perché ha vissuto «la sua adolescenza come occasione per portare il Vangelo».

Sono testi e immagini che non lasciano indifferenti, anzi commuovono il lettore. A questo vanno aggiunti i suggerimenti, presenti alla fi ne di ogni capitolo, per la riflessione personale e di gruppo. Un libro, quindi, utile per conoscere la vita di Carlo, stimolante anche per i meno giovani e un valido strumento per educatori e animatori di gruppi.

Michele GOTA

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Convegno IdR 5 marzo 2020 – RINVIATO

Convegno Insegnanti di Religione
5 marzo 2020

AVVISO

Vista la situazione incerta e i relativi problemi che si sono venuti a creare in questi giorni in Piemonte, il Convegno IDR “Scuole e comunità cristiana. Sinergie per una crescita”, previsto a Torino per il 5 marzo, è rinviato a data da definire.

Sara nostra cura cercare di ricalendarizzarlo il prima possibile, ma solamente dopo che la situazione attuale si sarà risolta o almeno stabilizzata in maniera certa.

Elledici Scuola
Uffici Scuola Diocesi di Torino e di Piemonte e Valle d’Aosta
Associazioni Professionali AIMC e UCIIM

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Suor Giudici, mistica e poetessa. La sua vocazione nacque in bicicletta

Il lutto per Suor Giudici, mistica e poetessa. La sua vocazione nacque in bicicletta

Aveva 97 anni la coordinatrice dell’Eremo di San Biagio a Subiaco, una struttura gestita dalle Figlie di Maria Ausiliatrice che offre un luogo di preghiera e di accoglienza

Domenica 23 febbraio Avvenire dedica un articolo alla scomparsa di Suor Maria Pia Giudici, FMA e coordinatrice dell’Eremo di San Biagio a Subiaco, mancata all’età di 97 anni. Suor Maria Pia è stata nella sua lunga e feconda vita molte cose insieme: una suora salesiana, ma anche poetessa, insegnante, maestra spirituale e mistica, scrittrice e protagonista di alcuni libri editi da Elledici.

È morta a 97 anni compiuti, suor Maria Pia Giudici, coordinatrice della Casa di preghiera Eremo di San Biagio a Subiaco, una struttura gestita dalle Figlie di Maria Ausiliatrice che offre un luogo di preghiera e di accoglienza. Suor Giudici era nata a Viggiù (in provincia di Varese) il 30 settembre 1922. Lì ha trascorso la fanciullezza per poi trasferirsi con genitori a Milano, dove studiò prima dalle Suore Orsoline di San Carlo e poi dalle Salesiane, Figlie di Maria Ausiliatrice. Negli anni dell’Università (studiò presso la Cattolica di Milano e conobbe il fondatore padre Agostino Gemelli) e della gioventù maturò la vocazione alla vita religiosa. Entrata nella Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, le superiore decisero di farle continuare gli studi. Si laureò in Lettere e potè così insegnare sia a Milano sia a Lecco. Molto legata alle sue studentesse, si dedicò progressivamente anche al campo della comunicazione, organizzando cineforum e incontri con il mondo del cinema. È stata autrice anche di diversi testi letterari offrendo una galleria di ritratti di donne dalla grande fede. Nel tempo è diventata una figura di riferimento dell’Eremo di San Biagio.

La vita di suor Maria Pia Giudici è stata una preziosa grammatica di una vocazione profetica. Leggendo la sua recente biografia “Vivere in pienezza” (a cura di Alessandra Pagliari), troviamo una bellissima descrizione della chiamata accaduta in un rallentamento di una sua corsa in bicicletta perché un altro vento la toccò cambiando decisamente il corso della sua vita. Quella corsa e quel nuovo corso giungono fino all’ultimo grande canto-preghiera che chiude e sigilla le pagine, ciò che emerge è la sequela creativa e fedele di una voce:

«Lodato sii, o mio Signore,

per la corsa veloce degli anni

trascorsi quassù:

è ‘l’elisir’ della pace vera;

e il ‘pane’ della Parola di Dio

spezzato per una vita semplice e sobria,

nuova oggi. E domani e sempre.

Lodato sii, o mio Signore,

per questa piccola e cara realtà di san Biagio,

dove tutto è all’insegna del ‘gratuito’

e quel che vive è tutto ciò che Dio ci ha regalato.

Lodato sii, o mio Signore,

per tutto il gran bene che ho ricevuto dalla tua Parola

accolta, in prolungati tempi a volte,

e pregata al mattino e lungo il giorno

nella consapevole povertà del mio cuore».

Suor Maria Pia è stata nella sua lunga e feconda vita molte cose insieme: una suora salesiana, ma anche una scrittrice, poetessa, insegnante, maestra spirituale, mistica, e chissà quante altre ancora. Ogni persona non è mai un essere a una sola dimensione, ma quando si ha a che fare con vocazioni profetiche, la vita diventa un processo di scoperta di nuove dimensioni della personalità che si aggiungono alle precedenti, a formare nel tempo un albero che continua a crescere fino alla fine. Come per i profeti biblici (che suor Maria Pia ha sempre frequentato, e che sono personaggi vivi nelle sue parole), una vocazione cresce e si sviluppa dentro una o più comunità, a partire dalla prima comunità famigliare. È incarnata nella terra e nella storia di un luogo e di un tempo. Le sue parole sono incastonate nel vissuto quotidiano della propria gente. Dentro la prima comunità familiare avviene la prima chiamata ‘in bicicletta‘.

È l’evento fondamentale e assolutamente intimo. E dopo la vocazione troviamo ancora la comunità. I profeti non sono dei solitari, anche quando vivono in un ‘eremo’. Non sono ammaestrati soltanto da Dio nel loro intimo, ma sono formati e plasmati dalle comunità concrete. Profeti si nasce, profeti si diventa, imparando nel tempo a essere ciò che si era già nel seno materno. Nella storia di suor Maria Pia troviamo parole di cielo e parole di terra. Lavoro, pubblicità, formicaio, sport, Einstein. Perché per imparare ad ascoltare il cielo e donare le sue parole agli uomini e alle donne, bisogna imparare a toccare la terra. È bellissimo scoprire nella vita di suor Maria Pia l’impasto di mistica ed economia, di spiritualità e boschi, a ricordarci che le sole parole che abbiamo per parlare di Dio (e per ascoltarlo) sono le nostre parole umane. La sua storia e il suo presente ci dicono che camminare nello spirito fa diventare più umani non più divini, più uomini e donne non più angeli. Un segno inequivocabile che stiamo camminando bene e nella direzione giusta è allora diventare sempre più appassionati di tutto ciò che è vivo, di ogni creatura, delle parole e delle opere degli uomini e delle donne. Ed è qui che ci si può incontrare davvero tra credenti e non credenti – come accade a San Biagio -. Si apprezza sempre più la bellezza ordinaria delle cose di tutti. Non si fugge dalla terra per cercare il cielo, ma si ringrazia il cielo per averci fatto scoprire e amare la terra. Si diventa ogni giorno più solidali con gli errori e i persino i peccati di tutti, e nulla di ciò che è vivo diventa forestiero e sconosciuto.

La vita dello spirito deve portare a benedire la vita, a girare per le strade ringraziando di essere circondati da cose che giorno dopo giorno abbiamo imparato a vedere come vive. A stimare e a ringraziare l’infinita bellezza vera che ci circonda, e provare un sincero dolore di doverla un giorno lasciare. Brutto e pessimo segno è invece quello di chi loda il cielo e maledice la terra, chi difende Dio e condanna gli uomini. Quando si parte seguendo una voce incontrata in una corsa diversa in un giorno diverso, si inizia in cielo e si finisce sulla terra – e se si resta in cielo occorre preoccuparsi molto. Ogni vocazione è una parola che si fa carne, un emigrante che lascia il cielo per la terra. Questo e molto altro ho imparato incontrando suor Maria Pia, incontrandola dentro l’ora et labora benedettino e salesiano, lasciandosi toccare e in-segnare dalle sue parole theofore, tutte cielo e tutte terra. San Biagio è l’eredità di suor Maria Pia: che non interrompa la sua corsa.

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1. Letture e orazioni – 1 marzo 2020

1 Marzo 2020
I DOMENICA DI QUARESIMA (Domenica della tentazione)

Gesù, il nuovo Adamo

scarica il file in formato Word DOMENICA 01 marzo 2020 – letture e orazioni

Antifona d’inizio
Egli mi invocherà e io lo esaudirò;
gli darò salvezza e gloria,
lo sazierò con una lunga vita. Sal 90,15-16
Colletta
O Dio, nostro Padre,
con la celebrazione di questa Quaresima,
segno sacramentale della nostra conversione,
concedi a noi tuoi fedeli
di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo
e di testimoniarlo con una degna condotta di vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:
O Dio, che conosci la fragilità
della natura umana ferita dal peccato,
concedi al tuo popolo di intraprendere
con la forza della tua parola
il cammino quaresimale,
per vincere le seduzioni del maligno
e giungere alla Pasqua nella gioia dello spirito.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…


Prima Lettura

La creazione dei progenitori e il loro peccato.

Dal libro della Genesi (Gn 2, 7-9; 3, 1-7)
Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».
Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.


Salmo Responsoriale Sal.50

RIT: Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.


Seconda Lettura

Dove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 5, 12-19)
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.


Canto al Vangelo

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!


Vangelo

Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4, 1-11)
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.


Orazione sulle offerte
Si rinnovi, Signore, la nostra vita e con il tuo aiuto
si ispiri sempre più al sacrificio,
che santifica l’inizio della Quaresima,
tempo favorevole per la nostra salvezza.
Per Cristo nostro Signore.


Prefazio
Gesù vittorioso sulla tentazione del maligno
Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito.
In alto i nostri cuori. Sono rivolti al Signore.
Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
È cosa buona e giusta.
È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre Santo,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.
Egli consacrò l’istituzione del tempo penitenziale
con il digiuno di quaranta giorni,
e vincendo le insidie dell’antico tentatore
ci insegnò a dominare le seduzioni del peccato,
perché celebrando con spirito rinnovato
il mistero pasquale
possiamo giungere alla Pasqua eterna.
E noi, uniti agli angeli e ai santi,
cantiamo senza fine l’inno della tua lode:
Santo, Santo, Santo…


Antifona alla comunione
Non di solo pane vive l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Mt 4,4

Oppure:
Il Signore ti coprirà con la sua protezione,
sotto le sue ali troverai rifugio. Sal 90,4


Dopo la comunione
Il pane del cielo che ci hai dato, o Padre,
alimenti in noi la fede,
accresca la speranza, rafforzi la carità,
e ci insegni ad avere fame di Cristo,
pane vivo e vero,
e a nutrirci di ogni parola che esce dalla tua bocca.
Per Cristo nostro Signore.

 

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2. Introduzioni – 1 marzo 2020

1 Marzo 20120

I DOMENICA DI QUARESIMA (Domenica della tentazione)

 

 

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Gesù, il nuovo Adamo

Mercoledì scorso molti di noi hanno iniziato la Quaresima vivendo il suggestivo rito delle Ceneri, un gesto di penitenza e di umiliazione che ci ha fatti entrare in modo positivo nel clima quaresimale. Il numero quaranta, che è stato simbolicamente importante per la storia gli ebrei, lo è anche per noi oggi. Ci richiama i 40 anni trascorsi dagli ebrei nel deserto in fuga dall’Egitto, quando hanno celebrato la prima Pasqua di liberazione. Ma anche i quaranta giorni di deserto vissuti da Gesù, nuovo Adamo.

 

PRIMA LETTURA                                   Gn 2, 7-9; 3,1-7

La creazione dei progenitori e il loro peccato.

Viene raccontata la creazione dell’uomo secondo la tradizione jahvista. L’uomo e la donna sono al centro della creazione, ma Dio chiede loro di riconoscere la sua sovranità e la loro identità di creature, di non «mangiare dell’albero della vita». È un racconto pieno di simboli. Adamo ed Eva non si fidano di Dio e preferiscono seguire le insinuazioni maligne del serpente. E si ritrovano nudi.

 

SALMO RESP0NSORIALE                     Dal Salmo 50 (51)

La liturgia ripropone lo stesso salmo del Mercoledì delle Ceneri, nel quale Davide riconosce il proprio peccato e invoca il perdono. Infine ritrova la gioia e loda il Signore della misericordia.

Rit. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

SECONDA LETTURA                             Rm 5, 12-19

Dove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.

L’apostolo Paolo presenta Gesù come nuovo Adamo. La storia della salvezza questa volta trova il punto di ripartenza sicuro. Dopo aver come ricreato l’uomo da capo attraverso Noè e con Abramo, ora è Dio stesso che si fa garante della fedeltà dell’uomo attraverso l’uomo Gesù.

VANGELO                                               Mt 4, 1-11

Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.

Anche Gesù, uomo libero, viene tentato. Le tentazioni sono quelle che dovrà affrontare in tutta la sua vita: quella di usare il proprio potere per procurarsi pane e sicurezza per sé, di realizzare un messianismo visibile e glorioso, la ricerca del potere su uomini e cose, che il Vangelo presenta come sottomesso all’adorazione del diavolo. Sono le tentazioni che fanno riferimento alla storia ebraica, tentazioni che Gesù supera senza esitazione per dare inizio alla vita pubblica.

 


 

 

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3. Annunciare la Parola – 1 marzo 2020

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1 Marzo 2020
I DOMENICA DI QUARESIMA (Domenica della tentazione)

Gesù, il nuovo Adamo

PER RIFLETTERE E MEDITARE
Un Vangelo in miniatura è il racconto di Matteo che presenta Gesù nel deserto sottoposto a quelle tentazioni che dovrà affrontare nell’intera sua vita. Matteo costruisce in modo evidente il parallelismo Adamo-Gesù: il primo uomo cede alla tentazione e rifiuta di obbedire al Creatore, introducendo il peccato nel mondo. Gesù, superando la tentazione, diventa il primo di una nuova generazione di uomini fedeli a Dio.

I quanta giorni di deserto
Nel racconto di Matteo l’esperienza del deserto e delle le tentazioni sono chiaramente una drammatizzazione letteraria delle scelte che Gesù ha dovuto compiere in tutta la sua vita; scelte quindi che Gesù non ha maturato necessariamente in uno spazio di quaranta giorni. Non domandiamoci quindi perché lo Spirito lo ha condotto nel deserto, o come sia stato possibile un digiuno di quaranta giorni e quaranta notti; come non avrebbe senso chiederci chi ha potuto essere testimone del dialogo tra Gesù e Satana… Le tentazioni sono infatti quelle che Gesù ha realmente dovuto affrontare nel corso dell’intera sua vita, fino ai giorni drammatici della sua passione e morte. Gesù sarà un messia che non userà per sé i suoi poteri straordinari; moltiplicherà per le folle il pane e cambierà per gli sposi l’acqua in vino, ma non lo farà per sfamare o dissetare se stesso; non ricercherà la sua gloria e non accetterà di farsi proclamare re dal popolo che gli corre dietro.

Gesù, il nuovo Adamo
Quanto al pagina biblica della creazione dell’uomo e della donna e del loro peccato, nella sua semplicità racconta quella che è l’esperienza di ogni uomo: il non voler riconoscere la sovranità di Dio.
È Paolo che ha la bellissima intuizione di vedere in modo esplicito Gesù come il nuovo Adamo. Dal primo Adamo, dice, è entrato nel mondo il peccato e la ribellione, con Gesù giunge a ogni uomo la salvezza. È curioso che «una leggenda di grande valore simbolico ha immaginato che ai piedi della croce di Cristo fosse sepolto Adamo: il sangue di Cristo dalla croce scendeva sul cranio del padre di tutti gli uomini, purificandolo dal male» (Gianfranco Ravasi).
Adamo è nostro fratello. La sua storia è la nostra storia. La storia umana è un susseguirsi di storie di infedeltà e di pentimento. Anche Davide è stato coinvolto nella esperienza di Adamo. Di lui abbiamo letto il Salmo 50. Di fronte ai propri peccati Davide si pente e chiede perdono. Anche noi riproduciamo nella nostra vita in qualche modo l’esperienza di Adamo e quella di Davide e siamo chiamati a riconoscere il nostro peccato.
Gesù è il nuovo e definitivo Adamo. È l’uomo nuovo. La storia ricomincia da lui. È guardando a lui che impariamo come deve comportarsi ogni figlio di Dio.

Il nostro deserto
Le tentazioni di Gesù sono le nostre tentazioni: quella dell’avere di più, di cercare la nostra gloria, di aspirare al potere a ogni costo. Ognuno esprime nella propria vita quale uomo vuole essere: quello che cerca le proprie sicurezze sull’affermazione di sé, nel facile benessere, nella ricerca di un piccolo o grande rapporto di superiorità sugli altri; oppure nel confermare ogni giorno le nostre scelte nonostante la fatica della lotta e le momentanee sconfitte.
Ma in questi giorni di Quaresima domandiamoci se oggi c’è ancora il senso del peccato, se si sa distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Il male assume oggi sempre più le caratteristiche della normalità. L’uso del denaro, la stessa ambizione e il potere sono cose buone se messe a servizio dell’uomo, non lo sono più se ci si mette al loro servizio.
È questo il ruolo del demonio, sia nelle tentazioni di Gesù che il quelle di Eva e Adamo. «La donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile…» (Gn 3,6). Il diavolo si presenta affascinante, sottolinea le esigenze dell’uomo e il fascino di ciò che propone. Sta all’uomo capire dove possono condurci le nostre scelte.
La tentazione comunque fa parte della nostra vita. Non è né castigo, né maledizione. Chi è tentato e si mantiene fedele, esce dalla banalità. Deprimersi quando si è tentati può voler dire non capirne l’inevitabilità per chi ha fatto scelte impegnative. Rifiutare la tentazione, manifestare insofferenza, rabbia perché si è tentati, o – in ultima analisi – cedere alla tentazione, significa rifiutare la logica della croce, che è logica di rinuncia per ottenere qualcosa di più grande.
Quanto al fare deserto, è davvero un impegno impervio in questa società dalle radio e televisioni sempre accese, dai rumori assordanti del traffico, tra mille distrazioni. Eppure in questo tempo di Quaresima bisogna ritagliarsi un po’ di spazio per pregare in modo diverso e creare le condizioni per confermare le proprie scelte.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA
Dal diario dell’ex segretario dell’Onu Dag Hammarskjöld: «Quando la freschezza del mattino ha ceduto alla stanchezza meridiana, quando i muscoli delle gambe tremano per lo sforzo, quando la salita sembra interminabile e all’improvviso nulla va più come tu speravi: è allora che non devi assolutamente fermarti. Non rinnegare mai per amore della tranquillità e del quieto vivere il tuo passato e le tue convinzioni» (Tracce di cammino, Qiqajon).


 

 

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4. Parola da Vivere – 1 marzo 2020

1 Marzo 20120
I DOMENICA DI QUARESIMA (Domenica della tentazione)

Gesù, il nuovo Adamo
COMMENTO
Gesù è stato tentato, lo dicono i tre sinottici; come
questo sia avvenuto in realtà non lo sappiamo. Matteo racconta le tentazioni di Gesù, tenendo presenti la storia di Israele e i cristiani per i quali scrive.
I riferimenti all’esperienza del popolo di Israele e di Mosè nell’esodo sono evidenti: il deserto, i quaranta giorni, la fame, la richiesta di miracoli, mettere alla prova il Signore, l’ansia di «possedere» la Terra Promessa, l’idolatria…
L’evangelista ci tiene a sottolineare che mentre Israele è caduto, cedendo alle tentazioni, Gesù le vince e scaccia satana, il quale tornerà con tentazioni simili messe sulla bocca di coloro che sfidano Gesù a scendere dalla croce, per dimostrare di essere il figlio di Dio. L’arma che Gesù usa per sconfiggere il tentatore è la parola di Dio. Anche satana se ne serve, dando a Matteo la possibilità di far capire ai cristiani di tutti i tempi che la Sacra Scrittura va presa per intero e che va interpretata correttamente, senza presunzione, nella Chiesa guidata dallo Spirito.
I cristiani subiscono le stesse tentazioni, che stravolgono i rapporti con le cose, con Dio e con gli altri. Con le cose. Abbiamo bisogno di tante cose per vivere da uomini, il nutrimento le sintetizza. Ma tutto noi riceviamo come dono di Dio. La tentazione è pretendere di essere produttori dei beni per se stessi e gestirli egoisticamente, senza gratitudine e senza fraternità. Chi si nutre della parola di Dio, sazia la propria fame di senso e di felicità, è riconoscente, vive con sobrietà e si interroga costantemente su come condividere i beni ricevuti con i fratelli bisognosi.
Con Dio. Egli ci ama e si prende cura di noi. Il tentatore vuole riuscire a minare la fiducia in lui. Strumentalizzando un Salmo, ci spinge a pretendere da Dio interventi miracolosi per la riuscita delle nostre imprese, anche apostoliche. Gesù risponde per noi: Dio ci ama e noi non abbiamo bisogno di altre prove.
Gli altri. La tentazione del potere, che trasforma gli altri in «cose» da possedere e manipolare, è terribile. L’autoesaltazione ti porta a considerarti un piccolo dio e nel delirio di potenza ti credi padrone degli altri, legittimato anche a servirtene a piacimento e a distruggerne la vita. Può succedere a chi dimentica di dovere tutto a Dio, non solo ciò che ha, ma la vita e il suo essere stesso. Invece di adorare Dio adora se stesso. È l’idolatria. Gesù scaccia satana ed esprime la gioia irrinunciabile di obbedire solo a Dio.
Sono state tentazioni di Israele, però Matteo ci tiene a dire che sono tentazioni permanenti per tutta la Chiesa e per i singoli cristiani. Egli ci invita a guardare a Gesù che vince non solo per sé, ma soprattutto per noi, dandoci lo strumento invincibile, la sua Parola, e l’energia più che sufficiente, il suo Spirito. Il servizio degli angeli per chi sconfigge satana è una promessa per questa vita e per l’altra, che tutti i santi hanno visto realizzarsi.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
1. Le tentazioni fanno parte della vita e hanno anche una loro funzione: spingono a prendere la vita con serietà, a guardarci dentro per conoscerci, a lottare per crescere nella fede e nell’amore, a scegliere con verità di amare Dio e i fratelli. Nessuna tentazione è invincibile, perché lo Spirito è sempre con noi e ci dà luce per riconoscerla e forza per superarla.
2. Le cose di questo mondo sono a servizio della vita personale e comunitaria. Le riceviamo da Dio, le usiamo per una vita dignitosa, le condividiamo per realizzare una vita fraterna, sul modello delle prime comunità cristiane. Se non nutriamo il nostro spirito con la parola di Dio, perdiamo il senso e la misura del rapporto con le cose.
3. Dio non ci lascia mai soli nella missione che ci ha affidata in questo mondo. Davanti a lui non conta il successo o il fallimento delle nostre imprese umane, spirituali o apostoliche. Siamo solo suoi collaboratori nella costruzione del Regno e saremo valutati per l’amore che abbiamo messo in ogni azione.
4. Un solo potere ci conduce direttamente a Dio, quello di amare fino a dare la vita. Qualunque altro potere sugli altri o è al servizio dell’amore o porta alla adorazione di sé che conduce alla distruzione degli altri e di se stessi.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Cerchiamo la tentazione per la quale abbiamo detto: «è più forte di me», e la combattiamo. Non da soli.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2017

 

 

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5. Preghiere dei Fedeli – 1 marzo 2020

1 Marzo 20120
I DOMENICA DI QUARESIMA (Domenica della tentazione)

Gesù, il nuovo Adamo

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, in questa prima domenica di Quaresima invochiamo lo Spirito, che ha condotto Gesù nel deserto, perché ci sostenga nelle prove della vita.

Sei tu, Signore, la nostra forza!

• Per la Chiesa santa di Dio: indichi in questi quaranta giorni, la strada della fedeltà e un cammino di rinnovamento che ci conduca a vivere in pienezza la novità della Pasqua, preghiamo.
• Per i catecumeni, i padrini e i catechisti che si preparano a celebrare il battesimo: vivano questo tempo di attesa e di formazione sostenuti dalla fede e dalla preghiera, preghiamo.
• Per le comunità cristiane, affinché rinnovate dalla parola di Dio e vivificate dalla carità, possano vivere questo tempo di Quaresima come un tempo fecondo di viva testimonianza, preghiamo.
• Per noi qui presenti, perché questi quaranta giorni lascino una traccia profonda nella nostra vita e segnino l’inizio di una rinnovata scoperta del volto di Dio, preghiamo.

Celebrante. Dio grande e misericordioso, che in questa Quaresima ci offri tante opportunità di rinnovamento, fa’ che possiamo giungere nuovi a celebrare con gioia la gloria della Risurrezione. Per Cristo nostro Signore.

 


Scarica il file in formato Word DOMENICA 01 marzo 2020 – fedeli

 

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7. Vignette Dossier Catechista 1 marzo 2020

Diavolo d’un tentatore
Iª DOMENICA DI QUARESIMA «A»

 

 

Queste vignette per ragazzi sono tratte da Dossier Catechista n° 5 – febbraio 2020