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1. Letture – 2 febbraio 2020

PRIMA LETTURA
Entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate.

Dal libro del profeta Malachia Ml 3,1-4
Così dice il Signore Dio: «Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti.
Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia.
Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani».
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 23 (24)

Rit. Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.

Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.

Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.


SECONDA LETTURA
Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.

Dalla lettera agli Ebrei Eb 2,14-18

Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.
Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.
Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO Lc 2,30.32

Alleluia, alleluia.
I miei occhi hanno visto la tua salvezza:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele.
Alleluia.


VANGELO
I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 2,22-40 [fuori parentesi la forma breve]

[Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».]
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

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3. Annunciare la Parola – 2 febbraio 2020

• Ml 3,1-4 – Entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate.
• Dal Salmo 23 – Rit.: Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.
• Eb 2,14-18 – Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. I miei occhi hanno visto la tua salvezza: luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele. Alleluia.
• Lc 2,22-40 – I miei occhi hanno visto la tua salvezza.


PER COMPRENDERE LA PAROLA

Tutti e tre i testi sono centrati sull’entrata di Gesù nel tempio. Annunciata dal profeta e chiarita dalla teologia della lettera agli Ebrei, questa umile azione, messa in risalto nel Vangelo dall’accoglienza di testimoni ispirati, assume così tutto il suo rilievo nella storia della salvezza.

PRIMA LETTURA
Profezia d’un momento di scoraggiamento e di rilassamento nel sec. V: fra il ritorno dall’esilio e la riforma di Esdra. Il tempio è ricostruito, ma la speranza si attutisce e la società tende a corrompersi.
È il momento in cui Malachia annuncia il Messaggero di Dio, che verrà nel suo tempio per restituirgli il pieno valore purificandone il sacerdozio, mettendo in atto il giudizio di Dio contro coloro che ne insozzano la casa.
Questo messaggero viene chiamato anche “Messaggero dell’Alleanza” (la parola “messaggero” è spesso tradotta con “angelo”). È un richiamo all’Esodo e un modo di parlare frequente nella Bibbia. Per rispetto a Dio, gli Ebrei, come i popoli semiti, gli attribuiscono spesso un intermediario che agisce in suo nome e col suo potere. Il termine perciò comporta sempre una certa ambiguità; può indicare lo stesso Signore, oppure colui che invia.
È facile vedere come la profezia si applichi a Cristo; nel successivo v. 5 l’applicazione interessa Cristo nella pienezza della sua missione: insieme salvatore e giudice.

SALMO
Canta l’entrata di Dio nel suo tempio. Forse è stato composto per la dedicazione o per l’anniversario della dedicazione. Se più antico, per l’entrata dell’arca. Si adatta comunque all’entrata del Messaggero e alla presentazione di Cristo. Lo ritroviamo nella liturgia delle Palme: un’altra entrata di Gesù a Gerusalemme.

SECONDA LETTURA
L’entrata nel tempio è un tema che attraversa l’intera lettera agli Ebrei, nella quale Gesù viene presentato come il sommo sacerdote della Nuova Alleanza.
Il brano evidenzia la solidarietà del sommo sacerdote con gli uomini, che, secondo il Sal 21(22), egli chiama “fratelli”. Gesù si rende “in tutto simile ai fratelli”, soprattutto nella debolezza dell’infanzia, sottomesso come ogni primogenito ebreo ai riti dell’offerta e della purificazione.
Il ruolo del sommo sacerdote, “scelto fra gli uomini” e “costituito per il bene degli uomini”, è sviluppato soprattutto in 4,14-16 e 5,1-10.

VANGELO
Come per tutti i racconti dell’infanzia, anche in questo caso, senza negare la realtà vissuta, è doveroso oltrepassare l’aspetto aneddotico e commovente per cogliervi il senso teologico voluto dall’autore.
Gerusalemme. Luca non dice: “Portarono il bambino al tempio”, bensì: “lo portarono a Gerusalemme”. Ciò è conforme alla prospettiva del suo intero Vangelo, costituito come un cammino verso Gerusalemme, a partire da 9,51. È il cammino della fedeltà alla Legge (“come è scritto nella Legge”) e del sacrificio.
I due racconti della presentazione e del pellegrinaggio di Gesù a dodici anni annunciano quindi che, per Gesù, tutto si conclude a Gerusalemme.
Simeone e Anna. Sono i testimoni dell’Antico Testamento. Sono presenti per attestare che Gesù realizza la speranza d’Israele: il loro ruolo di profeti è confermato dal richiamo ripetuto allo Spirito Santo. Alla trasfigurazione ci saranno anche lì due testimoni: Mosè ed Elia, perché è attraverso la testimonianza di due persone che si attesta e certifica un fatto.
Il Cantico di Simeone. Si ispira a temi del secondo Isaia, soprattutto a quello della luce per illuminare le genti. È una prospettiva dominante nel Vangelo di Luca, mentre la promessa realizzata è presentata nel racconto degli Atti.
Giudizio e luce. Come in Gv 3,17-21, questi due temi sono messi in relazione: la luce mette in chiaro i pensieri profondi, obbliga a fare una scelta precisa: e in tal modo inizia il giudizio. E un segno che sono cominciati gli ultimi tempi.
Il Vangelo di Luca e gli Atti ritorneranno spesso sul fatto che Dio conosce i segreti dei cuori e che Gesù li mette in luce: Lc 8,17; 9,47; 16,15; 24,38; At 1,24; 15,8.
Il ruolo di Maria. Si va precisando. Essa è la serva del Signore, per accompagnare l’atto di ritorno a Dio di suo Figlio. Giovanni ce la mostrerà ai piedi della croce. Ma già Luca ne annuncia una comunione intima di sentimenti col Salvatore.
Altre armoniche scritturali
Sull’offerta spontanea di Cristo che entra nel mondo: Eb 10,5-7. Sull’intervento dello Spirito nei giorni dell’attuazione della salvezza: Gl 3,1-5. Su Cristo luce: Gv 1,9.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste d’omelia)

Sacrificio spirituale
Noi siamo continuamente preoccupati di purificare il culto, liberandolo dagli elementi sentimentali o superstiziosi, ed è bene. Diffidiamo delle devozioni, dei luoghi di pellegrinaggio, delle statue, dei riti cari alla pietà popolare del passato. Abbiamo ragione del tutto?
Gesù annuncia una religione “in spirito e verità”, un’adorazione non legata “né a Gerusalemme, né a questo monte” (Gv 4,21). Noi siamo chiamati a profetizzare una Gerusalemme unicamente celeste, dove non ci sarà più nemmeno il tempio (Ap 21). In realtà, il Vangelo annuncia una religione aperta a tutti, totalmente spirituale, indipendente da ogni luogo.
Gesù, però, il profeta e l’instauratore di questa religione, fra la nascita e la morte si comporta come fedele osservante dei riti, come pellegrino assiduo di Gerusalemme e del suo tempio. Se sale a Gerusalemme lo fa proprio per purificare il tempio e per dare inizio al vero culto: “Distruggete questo tempio e io in tre giorni lo riedificherò”.
Anche noi dobbiamo avanzare di rito in rito, servendoci dei segni della salvezza, se vogliamo arrivare a un Regno che, nella sua realtà viva, abbia con la risurrezione oltrepassato tutti i riti. Noi siamo invitati a cibarci di pane e di vino, in veri incontri, di quel vero Pane e di quel vero Vino che sono il vero corpo umano e il vero sangue sparso da Gesù Cristo. Noi siamo chiamati a seguire quotidianamente con la nostra carne e col nostro sangue tutte le nostre tradizioni, la strada di Cristo. Insomma, tutti i mezzi sensibili e umani sono validi (pellegrinaggi, santuari, processioni e liturgie diverse) purché ci liberino e ci facciano vivere dello spirito di Gesù, quello della Presentazione e del Calvario, cammino verso la risurrezione, segno per tutti gli uomini, se sono vissuti in spirito e verità.

Purificazione
È il secondo nome di questa festa. A noi sembra anacronistico, legato com’è a concezioni superate della religione e della sessualità: la donna si recava al tempio per ottenere una “purificazione” legale dopo la maternità: una formalità da assolvere. I testi e il contesto della liturgia ci mettono su un’altra strada: la purezza è legata alla verità, alla luce.
Cristo è luce: egli viene a rivelare ad ognuno la sua vera realtà: occasione di caduta per alcuni, di elevazione per altri.
La venuta di Cristo continua quest’opera di verità su ciascuno di noi: ci costringe a pronunciarci su di lui, a rivelare ciò che siamo nel profondo, ciò che ci fa vivere, ciò che dà un senso alla nostra vita. È un’operazione di purificazione.
La purezza in materia di sessualità è solo un caso particolare: rivelazione di ciò che anima profondamente la nostra vita: egoismo o amore. Anche la maternità ha bisogno di essere purificata, perché può essere ricerca mascherata di possesso, oppure dono di sé. La spada del dolore, la comparsa della sofferenza sarà spesso “rivelatrice”.

Luce per le genti
Una salvezza che riguardasse pochi privilegiati non meriterebbe alcun interesse. In questo nostro mondo aperto all’universale, è una convinzione pacifica. E tuttavia, in pratica, quante resistenze da parte di ogni tipo di particolarismo: razze, nazionalità, classi, gruppi di ogni genere, individui che vogliono imporre ad altri il loro modo di vedere, la loro cultura, la loro verità particolare.
Gesù si presenta a noi come il “fratello universale”. Nella povertà dell’infanzia. Nella debolezza e nell’obbedienza, vicino a tutti mediante “il sangue e la carne” (Eb 2,14). Solidale con tutti gli schiavi per liberarli tutti.
Questa rivelazione completa la celebrazione del Natale e dell’Epifania. È un messaggio di speranza per tutti coloro che vivono ancora nelle tenebre, il richiamo alla nostra missione universale, che bisogna realizzare nell’umile solidarietà con tutti gli uomini.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno A, tempo ordinario – Elledici 2003)

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5. Preghiere dei Fedeli – 2 febbraio 2020

«I miei occhi hanno visto la tua salvezza»

Celebrante. Anche noi vediamo in Gesù la «luce che illumina le genti». Nella Preghiera dei fedeli domandiamo al Padre che doni all’intera umanità, a volte sbandata e distratta, gli orientamenti di quella verità divina che ci viene dal Vangelo.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Illumina, Signore, le nostre vite.

1. Preghiamo per la Chiesa di Dio. Essa è la grande famiglia degli uomini che hanno ricevuto la luce della verità in Cristo, e si impegnano a viverla.
Perché tutti insieme nei nostri gruppi, e nel nostro rapportarci con la società, sappiamo rivelarci come comunità che sa amare, perdonare, e donare, preghiamo.

2. Per i testimoni del Vangelo. Non pochi cristiani con la loro coraggiosa testimonianza diventano come Cristo segni di contraddizione, in una realtà sociale che sovente si rivela materialista e povera di valori.
Perché essi continuino a trovare nella loro fede vissuta la forza di quella coerenza in Cristo, di cui il mondo ha bisogno, preghiamo.

3. Per l’accoglienza della vita nella società. Il Bambino Gesù presentato al tempio è, più di ogni altro bambino, il simbolo della vita che si espande.
Perché ogni mamma accetti con generosità il dono dei figli, e li accolga come pegni viventi dell’amore di Dio, preghiamo.

4. Per i bambini e i fanciulli bisognosi di luce e di amore, che si aprono alla vita racchiudendo in sé il dono misterioso della loro personalità ancora in boccio.
Perché i genitori li aiutino a crescere e fortificarsi come il fanciullo Gesù all’ombra di Maria e Giuseppe, pieni anch’essi di sapienza e grazia, davanti a Dio e agli uomini, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Anche sul nostro territorio ci sono figli non amati, anziani trascurati, coppie di sposi in crisi, giovani delusi che hanno perso la fiducia nel futuro.
Perché noi discepoli del Signore sappiamo identificarli, e prenderci cura di loro con solidarietà sincera, preghiamo.

Celebrante. O Dio nostro Padre, il tuo Figlio Gesù è «luce del mondo», ma anche «segno di contraddizione». Aiutaci col dono della tua grazia a rendergli una piena testimonianza, nella fede e nella coerenza dell’azione. Te lo chiediamo per lo stesso Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – 2 febbraio 2020

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

LUCE, E OCCHI PER VEDERE
Nella preghiera eucaristica ricorre la frase: «Signore, donaci occhi per vedere le necessità e le sofferenze dei fratelli». Ci suggerisce che molte povertà sono provocate da una carestia di occhi nuovi che sappiano vedere.
– Gli occhi che abbiamo sono troppo antichi. Fuori uso. Sofferenti di cataratte. Appesantiti dalle diottrie. Resi strabici dall’egoismo. Fatti miopi dal tornaconto.
– Si sono ormai abituati a scorrere indifferenti sui problemi della gente: ed ecco la solitudine, le frustrazioni, gli esaurimenti in chi ci passa accanto.
– Sono avvezzi a catturare più che a donare: ed ecco il tedio del vivere e la libidine del morire che scuote chi non riceve uno sguardo di tenerezza.
– Sono troppo lusingati da ciò che «rende» in termini di produttività: ed ecco accantonamento dei malati cronici, emarginazione dei dimessi dagli ospedali psichiatrici, esclusione degli anziani, l’uccisione degli indesiderati nella loro prima culla di carne.

  • Donaci, Signore, occhi nuovi. Tonino Bello

(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno A – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – 2 febbraio 2020

Ecco a voi questa settimana un canto per l’INIZIO
(adatto per la processione con le candele, prevista dal rito di questa domenica)

TU, FESTA DELLA LUCE – G.F. Poma / O. Muller
(Nella Casa del Padre, n. 739 – Elledici)

1. Tu, festa della luce, risplendi qui, Gesù:
Vangelo che raduna un popolo disperso.

(2) Tu, pane d’abbondanza, ti doni qui, Gesù:
sapore della Pasqua nell’esodo dell’uomo.

(3) Tu, vino d’allegrezza, ti versi qui, Gesù:
fermento traboccante nel calice dei giorni.

(4) Tu, patto d’alleanza, ci chiami qui, Gesù:
risposta generosa del Padre che perdona.

5. Tu, seme di sapienza, fiorisci qui, Gesù:
germoglio consolante di nozze per il Regno.

(6) Tu, prezzo della pace, ti sveli qui, Gesù:
memoria nella Chiesa del sangue che redime.

(7) Tu, voce dello Spirito, ci parli qui, Gesù:
dolcezza dell’invito al canto dell’amore.

8. Tu, ultima Parola, rimani qui, Gesù:

attesa luminosa del Giorno dei salvati!

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9. Narrazione – 2 febbraio 2020

VICINO AL FUOCO

Un giorno un tale si avvicinò a Gesù e gli disse:
«Maestro, tutti noi sappiamo che tu vieni da Dio e insegni la via della verità.
Ma devo proprio dirti che i tuoi seguaci, quelli che chiami i tuoi apostoli o la tua comunità, non mi piacciono per niente.
Ho notato che non si distinguono molto dagli altri uomini.
Ultimamente ho fatto una solenne litigata con uno di essi.
E poi, lo sanno tutti che i tuoi discepoli non vanno sempre d’amore e d’accordo.
Ne conosco uno che fa certi traffici poco puliti…
Voglio perciò farti una domanda molto franca: è possibile essere dei tuoi senza avere niente a che fare con i tuoi cosiddetti apostoli?
Io vorrei seguirti ed essere cristiano (se mi passi la parola), ma senza la comunità, senza la Chiesa, senza tutti questi apostoli!».

Gesù lo guardò con dolcezza e attenzione. «Ascolta», gli disse, «ti racconterò una storia:
C’erano una volta alcuni uomini che si erano seduti a chiacchierare insieme.
Quando la notte li coprì con il suo nero manto, fecero una bella catasta di legna e accesero il fuoco.
Se ne stavano seduti ben stretti, mentre il fuoco li scaldava e il bagliore della fiamma illuminava i loro volti.
Ma uno di loro, ad un certo punto, non volle più rimanere con gli altri e se ne andò per conto suo, tutto solo.
Si prese un tizzone ardente dal falò e andò a sedersi lontano dagli altri.
Il suo pezzo di legno in principio brillava e scaldava.
Ma non ci volle molto a illanguidire e spegnersi.
L’uomo che sedeva da solo fu inghiottito dall’oscurità e dal gelo della notte.
Ci pensò un momento poi si alzò, prese il suo pezzo di legno e lo riportò nella catasta dei suoi compagni.
Il pezzo di legno si riaccese immediatamente e divampò di fuoco nuovo.
L’uomo si sedette nuovamente nel cerchio degli altri.
Si scaldò e il bagliore della fiamma illuminava il suo volto».

Sorridendo, Gesù aggiunse: «Chi mi appartiene sta vicino al fuoco, insieme ai miei amici.
Perché io sono venuto a portare il fuoco sulla terra e ciò che desidero di più è vederlo divampare».

È proprio questo, la Chiesa: la garanzia di stare vicino al fuoco.


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 104 – Elledici 2016)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – 2 febbraio 2020

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola 

 

 

PRIMA LETTURA (Ml 3,1-4)
Manderò un mio messaggero, dice il Signore per bocca del profeta Malachia. Egli sarà l’angelo dell’alleanza, che compirà un’opera di profonda purificazione, affinché ritorni tra il popolo l’antica fedeltà.

Capire le parole
* Lisciva. Era (ed è) un sottoprodotto della cenere. Anticamente vi si lavavano i vestiti e i tessuti, ma poteva (e può) essere usata per pulire molte superfici, come i pavimenti. Il messaggero di Dio di cui parla il profeta Malachia avrà questo potere rigenerante e sbiancante sulle anime di coloro che torneranno a Dio.


SECONDA LETTURA (Eb 2,14-18)
Gesù per salvare l’umanità si è fatto pienamente solidale con tutti gli uomini. Una solidarietà che si è manifestata nell’assumere fino in fondo la condizione umana, anche la sofferenza e la morte.

Capire le parole
* Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli. Solamente Gesù in quanto uomo e Dio poteva riconciliare l’uomo con Dio e portare Dio a contatto con l’umanità. Solo il suo personale sacrifico poteva essere quello unico e definitivo, poiché ogni sacrificio qualsiasi di un peccatore, per quanto accetto e gradito a Dio, aveva bisogno di essere continuamente ripetuto e rinnovato.


VANGELO (Lc 2,22-40)
A 40 giorni dalla nascita, Gesù viene presentato nel tempio, riscattato come primogenito di Maria e di Giuseppe e consacrato a Dio. A sorpresa, lo accolgono i due anziani Simeone e Anna, che rivelano l’identità di Gesù, ma anche le giornate difficili che lo attendono, che coinvolgeranno nella sofferenza anche la madre.

Capire le parole
* Segno di contraddizione. Credere in Gesù porta divisioni nel senso che il suo messaggio affronta il peccato e le leggi stabilite dall’uomo. Gesù stesso dirà di non essere venuto per stabilire la pace nel mondo ma divisioni e difficoltà, perché la sua predicazione scopre il peccato togliendo la pace a tutti coloro che vogliono vivere secondo le proprie leggi e non quelle di Dio.


IN SINTESI… Il Vangelo di Luca racconta che, al compimento degli otto giorni dalla nascita, il Figlio di Dio fu circonciso come tutti gli ebrei e gli fu dato il nome di Gesù, come aveva detto l’angelo. Quando poi furono compiuti i 40 giorni della purificazione, fu condotto al tempio per essere riscattato, secondo la legge di Mosè. E furono offerti in sacrificio una coppia di tortore oppure due giovani colombi, come prescrive la legge. Così, Gesù si sottomette in tutto alle leggi del popolo eletto di Dio e non le scavalca.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2020 – LDC”

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Il nuovo libro Elledici “Don Bosco. La storia infinita”

Una storia senza tempo

un uomo che seguì un sogno…

Dalla penna di uno dei narratori più apprezzati di questo tempo, nasce un nuovo modo di raccontare la vita di Don Bosco.

DON BOSCO
LA STORIA INFINITA

Caro Lettore,

in occasione della ricorrenza di San Giovanni Bosco e del 28° Capitolo Generale Salesiano, abbiamo il piacere di informarti della pubblicazione del nuovo libro edito da Elledici di Bruno Ferrero “Don Bosco. La storia infinita“, una storia senza tempo che narra la passione di Don Bosco nel realizzare i suoi sogni.

La presentazione è a cura di don Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana.

«C’era una volta…» «C’è oggi…Don Bosco»

Dalla presentazione del Rettor Maggiore SDB,
don Ángel Fernández Artime

Le storie di solito cominciano con «C’era una volta…». Il titolo di questo piccolo libro invece è “La storia infinita”. Come dire «C’è oggi…Don Bosco». La sua storia continua. I suoi figli la continuano, ogni giorno.

La bellezza dell’uomo buono, l’abbiamo dimenticata. E anche il profumo che l’accompagna. I santi sono così. Per questo sono affascinanti. La gente percepisce istintivamente il loro splendore. E dopo secoli ancora si sente il loro profumo.  Un bambino osservava incantato le splendide vetrate di una cattedrale illuminate dal sole.

«Adesso ho capito chi è santo» disse all’improvviso. 
«Sì? Davvero?» fece la catechista.
«E’ un uomo che lascia passare la luce».
I ragazzi stavano bene accanto a Don Bosco. Si sentivano al sicuro, nel calore e nella luce di una paternità e di un’umanità ricca e forte. «Mi voleva bene» ricordavano tutti i ragazzi. Nella sua paternità scoprivano quella di Dio. Lui aveva promesso: «La mia vita la spenderò tutta per voi». Mantenne la promessa. Leggete la sua storia.

Dentro al libro

Sette capitoli che scorrono velocemente sotto gli occhi del lettore, ognuno arricchito dai splendidi disegni del salesiano Luigi Zonta e corredato da una storia vera dei giorni nostri, a testimoniare il valore della presenza salesiana in ogni angolo del mondo.

Pagine che narrano la passione di Don Bosco nel realizzare i suoi sogni, fino a quel 31 gennaio 1888, alle quattro e venti del mattino, quando il santo dei giovani conclude la sua missione terrena. Un libro che ha la forza di riempire di speranza ogni fatica.

Autore

BRUNO FERRERO, sdb, è esperto in pedagogia ed educazione religiosa dei bambini e dei ragazzi. È autore di numerosi volumi di racconti per la meditazione, la catechesi e l’insegnamento della religione.

Tutti i dettagli

  • EAN: 9788801066388
  • Prezzo: € 9,90
  • Formato: 14×21,5
  • Pagine: 192
  • Collana: Biografie di Don Bosco
  • Data pubblicazione: gennaio 2020
  • Cod: LDC 06638
  • Destinatari: Adulti, Giovani
  • Scaffale: Don Bosco e salesianità.