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CEC DON BOSCO Scuola Materiale didattico Scuola Secondaria di II grado Piano di lavoro anno scolastico 2009-2010 |
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Piano di lavoro anno scolastico 2009-2010
L'Osservatorio Socio-Religioso del Triveneto ha pubblicato una ricerca sull'apprendimento dei contenuti dell'Irc in Italia: Osservatorio Socio-Religioso Triveneto (a cura di Alessandro Castagnero), Apprendere la religione, L'alfabetizzazione religiosa degli studenti che si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica, EDB, Bologna 2009.
Uno dei dati più interessanti rilevati dalla ricerca è che il contenuto più ostico da far passare per gli IdR è quello biblico.
La questione è complessa e meriterebbe un approfondimento da diversi punti di vista. Certamente il fatto di aver rilevato una serie di contenuti nozionistici è una delle ragioni della difficoltà di apprendimento: gli studenti di oggi faticano in generale ad apprendere nozioni, ma noi cattolici abbiamo anche una plurisecolare storia di lontananza dalla Bibbia, che ha provocato una lacuna non colmabile in pochi decenni.
Il sito Elledici, però, con il suo consueto taglio didattico e pratico, intende accogliere questa sfida culturale e fornire ai docenti: materiali e piste didattiche, che si possano percorre per rendere più efficace la trasmissione di questo contenuto nel corso dell'ora di Religione.
Non occorre infatti dimenticare che proprio questo punto, più di ogni altro, viene richiesto agli Idr e ne qualifica l'insegnamento. “Certamente uno degli aspetti principali del vostro insegnamento è la comunicazione della verità e della bellezza della Parola di Dio, e la conoscenza della Bibbia è un elemento essenziale del programma di insegnamento della religione cattolica.” Discorso di S.S. Benedetto XVI agli IdR 25 aprile 2009.
Ricordiamo, infatti, che gli OSA della secondaria superiore, per quanto mai entrati in vigore, richiedevano:
Conoscenza: Gesù, il Figlio di Dio che si è fatto uomo: vita, annuncio del Regno, morte e risurrezione, mistero della sua persona nella comprensione della Chiesa Abilità: Individuare in Gesù Cristo i tratti fondamentali della rivelazione di Dio, fonte della vita e dell’amore, ricco di misericordia.
Conoscenza: L’uomo, “immagine e somiglianza” di Dio, persona. Abilità: Cogliere le caratteristiche dell’uomo come persona nella Bibbia e nella riflessione dei cristiani dei primi secoli.
Il problema non è quindi “se” insegnare la Bibbia, ma “come” farlo. Un'altra indicazione della ricerca succitata ci offre una via di soluzione non particolarmente originale ma senza dubbio valida, come dimostra la pratica didattica quotidiana. Gli studenti imparano in misura proporzionale a quanto sono coinvolti dal contenuto dell'insegnamento. Ovvero, detto in un altro modo, s'impara volentieri ciò che ci coinvolge, ciò che viene recepito come la risposta ad una domanda reale ed attuale. È la logica dell'incarnazione, a pensarci, è l'anima dell'educazione: la sapienza è risposta alla mia vita, che è LA grande domanda e la grande questione, che soggiace ad ogni apprendimento. È un insegnamento, quindi che apre alla speranza ed all'azione: un sapere che offre il sapore del vivere e rende il soggetto capace di cercare e trovare senso al proprio essere ed agire. È quanto il papa Benedetto XVI ha indicato nel messaggio d'indizione dell'ultima Giornata mondiale della Gioventù:
La giovinezza, tempo della speranza
A Sydney, la nostra attenzione si è concentrata su ciò che lo Spirito Santo dice oggi ai credenti, ed in particolare a voi, cari giovani.
Durante la Santa Messa conclusiva, vi ho esortato a lasciarvi plasmare da Lui per essere messaggeri dell’amore divino, capaci di costruire un futuro di speranza per tutta l’umanità. La questione della speranza è, in verità, al centro della nostra vita di esseri umani e della nostra missione di cristiani, soprattutto nell’epoca contemporanea. Avvertiamo tutti il bisogno di speranza, ma non di una speranza qualsiasi, bensì di una speranza salda ed affidabile, come ho voluto sottolineare nell’Enciclica Spe salvi. La giovinezza in particolare è tempo di speranze, perché guarda al futuro con varie aspettative. Quando si è giovani si nutrono ideali, sogni e progetti; la giovinezza è il tempo in cui maturano scelte decisive per il resto della vita. E forse anche per questo è la stagione dell’esistenza in cui affiorano con forza le domande di fondo: perché sono sulla terra? che senso ha vivere? che sarà della mia vita? E inoltre: come raggiungere la felicità? perché la sofferenza, la malattia e la morte? che cosa c’è oltre la morte? Interrogativi che diventano pressanti quando ci si deve misurare con ostacoli che a volte sembrano insormontabili: difficoltà negli studi, mancanza di lavoro, incomprensioni in famiglia, crisi nelle relazioni di amicizia o nella costruzione di un’intesa di coppia, malattie o disabilità, carenza di adeguate risorse come conseguenza dell’attuale e diffusa crisi economica e sociale. Ci si domanda allora: dove attingere e come tener viva nel cuore la fiamma della speranza?
Alla ricerca della “grande speranza”
L’esperienza dimostra che le qualità personali e i beni materiali non bastano ad assicurare quella speranza di cui l’animo umano è in costante ricerca. Come ho scritto nella citata Enciclica Spe salvi, la politica, la scienza, la tecnica, l’economia e ogni altra risorsa materiale da sole non sono sufficienti per offrire la grande speranza a cui tutti aspiriamo. Questa speranza “può essere solo Dio, che abbraccia l’universo e che può proporci e donarci ciò che, da soli, non possiamo raggiungere” (n. 31). Ecco perché una delle conseguenze principali dell’oblio di Dio è l’evidente smarrimento che segna le nostre società, con risvolti di solitudine e violenza, di insoddisfazione e perdita di fiducia che non raramente sfociano nella disperazione. Chiaro e forte è il richiamo che ci viene dalla Parola di Dio: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. Sarà come un tamerisco nella steppa; non vedrà venire il bene” (Ger17,5-6).
La crisi di speranza colpisce più facilmente le nuove generazioni che, in contesti socio-culturali privi di certezze, di valori e di solidi punti di riferimento, si trovano ad affrontare difficoltà che appaiono superiori alle loro forze. Penso, cari giovani amici, a tanti vostri coetanei feriti dalla vita, condizionati da una immaturità personale che è spesso conseguenza di un vuoto familiare, di scelte educative permissive e libertarie e di esperienze negative e traumatiche. Per alcuni – e purtroppo non sono pochi – lo sbocco quasi obbligato è una fuga alienante verso comportamenti a rischio e violenti, verso la dipendenza da droghe e alcool, e verso tante altre forme di disagio giovanile. Eppure, anche in chi viene a trovarsi in condizioni penose per aver seguito i consigli di “cattivi maestri”, non si spegne il desiderio di amore vero e di autentica felicità. Ma come annunciare la speranza a questi giovani?
Noi sappiamo che solo in Dio l’essere umano trova la sua vera realizzazione. L’impegno primario che tutti ci coinvolge è pertanto quello di una nuova evangelizzazione, che aiuti le nuove generazioni a riscoprire il volto autentico di Dio, che è Amore. A voi, cari giovani, che siete in cerca di una salda speranza, rivolgo le stesse parole che san Paolo indirizzava ai cristiani perseguitati nella Roma di allora: “Il Dio della speranza vi riempia, nel credere, di ogni gioia e pace, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo” (Rm 15,13). Durante questo anno giubilare dedicato all’Apostolo delle genti, in occasione del bimillenario della sua nascita, impariamo da lui a diventare testimoni credibili della speranza cristiana.
La grande speranza è in Cristo
Per Paolo la speranza non è solo un ideale o un sentimento, ma una persona viva: Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Pervaso intimamente da questa certezza, potrà scrivere a Timoteo: “Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente” (1Tm 4,10). Il “Dio vivente” è Cristo risorto e presente nel mondo. È Lui la vera speranza: il Cristo che vive con noi e in noi e che ci chiama a partecipare alla sua stessa vita eterna. Se non siamo soli, se Egli è con noi, anzi, se è Lui il nostro presente ed il nostro futuro, perché temere? La speranza del cristiano è dunque desiderare “il Regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull’aiuto della grazia dello Spirito Santo” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1817).
Benedetto XVI, Messaggio indizione della Giornata Mondiale della Gioventù tenuta a livello diocesano il 5 aprile 2009 e avernte come tema “Abbiamo posto la Speranza nel Dio vivente” (1Tm 4,10), in Notiziario della Conferenza Episcopale Italiana, 2 Marzo 2009, Pagg. 58-61.
Per questa ragione proponiamo un cammino didattico che porrà gli studenti, per così dire “in dialogo” con Gesù ed i suoi insegnamenti. Con uno stile che cercherà di somigliare a quello del Signore nelle parabole: non dare subito risposte, ma suscitare domande ponendo i ragazzi in dialogo con i fatti. Un esempio è il racconto della parabola del ‘Buon Samaritano’ nel vangelo di Luca 10, 30-36.
Come ogni sfida educativa anche il nostro percorso ha un finale “aperto” a diverse risposte: come nell’episodio del giovane ricco (Mt 19,22), è possibile che qualcuno dei nostri giovani dica di no e prosegua per la sua strada.
Questo è dunque il piano di lavoro di massima che mese dopo mese svolgeremo.
La struttura didattica e la metodologia di lavoro sono state curate da Ettore Giribaldi.
Alcuni materiali del sito sono disponibili in formato pdf. Per visualizzarli è necessario installare sul proprio computer Adobe Reader (download gratuito)
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