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SCUOLA Materiale didattico Scuola Secondaria di I grado Brani di approfondimento Ottobre 2008

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Ottobre 2008

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Le religioni antiche

Le religioni antiche
Tratto da: Drane John, a cura di; La Nuova enciclopedia illustrata della Bibbia, pp.146-147, Ed. Elledici; Piccoli; Velar.


Terza

Gandhi dialoga con un buddista (Harijan, 19/9/1939)

Il dialogo che segue si svolse ad Abottabad tra Gandhi e il dr Fabri, un archeologo ungherese che, oltre ad essere autore di scoperte archeologiche, per molti anni lavorò alle dipendenze del Dipartimento archeologico dell'India. Tuttavia il professore afferrò della spiritualità buddista l’elemento per così dire ateo della sua dottrina diventando di conseguenza razionalista. In precedenza aveva intrattenuto una corrispondenza epistolare con Gandhi, e aveva anche digiunato in solidarietà con lui. In questo incontro i due dialogano sulla preghiera.

"Si può mutare la volontà divina con la preghiera? Si può conoscerla pregando?"
"È difficile spiegare che cosa faccio quando prego, ma cercherò di rispondere alla vostra domanda. La volontà divina è immutabile, ma la divinità è in tutto e in tutti, tanto nelle cose animate, quanto in quelle inanimate. Per me, pregare significa evocare in me stesso questa divinità. Ora, io posso averne una convinzione intellettuale, ma non un'esperienza reale. Così, quando prego per l'indipendenza dell'India, esprimo il desiderio di giungervi, o almeno di dare il mio massimo contributo per conquistarla e, nello stesso tempo, testimonio la fede di poter ottenere una tale forza in risposta alla mia preghiera."
"Allora non è giusto che la chiamiate preghiera", replicò il dr Fabri. "Pregare significa implorare, domandare."
"Si, proprio così. Potete dire che imploro me stesso, il mio Sé superiore, il vero Sé, con cui non ho ancora raggiunto la completa identificazione. Potete, perciò, definire la preghiera come un continuo anelito di perdersi nella divinità che tutto comprende."
"E per esprimere questo usate un'antica formula?"
"Si. L'abitudine di una vita ha il suo peso, e, consentitemi di dirlo, prego un potere che sta fuori di me. Sono parte dell'infinito, ma ne sono una particella tanto infinitesima da sentirmi fuori di esso. Sebbene ve ne possa dare una spiegazione intellettuale, senza l'identificazione con la divinità mi sento tanto piccolo da ritenermi una nullità. Se mi capita di dire che "io faccio" questa o quell'altra cosa, mi sovviene subito la consapevolezza della mia inettitudine, della mia nullità, e sento che qualcun altro, un potere superiore, deve aiutarmi."
"Tolstoj dice la stessa cosa. La preghiera, in realtà, è meditazione profonda e dissoluzione nel supremo Sé, sebbene occasionalmente possa scadere in un'implorazione, come quella di un bimbo al proprio padre"
"Perdonatemi", disse Gandhi, interrompendo il dottore buddhista, "io non lo chiamerei uno scadere. È molto più appropriato dire che prego un Dio che esiste in qualche posto, lassù, tra le nuvole; che più ne sono lontano più struggente è il desiderio che ne ho e che mi ritrovo alla sua presenza col pensiero. E il pensiero, come ben sapete, è più veloce della luce. Perciò la distanza tra lui e me, anche se incalcolabilmente grande, viene annullata. È tanto lontano, e nello stesso tempo tanto vicino.
"Diventa una questione di fede; ma alcune persone, come me, sono afflitte da un acuto spirito critico", disse il dr Fabri. "Per me non c'è nulla che superi l'insegnamento del Buddha e non c'è maestro più grande. Perché solo il Buddha, unico fra i grandi maestri dell'umanità', ha proclamato: 'Non credete ciecamente a quel che dico. Non considerate alcun dogma, né alcun libro, per quanto sacro, come infallibile". Così per me non ci sono, nel mondo, libri infallibili, perché, alla fin fine, tutti sono stati scritti da uomini, pur ispirati che fossero. Non posso perciò credere all'idea di un Dio personale, una specie di maharaja seduto su un grande trono bianco, in ascolto delle nostre preghiere. Sono felice di sapere che la vostra preghiera è a un altro livello."
In realtà il dr Fabri apprezzava la Bhagavadgita e il Dhammapada, tanto da portare questi due testi sempre con sé.
"Lasciate che vi rammenti", disse Gandhi, "che siete solo in parte nel vero affermando che la mia preghiera è a un altro livello. Vi ho già detto che la convinzione intellettuale che ho tentato di descrivervi non mi è ininterrottamente presente: quel che c'è sempre, invece, è l'intensità' della fede per mezzo della quale mi perdo in un Invisibile Potere. Perciò è molto più prossimo al vero dire che Dio ha fatto una cosa per mio tramite, piuttosto che affermare che l'ho fatta io. Nella mia vita sono avvenute così tante cose che desideravo intensamente, ma che non sarei mai riuscito a ottenere con le mie sole forze. In questo caso ho sempre detto ai miei compagni che le mie preghiere erano state ascoltate. Non ho mai detto che 'il mio sforzo intellettuale di perdermi nella divinità che è in me aveva avuto successo! La cosa più semplice e più corretta è, per me, dire che Dio è venuto in mio soccorso.
"Ma quelle cose le avevate meritate grazie al vostro karma. Dio è giustizia, non misericordia. Voi siete un uomo buono e quindi vi accadono cose buone", ribatté il dr Fabri.
"Niente affatto. Non sono buono al punto che mi debbano accadere cose come quelle. Se mi fossi cullato in una simile convinzione filosofica del karma, avrei fatto parecchi capitomboli. Il mio karma non mi sarebbe venuto in aiuto. Anche se credo nell'inesorabile legge del karma, mi impegno a fare così tante cose che ogni momento della mia vita è un tentativo di creare nuovo karma, per annullare il passato e sostituirlo col presente. Perciò è sbagliato dire che nel presente mi accadono cose buone perché è buono il mio passato. L'effetto del passato si esaurisce subito, e io devo costruire il futuro con la preghiera.
"Il karma, credetemi, da solo è impotente. Posso dire a me stesso: 'Accendi un fiammifero', ma non succede nulla se questo pensiero non è accompagnato da un atto. Ma prima che io accenda il fiammifero mi si paralizza una mano... oppure il vento mi spegne l'unico fiammifero che ho. È un incidente o è Dio, la volontà superiore? Beh, io preferisco adoperare le parole dei miei avi, che sono poi quelle dei bambini. Io non sono superiore a un bimbo. Possiamo cercare di darci un contegno da persone istruite, di parlare come libri stampati, ma quando veniamo al sodo, quando ci troviamo a faccia a faccia con una disgrazia, ci comportiamo come bambini: ci ritroviamo a pregare, mentre tutte le nostre opinioni intellettuali non ci danno alcun conforto."
"So che ci sono uomini veramente evoluti cui la fede in Dio da' un incredibile conforto e anche aiuto nella costruzione del loro carattere", disse il dr Fabri. "Ma ci sono alcuni giganti dello spirito che possono farne a meno. Questo è quanto mi ha insegnato il buddhismo."
"Ma il buddhismo non è altro che un'ininterrotta preghiera!" aggiunse Gandhi.
"Il Buddha esortò ognuno a trovare in se stesso la propria salvezza. Non pregò mai. Lui meditava", insistette il dr Fabri.
"Datele il nome che preferite: è la stessa cosa. Guardate le sue statue"
"Ma esse non corrispondono al vero!" disse l'archeologo. "Furono fatte più di quattrocento anni dopo la sua morte!"
"Bene", disse Gandhi, rifiutando di essere sconfitto da un argomento archeologico. "Fornitemi la vostra versione della storia di Buddha, così come l'avete scoperta voi: vi proverò che il Buddha pregava. Il mero concetto intellettuale non mi soddisfa. Non ho potuto darvi una perfetta e appropriata definizione per lo stesso motivo per cui anche voi non riuscite a descrivere appieno il vostro pensiero. Lo stesso sforzo di descrivere vi limita. È una sfida per la vostra tendenza ad analizzare e, alla fin fine, non porta ad altro che allo scetticismo".
"Che dire, allora, a chi non riesce a pregare?" chiese il dr Fabri.
"Siate umili", disse Gandhi. "Questo è quanto vorrei dire loro. Non confinate il vero Buddha entro gli angusti limiti del concetto che ne avete voi. Non sarebbe potuto diventare il maestro di milioni di uomini, anche del giorno d'oggi, se non fosse stato umile fino al punto di pregare. C'è qualcosa di infinitamente superiore al nostro intelletto che governa tanto noi quanto gli scettici. Lo scetticismo, la filosofia, non aiutano nei momenti critici della vita. Anche gli scettici hanno bisogno di qualcosa di più, di diverso dal loro ego, che sia in grado di sorreggerli. "Perciò, se qualcuno mi ponesse questo quesito, gli direi: 'Non conoscerai il significato di Dio né quello della preghiera finché non ti ridurrai a zero. Devi essere umile al punto di vedere, a dispetto della tua pretesa grandezza e del tuo intelletto gigantesco, che non sei altro che un atomo nell'universo. Una mera concezione intellettuale della vita non è sufficiente. È la concezione spirituale, che elude l'intelletto, la sola che possa dare qualche conforto.
"Anche i ricchi hanno nella vita momenti critici: sebbene siano circondati da tutte le cose che il denaro può comprare e che l'affetto può dare, anch'essi hanno momenti in cui si trovano disperati. In questi momenti c'è un'apparizione fugace di Dio, una visione di Colui che guida ogni nostro passo nella vita. Quest'apparizione è la preghiera".
"Intendete forse dire che si può definire veramente religiosa solo quell'esperienza che supera il mero concetto intellettuale?" disse il dr Fabri. "Due volte, nella vita, ho fatto un'esperienza del genere, ma poi l'ho perduta. Ora trovo grande conforto in due detti del Buddha, che sono: 'L'egoismo è la causa del dolore’, e 'Ricordate, monaci, che tutto è transitorio'. Questi pensieri prendono, in me, quasi il posto di una fede."
"E questa è preghiera!" disse Gandhi trionfante.




Il materiale didattico per la Scuola Secondaria di I grado è curato da Leonardo Fiandaca.

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