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SCUOLA Religione a scuola: IRC e handicap Educare alla diversità

Religione a scuola: IRC e handicap

Educare alla diversità [1]

Premessa: attenzioni pedagogico-didattiche di fondo
Per quanto il processo di integrazione degli alunni in situazione di handicap abbia una storia ormai ventennale, è sintomatico che a tutt'oggi la ricerca sul campo non abbia ancora prodotto paradigmi definitivi che valgano come modelli esportabili a tutti i livelli e in tutte le situazioni. Ciò mostra l'impossibilità di raccogliere in unità una materia complessa come l'handicap: per forza di cose, bisogna partire dal disagio e dallo sviluppo individuale del soggetto in apprendimento, senza presumere categorie assolute.
Un buon metodo pedagogico-didattico e la competenza professionale del docente richiedono un atteggiamento di ricerca continua e di sperimentazione controllata, sulla base di assunti condivisi nell'ambito delle teorie dell'apprendimento e della epistemologia didattica.
Nessun processo di integrazione ha ragione di esistere se non in relazione al grado di soddisfacimento dei bisogni reali del soggetto interessato; ciò comporta da parte dell'insegnante un lavoro di analisi attenta delle condizioni e delle variabili che intervengono a determinare la fattibilità e l'efficacia degli interventi didattici.
Fermo restando il grosso contributo della ricerca psico-pedagogica in questo campo, la possibilità di utilizzare gli strumenti disciplinari e didattici di cui la scuola dispone, al fine di promuovere una vera integrazione, rimane legata alla capacità del docente di fare della propria disciplina uno strumento flessibile, nei contenuti e nel metodo, e funzionale alla ricerca di risposte adeguate ai problemi reali e non supposti o immaginati.
Se è vero, come è vero, che l'handicap è riconoscibile prioritariamente nella sua valenza sociale, piuttosto che nella minorazione che lo determina, è giusto dire con Bruner che non esiste un «sapere» improponibile o inaccessibile, quanto invece una modalità inadeguata del sapere.
Sulla base di queste considerazioni, il lavoro che presentiamo vuole offrire l'opportunità di riflettere su come è possibile fare scelte congruenti di natura disciplinare e di natura educativa all'interno del contesto-classe, per creare le condizioni in grado di garantire lo sviluppo di competenze che, nella scuola dell'autonomia, hanno abbandonato la logica delle semplici acquisizioni di contenuto, impegnandosi invece a integrare la proposta contenutistica nell'insieme della personalità.

Esemplificazione didattica sul modulo «io e gli altri» [2]

La legittimazione
La classe è composta da ventisei alunni con F portatore di handicap.
Il gruppo-classe non si presenta ben strutturato sul piano dinamico-relazionale; fortemente centrato su emergenze di natura psico-emotiva, incontra difficoltà ad elaborare una «cultura» di gruppo e ad adottare comportamenti consapevoli di collaborazione e solidarietà. Nel gruppo si riscontrano differenti livelli di sviluppo sul piano cognitivo; inoltre la provenienza socio-culturale, in molti alunni elevata, crea in loro attese superiori alle reali possibilità. La presenza in classe di un compagno con handicap è percepita inconsciamente dagli altri alunni come «interferenza» nella costruzione di un immagine di sé socialmente accreditata.
È sembrato opportuno, sulla base dell'analisi di questo contesto relazionale, progettare un intervento didattico che diventasse opportunità per riflettere sul significato della «diversità» individuale e sulla sua valenza formativa rispetto all'acquisizione di abilità sociali. Anche il soggetto con handicap ha trovato uno spazio di riconoscimento ed è diventato elemento catalizzatore dei processi di riflessione critica della classe. Egli in particolare è stato portato a elaborare, in un contesto allargato, quella percezione di sé prima limitata ai vissuti familiari.

La descrizione del caso
L'alunno con handicap inserito nella classe è un soggetto con sindrome di Down e deficit cognitivo di grado medio.
Si è partiti dalla individuazione della situazione personale dell'alunno attraverso un'analisi dei livelli di sviluppo relativi alle aree affettivo-relazionale, dell'autonomia personale e a quella cognitiva.  Dalla osservazione sistematica e dalla somministrazione di test di ingresso si è evinta la seguente situazione: sul piano socio-affettivo emergono in F note egocentriche e oppositive, riconducibili a percezioni negative di sé nel gruppo e nel rapporto con l'adulto. F è in grado di esplicitare una consapevolezza abbastanza dolorosa della sua diversità e soprattutto una bassa considerazione di sé relativamente all'autoefficacia.
Rispetto all'autonomia, invece, dimostra una completa dimestichezza e padronanza degli spazi, della gestione del materiale scolastico, della organizzazione del lavoro, per quanto semplificato in procedure essenziali. Meno rilevante è la capacità di autocontrollo dell'emotività e soprattutto la capacità di differire nel tempo la soddisfazione dei bisogni.
Il livello di sviluppo del pensiero si può cogliere al termine della fase intuitiva che compare nelle operazioni logiche semplici, nei processi di concettualizzazione che consentono la memorizzazione di informazioni di natura esperienziale o in quelli relativi a conversazioni su argomenti riferentisi al suo vissuto. In sensibile sviluppo appare la strutturazione e l'integrazione spazio-temporale, come la capacità di cogliere relazioni logiche tra fatti e fenomeni. Possiede la tecnica della letto-scrittura, e su testi essenziali nei contenuti e nella struttura riesce autonomamente nella decodifica delle informazioni.
Volendo aiutare F ad integrarsi nella classe anche attraverso l'insegnamento della Religione, è risultata molto utile la collaborazione tra l'IdR e l'insegnante di sostegno per le materie letterarie, già strettamente dialogante con gli altri insegnanti del consiglio di classe. In proposito è opportuno ricordare che il processo di integrazione non può essere affidato a un solo insegnante (se riguarda una disciplina), o all'insegnante di sostegno scaricando della responsabilità tutti gli altri agenti scolastici.
Per questo sono stati coinvolti prima di tutto i compagni di classe con cui F ha iniziato un dialogo alla pari. Essi sono stati invitati a trasformarsi in collaboratori e accompagnatori del processo di apprendimento che riguarda tutti, impegnandosi ciascuno - compreso F - secondo le proprie possibilità.
Poi sono stati informati tutti gli insegnanti del consiglio di classe, perché il processo educativo sul piano degli obiettivi formativi deve essere comune preoccupazione.
È chiaro che il compito primario e di coordinamento è toccato all'Insegnante di Religione e all'Insegnante di sostegno, che insieme hanno stabilito la tabella di marcia della sperimentazione.

La struttura del modulo
Selezionando ed essenzializzando, si è arrivati alla definizione della struttura del modulo didattico, che viene riportato nel riquadro.

Le fasi del lavoro
Per le 5 fasi del lavoro si prevedono 10 ore di lezione.

I FASE
Nella presentazione dell'unità di lavoro alla classe, F è stato coinvolto in un ascolto attivo, presentandogli una scheda strutturata con risposte multiple per la verifica della capacità di comprensione nell'ascolto, di riconoscere l'idea centrale dell'unità di lavoro, di cogliere relazioni tra l'idea e i comportamenti che la rendono riconoscibile.
Il resto della classe - senza il supporto di una scheda, ma in forma autonoma - è stato impegnato a schematizzare, relativamente alle esperienze personali e a conoscenze possedute, le proprie opinioni sul concetto di diversità.
L'insegnante, nella presentazione dell'unità di lavoro, intenzionalmente introduce il riferimento a situazioni e contesti quotidiani, evocando esperienze significative e relazioni interpersonali con soggetti facilmente riportabili alla propria memoria. Evidenzia così progressivamente, anche attraverso il dialogo in classe, la riflessione realizzata con i compagni, e arriva a descrivere le differenze individuali che costituiscono le caratteristiche più importanti dei rapporti umani.
Questa fase serve da elemento catalizzatore o da contatto di sintonia su cui basare le fasi della successiva riflessione e ricerca riguardante i significati contenutistici da acquisire.

II FASE
Il gruppo-classe è stato impegnato nella rielaborazione e nella sistemazione, all'interno della mappa concettuale, di tutti i contributi esplicitati nella fase del lavoro individuale. Organizzati in gruppi di lavoro, hanno proceduto a individuare le idee comuni e a creare delle macro-categorie inclusive di più opinioni. Ad un gruppo di lavoro ha partecipato F, fornendo le risposte che aveva prodotto nel suo questionario.
Questa fase ha richiesto parecchia assistenza da parte dell'insegnante. Sono stati particolarmente orientati i singoli capi-gruppo, che così si sono resi responsabili per aiutare tutti e in particolare il gruppo in cui era inserito F.

III FASE
Sono stati poi enucleati e resi concettualmente accessibili i concetti di razzismo, esclusione, emarginazione. Per ciascuno di essi ogni alunno, compreso F, ha formalizzato una frase, un pensiero che fosse la verifica della sua comprensione. In questa fase sono risultati molto utili per la comprensione i riferimenti alle esperienze, precedentemente evocati.
Al fine di riformulare in termini positivi i concetti sopra evidenziati, in due lezioni gli alunni hanno avuto modo di analizzare testi relativi alle problematiche della solidarietà, della cooperazione e della convivenza democratica. A F è stato affidato il compito di leggere e analizzare, con materiale strutturato, un passo de Il piccolo principe.

IV FASE
La classe è stata condotta a mettere in relazione logica tra loro il sistema di valori che caratterizza l'esistenza di ciascuno e gli stili e le modalità di comunicazione che rappresentano gli strumenti attraverso cui ognuno esplicita la propria visione della realtà.
Sono state messe a confronto queste realtà umane con le esperienze descritte dal Vangelo, che costituiscono la base per il comportamento dei cristiani. L'accostamento ad alcune fonti bibliche, il riferimento a esperienze della comunità cristiana nella storia e alle tante testimonianze di fede dei cristiani hanno portato alla conclusione che il cristianesimo non solo non si oppone alle relazioni positive fra le diverse razze e culture, ma dà a esse una solida base su cui il credente costruisce la propria esperienza religiosa.
Per agevolare la consapevolezza di questo complesso passaggio sono state attivate «simulazioni» (role-playing).  La « drammatizzazione» di alcune situazioni precedentemente evocate ha consentito anche a F di riconoscere esperienzialmente la comunicazione funzionale e quella disfunzionale alla propria identità personale.

V FASE
In sede di valutazione delle esperienze e di verifica degli esiti conseguiti, si è adottato modalità e strumenti di tipo formale, quali la produzione di un testo spontaneo sul tema trattato, la compilazione di un questionario sull'autoriflessione, la registrazione di comportamenti, atteggiamenti rilevati dagli insegnanti su una griglia di osservazione. Alle attività di verifica e valutazione ha partecipato anche F.
Dalla rielaborazione dei dati a disposizione è emerso un significativo indicatore di sviluppo della consapevolezza di ciascuno. È stata riscontrata in molti l'acquisizione di competenze comunicative e relazionali adeguate ai criteri del rispetto della diversità e della condivisione dei valori fondamentali della solidarietà e della collaborazione, a cui si ispira no e sono chiamati a rispondere, nell'impegno quotidiano, i cristiani che fondano la loro fede nel Vangelo di Cristo. È chiaro che questo confronto non è stato un invito esplicito all'accoglienza del valore della fede cristiana, ma ha portato a un dialogo significativo fra valori umani e valori di fede in una relazione rispettosa gli uni degli altri.

Considerazioni conclusive
L'esperienza conferma la necessità di offrire approcci a ogni situazione educativa secondo criteri di analisi della realtà e selezione delle priorità.
Una buona azione progettuale non può mai prescindere dal riconoscimento e dalla definizione chiara del problema rispetto al quale si sta adottando una strategia di intervento; e questo maggiormente quando il problema è rappresentato da una situazione di disagio o di handicap.
Riveste una particolare importanza l'azione svolta al fine di creare condizioni funzionali alla acquisizione di competenze trasversali, indispensabili allo sviluppo globale dell'alunno in situazione di handicap e del gruppo in cui è inserito. In particolare la disciplina assume in tale contesto una forte valenza formativa e orientativa, andando oltre la settorialità del contenuto, inducendo a una riflessione che si ripercuote sulla formazione degli atteggiamenti e sulle relative giustificazioni dei propri comportamenti quotidiani.


[1]Ha collaborato l'insegnante di sostegno Prof.ssa MARCELLA Rizzo.
[2] Cf Notiziario dell'Ufficio Catechistico Nazionale, 2. Quaderni della Segreteria Generale CEI, anno III, n. 24, agosto 1999. SO la: La vita personale come esperienza di trascendenza (il rapporto con gli altri: la famiglia, gli amici, i compagni di scuola...), p. 89.


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