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| Religione a scuola: IRC e handicap |
Irc e portatori di handicap: essenzializzazione dei contenuti
1. Essenzializzazione dei contenuti e individualizzazione
dell'insegnamento
1.1. Alcuni rilievi introduttivi
Nel documento per la valutazione, riguardo alla disciplina
«Religione» si segnala, tra gli altri indicatori,
specificamente «la conoscenza dei contenuti essenziali
della religione cattolica». Qui si vuole riflettere
sull'apprendimento di tali contenuti da parte degli alunni
in situazione di handicap.
Va anzitutto notato che l'«essenzializzazione»
dei contenuti interessa tutti gli alunni che si avvalgono
dell'IRC: per cui ciascuno di essi deve essere messo in
grado di possedere i contenuti essenziali della disciplina,
resi accessibili e individualizzati.
Si esige quindi un processo didattico «individualizzato»,
che crei attorno a ogni alunno le condizioni per un apprendimento
umanamente significativo della Religione.
Specificando: nell'itinerario didattico predisposto dall'insegnante,
l'IRC deve proporre in modo rigoroso un sapere che riguarda
i valori e i significati umani del fatto religioso. Così
tutti gli allievi vengono aiutati a comprendere, secondo
le possibilità personali, questa verità
fondamentale: la dimensione religiosa e quella culturale
- che sono proprie della vita e della storia umana e che
la scuola non può quindi disattendere - sono intimamente
connesse tra loro e complementari. Esse hanno la capacità
di contribuire efficacemente allo sviluppo della libertà,
della responsabilità, della solidarietà
e della convivenza democratica degli alunni.
Si deve inoltre ricordare che i più recenti documenti
scolastici pongono l'accento, più che sull'acquisizione
di conoscenze, sulla formazione di capacità e di
atteggiamenti, per cui gli strumenti di valutazione della
disciplina devono avere presenti (anzi dovrebbero privilegiare),
almeno nella scuola dell'obbligo, gli indicatori relativi
a queste dimensioni della personalità. Ciò
non vuol dire che le conoscenze disciplinari debbano essere
messe da parte; vanno presentate piuttosto come «mappe
concettuali» (o matrici progettuali), secondo gli
orientamenti che la sperimentazione didattica nazionale
sull'IRC sta sviluppando.
Ammessa l'esigenza di un processo didattico «individualizzato»,
deve però essere sottolineato che «l'organizzazione
didattica individualizzata pone dei pressanti problemi
di natura relazionale e didattica. Occorre che gli insegnanti
approfondiscano le loro competenze didattiche, ponendosi
il problema di come gli alunni, i singoli alunni (compresi
quelli in situazione di handicap), possano pervenire ad
una riscoperta/ricostruzione dei concetti delle singole
discipline e del come essi possano lavorare collettivamente,
in gruppo o individualmente».
Perché l'individualizzazione sia corretta ed efficace,
è necessario poi potenziare la socializzazione
nel gruppo, perché è nella interazione che
l'individuo si esprime, ed è nella interazione
che le sue capacità maturano e diventano abilità.
Al di fuori ed al di là della interazione si realizza
uno scarso apprendimento, come rileva la psicologia relazionale.
1.2. Che cosa significa «insegnamento individualizzato»?
Quando nello sviluppo di una persona si verificano delle
difficoltà, ovviamente è bene assumere nei
suoi confronti iniziative particolari e differenziate
che l'aiutino a superare, in parte o in tutto, le difficoltà
rilevate. Ma come passare all'azione didattica concreta,
a scelte operative corrette per aiutare nel migliore dei
modi le singole «individualità»?
La risposta è affidata all'azione didattica: superata
la lezione collettiva, deve essere sempre più apertamente
attivata l'attenzione rivolta ai singoli allievi, con
i loro bisogni individuali; devono essere privilegiati
percorsi didattici ben articolati che assicurino l'individualizzazione.
Ciò può avvenire se si lasciano spazi consistenti
ai percorsi didattici differenziati e integrativi.
È però necessario non confondere l'insegnamento
individuale con quello individualizzato: il primo è
tutto e sempre centrato sul soggetto; il secondo è
centrato sul soggetto solo nella fase della comprensione
del caso, della scelta delle strategie di intervento,
ma sempre e comunque riconduce il soggetto al gruppo,
dove le interazioni costituiscono il «tessuto»
naturale e sociale in cui il soggetto si esprime. Non
va perciò contrabbandato per insegnamento individualizzato
ciò che è invece insegnamento individuale,
il quale si muove - come si è visto - in un'altra
ottica rispetto a quella relazionale, e non ha ragion
d'essere.
Proprio l'ottica relazionale ha contribuito allo sviluppo
di quel vasto movimento sociale, culturale e politico
che ha portato all'interazione scolastica degli alunni
in situazione di handicap. Dato che l'isolamento dei soggetti
«diversi» non porta loro alcun vantaggio,
si impone decisamente il principio dell'integrazione scolastica:
essa si realizza all'interno di un insegnamento individualizzato,
ed esige competenze, strumentazioni e finanziamenti (per
superare anche le difficoltà strutturali).
Occorre inoltre chiarire i diversi gradi dell'integrazione
per i «soggetti in difficoltà esistenziale».
In proposito si possono evidenziare tre livelli di interazione
nel gruppo-classe, livelli in cui si sviluppano i processi
di apprendimento. Sono la socializzazione, la conoscenza,
la produzione.
Possono esserci momenti di socializzazione a cui l'allievo
portatore di handicap può anche essere sottratto,
e momenti di produzione a cui l'allievo non può
e non deve essere esposto, per non creare in lui frustrazioni.
In particolare, il soggetto difficile dovrà interagire
con il gruppo per i compiti che possono essere anche suoi;
ciò significa che bisogna studiare per lui momenti
di presenza e di attività con il gruppo-classe
alternati a momenti di attività diverse, magari
con altri gruppi e in altre situazioni.
Tutto ciò non è di facile realizzazione,
e potrebbe avallare forme nuove di esclusione e di differenziazione.
Ma è l'unico modo che garantisce risultati soddisfacenti
sia sul piano della convinzione e volontà d'integrazione,
sia sul piano dei mezzi legislativi, finanziari, specialistici.
Notiamo infine che, parlando di insegnamento individualizzato
nello specifico contesto dell'IRC, si deve soprattutto
chiarire che non esistono contenuti disciplinari diversi
per gli alunni normali e per quelli in situazione di handicap,
ma esiste differenziazione negli obiettivi da perseguire
e nelle strategie educative da mettere in opera. Per questo
riteniamo che qualsiasi proposta didattica o formativa
debba essere individualizzata, ossia resa patrimonio di
ciascun alunno a seconda dei suoi bisogni e delle sue
possibilità. In realtà l'alunno in situazione
di handicap, debitamente integrato in un gruppo-classe,
può perseguire, attraverso percorsi individualizzati,
obiettivi minimi con i relativi contenuti. In questa prospettiva
si muove anche la sperimentazione didattica nazionale
organizzata dall'Ufficio Scuola della CEI e sostenuta
dal Ministero della Pubblica Istruzione. Nella sua proposta,
le matrici progettuali tematiche sono offerte a tutti
gli allievi, mentre la loro realizzazione didattica prevede
l'adattamento ai diversi livelli di apprendimento e l'essenzializzazione
specifica per gli alunni in situazione di handicap.[1]
2. Una essenzializzazione dei contenuti distinti per aree
Premessa: obiettivi e contenuti
La centralità fino ad oggi accordata al versante
contenutistico del processo didattico trova evidente radice
nello stesso assetto organizzativo dell'istituzione scolastica:
basti pensare ai programmi di insegnamento concepiti come
«classificazione» di prescrizioni contenutistiche,
come codificazione normativa di uno standard culturale
elitario al quale lo studente era tenuto ad uniformarsi,
pena la sua rapida esclusione (bocciatura, abbandono)
dall'iter formativo istituzionale. Questo modello, legato
a uno standard elitario, ha prodotto inevitabilmente discriminazione
culturale, potenziando gli strati più elevati del
sistema sociale a scapito delle classi più svantaggiate.
Anche il reclutamento degli insegnanti veniva operato
maggiormente sulla base di competenze culturali generali
o specificamente disciplinari, che non anche su competenze
pedagogico-didattiche.
Prima di proseguire, però, nel nostro discorso,
cerchiamo di definire concettualmente e operativamente
l'oggetto della riflessione. «Per contenuti - scrive
Venturi - s'intendono gli oggetti culturali materiali
e concettuali, figurativi, simbolici, semantici, comportamentali
che portano l'informazione, operando sui quali si manifestano
i comportamenti, le capacità, le abilità
che realizzano gli obiettivi in termini di informazione
e formazione».[2]
Partendo da questa definizione è possibile delineare
i termini del rapporto tra obiettivi e contenuti, in relazione
alla programmazione educativa e didattica. Si tratta di
chiarire il linguaggio, superare le resistenze, sapere
quale piano organico scegliere, conoscere i passaggi fondamentali
per una pianificazione reale degli aspetti pedagogici
e didattici delle attività di insegnamento, differenziandole
in relazione alle esigenze degli alunni ed essenzializzandole
in riferimento alle capacità di comprensione.
Sappiamo che un obiettivo didattico è un'enunciazione
che esplicita il risultato di un processo di apprendimento,
risultato definito in termini di comportamenti, di capacità,
di prestazioni osservabili e verificabili, che l'alunno
ha acquisito in virtù di quell'apprendimento. Occorre
sottolineare che il processo decisionale relativo alla
scelta e alla organizzazione dei contenuti che entreranno
a far parte delle attività didattiche poste in
essere per raggiungere gli obiettivi, non può che
essere dipendente da tali obiettivi.
Per quanto concerne l'applicazione di queste istanze all'insegnamento
della Religione, realizzato con soggetti in situazione
di handicap, occorre richiamare alcune scelte metodologiche
indicate nel precedente articolo sull'essenzializzazione
degli obiettivi dell'IRC.[3]
Il riferimento è a tre aree.
2.1. Larea antropologica
Nell'area antropologica, gli obiettivi didattici generali,
individuati per avvicinare gli alunni al fatto religioso,
sono stati così descritti:
| - |
scoprire che l'uomo è un essere personale
in rapporto a Dio; |
| - |
Una seconda difficoltà è quella
di individuare il potenziale formativo, al preciso
scopo di misurare lo sforzo che viene richiesto
a ogni allievo «diverso» nelle sue varie
esperienze di apprendimento. Spesso si cade nell'errore
di pretendere quello che a livello mentale, fisico,
sensoriale il deficit non consente di comprendere.
sentire, fare, interagire. |
| - |
percepire che ciascun uomo è radicato nel
tempo attraverso la sua esistenza; |
| - |
scoprire che la vita dell'uomo non può
essere sganciata dalla storia concreta; |
| - |
acquisire consapevolezza che l'essere umano è
in relazione con se stesso, con il mondo della natura
e della creazione, con gli altri uomini suoi simili. |
La scelta di questi obiettivi implica consequenzialmente
la scelta di contenuti idonei al raggiungimento delle
abilità sottese a ciascuno di essi. Qui si indicano
perciò i contenuti disciplinari che rispondono
al criterio della significatività logica e psicologica
e dell'interesse degli allievi.
Possibili contenuti resi essenziali sono:
| - |
Il concetto di religione; |
| - |
rapporto e differenza tra religione rivelata e
religione naturale; |
| - |
il politeismo, il monoteismo, le religioni primitive,
la religiosità diffusa; |
| - |
la comunicazione religiosa dell'uomo; |
| - |
il viaggio attraverso codici comunicativi dell'uomo
con la divinità; |
| - |
le prime forme di preghiera; |
| - |
la religione oggi; |
| - |
l'analisi del mondo plurireligioso contemporaneo,
con particolare riferimento alle religioni più
diffuse nell'ambiente; |
| - |
la lettura religiosa del territorio. |
2.2. L'area biblico-teologica
Nell'area biblico-teologica, gli obiettivi sono stati
così indicati:
| - |
imparare ad accostare la Bibbia come il documento
fondamentale del cristianesimo; |
| - |
saper inserire la storia di Gesù nell'esperienza
del popolo ebraico; |
| - |
comprendere il linguaggio religioso come vera
forma di comunicazione. |
Possibili contenuti relativi a questi obiettivi possono
essere:
| - |
la religione del popolo ebraico; |
| - |
alle origini dell'alleanza biblica (il mondo seminomade
e politeista in cui era inserito Abramo, il padre
dei credenti); |
| - |
un popolo senza terra (le vicissitudini degli
ebrei da Abramo al post-esilio babilonese); |
| - |
Dio ha parlato (la Bibbia libro della storia e
della fede); |
| - |
viaggio attraverso i miti, i generi letterari,
le tradizioni che costituiscono il contesto socio
culturale in cui si colloca la Bibbia; |
| - |
i Patriarchi; |
| - |
i Profeti; |
| - |
una preghiera per ogni occasione (i Salmi); |
| - |
la storia del popolo (i libri storici); |
| - |
la legge del popolo (la Torah); |
| - |
gli ebrei oggi (uno sguardo dalla diaspora alla
shoah); |
| - |
la religione di Gesù Cristo (Gesù
ebreo praticante e rabbi, i luoghi di Gesù
con l'analisi storica e geografica della Palestina
ai suoi tempi, il perché di una vita); |
| - |
seguendo Gesù da Nazaret a Gerusalemme; |
| - |
di Lui hanno detto (fonti storiche cristiane e
pagane relative alla vicenda storica di Gesù,
i Vangeli e il loro linguaggio, le forme testuali
del Nuovo Testamento); |
| - |
la Chiesa di Gesù (dodici uomini che cambiarono
la storia); |
| - |
san Paolo (la scommessa su Gesù); |
| - |
i primi secoli della Chiesa; |
| - |
lo sviluppo della Chiesa nel mondo e nella storia. |
2.3. Larea pedagogica
Nell'area pedagogica, gli obiettivi relativi sono stati
così espressi:
| - |
comprendere il significato di persona, ed applicarlo
ai diversi momenti della crescita; |
| - |
percepire la persona umana in tutte le sue dimensioni
ma specificamente in quella fisica, relazionale,
spirituale; |
| - |
individuare una scala di valori riferibili alla
persona; |
| - |
scoprire che ciascun ragazzo per crescere bene
ha bisogno di organizzare un progetto personale
di vita. |
Contenuti possibili:
| - |
la persona umana nel disegno di Dio (confronto
tra ipotesi sulla creazione dell'uomo e dell'universo); |
| - |
la crescita: un romanzo a puntate (attore e protagonista:
me stesso; crescere, ma come?); |
| - |
viaggio nei vari progetti proposti dalla società; |
| - |
l'uomo al di là del proprio corpo; diventare
uomo è possibile; |
| - |
quali pietre per costruirsi come vero uomo; il
mondo dei valori; |
| - |
il viaggio nella babele giovanile; |
| - |
l'io e il proprio futuro; |
| - |
quando una casa non ha fondamenta; |
| - |
gli uomini che segnarono la storia (la scelta
di un progetto per essere uomini di qualità).
|
3. Esiti attesi
3.1. Indicatori di qualità
La legge istitutiva dell'autonomia scolastica ha dedicato
ampio spazio agli esiti attesi, cioè a quelle abilità
e competenze che si ritiene l'alunno debba possedere alla
fine di un percorso didattico. Questi «esiti attesi»
fanno parte delle aspettative dell'intera scuola, in quanto
sono pensati e stabiliti dal Collegio docenti all'interno
della programmazione educativa. Si tratta di «indicatori
di qualità» legati al principio che ogni
azione didattica va calibrata su misura di ciascun alunno,
in modo osservabile e verificabile.
C'è un punto di partenza fondamentale: la scuola
deve mettersi in grado di conoscere e di rilevare le reali
potenzialità educabili di ciascuno, per realizzare
forme di insegnamento individualizzato, vedendo in esso
non soltanto una tecnica, uno strumento per facilitare
l'insegnamento, ma una realtà che ha conseguenze
sostanziali sul piano formativo della persona.
Qui di seguito vengono proposti alcuni indicatori di qualità,
chiamati in questo caso «soglie», che differenziano
i saperi degli alunni:
| - |
una soglia minima, al di sotto della
quale non ci può essere vero apprendimento;
|
| - |
una soglia media che indica un apprendimento
avvenuto in forma completa, ma non approfondita;
|
| - |
una soglia massima per indicare che
l'apprendimento è avvenuto in forma completa
e approfondita. |
Questi indicatori di qualità devono accompagnare
ogni modulo didattico, fungendo da criteri valutativi
all'interno di ogni singola unità di lavoro. Sono
poi indispensabili per stabilire se e a quale livello
l'alunno porta a conclusione un anno scolastico.
Qui sotto vengono proposti alcuni indicatori sommativi
(di fine percorso) per il ciclo scolastico dell'obbligo.
Sono frutto di esperienze di lavoro, che hanno sortito
risultati apprezzabili. Possono essere adattate da ciascun
insegnante per la verifica delle singole unità
tematiche o alla fine di un modulo.
3.2. Proposta di indicatori per la verifica nelle tre
classi della scuola media
a) Per la classe prima
La soglia minima
| - |
l'alunno osserva e descrive i fatti religiosi
in linea generale; |
| - |
possiede gli elementi essenziali della religione
cattolica. |
La soglia media:
| - |
ha acquisito il concetto di religione nelle sue
forme monoteista e politeista;
|
| - |
è in grado di applicarlo alla religione
ebraica e cristiana; |
| - |
possiede un grado di conoscenza soddisfacente
della storia della Salvezza. |
La soglia massima:
| - |
riconosce il Cristianesimo come evento storico
rivelato; |
| - |
colloca la figura di Gesù Cristo come Messia
all'interno della storia di Israele. |
b) Per la classe seconda
La soglia minima
| - |
l'alunno conosce nei tratti essenziali la storia
e lo sviluppo della Chiesa. |
La soglia media:
| - |
riconosce i valori che contribuiscono alla crescita
vitale di un preadolescente;
|
| - |
è in grado di confrontarli con la proposta
cristiana; |
| - |
attraverso lo studio degli Atti degli Apostoli
delinea la nascita e lo sviluppo della prima comunità
cristiana. |
La soglia massima:
| - |
coglie l'importanza della dimensione storica nella
comprensione dello sviluppo del cristianesimo (in
Europa);
|
| |
riconosce l'importanza della dimensione religiosa
quale contributo alla crescita personale; |
| - |
csa descrivere, esplicitando la loro significatività,
i segni cristiani realizzati nella storia bimillenaria
della Chiesa. |
b) Per la classe terza
La soglia minima
| |
l'alunno riconosce una gerarchia di valori religiosi
e morali necessari per un progetto di vita; |
| - |
sa fare una distinzione tra legge naturale e legge
morale. |
La soglia media:
| - |
dimostra di conoscere l'importanza della legge
morale per una convivenza rispettosa della persona.
|
La soglia massima:
| - |
applica i valori fondamentali al proprio progetto
|
| |
considera la «persona» centro di ogni
progetto; |
| - |
sa mettere a confronto i valori del «progetto
uomo» cristiano con i vari «progetti
uomo» della società attuale. |
Concludendo
questa riflessione possiamo affermare che la scelta dei
contenuti all'interno di ogni disciplina non è
un fatto secondario rispetto agli obiettivi, ma è
legato ad essi in modo inscindibile. E vogliamo ribadire
che nella scelta dei contenuti ha grande valore il criterio
dell'interesse.
Nel rispetto dei contenuti irrinunciabili della disciplina,
è necessario che l'insegnante guidi il percorso
formativo degli allievi tenendo anche conto dei loro «centri»
d'interesse.
Si riuscirà. così, a «individualizzare»
la proposta formativa, rendendola significativa.
Nota bibliografica
Purtroppo non esiste la codificazione di una didattica
sperimentale concernente l'integrazione scolastica dell'IRC
realizzato per gli alunni portatori di handicap. Così,
per poter entrare didatticamente a pieno titolo nella
scuola, tale IRC deve fare riferimento ai principi generali
della didattica differenziata, applicandola correttamente
anche alla situazione di handicap. Qui si indicano alcuni
riferimenti bibliografici specifici sulla didattica differenziata.
| |
MORANTE G., L'educazione religiosa dei disabili.
Dispense ad uso degli studenti per il corso di educazione
religiosa dei portatori di handicap, Università
Pontifica Salesiana, Roma 1999. |
| - |
TENUTA U., Autonomia e flessibilità nell'azione
educativa e didattica, La Scuola, Brescia 1998.
|
| - |
ESPOSITO A. - IMPARA P., L'insegnante specializzato.
Aspetti normativi e didattico-metodologici, Armando,
Roma 1996. |
| - |
MARTINELLI M., L'handicap in classe. Tra individualizzazione
e programmazione, La Scuola, Brescia 1998. |
| - |
VIANELLO R. - BOLZANELLA G. F., 11 bambino portatore
di handicap e la sua integrazione scolastica, Juvenilia,
Bergamo 1998. |
| - |
GALLOTTA V. - VITALE C., Codice per l'integrazione
scolastica, Giuffrè, Milano 1997. |
| - |
PAVONE M., Valutare gli alunni in situazione di
handicap. Aspetti formali e individualizzazione,
Erickson, Trento 1997. |
| - |
TRISCRIUZZI L., Manuale di didattica per l'handicap,
Laterza, Bari, 1993. |
| - |
IANES D. - TORTELLO M. (Edd.), La Qualità
dell'integrazione scolastica. Disabilità,
disturbi dell'apprendimento e differenze individuali,
Erickson, Trento 1999. |
| - |
IANES D. - TORTELLO M. (Edd.), Handicap e risorse
per l'integrazione. Nuovi elementi di Qualità
per una scuola inclusiva, Erickson, Trento 1999. |
[1] Cf CEI-Settore IRC, Sperimentazione
nazionale biennale sui programmi di religione cattolica
nella prospettica dell'autonomia scolastica e di nuovi
programmi di religione, in «Notiziario dell'Ufficio
Catechistico Nazionale», 2, anno III, n. 24, agosto
1999. [2] Cf TIRITICCO M. (Edd.), Programmazione
come animazione, Tecnodid, Napoli 1986, p. 244. [3] Cf MANCA M. R., IRC e portatori
di handicap: essenzializzazione degli obiettivi, in «Insegnare
Religione», 2 (2000), pp. 49-55.
 |
|