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| Religione a scuola: IRC e handicap |
Essenzializzazione degli obiettivi
Orientamenti metodologici. Un'esemplificazione operativa
Premessa il senso di questo intervento
Un aiuto agli insegnanti
Gli
insegnanti di Religione che stanno partecipando alla sperimentazione nazionale
dell'ipotesi di integrazione degli alunni in situazione di handicap, hanno
ricevuto dal responsabile dell'Ufficio Scuola della CEI alcuni input relativi
alla «essenzializzazione» delle proposte didattiche adattate a tali alunni.
Sapendo
che parecchi insegnanti incontrano reali difficoltà nel «rendere essenziali»
per gli alunni con problemi di apprendimento le proposte didattiche, offriamo
loro alcuni principi metodologici e una breve esemplificazione operativa.
Bisogna
anzitutto ricordare che le attività didattiche dell'insegnamento della
Religione non devono basarsi esclusivamente sull'apprendimento dei contenuti
programmati benché resi essenziali nei nuclei tematici delle matrici
progettuali, ma vanno rapportate anche allo sviluppo delle capacità relazionali
e operative degli allievi. E ciò rende particolarmente impegnativo l'intervento
dell'IdR.
Un'istanza di fondo
Concludiamo
questa premessa con un'osservazione di grande rilevanza.
Complessivamente
si impone l'esigenza «di far svincolare i ragazzi in situazione di handicap dal
legame eccessivo che spesso contraddistingue il loro rapporto con la realtà
quotidiana, cioè il loro essere costretti a vivere, hic et nunc, di fronte
all'esperienza. E per questo che l'attività deve essere volta verso l'impegno a
sviluppare negli allievi capacità di astrazione, funzione simbolica e capacità
ipotetico-deduttive maggiori, le quali, a loro volta, consentono di avere
ricadute positive, in età adulta, nella vita di ogni giorno e di trascorrere la
propria esistenza ciascuno in condizioni migliori».[1]
1. Alcune precomprensioni
1.1. Apprendimento «di
qualcosa» e «da qualcosa»
Il
problema dell'apprendimento di una disciplina scolastica va affrontato non in
modo frammentario, ma progettualmente, in una prospettiva completa e globale:
come apprendimento cioè «di qualcosa» e «da qualcosa».[2]
Apprendere
«qualcosa» comporta il venire a conoscere e il ritenere a mente alcune nozioni
e informazioni come elementi relativi a contenuti, teorie e tecniche di una
disciplina.
Apprendere
«da qualcosa», invece, comporta un imparare dall'esperienza, da cambiamenti nel
soggetto ottenuti come risultato di un travaglio interno (atteggiamentale) ed
esterno (comportamentale).
Evidentemente
un sistema educativo-formativo scolastico, anche per alunni in situazione di
handicap, non può privilegiare un rapporto basato quasi esclusivamente
sull'imparare dall'esperienza emotivo-affettiva; deve infatti tenere presenti
anche i fondamentali e ineludibili bisogni cognitivi la cui assimilazione è
indispensabile allo sviluppo mentale di ogni persona.
La
didattica moderna insegna a diversificare l'offerta formativa rispetto a
soggetti che sono riconosciuti non tutti uguali e partenti dagli stessi
standard iniziali, perché ciascuno ha una sua diversità che può staccarsi dalla
media psicologica generale quanto a età mentale, a livelli di sviluppo
personale, a ritmi più o meno lenti di apprendimento, ad aspirazioni e tendenze
individuali. Da ciò nasce l'esigenza di diversificare gli obiettivi formativi e
le strategie didattiche, di imparare a fare un uso adeguato di nuove tecnologie
d'insegnamento di realizzare un'organizzazione flessibile e più articolata di
tempi e spazi dell'insegnamento, di predisporre una progettazione di percorsi
individualizzati per ogni alunno (oltre che per gli alunni handicappati o
svantaggiati).
1.2. Integrare la dimensione
affettivo-relazionale con quella cognitiva
Conseguentemente,
partendo da questa prospettiva, per meglio rispondere alle reali necessità
dell'allievo è necessario che l'insegnante di Religione, coadiuvato (dove è
possibile) da quello di sostegno, si avvalga dei contributi della ricerca
psico-pedagogica e didattica, puntando ad un apprendimento personale globale
(più che ad una acquisizione esclusiva del sapere e del saper fare) e
unificando nella esperienza dell'apprendimento sia la dimensione cognitiva che
quella affettivo-relazionale. È cioè necessario curare l'integralità della
crescita del «soggetto che apprende». Questo principio, che vale per tutti, si
applica in modo particolare agli allievi in situazione di handicap psico-fisici
o sensoriali.
Per
realizzare adeguatamente l'integrazione è necessario offrire a tutta la classe
giustificate opportunità educative, che
però ciascuno no recepisce a modo proprio. Così la didattica dell'integrazione
scolastica è impegnata a precisare in che cosa consiste l'essenzializzazione di
un insegnamento. In sintesi si può dire che si tratta di un'unica proposta per
tutti, favorendone la comprensione da parte di ciascuno secondo le proprie
possibilità.
Perciò,
superata l'enfatizzazione della crescita del soggetto in situazione di handicap
sul piano quasi esclusivamente affettivo-sociale (ritenuto per molto tempo
l'unico ambito di possibile intervento didattico nei confronti di tale alunno),
l'insegnante di Religione potrà e dovrà operare anche sul piano degli
apprendimenti razionali Possibili, per un'educazione più completa dell'alunno
«diverso». Ricordando che si tratta di una diversità che - come affermano -li
orientamenti per la scuola dell'integrazione - non deve trasformarsi in
disuguaglianza se noti si vuole reintrodurre una emarginazione di fatto, che
contraddice il principio integrativo.
1.3. Individuare gli
apprendimenti «consentiti»
A
questo punto della nostra riflessione didattica, ci si deve domandare quali
sono gli apprendimenti «consentiti», perché possibili per la loro capacità di
apprendimento, agli alunni in situazione di handicap mentale lieve o medio.
È
concordemente sostenuto ed affermato dalle esperienze integrative in atto a
livello di sperimentazione didattica che un insufficiente mentale medio può
sviluppare tutte le capacità pre-intellettive: percezione, organizzazioni motorie complesse, linguaggio. Si tratta quindi
di capacità che rappresentano le premesse indispensabili per ogni tipo di
apprendimento. Inoltre è possibile sviluppare capacità rappresentative
dell'esperienza e capacità pre-operatorie che permettono il pensiero
reversibile, detto anche «pensiero delle operazioni mentali». Questo processo permetterà
a queste categorie di allievi con difficoltà di apprendimento di raggiungere
una relativa autonomia di vita, una semi-dipendenza sociale, un'acquisizione di
elementi e di motivi personali (che valgono molto
di più dei «rudimenti dell'apprendimento scolastico»), un'apertura verso il
mondo della cultura e della vita civile...
Nella
programmazione educativa e didattica dell'insegnamento della Religione
s'impongono, perciò, scelte che si collocano specificamente in rapporto alle
reali possibilità dei soggetti in situazione di handicap, e su cui vanno
commisurare a partire dall'analisi della situazione di partenza.
La
rilevazione delle condizioni personali iniziali - necessaria per stabilire gli
obiettivi didattici e ottenuta attraverso la somministrazione di determinati
test, ma soprattutto per mezzo di un'attenta osservazione sistematica della
situazione personale - mette il docente in attenta ricerca delle possibilità di
apprendimento di ciascun ragazzo. Ciò permette di delineare una precisa strategia
di insegnamento individualizzato, che sviluppi le potenzialità formative di
tutti e singoli gli alunni al più alto livello possibile; di coltivare tutte le
dimensioni della personalità (motoria, affettiva, relazionale, sociale, morale,
linguistica, cognitiva, religiosa ... ); di rispettare e promuovere l'identità
personale e socio-culturale dei singoli alunni.[3]
2. Una essenziallizzazione distinta per aree
La
sistemazione organica degli obiettivi propri dell'insegnamento scolastico della
Religione (nella Media Inferiore e Superiore), secondo tassonomie relative alle
aree di contenuto (antropologica, biblico- teologica e pedagogica), offre
l'opportunità di individuare, nella pratica didattica, una serie di possibili
mete raggiungibili sia sul piano della cognitività che su quello
dell'affettività, indicando la pass-word con cui l'insegnante può accertare e
quindi potenziare tutte le capacità del pensiero convergente e divergente.
In
ognuna delle tre aree indicate sono stati presi in concreta considerazione gli
obiettivi educativi (in una dimensione ciclica progressiva) e gli obiettivi
didattici specifici dell'Insegnamento
della Religione Cattolica (visti anche come rilevatori di valutazione).
Ogni
area, poi, viene introdotta nel processo didattico attraverso la descrizione di
una abilità operativa semplice che gli alunni in situazione di handicap
potranno acquisire seguendo un itinerario individualizzato, raggiungendo i
singoli obiettivi specifici resi operazionalizzatie di seguito descritti.
Due
preoccupazioni devono sostenere questa operazione didattica:
a)
da una parte, lo sforzo per rendere comprensibile nella prassi scolastica una
proposta globale, ma da condurre in maniera integrata, attraverso percorsi a
lenta graduazione, ed anche con possibili alternative (l'adattamento viene qui
realizzato per l'alunno con handicap mentale lieve o medio, dal momento che la
proposta con l'essenzializzazione di obiettivi per alunni con handicap mentali
gravi richiede altre soluzioni);
b)
dall'altra, si segue la determinazione di precisare gli obiettivi come
rispondenti a criteri di vera flessibilità. Perciò spetterà all'insegnante il
compito dì adattarli a ogni singolo alunno con handicap. E' qui, del resto, che
ci si gioca la propria professionalità e la propria specializzazione, anche se
il compito educativo rimane molto arduo, e non è sempre detto che il
raggiungimento degli obiettivi, anche
minimi, sia assicurato.
Di
seguito viene descritto uno schema generale di possibili obiettivi nelle tre
aree dell'insegnamento della Religione, «resi essenziali» e da adattare
ulteriormente agli alunni in situazione di handicap. Sono specifici per la
scuola media inferiore, ma possono essere sviluppati nella superiore. Va ancora
ribadito che si tratta di obiettivi didattici relativi ad una tipologia di
handicap psico-fisico, e di lieve e media gradazione.
2.1. Per l'area
antropologica
In
questa arca, l'insegnante si preoccuperà di promuovere quelle abilità operative
che permettono un accostamento al fatto religioso, attraverso operazioni
pre-intellettive ed affettive relative a verbi come «osservare», «scoprire»,
«comparare», «ordinare», «collegare».
In
relazione a queste abilità facilitanti l'accostamento al fatto religioso, si
possono predisporre i seguenti obiettivi didattici generali relativi ad esso:
a) scoprire
che l'uomo è un essere personale in rapporto a Dio;
b) imparare
ad osservare che ciascuno di noi è radicato nel tempo attraverso la sua
esistenza;
c) scoprire
che la vita dell'uomo non può essere sganciata dalla storia concreta;
d)
acquisire
la consapevolezza che l'essere umano è in relazione con se stesso, con il mondo
della natura, con gli altri uomini suoi simili.
Attraverso
percorsi semplici e personalizzanti, si può mirare al raggiungimento dei
seguenti obiettivi didattici specifici (visti come indicatori di valutazione).
L'alunno
sa:
a) cogliere
la dimensione religiosa come propria dell'uomo;
b) porsi
delle domande sull'origine del mondo;
c) elencare
le prime forme di rapporto dell'uomo con la divinità, attraverso lo studio della
storia;
d) spiegare
le prime fori-ne di comunicazione dell'uomo con la divinità;
e)riflettere
sulla propria esperienza di crescita, spiegarne ìl rapporto con la storia;
f) descrivere
le caratteristiche del periodo in cui vive confrontandole con dei momenti
storici diversi;
g) riconoscere
che la storia è ricostruzione del passato attraverso i documenti;
h) comprendere
il significato della nascita per ciascun uomo;
i) l'albero
genealogico della propria famiglia per valutare la propria temporalità;
l) applicare il
concetto «esistere» alla propria esperienza di uomo-donna;
m) valutare
le relazioni che intercorrono fra le persone a diversi livelli;
n) comprendere l'importanza delle relazioni
umane per la crescita di ogni
individuo;
o) scoprire il valore
del gruppo nella crescita di ciascuno;
p) ndividuare
una gerarchia di valori a cui fare dei riferimenti concreti nelle relazioni interpersonali;
q) determinare
le caratteristiche relazionali presentì nella famiglia, nel gruppo, nella
comunità in genere.
2.2. Per l'area
biblico-teologica
In
questa area relativa ai contenuti disciplinari l'insegnante di Religione si
preoccuperà di promuovere l'acquisizione della seguente abilità operativa, che
è specifica della disciplina: favorire la comunicazione religiosa mediante la conoscenza
di alcune principali forme dello specifico linguaggio religioso.
Attraverso
la comprensione di alcune forme di linguaggio specifico, si può mirare al
seguenti obiettivi didattici generali:
a) imparare
ad accostare la Bibbia come il documento fondamentale del cristianesimo;
b) saper
inserire la storia di Gesù nell'esperienza del popolo ebreo;
c) comprendere
il linguaggio religioso come forma di comunicazione.
Con
percorsi semplificati ed individualizzati, l'insegnamento della Religione può
mirare al raggiungimento dei seguenti obiettivi didattici specifici (visti come
indicatori di valutazione):
a) conoscere
in modo schematico l'ambiente ebraico in cui è nata la letteratura raccolta nel
testo biblico (storia, geografia, cultura, mondo concreto);
b) ricostruire
la storia del popolo d'Israele attraverso le figure bibliche meglio conosciute
(Abramo, Giuseppe, Mosè, Giovanni Battista);
c)
individuare
le principali forme letterarie con cui è stata redatta la Bibbia: linguaggi,
generi letterari;
d) rielaborare
i significati più importanti di alcuni eventi biblici;
e) conoscere
le parti principali dei documento «Bibbia»;
f) collocare
la figura di Gesù Cristo nel tempo della storia palestinese (l'ambiente
geografico, politico, culturale, storico);
g) comprendere
la figura di Gesù Cristo nella dimensione sia umana che divina (lettura di episodi che rivelano Gesù uomo e Gesù Dio);
h) raccontare
la vicenda di Gesù servendosi dei personaggi del Vangelo più noti (Zaccheo, Matteo, Bartimeo, ecc.);
i) comprendere
che l'esperienza di salvezza iniziata da Gesù continua oggi attraverso la Chiesa;
l) riconoscere
le forme più semplici del linguaggio biblico (la parabola, il racconto, la
lettera... ).
2.3. Per l'area pedagogica
In
questa area, che è relativa all'accompagnamento alla crescita umana degli
allievi attraverso i contenuti disciplinari e i loro significati, l'insegnante
mirerà a far acquisire una abilità
operativa che porti a una migliore conoscenza e valutazione di se stessi e
degli altri.
L'acquisizione
dì tale progressiva abilità personale permetterà di mirare alla conquista dei
seguenti obiettivi educativi generali:
a)
comprendere il significato di persona,
ed applicarlo ai diversì momenti della crescita;
b)
percepire la persona umana in tutte
le sue dimensioni ma specificamente in quella fisica, relazionale, spirituale;
c)
individuare una scala di valori
riferibili ai significati da dare alla persona;
d) scoprire che ciascun ragazzo per
crescere bene ha bisogno di organizzare un progetto personale di vita.
La
direzione di marcia verso il raggiungimento di questa crescita umana può essere
data dal mirare ai seguenti obiettivi
didattici specifici (visti come indicatori di valutazione).
Portano
gli alunni a saper:
a) definire le diverse fasi della vita
umana e le specifiche relative caratteristiche;
b) individuare i vari momenti della
propria crescita;
c)
analizzare i vari problemi legati alla
crescita di un ragazzo;
d)
fornire un elementare significato
di persona;
e) analizzare
la persona nell'aspetto fisico e nei significati delle caratteristiche corporee;
f) individuare
nella persona umana la componente spirituale (sentimenti);
g)
costruire l'immagine di sé come
essere fisico e spirituale;
h)
modificare i comportamenti negativi
perché capisce i valori;
i) valutare la propria identità;
l) conoscere i valori personali e
sociali.
Portano
gli alunni a dimostrare di:
a) aver acquisito dei comportamenti adeguati
alle scelte valoriali;
b) utilizzare delle regole di
comportamento;
c)
essere capaci di analizzare aspetti del
comportamento;
d) saper elaborare delle soluzioni di comportamento;
e) essere in grado di correggere modelli di
comportamento sbagliati:
f)
saper costruire la propria identità, per
operare scelte più responsabili;
g)
avviarsi alla consapevolezza di sé e
del proprio futuro;
h)
favorire la capacità di collaborare
con gli altri per definire il proprio progetto;
i) organizzare più rapporti di vita
sociale per imparare ad essere disponibile;
l) proporre l'accettazione e il
rispetto dell'altro;
m) proiettarsi nel proprio futuro e
immaginarsi.
3. Uno sviluppo esemplificativo di un percorso didattico
Gli
obiettivi sopra elencati sono da ritenersi tassonomici. quindi verificabili
secondo un itinerario ormai acquisito dalla didattica per obiettivi o
curricolare: conoscenza, comprensione,
applicazione, analisi, sintesi, valutazione.
Ogni
obiettivo specifico, perciò, è solo indicatore di valutazione; ma per poter
essere valutato ha bisogno di tradursi in obiettivo operativo, cioè essere
esplicitato nell'area del saper fare.
Alcune indicazioni operative tradurranno in concreto i concetti sopra espressi.
L'esempio riguarderà il primo obiettivo riportato sopra nell'area
antropologica. Gli altri possono essere costruiti da ogni singolo docente,
tenendo conto del percorso.
Quanto
agli obiettivi operativi, gli alunni, attraverso una programmazione sistematica
e aderente, dovranno essere messi in grado di:
a) acquisire conoscenze:
cogliere
la dimensione religiosa come valore umano proprio dell'uomo (obiettivo
specifico) attraverso l'apprendimento degli elementi che definiscono il rapporto tra uomo e divinità;
riconoscere
la localizzazione dell'uomo primitivo;
identificare
le attività primarie dell'uomo nella preistoria;
individuare
le forme di comunicazione dell'uomo con la divinità;
definire
le relazioni di «attrazione» e di «espansione» dell'uomo nei confronti della
divinità;
b) comprendere l'esperienza religiosa:
distinguere
le dinamiche relazionali dell'uomo con la divinità;
riconoscere gli elementi che favorirono il bisogno del
«sacro»;
spiegare
le motivazioni che spingono l'uomo a credere in un essere superiore;
illustrare
la differenza tra rito, culto, sacrificio;
determinare
l'influenza della divinità sulla vita degli uomini;
c) applicare alla vita l'esperienza religiosa:
impiegare
il linguaggio religioso per interpretare il rapporto con la divinità;
utilizzare
conoscenze e informazioni per cogliere il rapporto fra popoli e divinità;
raccogliere
dati e informazioni dirette al funzionamento e alla organizzazione dei diversi
culti;
sviluppare
una rappresentazione grafica nella quale sia evidente il fenomeno del sacro;
d) analizzare il fatto religioso:
descrivere
i problemi di organizzazione del territorio abitato dall'uomo primitivo;
scoprire
le varie forme di rappresentazione delle divinità;
confrontare
il modo di esprimere il culto dei primi uomini;
identificare
i vari luoghi di culto;
analizzare
la distribuzione dei luoghi di culto nei vari stati e/o continenti;
e) sintetizzare gli apprendimenti:
documentare
i risultati dell'indagine;
elaborare
un grafico per verificare la presenza dei luoghi di culto nei territori
analizzati;
programmare
un disegno che rappresenti i luoghi di culto studiati come dolmen, menhir, ecc
... ;
specificare
il rapporto tra ciascuno di essi, l'uomo e la divinità;
riassumere
gli aspetti caratteristici di ciascun luogo di culto;
f) valutare l'esperienza
religiosa:
stimare
il rapporto uomo-divinità come esigenza umana importante e significativa;
determinare
le cause che spingono l'uomo a rapportarsi con il sacro;
giudicare
l'importanza per la vita umana dei luoghi di culto;
individuare
le condizioni favorevoli alla nascita dei vari culti.
Conclusione
Abbiamo
descritto schematicamente i passaggi didattici di un esempio di come si possa
costruire una unità di apprendimento religioso, servendosi di una tassonomia
per l'area cognitiva, partendo da un obiettivo
didattico generale, tradotto in obiettivo
specifico, essenzializzato in obiettivi operativi.
Sono dei percorsi studiati e applicati con alunni in
situazione di handicap medio lieve che hanno dato dei risultati
soddisfacenti. Altre esemplificazioni
potranno essere sperimentate e offerte in seguito, in vista di rendere
«essenziali» i contenuti dell'insegnamento della Religione, le strategie
operative, i criteri di verifica e valutazione...
Si
può dunque affermare con chiarezza che l'insegnamento
della Religione è una proposta possibile anche per quegli allievi che spesso
vengono classificati come «diversi». Una autentica integrazione nella
scuola ritiene che ciascun allievo è diverso a suo modo, e a suo modo può
recepire un messaggio da cui viene arricchito, in proporzione alla sua capacità
di comprensione, per la maturazione della propria personalità; e, nel nostro
caso, anche nella dimensione «religiosa».
Indicazioni bibliografiche
MARTINELLI
MARIO, L'handicap in classe. Tra
individualizzazione e programmazione, La Scuola Editrice, Brescia 1998.
TENUTA
UMBERTO, Individualizzazione. Autonomia e
flessibilità nell'azione educativa e didattica, La Scuola Editrice, Brescia
1998.
JONES
BEAU FLY (et alii), Didattica per
problemi reali. Rendere significativi gli apprendimenti, Erickson, Trento
1999.
[1] Cf MARTINELLI M., L'Handicap
in classe. Tra individuazione e
programmazione, La Scuola Editrice, Brescia 1998, p. 24.
[2] Cf AA. VV., Strumenti per
l'integrazione. Guida didattica per l'insegnante di sostegno, Ed. S paggi ari,
Parma 1995.
[3] Cf TENUTA U.,
Individualizzazione. Autonomia e flessibilità
nell'azione educativa e didattica, La Scuola Editrice, Brescia 1998.
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