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Scuola

SCUOLA IRC in Europa Le scuole per il 21° secolo: le otto domande della Commissione

IRC in Europa

Le otto domande della Commissione per la scuola del futuro
Le scuole per il 21° secolo

La Commissione Europea ha deciso in questi giorni di aprire una nuova consultazione sul futuro dei sistemi scolastici dell'Unione. Il documento di presentazione della consultazione disegna il nuovo panorama del sistema di apprendimento dell'Unione, all'interno del quale dovrebbe cambiare anche l'utilizzo della leva finanziaria dei finanziamenti comunitari. Per le agenzie che si occupano di formazione professionale si apre così una nuova sfida densa di pericoli ma anche di opportunità.

La consultazione "Le scuole per il 21° secolo" prende origine da una importante variazione di rotta della Commissione stessa. Fino ad oggi, come recita il documento ufficiale che presenta l'iniziativa, l'attività dell'Unione a sostegno della strategia di Lisbona si è concentrata in modo particolare su quegli aspetti dei sistemi di istruzione e formazione degli stati membri che apparivano più deboli, quali ad esempio la formazione professionale e l'educazione degli adulti.
Ma oggi tutti i risultati delle molteplici indagini condotte sui livelli di efficienza dei sistemi scolastici obbligatori dimostrano come anche sotto questo aspetto i risultati raggiunti sono per molti aspetti piuttosto modesti. In particolare tre sono i dati che maggiormente preoccupano la Commissione:
  1. un quinto degli allievi di età inferiore a 15 anni raggiunge solo il livello più basso nella capacità di lettura;
  2. il 15% degli studenti tra i 18 e i 24 anni lascia la scuola prematuramente;
  3. tra i ventiduenni dell'Unione, solo il 77% ha portato a compimento il proprio percorso di istruzione secondaria superiore.
Da qui dunque la necessità di riorientare anche la tipologia degli interventi di sostegno finanziario elargiti dall'Unione attraverso i nuovi programmmi di finanziamento destinando, rispetto al passato, una quota maggiore di tali finanziamenti alla scuola dell'obbligo, secondo logiche che diano una risposta ad otto domande cruciali che sono anche le otto questioni sulle quali, con questa iniziativa, la Commissione chiede al mondo della scuola e agli esperti dell'apprendimento di esprimersi sul futuro del proprio sistema scolastico.

1. Una nuova definizione delle competenze. I nuovi compiti dei sistemi scolastici dell'Unione sono quelli di favorire uno sviluppo delle conoscenze che consentano ai ragazzi di poter affrontare nel modo migliore la nuova situazione che l'avvento delle tecnologie digitali e della società della conoscenza hanno ingenerato nel mondo del lavoro. Molti stati membri fra l'altro stanno già rispondendo a questa esigenza in maniera autonoma dando vita a delle riforme dei rispettivi curricoli scolastici dove anziché elencare una serie di input (conoscenze specifiche che le scuole devono trasmettere) si concentra l'attenzione sui risultati attesi (cioè sulle capacità e le attitudini che i ragazzi devono avere sviluppato alla fine dei vari stadi del percorso di studio).

2. Preparare i cittadini all'apprendimento permanente. Per poter raggiungere il successo nella nuova economia della conoscenza la capacità di continuare ad apprendere e studiare per tutto l'arco della vita è fondamentale. Dunque uno dei compiti fondamentali della nuova scuola sarà quello di trasmettere agli studenti la capacità di assumersi in prima persona la responsabilità del proprio percorso di apprendimento continuo.

3. Contribuire alla crescita economica sostenibile. Un più elevato livello di istruzione (misurato secondo parametri standard quali il PISA e il TIMSS) è strettamente connesso con migliori performance dei sistemi economici, dunque il punto è di capire in quale modo è opportuno organizzare i sistemi scolastici nazionali affinché possano contribuire a incentivare processi di crescita economica sostenibile di lungo termine.

4. Rispondere alle sfide della nuova società e al persistere di problemi derivati da quella del passato. La società europea sta cambiando. Sta cambiando ad esempio la composizione delle famiglie (sono sempre di più quelle monoparentali); sta cambiando il ruolo dei genitori (sono sempre di più le famiglie in cui sia il padre che la madre lavorano). Allora il punto è come va cambiata la vecchia scuola pensata per dare delle risposte ad una società che non è più quella attuale? Ma la stessa società europea coinvolta nel cambiamento convive anche con il persistere di differenze (di genere e di censo) ereditate dal passato e questo rende tutto molto più difficile.

5. Una scuola per tutti. Il processo è già in atto da tempo: nelle scuole europee si sta affermando la tendenza ad educare tutti gli allievi in classi uniche e il numero dei ragazzi confinati in scuole speciali è sempre più ridotto, tuttavia in alcuni stati membri sta crescendo il numero di casi in cui i genitori di ragazzi con esigenze educative particolari preferisce educare in casa i propri figli, segno che qualcosa in questi paesi a livello di programmmi, di organizzazione scolastica e di preparazione degli insegnanti non sta funzionando come dovrebbe.

6. Preparare i giovani alla cittadinanza attiva. Come può la scuola insegnare la democrazia e i suoi valori tanto più oggi che numerosi fenomeni (aumento della violenza e del radicalismo; rigurgiti delle ideologie razziste, xenofobe e omofobe; atteggiamenti sessisti e bullismo) lanciano proprio dalle scuole segnali opposti?

7. L'insegnante protagonista del cambiamento. La settima domanda posta dalla Commissione richiede suggerimenti e consigli sulle modalità attraverso le quali aggiornare la classe docente che è sempre di più l'elemento debole del sistema scolastico in quanto si trova (spesso privo dei necessari strumenti) a dover fare da elemento di congiunzione fra una realtà studentesca in continuo cambiamento e una struttura scolastica rigida. Il risultato è che in molti paesi dell'Unione, appena possono, i migliori insegnanti lasciano l'insegnamento e dunque contribuiscono a rendere sempre più ardua la sfida di coloro che rimangono.

8. Aiutare le comunità scolastiche ad evolversi. L'ultima sfida riguarda le istituzioni scolastiche che devono essere in grado di rapportarsi con la nuova società in mutamento. C'è bisogno in primo luogo di un maggiore coinvolgimento della società (i genitori in primo luogo) ma anche di una strumentazione che possa consentire una oggettiva valutazione e comparazione dei risultati raggiunti da un istituto scuola piuttosto che un altro. Compito non facile visto che in Europa esiste una grande varietà di situazioni (diversi livelli di autonomia finanziaria; diversi livelli di autonomia decisionale nello stabilire i programmmi di studio, nel configurare i curriculi, negli stipendi del personale e così via).
Questo nuovo fronte di impegno comunitario, che intende mettere in primo piano i problemi delal scuola dell'obbligo dal punto di vosta pratico potrebbe voler dire che in futuro la Commissione ha intenzione di destinare meno fondi alla formazione professionale e più fondi al sostegno dei sistemi scolastici pubblici. Un cambiamento di rotta che potrebbe avere importanti ripercussioni in tutto il settore della formazione professionale che però potrebbe vivere questa nuova situazione come una sfida in positivo.
Infatti proprio il mondo della formazione professionale potrebbe svolgere un ruolo importante nel decisivo processo di aggiornamento delle competenze degli insegnanti e nel fungere da elemento di collegamento fra le scuole e le esigenze in continuo cambiamento del mondo dell'impresa. Inoltre il nuovo cittadino europeo, quello che in piena autonomia segue un percoso di aggiornamento continuo delle proprie conoscenze (che è l'obiettivo principale del nuovo sistema europeo dell'apprendimento) potrebbe trovare un utile sostegno al proprio percorso autonomo di conoscenza proprio nelle agenzie di formazione e d'altra parte gli strumenti per realizzare tutto questo (penso in particolare al sistema degli assegni formativi personali - i così detti voucher - in parte sono già sono stati individuati. Si tratta solamente di perfezionarne l'utilizzo.

Le scuole per il XXI secolo
Documento di lavoro dei servizi della Commissione delle Comunità Europee.
Bruxelles, 11.07.07

Tratto da "Il Sole 24 Ore", 20 luglio 2007



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