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Il mosaico delle culture e dei popoli, fortuna dell'umanitā
Signore, Signori e cari amici, buongiorno.
Vorrei, innanzitutto, esprimere la gioia e il piacere che provo nel trovarmi
in mezzo a voi in questo bellissimo paese di forte tradizione e cultura.
Voglio pure esprimere la mia gratitudine agli organizzatori del congresso. Senza
la loro dedizione e la loro abnegazione, questa manifestazione non avrebbe potuto
svolgersi.
In questa mattina domenicale, vorrei porre la mia relazione in una prospettiva
di testimonianza piuttosto che di conferenza ex cattedra.
Se ci riferiamo alla definizione della parola mosaico al di
fuori della sua valenza di aggettivo riferito a Mosé, troviamo lidea
di un assemblaggio decorativo di piccoli pezzi colorati giustapposti, la cui combinazione
rappresenta un bellissimo disegno. Pertanto, utilizzare, in senso metaforico,
questidea in relazione alla diversità del genere umano è più
che pertinente.
Tuttavia, ritengo personalmente che non si tratti di una semplice giustapposizione
o di una banale sovrapposizione di esseri, bensì di una reale compenetrazione
e di una vera interattività tra gli uomini e le donne che popolano lintero
pianeta.
Per semplice che possa essere una testimonianza, essa non è priva di passaggi
delicati, nei quali il pudore e la riserva, a volte perfino lemozione, rendono
difficile lesprimersi con chiarezza e il coniugare i verbi alla prima persona
non sempre risulta facile. Perciò, chiedo scusa se a volte il mio discorso
vi sembrerà un po confuso.
Lunico riferimento che rivendico oggi davanti a voi è il fatto di
essere un uomo di fede, adoratore di Dio, e che tenta dico bene
tenta perché è tuttaltro che facile nella
sua devozione, di amare il suo simile, laltro, chiunque esso sia, vicino
o lontano dallamore teologale ed oblativo, conglobando in questo amore lintera
Creazione.
Mi sembra e così dicendo non faccio altro che parafrasare San Giovanni
che pretendere di amare Dio e dedicargli un culto puro e sincero senza
tradurre questo attraverso atti concreti di amore e di solidarietà nei
confronti delluomo, sia pura ipocrisia e menzogna.
Come musulmano quale sono, direi che Amare Dio è amare lUomo,
che è la sua icona sulla terra; adorare Dio è servire lUomo
suo vicario sulla terra. Luomo è il ricettacolo del soffio divino,
della bontà e della misericordia che emanano da Dio. Ladorazione
di Dio implica il servizio dellintera umanità, qualsiasi ne siano
le varie componenti che una volta assemblate formeranno quel mosaico
umano che costituisce la nostra scommessa e la nostra ricchezza.
Evidentemente, il servizio degli uomini richiede innanzitutto il rispetto della
loro coscienza e delle varie strade che essi scelgono per raggiungere la trascendenza.
A mio parere, il peggiore crimine sarebbe il crimine di lesa-coscienza. Non vedo
come si possa immaginare anche per un solo istante di attentare attraverso
la coercizione, la costrizione, la violenza, il terrore, la minaccia e perfino
la persuasione a ciò che per principio discende da una adesione
intima e spontanea, dallatto libero di un ego libero.
E questo il motivo per cui nel bellissimo affresco che qui assieme
componiamo il campione qualitativo del mosaico delle culture, delle civiltà
e delle religioni passa attraverso un dialogo fraterno e leale, sereno ed oggettivo,
rispettoso e alquanto esigente.
Si tratta di una esigenza doppia:
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Innanzitutto, nei confronti di se stesso, della propria famiglia e della propria
comunità, vigilare sempre a creare una situazione sana dal di dentro per
rimanere in sintonia con i precetti nobili e i comandamenti morali di riferimento.
Sono sempre affascinato dalla parabola della trave e della pagliuzza. |
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Esigenza pure nei confronti dellinterlocutore fraterno per fargli capire
attraverso la stima, lamicizia e linteresse per ciò
che professa e dichiara che ci si riconosce il diritto di interpellarlo
affinché egli espliciti meglio il suo discorso di modo che sia più
facile capirlo e cogliere ciò che fonda la sua fede e la sua metafisica.
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Questa doppia esigenza e questa vigilanza, come pure lespressione di interesse
che ne derivano, costituiscono il migliore legame, il migliore cemento perché
il mosaico tenga e resista per leternità, perlomeno per il tempo
della grande Pasqua che lavventura umana incarna su questa terra.
Sempre da musulmano, io credo fondamentalmente che la diversità degli
uomini è iscritta in un progetto divino per lumanità.
Essa è parte integrante del piano di Dio per luomo. Nel versetto
13 della sura 49 del Corano, leggo: Oh voi gente, siete stati creati da
un uomo e da una donna e vi abbiamo costituiti in popoli e tribù affinché
vi possiate riconoscere. Per Dio, il più nobile tra di voi è il
più pio
Ma che cosa è la pietà? Essa non consiste affatto nel girare
la faccia verso Oriente o verso Occidente
la pietà è la liberazione
dei prigionieri, lo scioglimento dei gioghi, laiutare la vedova indigente,
il crescere lorfano
(sura 2 versetto 177)
In effetti, Dio non avrebbe cura di una devozione che non passasse attraverso
laltro e non si impregnasse del suo viso. Perché, in questa vita,
cè qualche cosa dellaltro, laltro in quanto altro da
sé e per sé; ma soprattutto se stesso come altro per laltro.
Impariamo a decentrarci, a non rapportare sempre tutto a noi stessi. Ciò
ci rimanda a più umiltà, ci avvicina di più allhumus
che procura lumano e garantisce lautenticamente umano.
La diversità tra gli uomini concorre al grande disegno voluto da Dio
che colgo ancora meglio nel versetto 48 della sura 5, che mi piace particolarmente
e che dice in sostanza: Se Dio lavesse voluto, avrebbe fatto di voi
una unica comunità e invece egli ha voluto mettervi alla prova con il dono
che vi ha fatto. Superatevi gli uni gli altri nelle azioni buone. Un giorno, tornerete
a Dio ed egli vi chiarirà tutte le vostre differenze.
Se dovessi permettermi una breve esegesi di questo passo, direi: Noi attestiamo
lonnipotenza e lonniscienza di un Dio onnipresente; egli avrebbe potuto
clonarci ed uniformarci, fare di noi una entità monocolore. Se non lha
fatto, è forse perché questo esula dalla sua onnipotenza? Oppure
è stato voluto nel suo disegno?
Il credente che sono tende a pensare che ciò è avvenuto per una
risoluzione divina assolutamente volontaria e determinata. Tuttavia, questa
moltitudine di uomini e donne diversi e variegati è ambivalente. Essa è
fonte di una felicità incommensurabile così come può essere
allorigine di problemi inestricabili. Essa può essere una prova
crudele così come è dono e ricchezza. Dipende
dipende se si
dà libero corso allinvidia, alla cupidigia, allarroganza, alla
prepotenza, allipertrofia dellego, allegemonia che nella migliore
dellipotesi confinano laltro in uno statuto infra-umano. Nella peggiore,
vogliono il suo annientamento. In questo caso, luomo diventa fonte di frizione
per luomo: Homo homini lupus, diceva Hobbes e, prima di lui Plauto.
E conosciamo tutti gli scenari di disgregazione e di disintegrazione con tutto
il loro seguito di disgrazie e di terrori.
Se invece si apre il proprio cuore alla scoperta dellaltro, si offre di
accogliersi e ci si meraviglia nello scoprire la parte di mistero che ciascuno
degli uomini ha in sé, allora il mosaico umano diventa effettivamente
una scommessa e una fortuna per tutta lumanità. Essa diventerà
questo vasto caleidoscopio nel quale gli esseri umani costituiscono tante sfaccettature,
tanti specchietti nei quali si riflette la luce divina che irradia linsieme.
E questo aspetto luminoso, multicolore e sinfonico, vivente ed interattivo
che ricerchiamo nei nostri incontri, voluti ogni volta come opportunità
favorevoli allo scambio, allarricchimento, soprattutto spirituale.
In effetti, ho bisogno dello sguardo dellaltro per questo cammino. Laltro
è un segnale e un sostegno su questa via, mi è indispensabile. Ho
bisogno del suo sguardo perfino quando non mi piace e, forse, soprattutto quando
non mi piace, perché mi rimanda e mi rivela a me stesso senza rischio di
compiacimento. In questo caso, dovrò effettuare un impegnativo lavoro di
introspezione e dovrò sondare gli strati più arcaici del mio animo
per elevarlo allo stato voluto da Dio.
Tutto ciò vale solo se vi è una forte attenzione allaltro,
che superi ampiamente la semplice tolleranza la quale è certamente
un prerequisito per poter vivere in buona armonia ma può anche esprimere
un atteggiamento condiscendente, dispregiativo, nei confronti del tollerato .
La tolleranza banale deve lasciare posto ad una vera esigenza di sollecitudine,
di presa in carico dellaltro, di rispetto e di stima. Le relazioni interpersonali
devono essere improntate allaffetto, alla tenerezza e allamore. Un
amore effettivo, incandescente, che trae la sua forza da Dio, unico creatore liberatore
ed emancipatore degli esseri umani.
Raggiungeremo questo traguardo se sapremo liberarci dallansia e dominare
le paure generate dalle differenze, dallignoranza e dalla diffidenza. Ci
riusciremo se sapremo trasformare gli ostacoli in ponti dincontro e in luoghi
di meditazioni. Finiremo così con lamare lostacolo che ci avrà
permesso di scoprire laltro nel suo splendore e la sua ricchezza.
E se dovessimo entrare in competizione su alcuni punti per meglio liberare le
nostre energie e le nostre tensioni preferisco pensare ad una sana emulazione
tra di noi dovremmo privilegiare i campi più adatti ad alleggerire
il peso che grava sulle spalle dei nostri fratelli, conformemente, del resto,
ai nostri testi sacri di riferimento.
Nellinsegnamento profetico, ci viene insegnato che Dio aiuta sempre colui
che corre in soccorso degli altri. Lesempio della famiglia umana, nella
sua solidarietà e nel suo mutuo aiuto, è quello di un unico organismo.
Se uno solo dei suoi membri lamenta qualche infezione, il corpo intero diventa
febbrile, ammalato e diminuito. Ora, noi vogliamo un mosaico dei popoli e delle
culture vivente, bello e risplendente.
Così, popoleremo la terra nella gioia e nella felicità e dovremo
restituirla alle generazioni future in salute e buono stato perché ne siamo
depositari e responsabili.
Navighiamo tutti sul vascello terra, puntiamo su una riva bellissima e non vorremmo
che il battello entrasse in avaria; andiamo tutti verso unera promessa e
cantiamo con il salmista: Quanto è bello e buono ritrovarsi tra fratelli.
Tutto ciò, lo traggo dalla mia fede radicata nellideale abrahamico:
ideale di accoglienza, di generosità, di ospitalità e di filossenia
insegnato dal patriarca comune ai giudei, ai cristiani e ai musulmani.
Lillustre profeta è una figura emblematica e un anello importante
nella catena profetica. Egli è il simbolo del credente sincero, aperto
sul mondo e sugli altri.
Tocca a noi essere degni della sua eredità, non per serrare le fila in
un fronte unito contro coloro che non la pensano come noi o non credono affatto,
ma per testimoniare lessenzialità di valori spirituali che trascendono
i confini etnici o clanici.
Permettetemi, cari amici, di riprendere per mio conto le parole del soufi: Dio
mio, dilata il mio cuore affinché esso sia capace di accogliere tutte le
tue creature. Altrimenti, riducilo in atomi affinché ogni creatura ne possa
ricevere una particella.
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