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SCUOLA Materiale didattico Scuola Primaria Conosciamo il Testimone Novembre 2008

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Conosciamo il Testimone

Novembre 2008

SALVO D’ACQUISTO
«Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte, Dio è con me ed io non ho paura! »
(Salvo D'Acquisto)

Salvo D'Acquisto nasce il 15 ottobre del 1920 a Napoli, nel quartiere del Vomero, da Salvatore D'Acquisto, nativo di Palermo, e Ines Marignetti, napoletana. È il primo di cinque figli.
Frequenta parte delle elementari e delle ginnasiali dai Salesiani all'Istituto Sacro Cuore. I professori lo definiscono riservato, prudente e di poche parole, i compagni lo ricordano altruista, sincero e difensore dei più deboli.
Nel 1934 Salvo prende la decisione di proseguire gli studi da solo e si impegna da privatista in vista del conseguimento della licenza liceale. Ha una bella voce baritonale e frequenta per qualche tempo il conservatorio San Pietro a Maiella.
Nel 1939, al compimento del diciottesimo anno, si arruola nell'Arma dei Carabinieri, seguendo così una lunga tradizione di famiglia, che ha visto come carabinieri già il nonno materno, due zii materni e uno zio paterno.
L'arruolamento realizza il suo ideale del "dovere come missione" a difesa dei più deboli e dei più umili, il suo desiderio di operare per la giustizia, un sentimento che lo guiderà per tutta la vita.
Salvo viene assegnato alla Legione Allievi Carabinieri di Roma.
Il 15 gennaio 1940 diventa carabiniere.
Un momento fondamentale per Salvo è costituito dalla visita alla Città del Vaticano ed al Museo Storico dei Carabinieri, che rafforza in lui i due grandi ideali della sua vita, l'ideale cristiano e l'ideale della dedizione al prossimo con il servizio nell'Arma.
Per qualche mese, Salvo presta servizio a Roma Sallustiana presso gli uffici del Sottosegretario per le Fabbricazioni di Guerra.
All'entrata in guerra dell'Italia, comincia a maturare nel suo animo la decisione di partire volontario, che si realizza il 15 novembre 1940, quando si imbarca a Napoli per la Tripolitania.
Dopo un mezzo naufragio della nave, Salvo sbarca a Tripoli il 23 novembre, con la 60esima Sezione Carabinieri per l'Aeronautica, che viene subito inviata in zona di operazioni.
Salvo è un ragazzo riflessivo, di poche parole. I colleghi gli vogliono bene per il suo carattere disponibile, cordiale, per la sua capacità di condividere gioie e dolori e per il suo spirito di solidarietà. Talvolta allieta i commilitoni cantando i classici della canzone napoletana e altri canto patriottico-militari.
Salvo è un punto di riferimento non solo per i commilitoni, ma anche per i familiari. Infatti anche dal fronte continua a seguire da vicino le vicende di casa sua dando consigli alle sorelle e richiamando all'ordine il fratello Rosario.
Dal carteggio con i genitori si nota che egli condivide poco della facile retorica dell'epoca. Non solo non nutre odio verso i nemici, ma anzi auspica che, in futuro, «i rapporti internazionali possano essere dominati e guidati da spirito di collaborazione tra i popoli e dalla giustizia sociale».
Dalla corrispondenza con la sua madrina di guerra, egli si rivela persona di profondi sentimenti anche affettivi. Proprio in queste lettere e negli incontri che sono seguiti, Salvo manifesta la sua particolare devozione alla Madonna di Pompei, che ha imparato ad invocare nella sua famiglia e che non cessa mai di pregare.
Verso la fine del febbraio del 1941, Salvo viene ferito ad una gamba.
Superati brillantemente gli esami alla Scuola di Firenze, viene promosso vice brigadiere ed assegnato alla Stazione di Torrimpietra, una cittadina distante una trentina di chilometri da Roma.
Qui vive gli ultimi nove mesi della sua vita e gli giunge notizia delle tragiche vicende che vive la nazione, la caduta del regime, l'armistizio dell'8 settembre e poi lo sfacelo generale.
Conosce una giovane che va a trovare in famiglia e comincia a pensare di formarsi egli stesso una famiglia, ma la sua tragica fine glielo impedirà.
La sera del 22 settembre 1943, alcuni soldati di un reparto di SS insediatosi in una caserma abbandonata della Guardia di Finanza, sita nella Torre di Palidoro, rovistando in una cassa, provocano lo scoppio di una bomba a mano: uno dei militari rimane ucciso e altri due gravemente feriti. L'episodio è fortuito, ma i tedeschi lo attribuiscono a un attentato partigiano.
La mattina seguente, il comandante del reparto tedesco, recatosi a Torrimpietra per cercare il comandante della locale stazione dei Carabinieri, vi trova il vice brigadiere D'Acquisto, al quale ordina di individuare i responsabili dell'accaduto. Salvo tenta inutilmente di convincerlo che si è trattato di un incidente.
Poco dopo, Torrimpietra è circondata dai tedeschi e 22 cittadini vengono rastrellati, caricati su un camion e trasportati presso la Torre di Palidoro, per essere fucilati.
Salvo prova ancora una volta a convincere l'ufficiale tedesco della casualità dell'accaduto, ma senza esito. I tedeschi costringono gli ostaggi a scavarsi una fossa comune, alcuni con le pale, altri a mani nude.
Per salvare i cittadini innocenti, Salvo si autoaccusa come responsabile dell'attentato e chiede che gli ostaggi vengano liberati.
Subito dopo il loro rilascio, il vice brigadiere Salvo D'Acquisto viene freddato da una scarica del plotone d'esecuzione nazista.
Il 4 novembre 1983, nella sede dell'Ordinariato Militare, è stato insediato il Tribunale ecclesiastico per la sua causa di beatificazione.

Biografie
Enzo Biagi, Uno per ventidue. Salvo D'Acquisto, Cartedit, 2000.
Rita Pomponio, Salvo D'Acquisto. Il martire in divisa, San Paolo, Cinisello Balsamo  2008.




Il materiale didattico per la scuola Primaria è curato da Francesca Sgarrella, insegnante.

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