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SCUOLA Materiale didattico Scuola Primaria Racconti Settembre 2008

Scuola Primaria
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Settembre

Racconti

Settembre 2008

Classi Prime

La nascita della Luna

Tanto tempo fa, la Luna non esisteva. Cera solo il Sole, grande, brillante, dorato e caldo. Tutti lo adoravano e si prostravano ai suoi piedi, tanto che non accettavano di vederlo andare a dormire. Tutte le sere, al momento del tramonto del Sole, si sentivano guaiti, ululati, singhiozzi, gemiti.
Tanti dicevano: «Abbi pietà, piccolo Sole! Non addormentarti! Resta con noi».
Tutta la Terra risuonava di sospiri d'infelicità e di angoscia. E sai perché? Perché la notte, senza il Sole, era più nera del nero. La Luna non esisteva ancora, e tutta la Terra piombava nel buio. ..
Sulla sua nuvola, Dio si poneva qualche domanda. Era chiaro che mancava qualcosa alla notte. Tra lo sfavillio ultraluminoso del Sole e il buio pesto della notte, che cosa poteva inventare?
Chiamò il Sole, il quale si lisciò i raggi con fare arrogante.
«Pensi che potresti tornare per un po', di notte?», domandò Dio al Sole. «Solo un po', per rassicurare
tutti quelli che piangono?»
«Assolutamente no!», rispose il Sole. «Io sono I'astro del giorno. Non ho niente a che fare con il buio. E poi, ho già troppo lavoro cosi. Quando arriva la sera, io ho solo voglia di andare a dormire dietro le montagne. Fare lo straordinario non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello».
«OK, OK», sospirò Dio. «Non arrabbiarti, mi verrà in mente un'altra idea».
E Dio decise di fabbricare un'immensa lampada, per illuminare la notte e rassicurare tutti.
«Ancora un po' di tempo e farò una bella sorpresa a tutti. La notte non sarà più cosi buia!», concluse.
Dio prese di nuovo il pennello e creò la Luna, l'astro della notte. Era una piccola signora rotonda, tutta bianca e molto simpatica, che guardava tutti con occhio indulgente. Naturalmente, era meno sfolgorante del Sole: non era fatta per questo.
La Luna fece nascere un omino dalle suole di vento, che viene chiamato venditore di sabbia e che sorveglia anche il sonno della gente. Da quel giorno, tutti vedono la notte cadere con molto piacere e riconoscenza. Non c'è più bisogno di piangere, al contrario! Tutti cantano, ridono e i bambini esclamano: «Guardate! C'è la Luna! C'è la Luna! Come sarà bello dormire, cullati da questa dolce lampada».
Da quel giorno, dunque, la notte non è più nera. È piuttosto blu, blu notte. La notte non è più nera e il sonno non è più un coma profondo.
La Luna decise di abbellire le notti. Tutto era troppo triste, troppo cupo. La Luna creò allora il mondo dei sogni, tutto colorato, lasciò qualche piccolo rumore gradevole per l’orecchio, mentre un dolce chiarore si diffondeva sul mondo. Non era però una luce insolente come quella del Sole, ma un dolce chiarore rassicurante, una prova che c'è la vita. La notte diventò improvvisamente così piacevole che ad alcuni venne voglia di viverci, come in una grande casa. Le civette, i panettieri. i treni notturni. i guardiani notturni, le farfalle notturne, le stelle marine, che aprono le ostriche per rubare le perle, decisero di lavorare di notte, invece che di giorno. Anche diversi personaggi importanti elessero il proprio domicilio nella notte: il topolino, che sistema i soldini e le caramelle sotto i cuscini dei bambini, Babbo Natale, che scelse la notte per scendere in incognito attraverso il camino.
E tutti quelli che hanno deciso che la notte fosse molto più bella dei giorni ...
La Luna era fiera, perché grazie a lei la notte non somigliava più a un buco nero. Il più furioso di tutti era il Sole, perché, da quando era nata la Luna, si sentiva un po' meno adorato dalle persone, un po' meno indispensabile. Gli capitava anche di sentir dire: «Oh, quanta luce! Come fa male agli occhi questo sole!», e anche: «Vorrei che fosse sera per andare a dormire!». Questo lo indispettiva molto. Sulla Terra, però, tutti pensavano che fosse una bella lezione per quel grosso arrogante del Sole che non aveva mai voluto ritornare anche di notte ...

Sophie Carquain, Piccole storie per diventare grandi, Elledici, Rivoli 2008


Primo Biennio

La guerra dei conigli

Grigino e Torcetto guardavano l'oceano. Da lontano si vedevano quattro orecchie di coniglio agitarsi dolcemente nel vento, come se sorridessero: un paio di orecchie tutte grigie sulla testa di Grigino e due bianche come una nuvola sulla testa di Torcetto.
Le orecchie si drizzavano quando i conigli parlavano e si agitavano quando si mettevano a ridere. Grigino e Torcetto erano compagni inseparabili. E tra conigli, non c’è bisogno di parole, per sapere che ci si vuole bene. Dunque rimanevano là, sospirando di felicità.
Improvvisamente, Grigino, aprì la bocca e disse: «Oh, com'è bella l'acqua, così blu». Torcetto sorrise.
«L’acqua è bella, ma non è blu. È verde», rispose.
Grigino aggrottò le sopracciglia, poi replicò: «Guarda quel riflesso, la in fondo. È blu come il cielo blu».
Torcetto continuò a sorridere, poi osservò: «Si, ma guarda quell'altro riflesso: è verde come la giada. Verde come una prugna acerba».
E continuarono a parlare per un quarto d'ora. Blu, verde? Ognuno aveva la sua opinione. Rimasero là per tutta la notte, a contare il numero di riflessi, e confrontare il verde e il blu. Da lontano, si scorgevano due paia d'orecchie dritte, che non si agitavano più. Poi cominciarono gli insulti.
«Hai la testa vuota! Tutti sanno che il mare e blu».
«Razza di cretino al cubo, hai il quoziente d'intelligenza di una carota verde».
«Tu sei fatto solo per essere servito in salmì!».
Le due paia d'orecchie sfuggirono rispettivamente da un lato e dall'altro, rigide nel buio della sera. I due conigli, amici inseparabili, si lasciarono molto adirati, e presto, nel villaggio, si formarono due gruppi: quelli che pensavano che il mare fosse verde e quelli che ritenevano fosse blu. Si coalizzarono gli uni contro gli altri, a formare due eserciti di conigli. Cosi cominciò la guerra.
I conigli ingegneri-capo dedicarono tutta la loro intelligenza alla realizzazione delle armi più sofisticate. C'erano carote imbottite di esplosivo, che provocavano grandi buchi nello stomaco, campi interi di erba medica inondati di pesticidi. Questa operazione fu definita «colpo del coniglio». Furono anche prosciugati i ruscelli, che vennero riempiti di veleno potente, tanto che non era più possibile bere. Fu una ecatombe. E centinaia di conigli innocenti furono uccisi. A volte, gli stati maggiori si riunivano per mettere a punto nuove strategie a base di microbi mortali. La guerra durò ancora per generazioni e generazioni. I figli di Torcetto e i figli di Grigino furono dichiarati “nemici ereditari”, poi il nipote e il pronipote, il pro-pronipote e ancora oltre, fino al loro ultimo dente di coniglio, diventarono a loro volta nemici ereditari.
Poiché i conigli avevano compiuto enormi progressi nell'ambito delle armi, riuscirono a uccidere ancora più conigli con meno armi. «Un eccellente rapporto qualità-prezzo» dicevano i generali. La morte era diventata facile: geniale! Bastava un quarto d'unghia di pesticida per eliminare un centinaio di conigli. Nessuno pensava ad altro che a uccidere il suo nemico. A volte accadeva che due conigli s'incontrassero, parlassero insieme e si volessero bene. E quando comprendevano di essere nemici, tiravano fuori la carota a orologeria e tutto finiva. Non c'erano più né conigli, né amore. La specie dei conigli diventò molto abile nell'arte della guerra. Che progressi furono compiuti allora! Le carote diventarono nucleari, le rape atomiche, i cavoli furono certificati come pieni d'esplosivo e l'erba puzzava di pesce marcio. Davvero grandi progressi, per l'umanità dei conigli.
La guerra durò cent'anni. Cent'anni sono tanti. I conigli persero la memoria, perché forse sono molto esperti nell'arte di fabbricare le armi, ma non hanno una memoria d'elefante. Per questo sapevano che bisognava fare la guerra, ma non sapevano esattamente perché (spesso accade questo, con le guerre).
Un giorno, Colpo al Cuore decise di fare qualche ricerca. Nella sua biblioteca, cercò di individuare le origini della guerra, quella che si definisce “Storia”. Quando, dopo aver letto per mesi e mesi, comprese che cosa era accaduto di fronte all'oceano tra Grigino e Torcetto, quasi svenne. Urlò:«Per tutte le orecchie di coniglio!». Uccidere migliaia, milioni, miliardi di conigli per una ragione cosi ridicola era una vergogna!
Colpo al Cuore radunò i suoi concittadini nel villaggio, quelli che avevano le orecchie tagliate. lo stomaco bucato, il cervello riempito di pesticidi, e annunciò la terribile notizia e I’ancor più terribile verità sul colore del mare: «Il mare è blu e verde a causa dei riflessi». Il pro-pro-pro-pro-pronipote di Torcetto strinse la mano al pro-pro-pro-pro-pronipote di Grigino. Quella guerra era stata così lunga e così assurda che lo scrissero sui loro libri di storia e che diventò la “Guerra dei centomila anni”. Quando qualcuno ricordava ai piccoli che tutto quello era cominciato a causa di una storia di gusti e di colori, le orecchie dei coniglietti fischiavano. Tanti contrasti per una sciocchezza.
Tuttavia, la guerra non cessò in un minuto, perché nulla è più complicato che porre fine ad una guerra. È come una macchina folle che viene messa in marcia e che non si riesce più a governare. Tuttavia, un giorno, cento anni dopo, furono distrutte tutte le armi e tutti si misero di nuovo a fare coniglietti. Le loro orecchie si misero di nuovo ad agitarsi, a farsi le coccole e strofinarsi le une con le altre.
Da allora, i conigli odiano guardare il mare, l'acqua dei fiumi e anche il cielo, che cambiano cosi spesso. Oggi, i conigli preferiscono l’erba verde che, come tutti sanno, non ha riflessi. E quando uno di loro dice: «Oh, guardate: l’erba è un po' gialla ... sicuramente per il sole», le orecchie dei conigli si rizzano per lo spavento. E tutti dicono: «Certo.. . hai ragione. Scusatemi, devo andare. ho lasciato una carota sul fuoco», oppure: «Non mi sembra, ma ho appuntamento dal dentista. Sa, i denti dei conigli». E si vedono piccole orecchie filare per i campi.

Sophie Carquain, Piccole storie per diventare grandi, Elledici, Rivoli 2008


Secondo Biennio

Ecco come Dio ricevette un nome
«Dio» è il nome o il cognome? chiede Luca.
Mi gratto la testa incerto: come stanno le cose veramente?
Sai - dico -, Dio non è come noi.
Questo lo so - risponde -. Ma allora, come stanno le cose veramente?
Per fortuna mi viene in mente una storia: «Ecco come Dio ricevette un nome».
Tanto tempo fa, gli uomini avevano un unico nome per Dio: Dio, appunto.
- Ma Dio non ha nessun altro nome? – si chiedevano alcuni -. Non possiamo trovargliene un altro?
Gli uomini cominciarono a rifletterci su. Decisero di ritrovarsi dopo una settimana: in quell'occasione, ognuno doveva proporre un nuovo nome per Dio. Il più bello sarebbe stato scelto.
La settimana seguente, infatti, si incontrarono di nuovo.
Il primo sorreggeva una ciotola in cui ardeva una fiamma. Egli disse:
- Sole!  Ecco il nome di Dio. Esso ci dona la luce e il calore e allontana la notte.
Anche il secondo sorreggeva una ciotola, ricolma d'acqua.
- Acqua! Cosi dobbiamo chiamare Dio, perché dall'acqua nasce ogni vita.
Il terzo si chinò a raccogliere un pugno di terra. La fece scorrere tra le dita: bruna, fertile terra.
- Terra! Dobbiamo chiamare Dio così, perché ci sostiene e ci dà nutrimento.
Il quarto porta con sé un velo leggero. Lo solleva in aria ed ecco il vento lo avvolge, lo sospinge, sembra farlo volare via. Questo è il mio nome per Dio - dice il quarto
- Aria, vento, perché il vento spinge le barche e noi viviamo dell'aria che respiriamo.
Tra loro c'è un altro uomo. Egli tace e culla tra le braccia un neonato. Lo culla dolcemente:
E tu, che cosa dici? - gli chiedono -. Quale nome vuoi dare a Dio?
L'uomo continua a tacere, continua a cullare il bambino.
Tutti fanno silenzio e osservano attentamente.
Improvvisamente uno dice: Ecco il più bel nome che possiamo dare a Dio: papà.
Si - dicono tutti - Dio è nostro padre!
Perché hanno detto «papà» e non «mamma»? - chiede Luca.
Sai - gli dico -, Dio è un papà tenero e amoroso come una mamma.
Qualche volta lo chiamerò «mamma » - dice Luca.
Josef Osterwalder, Raccontami una storia che parla di Dio, Elledici, Rivoli 1994




Il materiale didattico per la scuola Primaria è curato da Francesca Sgarrella, insegnante.

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