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CEC DON BOSCO Scuola Materiale didattico Scuola Primaria Racconti Marzo 2010 |
Racconti
Marzo 2010
Classi Prime
IL FRATELLINO
Una giovane madre era in attesa del secondo figlio.
Quando seppe che era una bambina, insegnò al suo bambino primogenito, che si chiamava Michele, ad appoggiare la testolina sulla sua pancia tonda e cantare insieme a lei una «ninna nanna» alla sorellina che doveva nascere.
La canzoncina che faceva «Stella stellina, la notte si avvicina...» piaceva tantissimo al bambino, che la cantava più volte.
Il parto però fu prematuro e complicato. La neonata fu messa in una incubatrice per cure intensive. I genitori trepidanti furono preparati al peggio: la loro bambina aveva pochissime probabilità di sopravvivere.
Il piccolo Michele li supplicava: «Voglio vederla! Devo assolutamente vederla!».
Dopo una settimana, la neonata si aggravò ancor di più. La mamma allora decise di portare Michele nel reparto di terapia intensiva della maternità. Un’infermiera cercò di impedirlo, ma la donna era decisa e accompagnò il bambino vicino al lettino ingombro di fili e tubicini dove la piccola lottava per la vita.
Vicino al lettino della sorellina, Michele istintivamente avvicino il suo volto a quello della neonata e cominciò a cantare sottovoce: «Stella stellina...».
La neonata reagì immediatamente. Cominciò a respirare serenamente, senz’affanno.
Con le lacrime agli occhi, la mamma disse: «Continua, Michele, continua!».
Il bambino continuò. La bambina cominciò a muovere le minuscole braccine.
La mamma e il papà piangevano e ridevano nello stesso tempo, mentre l’infermiera incredula fissava la scena a bocca aperta.
Qualche giorno dopo, la piccola entrò in casa in braccio alla mamma, mentre Michele manifestava rumorosamente la sua gioia.
I medici della clinica, imbarazzati, lo definirono con parole difficili. La mamma e il papà sapevano che era stato semplicemente un miracolo. Il miracolo dell’amore di un fratello per una sorellina tanto attesa.
Possiamo vivere soltanto se siamo sicuri che c’è qualcuno che ci attende.
È una delle più belle frasi di Gesù: «Io vado a prepararvi un posto. Così anche voi sarete dove io sono» (Giovanni 14,2-3).
Bruno Ferrero, I fiori semplicemente fioriscono, Elledici, Rivoli 2007
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Primo biennio
UN BICCHIERE DI LATTE
Un giorno, un povero ragazzo che cercava di pagarsi gli studi vendendo fazzolettini di carta e altri oggettini di poco valore ai passanti o bussando di porta in porta, si accorse di avere in tasca solo pochi centesimi e di essere terribilmente affamato.
Decise che avrebbe chiesto qualcosa da mangiare alla casa successiva. Tuttavia si sentì mancare di coraggio quando ad aprire la porta venne una graziosa bambina dai grandi occhi verdi.
Così, invece di cibo, chiese un bicchiere d’acqua.
La bambina si accorse della sua fame e gli portò un grosso bicchiere di latte.
Il ragazzo la ringraziò calorosamente e poi chiese: «Quanto le devo?». «Non mi deve niente» rispose la bambina. «La mamma dice che non si deve niente per la gentilezza».
Lui replicò: «Allora grazie, grazie con tutto il mio cuore».
Appena Howard Kelly lasciò quella casa, non si sentiva meglio solo fisicamente, ma la sua fede in Dio e nell’umanità era cresciuta molto. Era sul punto di rinunciare e rassegnarsi a non studiare,ma quel piccolo gesto gli aveva ridato la forza e la volontà di continuare a lottare.
Molti anni dopo, quella stessa bambina, ormai adulta, si ammalò gravemente. I medici locali non sapevano che fare. Alla fine la mandarono in una grande città dove c’erano specialisti in grado di curare quella malattia così rara. Il dottor Howard Kelly, una vera celebrità nel campo, fu uno degli invitati per il consulto.
Quando il professore udì il nome della città da cui proveniva la donna, una strana luce gli brillò negli occhi. Accorse immediatamente nell’ospedale e si fece indicare la camera dell’ammalata.
La riconobbe immediatamente, e non solo per gli occhi verdi. Subito dopo si avviò verso la stanza dove si teneva il consulto deciso a fare di tutto per salvare la vita della donna.
Da quel momento dedicò tutto il tempo possibile a quel caso. Dopo una lunga e strenua lotta, la battaglia fu vinta. Il professor Kelly chiese all’ufficio amministrativo dell’ospedale di passare a lui il conto finale della spesa. Lo esaminò e poi scrisse alcune parole in un angolo del foglio.
Il conto fu poi portato alla paziente. La donna esitò ad aprirlo: era sicura che avrebbe dovuto impegnare tutto il resto della vita per pagare quel conto sicuramente salatissimo.
Alla fine con cautela lo sbirciò,ma la sua attenzione fu subito attirata dalle parole scritte amano su un lato del conto.
Lesse queste parole: «Pagato totalmente con un bicchiere di latte».
Ed era firmato: dottor Howard Kelly.
«Chi darà anche solo un bicchiere d’acqua fresca, a uno di questi piccoli perché è mio discepolo, vi assicuro che riceverà la sua ricompensa» (Vangelo di Matteo 10,42).
Bruno Ferrero, C’è ancora qualcuno che danza, Elledici, Rivoli 2009
torna su Secondo biennio LA DIFFERENZA Un mattino, la segretaria stava vendendo i biglietti per l’ultima serata dello spettacolo allestito dalla scuola. La sera prima aveva fatto il tutto esaurito.
La prima della fila di quel giorno era una madre. «Penso che sia terribile dover pagare per vedere recitare mio figlio» annunciò, estraendo il borsellino dalla borsa.
«La scuola chiede una donazione volontaria per contribuire alle spese per la scenografia e i costumi», spiegò la segretaria, «ma nessuno deve pagare. Lei può avere tutti i biglietti di cui ha bisogno». «Oh, pagherò» borbottò. «Due adulti e un bambino».
E fece cadere un biglietto da dieci. La segretaria le diede il resto.
In quel momento il ragazzo dietro di lei svuotò sul tavolo la tasca piena di monete.
«Quanti biglietti?» chiese la segretaria. «Non mi servono i biglietti per vedere lo spettacolo stasera» disse. «Voglio solo pagare», e spinse verso di lei le monete. «Ma devi avere il biglietto per vedere lo spettacolo di stasera».
Scosse la testa. «L’ho già visto».
La segretaria spinse indietro la pila di monetine.
«Se vuoi vedere lo spettacolo con la tua classe non devi pagare» gli disse. «È gratis».
«No» insistette il ragazzo. «Io l’ho visto ieri sera. Io e mio fratello siamo arrivati tardi. Non abbiamo trovato nessuno per comprare i biglietti, così siamo entrati».
Un sacco di gente in mezzo a quella folla era probabilmente «entrata». I pochi volontari presenti non potevano controllare che tutti avessero il biglietto.
Lui spinse nuovamente avanti il denaro. «Pago adesso per ieri sera».
Quel ragazzo e suo fratello dovevano essere rimasti in fondo. Ed essendo arrivati quando il botteghino era già chiuso, probabilmente non avevano nemmeno visto tutto lo spettacolo. Alla segretaria dispiaceva prendere quei soldi.
Una pila di monetine nelle mani di un ragazzino è di solito il risultato di paghette risparmiate con cura. «Se il banco dei biglietti era chiuso quando siete arrivati, non potevate pagare» argomentò. «Questo è quello che ha detto mio fratello». «Nessuno si accorgerà della differenza» gli assicurò la segretaria. «Non preoccuparti».
Pensando che la questione fosse chiusa, spinse di nuovo indietro le monete. Lui pose la sua mano sulla sua. «Io conosco la differenza».
Per un istante le loro mani si unirono in silenzio al di sopra del mucchietto di monete. Poi la segretaria disse: «Due biglietti costano sei euro». Le monete vennero contate fino alla cifra corretta.
«Grazie» dissero insieme.
Il ragazzino sorrise, si voltò e se ne andò.
Tra bene e male, tra giusto e ingiusto, tra buono e cattivo, tra onesto e disonesto esiste la differenza. Pochi la conoscono, ma esiste.
Bruno Ferrero, C’è ancora qualcuno che danza, Elledici, Rivoli 2009
Il materiale didattico per la scuola Primaria è curato da Francesca Sgarrella, insegnante.
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