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SCUOLA Materiale didattico Scuola dell'Infanzia Racconti Settembre 2008 |
Racconti
Settembre 2008
Alice Cascherina
Questa è la storia di Alice Cascherina, che cascava sempre dappertutto.
Il nonno la cercava per portarla ai giardini: Alice! Dove sei Alice?
Sono qui, nonno.
Dove, qui? Nella sveglia.
Sì aveva aperto lo sportello della sveglia per curiosare un po’ ed era finita tra gli ingranaggi e le molle, ed ore le toccava saltare continuamente da un posto all’altro per non essere travolta da tutti quei meccanismi che scattavano facendo tic-tac.
Un’altra volta il nonno la cercava per darle la merenda: Alice! Dove sei Alice?
Sono qui, nonno.
Dove, qui? Ma proprio qui, nella bottiglia. Avevo sete, ci sono casata dentro.
Ed eccola la che nuotava affannosamente per tenersi a galla. Fortuna che l’estate prima, al mare aveva imparato a nuotare a rana.
Aspetta che ti pesco. Il nonno calò una cornicina dentro la bottiglia, Alice vi si aggrappò con destrezza, era brava in ginnastica.
Un’altra volta ancora Alice era scomparsa. La cercava il nonno, la cercava la nonna, la cercava una vicina che veniva sempre a leggere il giornale del nonno per non comprarlo e risparmiare.
Guai a noi se non la troviamo prima che tornino dal lavoro i suoi genitori, mormorava la nonna spaventata.
Alice! Alice! Dove sei Alice?
Stavolta non rispondeva. Non poteva rispondere. Nel curiosare in cucina era caduta nel cassetto delle tovaglie e dei tovaglioli e ci si era addormentata. Qualcuno aveva chiuso il cassetto senza badare a lei. Quando si svegliò, Alice si trovò al buio, ma non ebbe paura: una volta era caduta in un rubinetto, e là dentro sì che era davvero buio. «Dovranno pur preparare la tavola per la cena, rifletteva Alice, e allora apriranno il cassetto».
Invece nessuno pensava alla cena, proprio perché non si trovava Alice. I suoi genitori erano tornati dal lavoro e sgridavano i nonni: ecco come la tenete d’occhio!
I nostri figli non cascavano nei rubinetti, protestavano i nonni, ai nostri tempo i bambini cascavano solo dal letto e si facevano qualche bernoccolo in testa.
Finalmente Alice si stancò di aspettare. Scavò tra le tovaglie, trovò il fondo del cassetto e cominciò a battere sopra con un piede. Tum, tum, tum.
Zitti tutti! disse il babbo, sento battere da qualche parte.
Tum, tum, tum, chiamava Alice.
Che abbracci e che baci quando la ritrovarono. E Alice ne approfittò subito per cascare nel taschino della giacca del papà e quando la tirarono fuori aveva già fatto in tempo a impiastricciarsi tutta la faccia giocando con la penna a sfera.
Tratto da Gianni Rodari, Favole al telefono, Einaudi, Torino 1983
A dormire, a svegliarsi
C’era una volta un bambino che ogni sera, al momento di andare a letto, diventava piccolo piccolo:
mamma, diceva, sono una formica.
E la mamma capiva che era ora di metterlo a dormire.
Allo spuntare del sole il bambino si svegliava, ma era ancora piccolissimo, ci stava tutto sul cuscino e ne avanzava un pezzo.
Alzati, diceva la mamma.
Non posso, rispondeva il bambino, non posso, sono ancora troppo piccolo. Adesso sono come una farfalla. Aspetta che ricresca. E dopo un po’ esclamava: ecco ora sono ricresciuto.
Con uno strillo balzava dal letto e cominciava la nuova giornata.
Tratto da Gianni Rodari, Favole al telefono, Einaudi, Torino 1983
Il materiale didattico per la scuola dell'Infanzia è curato da Cristina Surra.
Alcuni materiali del sito sono disponibili in formato pdf. Per visualizzarli è necessario installare sul proprio computer Adobe Reader (download gratuito)
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