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Veglia pasquale nella Notte santa
Introduzione
Brillate ormai, luci di Pasqua, splendete per il giorno che è vicino, annunciate che lo sposo ritorna e ogni cosa rinasce al suo passaggio. La notte non potrà più trattenere quel corpo, in cui cresce il desiderio
di dare inizio a una diversa età.
D. Rimaud, Gli alberi nel mare, Elledici, 1977, p. 45)
Volate via, gazze e cornacchie:
la morte è morta di terrore.
E via le piogge, via le tristezze:
la vite e il fico sono in fiore!
D. Rimaud da Ma quale amore mai, Elledici, 1977, p. 104
La veglia pasquale, celebrata nella notte di Pasqua, fa memoria della notte santa in cui Cristo è risorto, notte “che ricongiunge la terra al cielo e l’uomo al suo creatore” (Exultet), in cui la Chiesa veglia in attesa della risurrezione del Signore e la celebra con i sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Cresima, Eucaristia). Fin dall’inizio la Chiesa ha celebrato la Pasqua annuale, solennità delle solennità, con una veglia notturna: la risurrezione di Cristo è fondamento della nostra fede e per mezzo del Battesimo siamo stati inseriti nel mistero pasquale di Cristo: morti, sepolti e risuscitati con lui, con lui anche regneremo. Questa veglia è anche attesa escatologica della venuta del Signore.
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Alcuni testi della liturgia
In questa notte di grazia accogli, o Padre santo, il sacrificio di lode che la Chiesa ti offre per mano dei tuoi ministri nella solenne liturgia del cero, frutto del lavoro delle api, simbolo della nuova luce. Ti preghiamo dunque, Signore, che questo cero, offerto in onore del tuo nome per illuminare l’oscurità di questa notte, risplenda di luce che mai si spegne. Salga a te come profumo soave, si confonda con le stelle del cielo. Lo trovi acceso la stella del mattino, quella stella che non conosce tramonto: Cristo, tuo Figlio, che risuscitato dai morti, fa risplendere sugli uomini la sua luce serena e vive e regna nei secoli dei secoli. Annuncio pasquale, Exultet
- Il diacono (in alternativa, il sacerdote o un cantore) annunzia il «preconio» pasquale (Exultet) che in forma di grande poema lirico proclama tutto il mistero pasquale inserito nella storia della salvezza. Nel rispetto della verità del segno, si prepara un cero pasquale nuovo ogni anno, fatto di cera, unico, sufficientemente grande, per poter simboleggiare Cristo luce che illumina il mondo con la gloria della sua risurrezione. La processione, con cui il si fa ingresso nella chiesa, è guidata dalla sola luce del cero pasquale: come i figli di Israele erano guidati di notte dalla colonna di fuoco, così i cristiani a loro volta seguono il Cristo che risorge. Tutti accendono dal cero pasquale la loro candela, richiamo di quella che hanno ricevuto il giorno del loro Battesimo.
O Dio, anche ai nostri tempi vediamo risplendere i tuoi antichi prodigi: ciò che facesti con la tua mano potente per liberare un solo popolo dall’oppressione del faraone, ora lo compi attraverso l’acqua del Battesimo per la salvezza di tutti i popoli …
Orazione conclusiva dopo la lettura di Es 14, passaggio del Mar Rosso, e il cantico di Es 15
- Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento descrivono gli avvenimenti culminanti della storia della salvezza, e possono essere interiorizzare grazie ad uno schema costante che comprende un salmo di risposta alla lettura ascoltata, un breve silenzio e un’orazione che esplicita il senso cristiano di ogni testo, interpretando in senso cristologico tutta la storia della salvezza. Il rito della veglia comprende sette letture dell’Antico Testamento prese dai libri della Legge e dei Profeti, e due letture dal Nuovo Testamento, prese dalle Lettere degli apostoli e dal Vangelo. Così la Chiesa “cominciando da Mosè e da tutti i profeti” (Lc 24,27, i discepoli di Emmaus) interpreta il mistero pasquale di Cristo alla luce dell’Antico e del Nuovo Testamento.
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, proclamare sempre la tua gloria o Signore, e soprattutto esaltarti in questa notte nella quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato. È lui il vero Agnello che ha tolto i peccati del mondo, è lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita. Per questo mistero, nella pienezza della gioia pasquale, l’umanità esulta su tutta la terra, e con l’assemblea degli angeli e dei santi canta l’inno della tua gloria.
Prefazio pasquale I
- Questo testo rende grazie a Dio perché la morte di Cristo è stata il momento della nostra liberazione, del nostro passaggio dalla morte alla vita, insomma, della nostra Pasqua. La salvezza che ci ha raggiunto nella morte e risurrezione di Cristo viene qui evocata attraverso la figura dell’Agnello che ogni anno veniva immolato e consumato nella cena pasquale, in ricordo della liberazione dalla schiavitù dell’Egitto e dell’alleanza stipulata con il Signore sul Sinai. Cristo è l’agnello che libera, salva, riconcilia; egli, portando su di sé l’ingiustizia e il peccato del mondo, ci ha liberati dalla nostra condizione e ci ha aperto la possibilità della comunione con Dio. La morte è vinta e la novità della risurrezione ci trasforma e apre il tempo dell’amore e della libertà.
(Rinaldo Falsini, Commento ai prefazi dell’anno liturgico, Edizioni O.R. Milano, 1997, pp. 48-50)
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Per celebrare Schematicamente, la veglia pasquale può essere divisa in quattro parti principali, attraverso le quali, riconoscendo in Cristo la luce del mondo, veniamo condotti dalla vita nuova del battesimo alla condivisione fraterna della mensa eucaristica:
- lucernario e preconio pasquale (Exultet, con l’annuncio della risurrezione);
- meditazione delle meraviglie che il Signore ha compiuto per il suo popolo nella storia della salvezza a partire dalla creazione fino al Vangelo della risurrezione del Signore, quale culmine di tutta la liturgia della Parola;
- liturgia battesimale;
- partecipazione alla mensa dell’Eucaristia che il Signore ha preparato per noi, memoriale della sua morte e risurrezione, in attesa della sua venuta. La celebrazione dell’Eucaristia rappresenta il culmine della veglia, sacramento pieno della Pasqua, memoriale del sacrificio della croce e presenza del Cristo risorto, completamento dell’iniziazione cristiana, pregustazione della pasqua eterna.
- Il colore liturgico di questo tempo è il bianco (o giallo-oro).
- Un rito così articolato richiede di essere preparato in anticipo radunando per tempo tutte le forze disponibili corrispondenti ai diversi compiti (ad esempio, gruppo liturgico, gruppo lettori, coro ecc.). L’obiettivo è quello di distribuire le responsabilità relative ai diversi ruoli e preparare tutto il materiale necessario.
- La veglia pasquale è un “tesoro” da valorizzare con attenzione per quanto riguarda la varietà di orazioni e testi, verità dei segni, partecipazione dei fedeli, presenza dei ministranti, dei lettori e del coro. Essa rappresenta anche l’occasione per una “mensa della Parola” più abbondante del solito: per questo si suggerisce, se possibile, di leggere tutte le letture proposte; se le circostanze pastorali lo richiedono, se ne leggano almeno tre dall’Antico Testamento (tra cui la lettura del cap. 14 dell’Esodo con il suo cantico, Es 15), ricordando che la ricchezza di significati di questa celebrazione richiede un tempo sufficientemente ampio per essere interiorizzata.
- Perché la veglia pasquale abbia veramente significato è necessario vegliare davvero per una parte della notte. Sarebbe quindi opportuno non dare inizio alla veglia troppo presto e la preoccupazione che il tempo della celebrazione non si prolunghi troppo non dovrebbe impedirci di vivere con intensità e con calma i vari momenti del rito, che sarà necessariamente ben più lungo rispetto ad una normale messa vespertina, tanto più se si celebrano uno o più battesimi.
- Nella tradizione della Chiesa l’acclamazione Alleluia! è caratteristica della Pasqua: non solo della festa di Pasqua, ma soprattutto della realtà pasquale nel suo insieme, che non conosce tramonto perché “Cristo risuscitato dai morti non muore più” (Rm 6,9). Proprio per questo il canto dell’Allelluia risuona non soltanto nel tempo di Pasqua, ma in quasi tutto l’anno liturgico e in particolare la domenica, memoria settimanale della Pasqua. In questa celebrazione l’Alleluia! viene intonato dal salmista o da un cantore, e tutti rispondono intercalando l’acclamazione ai i versetti del salmo 117, tante volte citato dagli apostoli nella predicazione pasquale (es. At 4,11).
- In questa notte veniamo associati alla Pasqua di Cristo attraverso il sacramento del Battesimo. Ciò può essere espresso in maniera più evidente in quelle chiese che hanno il fonte battesimale, e soprattutto quando si celebrano l’iniziazione cristiana di adulti o il battesimo dei bambini. Dove invece non vi sono i battezzandi, la memoria del battesimo si fa nella benedizione dell’acqua, con cui si asperge l’assemblea. Seguono quindi la rinnovazione delle promesse battesimali e l’aspersione con l’acqua benedetta: in tal modo gesti e parole ricordano loro il battesimo ricevuto.
- Si raccomanda di non celebrare in fretta la liturgia eucaristica; al contrario conviene che tutti i riti e tutte le parole raggiungano in questa parte la massima forza di espressione: la preghiera universale, mediante la quale i neofiti, divenuti fedeli grazie al sacramento del Battesimo, esercitano per la prima volta il loro sacerdozio regale; la processione offertoriale, con la partecipazione dei neofiti (se questi sono presenti); la preghiera eucaristica con le acclamazioni cantate; infine la comunione eucaristica, come momento di piena partecipazione al mistero celebrato, preferibilmente ricevuta sotto le specie del pane e del vino per manifestare la pienezza del segno eucaristico.
- Sin dalle origini la celebrazione della veglia pasquale era seguita da un’agape fraterna, cioè un momento conviviale che rompeva il digiuno e introduceva nel clima gioioso tipico del tempo pasquale. Un momento di festa vissuto insieme può prolungare l’Eucaristia celebrata insieme e prefigura il banchetto escatologico nel quale il mistero pasquale ci introduce (Lc 22,16-18), rinvigorendo le relazioni interpersonali che spesso anche nelle comunità cristiane soffrono la mancanza di tempi d’incontro gratuiti in cui non c’è nulla da preparare o da fare.
- Il prolungamento rappresentato dai cinquanta giorni del tempo di Pasqua, ci offre un tempo per interiorizzare l’esperienza vissuta e concretizzarla in uno stile di vita “pasquale”: “Attraverso una più solerte azione pastorale e un maggior impegno spirituale da parte di ciascuno, con la grazia del Signore sarà possibile a tutti coloro che avranno partecipato alle feste pasquali, testimoniare nella vita il mistero della Pasqua celebrato nella fede” (Preparazione e celebrazione delle feste pasquali, n. 108).
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La traccia per la Veglia Pasquale 2008
Il profumo del risorto
In questa notte di Pasqua i cristiani vegliano, poiché è la notte gloriosa, "la festa delle feste", la più ricca d’insegnamenti: benedizione del nuovo fuoco, esaltazione della luce nel cero pasquale, lettura delle profezie, benedizione dell’acqua battesimale portata in processione al fonte, amministrazione del battesimo, rinnovamento delle promesse battesimali, infine messa della risurrezione durante la quale risuona l’alleluia. Seguiamo, fratelli e sorelle, le varie fasi della liturgia, non come semplici spettatori, ma lasciandoci coinvolgere nei gesti e graffiare dalle parole, per vivere con intensità e sincera fede l’incontro con Cristo risorto.
La traccia per la Veglia Pasquale 2007
Nei racconti evangelici la risurrezione di Gesù si presenta come un evento irripetibile. Si distingue da ogni altro avvenimento storico della sua vita, perché segna il punto iniziale di un suo nuovo modo di essere con gli uomini, riconoscibile solo nella fede. Eppure, nonostante la sua unicità, la Pasqua non è un fatto isolato, perché rappresenta il punto di arrivo di un lungo cammino, che parte dall’Antico Testamento per giungere fino ai fatti di cui è protagonista Gesù. Le promesse che avevano guidato la storia dell’antico popolo, si riassumono nella risurrezione di Cristo, che d’altra parte è elemento determinante, spiegazione necessaria di episodi e discorsi della sua vita che, altrimenti, rimarrebbero enigmatici. Di fronte alla grandezza inusitata di questo evento, noi non possiamo che riunirci in preghiera, davanti al mistero di Cristo, con l’intima gioia di essere parte della comunione con lui.
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