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Liturgia

CEC DON BOSCO Liturgia Triduo pasquale

Triduo pasquale
Giovedì santo
Venerdì santo
Sabato santo
Veglia pasquale

Presentazione

Per inventare nuovi spazi
dove i corpi si rialzeranno,
egli ha steso le braccia:
l’uomo è liberato, il muro è crollato
su cui avevan scritto che Dio è morto.
Perché siete tristi ancora?

      Dal quel giorno del sangue versato
      sapete ormai che tutto è grazia.

Per trarvi fuori dalla stretta
e guidarvi in luoghi deserti,
egli ha steso le braccia:
il mare si è alzato, il popolo ha traversato
lo splendido sentiero ch’egli ha riaperto.
Perché non passare il mare?

      Dal quel giorno del sangue versato
      sapete ormai che tutto è grazia.

Per trattenervi accanto a lui
trasfigurati dallo Spirito,
egli ha steso le braccia:
il velo è strappato e il libro dissigillato
che teneva nascosto il dio vivente.
Perché non correre a lui?

     
Dal quel giorno del sangue versato
      sapete ormai che tutto è grazia.

D. Rimaud, Gli alberi nel mare, Elledici, 1977, pp. 32-33


Come la domenica, Pasqua settimanale, rappresenta l’inizio e il culmine della settimana, così il cuore di tutto l’anno liturgico è il sacro Triduo pasquale della Passione e Risurrezione del Signore, preparato nella quaresima e prolungato nella gioia dei cinquanta giorni del tempo pasquale. Il passaggio dal tempo quaresimale al triduo pasquale avviene il giovedì santo, con la messa vespertina «nella cena del Signore», esso continua quindi il venerdì santo «nella passione del Signore» e nel sabato santo, e ha il suo centro nella veglia pasquale.

Nel Triduo si radicano i significati che danno senso al nostro celebrare lungo l’anno liturgico: il mistero pasquale, l’Eucaristia come culmine della vita cristiana, la preghiera di invocazione, la storia della salvezza raccontata nelle Scritture… Contro la fretta e l’agitazione che a volte invadono anche le nostre celebrazioni, il Triduo pasquale ci invita a sostare, a prendere il tempo necessario per entrare nel mistero, a dare ai gesti, alle parole, al silenzio tutto il loro spazio evocativo, a lasciar parlare i segni… L’esperienza del Triduo – e successivamente del tempo pasquale - può così “rivitalizzare” e ridare entusiasmo a tutti i tempi dell’anno liturgico.

La Chiesa celebra ogni anno i grandi misteri dell’umana redenzione dalla messa vespertina del giovedì nella cena del Signore, fino ai vespri della domenica di risurrezione. Questo spazio di tempo è chiamato il «triduo del crocifisso, del sepolto e del risorto» (S. Agostino); ed anche «triduo pasquale» perché con la sua celebrazione è reso presente e si compie il mistero della pasqua, cioè il passaggio del Signore da questo mondo al Padre. Con la celebrazione di questo mistero la Chiesa, attraverso i segni liturgici e sacramentali, si associa in intima comunione con Cristo suo sposo.
(Preparazione e celebrazione delle feste pasquali n. 38, Congregazione per il culto divino, 1988)

Ogni volta che si celebra l’Eucaristia si fa memoria del mistero pasquale, cioè del Cristo morto e risorto, in obbedienza al comando del Signore: «Fate questo in memoria di me». La risurrezione del Signore è al centro di ogni celebrazione domenicale. Per quanto riguarda la festa di Pasqua, questa memoria si è arricchita ed articolata con il tempo, fino a comprendere gli elementi che oggi conosciamo.
  • Sin dalle origini, i cristiani fanno memoria della morte e risurrezione del Signore la domenica, primo giorno della settimana, giorno del Signore. Nei vangeli l’espressione ricorrente “otto giorni dopo” scandisce le apparizioni del risorto e le colloca nel giorno in cui la comunità si raduna per celebrare l’Eucaristia, memoriale dell’evento pasquale.
  • Dal II secolo, si cominciò ad aggiungere al memoriale settimanale il memoriale annuale della Pasqua, in concomitanza con la Pasqua giudaica: la celebrazione della Pasqua non era centrata esclusivamente sulla domenica di Pasqua, giorno della risurrezione di Gesù, ma considerava l’evento globale della passione, morte e risurrezione con due giorni di digiuno (non caratterizzati per il resto da celebrazioni particolari) che precedevano la grande veglia pasquale e un prolungamento di cinquanta giorni, fino a Pentecoste (il tempo di Pasqua).
  • Nei giorni precedenti la notte santa, la celebrazione della morte e risurrezione di Cristo viene poi articolata in diverse celebrazioni (il Triduo), per evocare in maggior dettaglio gli avvenimenti  storici della passione e morte di Gesù, dall’ultima cena alla sepoltura. Questa consuetudine era particolarmente sentita dalla comunità di Gerusalemme, nei luoghi in cui Gesù aveva sofferto ed era morto, e si diffuse poi nelle altre chiese.
  • Nel IV secolo la pellegrina Egeria testimonia che a Gerusalemme durante gli otto giorni della settimana santa si celebrano i misteri della salvezza portati a compimento da Cristo negli ultimi giorni della sua vita, a cominciare dal suo ingresso messianico in Gerusalemme, fino alla risurrezione.

Durante la settimana santa il triduo pasquale vero e proprio è preceduto da due celebrazioni significative:

  • La Domenica delle palme della passione del Signore, che mette insieme il trionfo regale di Cristo e l’annunzio della passione. Fin dall’antichità si commemora l’ingresso del Signore in Gerusalemme con la solenne processione in cui si portano rami di palma o di ulivo benedetto, poi conservati nelle case come segno della vittoria di Cristo celebrata in questo giorno. Il colore liturgico è il rosso.
  • La messa del crisma (celebrata, in genere, la mattina del giovedì santo) in cui il vescovo, in comunione con i presbiteri della diocesi, consacra il sacro crisma e benedice gli oli, che verranno adoperati nella notte della veglia pasquale e lungo tutto l’anno per la celebrazione dei sacramenti.

La traccia per il Triduo pasquale pubblicata in questa pagina web è curata da Luciana Ruatta, collaboratrice dell’Ufficio liturgico della Diocesi di Torino.




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