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CEC DON BOSCO Liturgia I Santi Commemorazione dei fedeli defunti (2 novembre)

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Commemorazione dei fedeli defunti (2 novembre)

Amico, noi ti diciamo a Dio!
A lui diciamo
quello che già conosce:
ti ha formato con questa terra
di cui non hai scelto di essere fatto…
e hai camminato,
corpo abitato dallo Spirito,
bisogno e desiderio,
paura e speranza,
fede e dubbio,
un sì e un no.
Lui sa tutto.
Noi ti diciamo a Dio.

D. Rimaud da Gli alberi nel mare, Elledici 1984, p. 60

- Alcuni testi della liturgia
- Per celebrare


Alcuni testi della liturgia

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza […] In Cristo tuo Figlio, nostro salvatore, rifulge a noi la speranza della beata risurrezione e, se ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dell’immortalità futura. Ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta ma trasformata, e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno viene preparata un’abitazione eterna nel cielo (Prefazio dei defunti I).

Abbiamo celebrato, Signore, il mistero pasquale,
invocando la tua misericordia per i nostri fratelli defunti;
dona loro di partecipare alla pasqua eterna nella tua dimora di luce e di pace.
Per Cristo nostro Signore (Orazione dopo la comunione, Messa I).
  • Ogni eucaristia è azione di grazie, anche di fronte alla morte di una persona cara. In questo prefazio si rende grazie non per la morte, ma perché la morte è stata vinta da Cristo, e quella vittoria è comunicata a tutti i credenti destinati alla risurrezione e alla vita eterna in Dio.
  • La luce simbolo della vita ha sconfitto le tenebre, in Cristo risorto si radica la speranza della nostra risurrezione, perché la morte ormai è stata sconfitta. Nella morte e risurrezione di Cristo è tracciato il cammino della nostra morte e risurrezione. In Cristo risiede la speranza della risurrezione, una speranza certa che ci permette di guardare oltre la morte. Noi non siamo nell’incertezza, nel dubbio, nella disperazione di fronte alla morte, ma viviamo nella ferma speranza della risurrezione che si sprigiona da Cristo.
  • La speranza tuttavia non elimina il dramma della morte. Nessuno può sfuggire alla morte e alla tristezza profonda in cui ciascuno viene a trovarsi. Gesù stesso provò questa sofferenza piangendo presso la tomba dell’amico Lazzaro.  Nella visione biblica, è buona quella morte che conclude una vita piena, vissuta secondo il disegno di Dio, nell’obbedienza alla sua volontà. In quest’ottica la morte non pone fine alla vita, ma ne costituisce il senso, la realizzazione piena. Siamo consolati dalla promessa di Dio che chi crede in Colui che è la risurrezione e la vita vivrà in eterno. Non vi sarà rottura totale, né continuità tra il nostro oggi e il futuro domani, ma trasformazione, condizione nuova nella grazia e nella forza dello Spirito: la vita presente prosegue in forma del tutto nuova, non si muore più perché si vive nella luce e nella gioia.
Rinaldo Falsini, Commento ai prefazi dell’anno liturgico, Edizioni O.R. 1997 pp. 109-112
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Per celebrare
  • Il colore liturgico per le celebrazioni dei defunti è il viola.
  • Il tema della morte non dovrebbe emergere esclusivamente in occasione di questa festa o di celebrazioni di funerali. Dobbiamo essere consapevoli che ogni domenica noi celebriamo il nostro morire in Cristo e il nostro risorgere in lui. Questi significati possono emergere nelle celebrazioni domenicali durante l’anno attraverso monizioni, scelta dei canti ecc.
  • È importante che questo giorno sia l’occasione per una forte esperienza ecclesiale. Nel giorno dedicato al ricordo di tutti i defunti ogni messa deve assumere un significato universale; vanno pertanto evitate le intenzioni private e il ricordo particolare dei membri della comunità deceduti nell’anno deve essere inserito in una preghiera universale.
  • Più che una preghiera “per” i defunti, si tratta in primo luogo di una preghiera “con” i defunti. Le intercessioni  nella Preghiera Eucaristica mostrano che l’eucaristia viene celebrata in comunione con la Chiesa del cielo e della terra. Particolarmente significativo in questo senso è l’inno del Sanctus, che può essere valorizzato attraverso il canto comunitario come un momento forte di lode in comunione con i nostri cari defunti e con tutti i santi, veri “specialisti” della lode (cf. C. Giraudo, Conosci davvero l’Eucaristia?, Qiqajon, Monastero di Bose 2001, pp. 44-47).



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