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Impariamo a digiunare
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Impariamo a digiunare

Fa’ digiunare il nostro cuore:
che sappia rinunciare a tutto quello che l’allontana dal tuo amore, Signore,
e che si unisca a te più esclusivamente e più sinceramente.
     Fa’ digiunare il nostro orgoglio,
     tutte le nostre pretese, le nostre rivendicazioni, rendendoci più umili
     e infondendo in noi come unica ambizione quella di servirti.
Fa’ digiunare le nostre passioni, la nostra fame di piacere,
la nostra sete di ricchezza, il possesso avido e l’azione violenta;
che nostro solo desiderio sia di piacerti in tutto.
  • La penitenza coinvolge la persona nella sua totalità di corpo e di spirito: l’uomo ha un corpo bisognoso di cibo e di riposo; si appropria e si nutre delle cose ma è anche capace di solidarietà e di condivisione. Digiuno e astinenza non sono forme di disprezzo del corpo, ma strumenti per rinvigorire lo spirito.
  • E’ importante sottolineare che la prassi penitenziale della Chiesa, nelle sue varie forme, raggiunge il suo vertice nel sacramento della Penitenza e della Riconciliazione. Il cammino di conversione trova il suo significato nella salvezza donata in Cristo morto e risorto; quindi, è nell’inserimento nel mistero di Cristo pasquale, mediante la fede e i sacramenti, che tutti i gesti, grandi e piccoli, di penitenza e di digiuno e tutte le opere di carità acquistano significato e forza di salvezza.
  • La Chiesa stabilisce alcuni tempi e giorni comuni in cui digiunare per evidenziare il carattere comunitario della penitenza: è quindi l’intera comunità ecclesiale ad essere comunità penitente.
    Questi tempi e giorni vengono scelti tra quelli che, nel corso dell’anno liturgico, sono più vicini al mistero pasquale di Cristo o vengono richiesti da particolari bisogni della comunità ecclesiale.
  • Fin dai primi secoli il digiuno pasquale si osserva il Venerdì santo come segno della partecipazione comunitaria alla morte del Signore; così si inizia la Quaresima, tempo privilegiato per la penitenza in preparazione alla Pasqua, con il digiuno del Mercoledì delle Ceneri per invocare il perdono dei peccati e manifestare la volontà di conversione.
  • Il problema del digiuno e dell’astinenza si collega con il problema della giustizia e della condivisione dei beni della terra: anche la singola persona è sollecitata ad assumere uno stile di vita improntato ad una maggiore sobrietà, capace di attivare gesti di carità e condivisione. Il grido dei poveri esige che i gesti religiosi del digiuno e dell’astinenza diventino il segno di un più ampio impegno di giustizia e di solidarietà: «Lontano da me il frastuono dei tuoi canti: il suono delle tue arpe non posso sentirlo! Piuttosto scorra come acqua il diritto e la giustizia come un torrente perenne» (Am 5,23-24). In questo senso il digiuno dei cristiani deve diventare un segno concreto di comunione con chi soffre la fame, e una forma di condivisione e di aiuto con chi si sforza di costruire una vita sociale più giusta e umana.
«In senso lato, il digiuno è limitazione volontaria dei bisogni al fine di liberare il desiderio più profondo che ci abita, un desiderio che, in modo inscindibile, vuole celebrare Dio e servire il prossimo. Un simile cammino ha senso solo se legato al “digiuno spirituale”. Bisogna imparare a digiunare dall’amore per il potere e dalla vanagloria, a non alimentare il nostro amor proprio; a digiunare dai ragionamenti inutili e dalle parole vane, da ogni uso della lingua che faccia di quest’ultima strumento di potere o di profitto; dalla maldicenza, dalla parola di menzogna, che a volte è capace di uccidere.

È poi necessario adattare il digiuno alle forme odierne della civiltà. Fin dai primi secoli del cristianesimo il digiuno trova la sua realizzazione nella condivisione. L’esperienza della fame, per quanto limitata, ci fa comprendere la fame degli uomini: che testimonianza potrebbe recare la Quaresima nei nostri Paesi occidentali, nei quali molti mangiano fin troppo (anche se alcuni non abbastanza)!

Il problema si pone oggi su scala planetaria. Giovanni Crisostomo ricordava che “la bontà, la compassione, la misericordia e l’amore esprimono contemporaneamente sia la natura di Dio che il suo operare”, e che il povero è un altro Cristo. Possa un digiuno, condotto con intelligenza, liberare le nostre intelligenze dagli idoli dell’economia, per consentirci di far corrispondere una produzione oggi ciecamente dilata alle fami reali dell’umanità».
[Olivier Clément, Le feste cristiane, Qiqajon, Monastero di Bose, Magnano (BI) 2000, pp. 33-38]

Il documento Cei Il senso cristiano del digiuno (1994)



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