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Alcuni testi della liturgia
È veramente cosa buona e giusta … esaltarti in questo tempo in cui Cristo nostra Pasqua si è immolato. Egli continua a offrirsi per noi e intercede come nostro avvocato: sacrificato sulla croce più non muore, e con i segni della passione vive immortale (Prefazio pasquale III).
In lui, vincitore del peccato e della morte, l’universo risorge e si rinnova, e l’uomo ritorna alle sorgenti della vita (Prefazio pasquale IV).
Per mezzo di lui rinascono a vita nuova i figli della luce, e si aprono ai credenti le porte del regno dei cieli. In lui morto è redenta la nostra morte, in lui risorto tutta la vita risorge (Prefazio pasquale II).
- Siamo invitati ad andare oltre il Cristo sofferente, il Cristo morto inchiodato sulla croce: “Sappia con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso” (At 2,36); “Dio lo ha risuscitato , sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere” (At 2,24). Egli è il mediatore, colui che intercede per noi presso il Padre, il vivente, il risorto.
- Quello che Cristo ha compiuto non è una realtà del passato, ma un evento attuale, che ci raggiunge oggi: la morte di Gesù sulla croce è la sintesi di un’esistenza vissuta nella fedeltà alla volontà del Padre per la nostra salvezza; la sua vita terrena ormai glorificata è una sacrificio permanente davanti a Dio in nostro favore. Questo gesto di amore compiuto una volta per tutte si rinnova ogni volta che celebriamo l’Eucaristia: in unione con Cristo anche la nostra vita diventa un sacrificio gradito a Dio.
- Dio ci ha reso partecipi del “mistero pasquale” del suo Figlio, ci ha fatto passare da una condizione di peccato, di morte, di lontananza da lui ad una vita di comunione e di gioia piena. Questa esperienza vissuta nel nostro Battesimo si rinnova ogni volta che nella liturgia celebriamo la morte e risurrezione di Cristo, e chiede di essere realizzata in pienezza nella storia personale di ciascuno: “Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui… Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù” (Rm 6,8.11).
È veramente cosa buona e giusta che tutte le creature in cielo e sulla terra si uniscano nella tua lode, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore. Il Signore Gesù, re della gloria, vincitore del peccato e della morte, è salito al cielo tra il coro festoso degli angeli. Mediatore tra Dio e gli uomini, giudice del mondo e Signore dell’universo, non si è separato dalla nostra condizione umana, ma ci ha preceduti nella dimora eterna, per darci la serena fiducia che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria (Prefazio dell’Ascensione I).
- L’ascensione del Signore è un evento-ponte tra i due misteri della Pasqua e della Pentecoste che riguarda la persona di Gesù e allo stesso tempo tutti noi, che veniamo resi partecipi della sua condizione gloriosa. L’intera creazione si unisce a noi nella lode, in quanto cielo e terra sono ormai riconciliati e in piena armonia: alla divinità del Figlio glorioso è unita per sempre l’umanità che lui aveva assunto. La lode universale che unisce tutte le creature risuona oggi non soltanto nel Santo, come avviene abitualmente, ma anche all’inizio del prefazio.
- Rendiamo grazie perché Gesù è salito alla destra del Padre per rendere anche noi partecipi della vita divina, perché egli è la primizia di una lunga processione di risorti chiamati alla gloria e alla comunione piena con il Padre. Il nostro è dunque un atteggiamento di speranza e di attesa, con lo sguardo rivolto al cielo e nello stesso tempo i piedi solidamente piantati sulla terra; siamo chiamati a vivere in pienezza tutti gli aspetti dell’esperienza umana, sapendo però che la nostra vita “è ormai nascosta con Cristo in Dio” (Col 3,3).
Rinaldo Falsini, Commento ai prefazi dell’anno liturgico, Edizioni O.R. Milano, 1997, pp.54-65
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