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Liturgia

CEC DON BOSCO Liturgia Tempo di Pasqua L’icona di Pentecoste

Tempo di Pasqua
Alcuni testi della liturgia
Per celebrare
Domenica di Pentecoste
L'icona dell'Anastasis
L'icona di Pentecoste

L’icona di Pentecoste

Vieni, Spirito del cielo

Vieni, Spirito del cielo,
manda un raggio di tua luce,
manda il fuoco creatore.

O del Padre dolce mano
e del Figlio lo splendore,
l’un dell’altro il solo amore.

Tu sei il gemito ineffabile
che intercede a una voce
dalla Chiesa in Cristo unita.

Misterioso cuor del mondo,
o bellezza salvatrice,
vieni, Vita della vita!

Vieni, Luce della luce:
delle cose tu rivela
la segreta loro essenza.

Vieni a fare della terra
una nuova creazione,
un sol tempio del Signore.

Tu del canto ispirazione,
tu dell’opere il fervore,
tu del pianto sei conforto.

O tu Dio in Dio amore,
tu la Luce del mistero,
tu la Vita di ogni vita.

(Nella Casa del Padre n.12, testo di D. M. Turoldo)





Icona di Pentecoste dipinta da Aurel Ionescu


  • Pentecoste, una teofania (simboli: colomba, lingue di fuoco sul capo degli apostoli e di Maria). Nelle teofanie bibliche l’elemento visivo è in genere piuttosto marginale e concentra l’attenzione sulla presenza di Dio che parla. Nella Pentecoste si udì un rombo di tuono dal cielo, come un vento forte, si videro lingue di fuoco e la Parola risuonò per bocca degli apostoli che testimoniavano Gesù morto e risorto. È la nascita della Chiesa, chiamata ad annunciare il Vangelo fino agli estremi confini della terra. La presenza di Maria è tradizionalmente interpretata come figura della Chiesa.
  • Gli apostoli (a semicerchio). La disposizione ricorda le raffigurazioni dei concili ecumenici: le chiese orientali commemorano i grandi concili come feste solenni dello Spirito Santo, e per questo motivo gli apostoli non discutono ma tacciono, in atteggiamento di ascolto verso la Parola di Dio.
  • Una Chiesa “apostolica” e universale (figure degli Apostoli e figura in basso). Quest’icona sottolinea più il carattere apostolico della Chiesa che non il suo essere popolo di Dio. Viene inoltre evidenziata la salvezza universale portata dagli apostoli e dai loro successori. Sotto i loro piedi è dipinta una caverna-prigione, al cui interno è raffigurato il Cosmo. Ha le sembianze di un re e simboleggia i popoli sottomessi all’imperatore bizantino, ma in senso più ampio rappresenta tutto l’universo creato che geme e “attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio” (Rm 8,19-21).
  • La Chiesa: non collettività, ma comunione (le vesti, le espressioni e gli oggetti nelle mani degli apostoli). Chi partecipa a questa nuova vita nello Spirito conserva la sua individualità. Il collegio degli apostoli non è una collettività, ma una comunione: ognuno ha una veste diversa e una particolare espressione del volto, ma tutti sono icona di Cristo. Alcuni hanno in mano un rotolo, che indica l’annuncio del vangelo, altri un libro che simboleggia il contenuto della predicazione.
Dice un testo liturgico orientale della festa di Pentecoste:
“Benedetto sei tu, Cristo Dio nostro: tu hai reso sapientissimi i pescatori, inviando loro lo Spirito Santo, e per mezzo loro hai preso nella rete l’universo. Amico degli uomini, gloria a te”.

(spunti da T. Spidlik, M. Rupnik, La fede secondo le icone, Lipa 2000, pp. 63-66)


L’azione dello Spirito

Dal Vangelo di Giovanni
Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto (Gv 14,25-26).

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose che verranno (Gv 16,12-13).

Dalla Costituzione conciliare sulla liturgia (Sacrosanctum Concilium n. 6)
Pertanto, come il Cristo fu inviato dal Padre, così anch’egli ha inviato gli apostoli, ripieni di Spirito Santo, non solo perché, predicando il vangelo ad ogni creatura, annunziassero che il Figlio di Dio con la sua morte e risurrezione ci ha liberati […] dalla morte e trasferiti nel regno del Padre, ma anche perché attuassero, per mezzo del sacrificio e dei sacramenti, l’opera della salvezza che annunziavano. Così, mediante il battesimo, gli uomini vengono inseriti nel mistero pasquale di Cristo: con lui morti, sepolti e risuscitati; ricevono lo Spirito dei figli adottivi “per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre” (Rm 8,15) e diventano quei veri adoratori che il Padre ricerca (Gv 4,23). Allo stesso modo, ogni volta che essi mangiano la cena del Signore, ne proclamano la morte finché egli venga. Perciò, proprio nel giorno di Pentecoste, che segnò la manifestazione della Chiesa al mondo, “quelli che accolsero le parole di Pietro furono battezzati” ed erano “assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere… lodando Dio e godendo la stima di tutto il popolo (At 2,41-47). Da allora, la Chiesa mai tralasciò di riunirsi in assemblea per celebrare il mistero pasquale, mediante la lettura di quanto “in tutte le Scritture si riferiva a lui” (Lc 24,27 Emmaus), mediante la celebrazione dell’Eucaristia […] e mediante l’azione di grazie a Dio per il suo ineffabile dono, nel Cristo Gesù, a lode della sua gloria, per virtù dello Spirito Santo.

Per realizzare un’opera così grande, Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche (SC n. 7).
  • Lo Spirito anima la missione e la testimonianza, dagli apostoli fino a noi, perché tutti possano ricevere l’annuncio della buona notizia del Vangelo.
  • È l’azione dello Spirito che ci conduce a una comprensione sempre più profonda della persona di Gesù e del suo mistero pasquale.
  • Questa salvezza annunciata ci raggiunge proprio nella partecipazione alla Pasqua di Cristo e si realizza concretamente nell’Eucaristia e nei sacramenti.
  • Il Battesimo in particolare ci “innesta” nella morte e risurrezione di Gesù e ci dà uno Spirito da figli, per cui possiamo chiamare Dio “Abbà”, Padre.
  • Il giorno di Pentecoste molti furono battezzati e vivevano secondo lo stile della comunità cristiana così come ce lo descrive il libro degli Atti, che ci ha accompagnato nelle letture di tutto questo tempo di Pasqua.
  • Ogni volta che nell’Eucaristia “rendiamo grazie” ci inseriamo in una dinamica trinitaria: al Padre, attraverso il Figlio, nello Spirito.
Lo Spirito plasma la Chiesa
L’immagine del Vangelo di Giovanni secondo cui dal costato di Cristo morto sono sgorgati sangue e acqua (Gv 19,34) porta in sé una grande ricchezza simbolica. Sin dalle origini interpretata dalla tradizione come simbolo del Battesimo e dell’Eucaristia, potrebbe essere messa in relazione anche con la creazione: come il Signore dal costato di Adamo ha tratto la donna, così dal costato di Cristo sgorga la Chiesa, sua sposa, che si disseta all’acqua del Battesimo e si nutre con il pane dell’Eucaristia.

Ancora nel vangelo di Giovanni, Gesù morendo effonde lo Spirito: la Chiesa, corpo di Cristo, modellata dallo Spirito, chiamata a essere sempre più “uno”, manifesta il proprio mistero e la propria identità profonda proprio nel momento della celebrazione liturgica. Abbiamo visto che le azioni liturgiche sono azioni di Cristo e della Chiesa insieme; invocando su di sé lo Spirito come sui doni eucaristici, la Chiesa viene plasmata, si scopre “ricevuta” nel momento in cui innalza il rendimento di grazie. In questo senso possiamo dire che la liturgia è “culmine e fonte” (SC n. 10), luogo in cui essa si riconosce costantemente generata e rinnovata dall’azione dello Spirito. Lo sperimentiamo in ogni Eucaristia, quando invochiamo lo Spirito Santo sui doni e su di noi, fiduciosi che lo Spirito, come trasforma il pane e il vino, rinnoverà anche le nostre comunità e la Ciesa intera.

Invochiamo lo Spirito Santo sui doni e su di noi (Epiclesi = chiamare sopra, cioè invocare lo Spirito su…):
  • Ora ti preghiamo umilmente, manda il tuo Spirito a santificare i doni che ti offriamo perché diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo, tuo figlio e nostro Signore, che ci ha comandato di celebrare questi misteri.
  • …e a noi che ci nutriamo del corpo e sangue del tuo figlio dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito. Egli faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito.

Un solo Spirito, molti carismi

Dalla lettera agli Efesini
Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti… (Ef 4,4-5).

Dalla prima lettera ai Corinzi
Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune (1 Cor 12,4-7)

Dalla Costituzione conciliare sulla liturgia (SC n.6)
Le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della chiesa, che è “sacramento di unità”, cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi. Perciò tali azioni appartengono all’intero corpo della chiesa, lo manifestano e lo implicano; i singoli membri poi vi sono interessati in diverso modo. (SC 26)

L’idea di partecipazione attiva e consapevole non si concretizza nel “fare tutto tutti”. Infatti, il gesto, le parole di uno sono realizzate a nome dell’intera assemblea celebrante. Ad esempio, quando chi presiede pronuncia un’orazione, nelle parole pronunciate tra il suo “Preghiamo” iniziale e l’Amen conclusivo viene raccolta e portata al Padre la preghiera di tutti.
Nella comunità cristiana il dono di Dio si manifesta sotto forme diverse che, nel loro insieme e nella loro varietà, contribuiscono a manifestare il volto della Chiesa.

Il vescovo, il presbitero, il diacono
Gli accoliti - ministranti che servono all’altare
I lettori (più globalmente, annuncio della Parola: catechisti e animatori)
I ministri straordinari dell’Eucaristia

I ministri del canto e della musica:
- il salmista
- il coro
- gli strumentisti
- la guida del canto dell’assemblea

I ministri del raduno:
- preparazione del luogo, fiori
- accoglienza alla porta
- raccolta offerte (più globalmente: aiuto reciproco, condivisione, carità)


Celebrazioni aperte all’azione dello Spirito

Dal primo libro dei Re
Ci fu un vento impetuoso […] ma il Signore non era nel vento, Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello (1 Re 19,11-13)

Dalla lettera ai Romani
Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio (Rm 8,26-27)

Lo Spirito si esprime e agisce con modalità inconsuete e poco invadenti. Si tratta quindi di creare le condizioni perché la sua azione possa “dispiegarsi” in pienezza. Qualche suggerimento:
  • Una celebrazione che lascia trasparire il mistero, che va nel senso dell’alleggerire, del lasciare spazio, più che dell’aggiungere elementi ad un rito già in sé ricco di significati.
  • Una sobrietà di parola da parte di tutti coloro che svolgono un ministero o un ruolo, che eviti tutte le “comunicazioni” non essenziali, per concentrare l’attenzione sulla Parola, sui testi e gesti del rito.
  • Un equilibrio parola-gesto-silenzio, per cui in un ritmo disteso e giusto (né frettoloso, né troppo rallentato) ogni elemento possa trovare il giusto spazio ed essere vissuto in tutta la sua ricchezza. Per le nostre celebrazioni molto piene di parole, può forse valere la pena di rileggere ciò che l’introduzione al Messale dice sul silenzio.
Si deve anche osservare a suo tempo il sacro silenzio, come parte della celebrazione. La sua natura dipende dal momento in cui ha luogo. Così durante l’atto penitenziale e dopo l’invito alla preghiera, il silenzio aiuta il raccoglimento; dopo la lettura o l’omelia, è un richiamo a meditare brevemente ciò che si è ascoltato; dopo la Comunione, favorisce la preghiera interiore di lode e di supplica (OGMR [= Introduzione al Messale] n. 45).

In realtà questa dimensione più “tranquilla” e meditativa va arricchita con atteggiamenti anche più dinamici, secondo i vari momenti del rito che, non dimentichiamolo, è in primo luogo un’azione.

Ad esempio, l’acclamazione dell’Alleluia, che va eseguita e cantata con vigore, ha caratterizzato in modo forte il tempo di Pasqua, e ora ci ricorda in tutte le domeniche dell’anno liturgico che al centro di ogni celebrazione sta il mistero del Signore morto e risorto.


Per concludere...

Qualche parola di un autore della tradizione ortodossa che molto ha parlato dello Spirito Santo (Olivier Clément, Le feste cristiane, Qiqajon, Monastero di Bose, Magnano (BI), 2000, pp. 73-77):

Quanto è difficile evocare lo Spirito, lui che è il Dio nascosto, il silenzioso, la celebrazione più che il celebrato. Egli è la vita della vita, la bellezza della bellezza, il silenzio al cuore della parola. È in ognuno di noi il “fondo inesauribile dell’anima”, colui che plasma l’interiorità di ogni persona.

[…]

Anche se lo Spirito non ha un nome proprio possiede tuttavia molti volti. Il regno dei volti è il regno dello Spirito Santo, questo ci suggerisce ogni rappresentazione della Pentecoste […].

Lo Spirito sgorga sul mondo dal calice eucaristico. Ogni assemblea eucaristica è luogo di una continua Pentecoste. Il compito della chiesa è di generare al mondo uomini liberi, responsabili, creativi, capaci di discernere ovunque l’immenso sussulto dello Spirito per liberarne la potenza.



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