HomeContattiFaqMappa
Libreria on-line: -10%. Ricerca nel nostro catalogo on-line Ricerca Promozioni on-line Abbonamenti Carrello
Novità Le nostre librerie
Cec Bon Bosco
 
la messa nella domenica
 
i tempi liturgici
 
in parrocchia
 
strumenti
 
gli scaffali
 

Liturgia

CEC DON BOSCO Liturgia Tempo di Natale Il prodigioso mistero del Natale

Tempo di Natale
Alcuni testi della liturgia
La Novena di Natale
Natale ed Epifania
Per celebrare il tempo
       di Natale

Le messe
Il prodigioso mistero
       del Natale

Natale, una data
       e tanti perché

Un singolare decalogo
       per un Natale diverso

La celebrazione:
       incontro ‘visibile’
       dell’uomo con Dio

L’icona della natività
       del Signore


Il prodigioso mistero del Natale

Gesù volle essere bambino
perché tu potessi crescere come uomo perfetto;
fu avvolto in fasce
perché tu fossi sciolto dai lacci della morte;
fu deposto in una stalla
perché tu raggiungessi le stelle;
non trovò posto nell'albergo
perché tu avessi un posto in cielo.
Egli ha scelto per sé la povertà
per donare a tutti la sua ricchezza;
egli ha pianto come un bambino
per lavare col suo pianto i miei peccati.
Signore Gesù,
ti siamo riconoscenti
più per la povertà e la debolezza
che hai vissuto già da bambino per salvarci,
che per la grandezza e la potenza
con cui ci hai creati.
(s. Ambrogio, Commento del Vangelo di Luca)

Nemmeno per i primi cristiani è stato facile spiegare agli altri come mai Dio, infinito ed eterno, abbia voluto adattarsi a rendersi presente in una piccolissima parte dell'universo da lui stesso creato, diventando una creatura come tutte le altre, assumendo su di sé la natura umana.
Il mistero del Natale costituì la prima e fondamentale occasione per far riflettere cristiani e non cristiani sulla sublime "follia" di Dio, che spinge l'onnipotenza del proprio amore sin quasi ai limiti del contraddittorio.
Due testi dei Padri, uno di san Leone Magno (papa dal 440 al 461) e uno del diacono siriaco sant’Efrem (vissuto fra il 306 e il 373), appaiono molto significativi. Sono un tentativo di comprendere meglio la logica sorprendente del vero amore. Dio ci ama, e perciò è diventato in tutto e per tutto come noi, fino al punto da addossarsi le conseguenze dei nostri stessi peccati (s. Leone). Dio ci ama, e perciò ha messo insieme l'infinità e la piccolezza, l'eternità e il tempo, la beatitudine e la sofferenza (s. Efrem).

San Leone Magno
Rallegriamoci, perché oggi è nato il Salvatore. Nessuno può essere triste, perché oggi è il Natale della vita, che toglie il frutto della morte e ci riempie con la letizia della promessa di vita eterna. Nessuno sia escluso dal partecipare a tanto giubilo, perché a tutti è comune il motivo della gioia: il nostro Signore, distruttore della morte e del peccato, siccome non ha trovato nessuno libero da colpa, così è venuto a liberare tutti.
Esulti il santo, perché si avvicina alla palma. Goda il peccatore, perché è invitato al perdono. Si faccia animo il pagano, perché è chiamato alla vita.
Infatti il Figlio di Dio, nella pienezza dei tempi disposti dall'altezza inscrutabile del divino decreto, ha assunto la natura del genere umano per riconciliarlo al suo Creatore, affinché l'ideatore della morte, il diavolo, fosse vinto proprio per mezzo di quella con cui aveva vinto. E in tale conflitto accesosi per noi si è combattuto con una legge grande e mirabile di giustizia: infatti il Signore onnipotente ha affrontato l'avversario crudelissimo non nella sua maestà, ma nella nostra umiltà:
gli presenta lo stesso corpo, la stessa natura che partecipa della nostra mortalità, esente però da ogni peccato. [...]
Perciò, carissimi, rendiamo grazie a Dio Padre, per mezzo del suo Figlio nello Spirito Santo, che per la sua grande misericordia con cui ci amò ha avuto pietà di noi ed "essendo noi morti al peccato, ci vivificò in Cristo" (Ef 2,5), affinché fossimo in lui una nuova creatura, una nuova struttura (cf Ef 2,10). Spogliamoci dunque del vecchio uomo con le sue azioni (cf Ef 4,22; Col 3,8) e, partecipi della nascita di Cristo, rinunciamo alle opere della carne.
Riconosci, o cristiano, la tua dignità e, consorte ormai della divina natura, non tornare alla bassezza della tua vita antecedente, depravata. Ricordati di quale capo e di quale corpo tu sei membro.
Rammenta che sei stato strappato dal potere delle tenebre e sei stato trasferito nella luce e nel regno di Dio. Con il sacramento del battesimo sei diventato tempio dello Spirito Santo (cf 1 Cor 3,16): non cacciare da te con le azioni cattive un ospite tanto degno e non assoggettarti di nuovo alla schiavitù del demonio; il tuo prezzo è il sangue di Cristo. Ti giudicherà nella verità, come ti ha redento per misericordia, egli, che con il Padre e lo Spirito Santo regna nei secoli dei secoli (Sermoni 21).

Dio nella sua bontà
volle essere visto direttamente
nell'uomo e in se stesso.
Si è fatto uomo dunque
per riparare il peccato dell'uomo.
Accetta di essere bambino,
vuole essere nutrito,
passa attraverso i vari stadi dell'età
perché l'uomo riacquisti l'età matura e perfetta,
e quella che egli stesso aveva progettato.
Sostiene così l'uomo
perché non debba più cadere.
Rende figlio di Dio
colui che era destinato a un'esistenza umana.
S. Pietro Crisologo

Sant’Efrem Siro
Un grande stupore si impossessa dell'uomo quando considera il miracolo che Dio scese prendendo dimora in un seno materno, che la sua somma essenza assunse un corpo umano e per nove mesi abitò nell'utero della madre senza contrarietà, e che quel seno di carne fu in grado di portare il fuoco, che la fiamma abitò nel corpo delicato senza bruciarlo.
Proprio come il roveto sull'Oreb portava Dio nella fiamma, così Maria portò Cristo nel suo seno verginale. Attraverso l'udito, Dio entrò senza danni nel ventre materno e il Figlio di Dio poi ne uscì con purezza. La vergine concepì Dio e la sterile (Elisabetta) concepì il vergine (Giovanni), anzi il figlio della sterilità spuntò prima del germoglio della verginità.
Un miracolo nuovo Dio ha compiuto tra gli abitanti della terra: egli, che misura il cielo con la spanna, giace in una mangiatoia d'una spanna; egli, che contiene il mare nel cavo della mano, conobbe la propria nascita in un antro. Il cielo è pieno della sua gloria e la mangiatoia è piena del suo splendore. Mosè desiderò contemplare la gloria di Dio, ma non gli fu possibile vederla come aveva desiderato.
Potrebbe oggi venire a vederla, perché giace nella mangiatoia in una grotta.
Allora nessun uomo sperava di vedere Dio e restare in vita; oggi tutti coloro che l'hanno visto sono sorti dalla seconda morte alla vita. [...]
È grande il prodigio che si è compiuto sulla nostra terra: il Signore di tutto è disceso su di essa, Dio si è fatto uomo, l'Antico è diventato fanciullo; il Signore si è fatto uguale al servo, il Figlio del re si è reso come un povero errabondo. L'essenza eccelsa si è abbassata ed è nata nella nostra natura, e ciò che era estraneo alla sua natura lo ha assunto per il nostro bene. Chi non contemplerà con gioia il miracolo che Dio si è abbassato assoggettandosi alla nascita? Chi non si meraviglierà vedendo che il Signore degli angeli è stato partorito?
Credilo senza dubitarne e sii convinto che tutto in verità si è svolto proprio così! (Inno per la nascita di Cristo 1).

Natale
Vorrei ripagarti, Signore,
dell’amore mancato.
Nascesti in una stalla abbandonata
perché non vollero riceverti.
E fu l’inizio
d’un questuare silenzioso
di anime che ti accogliessero.
È Natale
e torni ancora, Signore,
a mendicare il nostro amore.
Vogliamo accoglierti, piccolo bimbo,
ma tu trasforma il nostro freddo cuore
da stalla povera
in caldo ambiente degno del tuo dono.
Guglielmo Giaquinta


torna su
 
ContrattoPrivacyCredits
© Istituto Bernardi Semeria - Editrice ELLEDICI P.I. / C.F. 00070920053