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Liturgia

CEC DON BOSCO Liturgia Tempo di Natale L’icona della natività del Signore

Tempo di Natale
Alcuni testi della liturgia
La Novena di Natale
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Per celebrare il tempo
       di Natale

Le messe
Il prodigioso mistero
       del Natale

Natale, una data
       e tanti perché

Un singolare decalogo
       per un Natale diverso

La celebrazione:
       incontro ‘visibile’
       dell’uomo con Dio

L’icona della natività
       del Signore

L’icona della natività del Signore

Una teologia dell’icona

L’icona che presentiamo (spunti da T. Spidlik, M. Rupnik, La fede secondo le icone, Lipa 2000, pp. 35-39) offre una sintesi dei temi e dei significati del tempo di Natale riletti alla luce della storia della salvezza e del rapporto tra Dio e l’uomo. Può essere collocata accanto al presepe o divenire un ”polo” significativo per questo tempo, accompagnare la processione di ingresso, offrire spunti per la preghiera comunitaria o l’omelia.

In questa immagine che si fa parola, la struttura è articolata, il linguaggio è complesso, ricco di risonanze simboliche e bibliche, il colore e le forme cercano di esprimere il mistero.




Icona della Natività, scuola di Rublëv (1410 –1430), Mosca, Galleria Tretjakov


  • I magi (in alto a sinistra) nel loro movimento verso l’alto rappresentano l’umanità alla ricerca di Dio. c’è un desiderio, un tendere a, uno sforzo che cerca di penetrare il mistero di Dio.

  • Gli angeli (in alto a destra), testimoni della presenza di Dio, sono tipicamente rivolti in alto, verso Dio; alcuni adorano il Verbo fatto carne, il bambino nella mangiatoia. Uno degli angeli sulla destra è rivolto in basso verso i pastori per dire che ormai è inutile sforzarsi di salire: è il tempo in cui Dio stesso scende e si rende visibile a chi lo cerca con cuore sincero.

  • I pastori (in centro a destra): la figura sulla destra che ascolta l’annuncio dell’angelo rappresenta il popolo di Israele, popolo di cui Dio stesso è Pastore.

  • Giuseppe (in basso a sinistra): i dubbi di san Giuseppe, tentato dal diavolo vestito da pastore, rappresentano le nostre fatiche, le nostre esitazioni e resistenze. Giuseppe non può capire da solo, la verità di Gesù può essergli annunciata solo da un angelo. Davanti a Giuseppe, l’albero della radice di Iesse rappresenta l’adempimento delle promesse fatte ad Abramo e alla sua discendenza.

  • Le levatrici (in basso a destra): le donne che lavano il neonato secondo la testimonianza dei vangeli apocrifi rendono testimonianza della nascita di Cristo, venuto al mondo come uomo da una vergine. Lavando Gesù come un qualsiasi altro bambino testimoniano che Egli è vero uomo.

  • Maria, una mangiatoia e un sepolcro (al centro): la grotta di Betlemme, fulcro e punto di convergenza di tutte le linee del cosmo, ha la forma di una tomba, la culla è un sepolcro e le fasce sembrano quelle di un morto. Il Cristo che nasce è lo stesso della passione, morte e risurrezione. Il volto della Madre è triste, ma la tristezza non può mai essere un tema dominante nell’icona, che vuole far intravedere la riconciliazione e la pace frutto dell’incarnazione del Figlio. Infine la presenza dell’asino e del bue, insieme alla mangiatoia, richiama la condizione dell’uomo cacciato dall’Eden dopo il peccato, che deve lavorare per procurarsi il pane e mangiare per sopravvivere. Come gli animali alla mangiatoia, l’uomo nella sua vita torna continuamente al peccato. Dio incontra l’uomo proprio dove egli pecca, dove sperimenta la sua debolezza e il suo limite. Per questo Cristo viene posto nella mangiatoia: si abbassa al livello dell’uomo, nel luogo a cui l’uomo sicuramente ritornerà, il suo peccato. Questa mangiatoia è anche un sarcofago, simbolo della vittoria del Figlio che distruggerà il peccato e la morte.


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