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La celebrazione: incontro ‘visibile’ dell’uomo con Dio
Una teologia dell’icona
La tradizione ortodossa considera la categoria di immagine importantissima per cercare di esprimere il volto di Dio e dire la relazione tra questo Dio e l’uomo; l’immagine
- dice qualcosa su Dio e sui rapporti tra le persone della Trinità: Cristo è immagine del Dio invisibile (Col 1,15) fattosi carne, Parola divenuta visibile, grazie a lui anche noi possiamo entrare nella comunione con il Padre;
- dice qualcosa sull’uomo, creato a immagine di Dio (Gn 1,26-27) e chiamato a realizzare nella sua vita, grazie all’aiuto dello Spirito e la somiglianza con il Cristo, in un rapporto dinamico tra il dono ricevuto e una realizzazione personale di questo dono sempre più piena.
In questo senso anche l’immagine raffigurata nell’icona si radica nel mistero della scelta di Dio di rendere visibile il suo volto nella persona di Cristo. A chi contempla l’icona o sosta davanti ad essa, vengono offerti un incontro, una presenza. L’immagine nella sua dimensione materiale rende presente il soggetto rappresentato ed invita a entrare in relazione con esso.
L’icona è strettamente legata all’esperienza liturgica: è la preghiera dei fedeli a testimoniare la presenza di Dio nell’icona e a portare avanti quella storia della salvezza che anche l’icona comunica. “L’icona è una realtà spirituale, dove spirituale è tutto ciò che, nell’azione dello Spirito Santo, ci parla di Dio, ce lo ricorda, ce lo comunica, ci riporta a lui” (T. Spidlik, M. Rupnik, La fede secondo le icone, Lipa 2000, p. 20).
Per una liturgia più sensoriale e più “visiva”
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Icona della Natività, scuola di Rublëv (1410 –1430), Mosca, Galleria Tretjakov
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Nella Bibbia è evidente che l’incontro con Dio e l’esperienza della salvezza passano in primo luogo attraverso l’ascolto: Ascolta, Israele… (Dt 6,4); un ascolto che vivifica tutta l’esistenza della persona e della comunità, fondato sulla docilità di cuore, e capace di realizzarsi anche nel vissuto quotidiano.
L’incarnazione, il Figlio fatto uomo, immagine visibile del Padre sottolinea, insieme con l’ascoltare, anche la dimensione del vedere. In senso ancora più forte, alcuni testi sottolineano una dimensione globalmente “corporea”, per cui nella relazione con il Signore tutta la persona è coinvolta e tutti i sensi vengono risvegliati: ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita […] noi lo annunziamo anche a voi (1 Gv 1,1-3).
La liturgia, luogo in cui il Signore ci raggiunge nella totalità della nostra persona, fatta di interiorità e corporeità, offre in questo senso un terreno fecondo per valorizzare la molteplicità “sensoriale” dell’incontro con Dio. Quasi un’icona, che con parole, gesti, profumi, forme e colori, canti… rinnova l’annuncio di salvezza nell’oggi della nostra esperienza personale e dei nostri vissuti comunitari.
Gli elementi visivi della celebrazione educano il nostro sguardo verso il mondo e verso noi stessi; offrono il visibile come promessa di una profondità, di un oltre, di un’eccedenza di senso; ci educano ad uno sguardo capace di cogliere la dimensione simbolica della nostra vita e della nostra esperienza di fede.
Lo spazio in cui celebriamo
I luoghi simbolici che lo differenziano (altare, ambone, battistero…), gli arredi liturgici, le immagini e tutti gli elementi visivi possono essere valorizzati in un cammino di “iniziazione” comunitaria del senso del vedere:
- i coloridelle vesti ripresi e richiamati da altri elementi;
- una composizione floreale per “fiorire” di volta in volta i diversi punti significativi dello spazio;
- un uso sapiente delle luci, una valorizzazione dello spazio, nella concretezza (a volte nei limiti) di una specifica situazione;
- in qualche occasione la valorizzazione di un’icona caratteristica del tempo liturgico:
- che accompagna la processione di ingresso;
- posta in un luogo significativo e visibile, adornata di ceri e di fiori;
- collocata durante la settimana in un luogo adatto per la preghiera personale;
- usata come spunto per l’omelia, la preghiera universale o la monizione introduttiva.
(alcuni spunti da: E. Battaglia, F. Ramazzo, Il colore “sacramento” della bellezza, Ed. Messaggero, 2003, pp. 47-82)
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