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Alcuni testi
O Dio Padre, che hai mandato al mondo il tuo Figlio, Parola di verità, e lo Spirito santificatore per rivelare agli uomini il mistero della tua vita, fa’ che nella professione della vera fede riconosciamo la gloria della Trinità e adoriamo l’unico Dio in tre persone. Per il nostro Signore Gesù Cristo che è Dio e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli (Orazione colletta Santa Trinità).
- Il significato della festa si radica nelle eresie cristologiche del IV e V secolo che non riconoscevano la natura divina del Figlio; il concilio di Nicea sintetizza la fede trinitaria nelle espressioni del Credo che anche noi recitiamo ogni domenica: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre….
- Sono molto frequenti i testi del rito della Messa che sottolineano questa dimensione trinitaria: per fare solo alcuni esempi, le orazioni come quella qui presentata hanno tutte una struttura comune, e si rivolgono al Padre per il Figlio (in senso latino, cioè attraverso il Figlio), nello Spirito; la stessa dinamica si trova nella cosiddetta Dossologia (Per Cristo, con Cristo… a te Dio Padre… nell’unità dello Spirito Santo…) che conclude la Preghiera Eucaristica e a cui tutti rispondiamo: “Amen!”. Queste espressioni trinitarie ci accompagnano ogni domenica, rendendoci sempre più familiare il mistero dell’unico Dio in tre persone.
O Padre, che hai voluto salvare gli uomini con la morte in croce del Cristo tuo Figlio, concedi a noi che abbiamo conosciuto in terra il suo mistero di amore, di godere i frutti della redenzione del cielo. Per il nostro Signore Gesù Cristo che è Dio e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli (Orazione colletta, Esaltazione della croce).
- A parte la conclusione trinitaria di cui abbiamo parlato prima, comune a tutte le orazioni, questo testo sottolinea un altro aspetto centrale per la nostra vita di fede e presente ogni volta che siamo radunati per celebrare: la Croce di Cristo, segno del Cristo morto per la nostra salvezza, risorto e asceso al cielo. La nostra vita di battezzati consiste nel partecipare a questa dinamica pasquale: se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione (Rom 6,5): ogni volta che la Chiesa è radunata per celebrare l’Eucaristia, al centro vi è il rendimento di grazie per il mistero della morte e risurrezione di Cristo, cui anche noi siamo chiamati a unirci.
O Padre, che prepari il tempio della tua gloria con pietre vive e scelte, effondi sulla Chiesa il tuo santo Spirito, perché edifichi il popolo dei credenti che formerà la Gerusalemme del cielo. Per il nostro Signore Gesù Cristo… (Orazione colletta Dedicazione della Basilica lateranense).
- Il rituale della dedicazione di una chiesa – che lungo i secoli ha conosciuto forme diverse – comporta un duplice movimento. Il primo è quello di riservare uno spazio scelto e delimitato che viene sottratto al suo normale carattere profano: è questo il senso della benedizione della prima pietra, in cui il vescovo asperge il terreno e le future fondamenta. Il secondo è quello di consacrare: pur soggetto alla caducità come tutte le opere dell’uomo, si conferisce a questo spazio la vocazione di essere aperto alla presenza di Dio.
- Dopo la morte e risurrezione di Cristo, lo spazio ultimo dell’incontro con Dio diventa il Cristo stesso, il suo corpo, la sua presenza in mezzo alla Chiesa, di cui Egli è il capo. Lo spazio dell’edificio-chiesa viene modellato dalla comunità radunata in quel luogo per rendere grazie al Signore, e anche noi siamo chiamati a diventare pietre vive, edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito (Ef 2,22), come discepoli di Cristo, pietra angolare.
- A parte l’esperienza “forte”, per una comunità, della dedicazione della chiesa in cui si raduna, questa festa, che può essere associata alla solennità della chiesa locale in una domenica vicina, offre alle comunità cristiane un’occasione per fare memoria del loro essere radunate dal Signore ogni domenica, chiamate a diventare, con l’aiuto dello Spirito, sempre più “Corpo di Cristo”.
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Dio onnipotente e misericordioso, per Cristo nostro Signore. Sacerdote vero ed eterno, egli istituì il rito del sacrificio perenne; a te per primo si offrì vittima di salvezza, e comandò a noi di perpetuare l’offerta in sua memoria. Il suo corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza, il suo sangue per noi versato è la bevanda che ci redime da ogni colpa (Corpus Domini, Prefazio dell’Eucaristia I).
- Il titolo di Cristo “Sacerdote” e la meditazione del sacrificio in cui ha offerto se stesso in modo definitivo e irripetibile sono temi tipici della lettera agli Ebrei. Questo titolo è attribuito a lui in modo esclusivo, i cristiani sono un popolo sacerdotale perché partecipano di quel sacerdozio in virtù del battesimo, e i presbiteri sono ministri di Cristo grazie all’ordinazione.
- Inoltre Cristo ha stabilito come un rito perenne che i suoi gesti dell’ultima cena diventassero un memoriale, cioè un modo per rendere attuale l’offerta di sé realizzata sulla croce. Obbedendo al suo comando “fate questo in memoria di me”, ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, come dice San Paolo, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga (1 Cor 11,26).
- I segni sacramentali del pane e del vino attraverso la partecipazione al banchetto eucaristico portano in noi frutti di riconciliazione e di salvezza. Anche l’adorazione del pane eucaristico ha origine nella celebrazione eucaristica, momento dinamico e originario dal quale scaturisce la vita della Chiesa; potremmo dire che il culto eucaristico ne rappresenta un prolungamento, e se diventa indipendente da essa vede impoverito il suo significato.
R. Falsini, Commento ai prefazi dell’anno liturgico, Edizioni O.R. 1997, pp. 92-95
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