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| Celebrazioni e attivitÀ per i tempi liturgici |
Tradizioni e curiosità
Il presepio
A Roma, nel 600 d.C., in una cappella all'interno della Basilica
di Santa Maria Maggiore, esisteva già una riproduzione
della grotta di Betlemme: «Sancta Maria ad Paesepem».
E molti cristiani si recavano a visitarla con la stessa devozione
con la quale i pellegrini confluivano a Betlemme, in Giudea,
alla grotta considerata luogo di nascita di Gesù e dove
per desiderio di sant'Elena (madre dell'imperatore Costantino)
sorse, nel 326, la Basilica della Natività.
Il racconto della Natività, inoltre, era già raffigurato,
fin dal IV secolo, sulle tombe paleocristiane e, successivamente,
sarà il soggetto di numerosi dipinti che adorneranno
gli interni delle chiese. Ma fu san Francesco d'Assisi che,
nel 1223 a Greccio, in Umbria, per la prima volta arricchì
la Messa di Natale con la presenza di un presepio vivente.
L'idea si diffonderà rapidamente finché si giungerà
ai primi presepi familiari modellati con i materiali più
diversi: legno, vetro, argilla, mollica di pane... sino ai più
recenti realizzati con le materie plastiche. L'opera ideata
da san Francesco venne chiamata Presepio o Presepe, termine
di derivazione latina indicante la stalla, e anche la mangiatoia
che si trova in quell'ambiente, propriamente ogni recinto chiuso.
Nel museo di Murcia, in Spagna, è conservato il presepe
«Salzillo» costituito da un incredibile numero di
statuette: sì possono contare addirittura 5 personaggi.
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L'albero di Natale
Verso il secolo XI, nell'Europa dei Nord, sì diffuse
l'uso di allestire rappresentazioni (sacre rappresentazioni
o misteri) che riproponevano episodi tratti dalla Bibbia.
Nel periodo d'Avvento, una rappresentazione molto richiesta
era legata al brano della Genesi sulla creazione. Per simboleggiare
l'albero «della conoscenza del bene e del male»
del giardino dell'Eden si ricorreva, data la regione (Nord Europa)
e la stagione, ad un abete sul quale si appendevano dei frutti.
Da quell'antica tradizione si giunse via via all'albero di Natale
dei giorni nostri, di cui si ha una prima documentazione certa
risalente al 1512 in Alsazia. L'abete di Natale assunse gradatamente
anche un significato nuovo: venne a simboleggiare la figura
di Gesù, il Salvatore che ha sconfitto le tenebre dei
peccato: per questo motivo si è cominciato ad adornarlo
di luci.
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Cero di Natale
La luce del cero natalizio simboleggia Gesù, luce
del mondo. Una luce è nata nel mondo sono le parole della
liturgia, e il cero con la sua fiamma richiama proprio questo
significato.
In Francia e in Gran Bretagna fa parte della tradizione accendere
tre ceri fusi insieme alla base, come segno di adorazione alla
Trinità.
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Corona d'Avvento
L'uso della Corona d'Avvento è da collegarsi ad un'antica
consuetudine germanico-precristiana, derivata dai riti pagani
della luce, che si celebravano del mese di Yule (dicembre).
Nel XVI secolo si diffuse tra i cristiani divenendo un simbolo
di questo periodo che precede il Natale.
La Corona d'Avvento è un cerchio realizzato con foglie
di alloro o rametti di abete (il loro colore verde simboleggia
la speranza, la vita) con quattro ceri.
Durante il Tempo di Avvento (quattro settimane) ogni domenica
si accende un cero. Secondo una tradizione, ogni cero ha un
suo significato: c'è il cero dei profeti, il cero di
Betlemme, quello dei pastori e quello degli angeli. La corona
può venire appoggiata su un ripiano o appesa al lampadario.
L'accensione di ogni cero è accompagnata da un momento
di preghiera. Si conclude con un canto alla Madre di Gesù.
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Regali di Natale
Gli abitanti dell'antica Roma erano soliti scambiarsi, in
occasione di feste e a capodanno, dei regali chiamati strenne.
Tale consuetudine si ricollegava ad una tradizione secondo la
quale, il primo giorno dell'anno, al re veniva offerto in dono
un ramoscello raccolto nel bosco della dea Strenna (dea sabina
della salute?). Questo rito augurale si diffuse tra il popolo
e, ben presto, i rametti di alloro, di ulivo e di fico vennero
sostituiti da regali vari.
Tale tradizione, presente ancora ai nostri giorni, si riveste
in occasione del Natale di nuovi significati richiamando, attraverso
il gesto del dono, l'amore di Dio che ha donato suo Figlio all'umanità
intera.
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Ceppo di Natale
Soprattutto in passato, nella notte di Natale, si accendeva
nel caminetto un gran ceppo di abete per rendere confortevole
(caldo) l'ambiente in segno di ospitalità, di accoglienza
alla venuta del Figlio di Dio.
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La "rosa di Natale"
L'Helleborus è una pianta che cresce spontaneamente
nelle zone di montagna (ma si acclimata con facilità
anche in pianura e nelle aree temperate) e i cui fiori sbocciano
in pieno inverno. Per tale caratteristica, una sua varietà,
l'Helleborus niger, è anche conosciuta come Rosa di Natale.
Quest'ultima presenta un rizoma nerastro e grandi fiori bianchi
a cinque petali con sfumature tendenti al rosa.
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La "stella di Natale"
Questa pianta appartiene alla specie delle Euforbiacee, il suo
nome scientifico infatti è: Euphorbia pulcherrima, ma
è anche chiamata Poinsettia. È una pianta arbustiva
che deve la sua bellezza in particolar modo al colore rosso
vivo delle grandi battree fogliari disposte a forma di stella.
Fiorisce da dicembre a marzo.
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Quando è nato il Natale
Il 25 dicembre
Non è storicamente accertato che Gesù sia
nato effettivamente il 25 dicembre.
Anche nei vangeli di Matteo e di Luca, che forniscono una descrizione
di alcuni momenti legati alla Natività, non viene citato
né il giorno, né il mese, e neppure l'anno della
venuta dei Figlio di Dio, anche se sappiamo che Gesù
nacque quando regnava l'imperatore Cesare Augusto.
È nel IV secolo che si diffonde la celebrazione della
festa cristiana del Natale di Gesù il 25 dicembre.
In merito a tale datazione, nel corso degli anni, sono state
formulate diverse ipotesi.
Alcuni studiosi ritengono che questa data venne scelta dalla
Chiesa in contrapposizione alla festa pagana del Sole invitto
voluta dall'imperatore Aureliano, nel 275. Festa da celebrarsi,
per l'appunto, il 25 dicembre, cioè quattro giorni dopo
il solstizio d'inverno che cade il 21 dicembre. Dopo tale data
la luce [il Sole] rinasce e prende gradatamente il sopravvento
sulle tenebre, le giornate si allungano fino al 21 giugno, il
giorno più lungo dell'anno: il solstizio d'estate.
La Chiesa quindi, secondo l'opinione degli studiosi, per contrastare
il perpetuarsi di tale festa pagana radicata nella tradizione
popolare, decise di celebrare in quella medesima data il dies
natalis Christi, la nascita di Gesù: «Luce dei
mondo», il vero «Sole di giustizia» che brillerà
in eterno.
Una fonte autorevole, il Cronografo (il più antico calendario
della Chiesa di Roma) del 354, indica il 25 dicembre quale giorno
per la celebrazione della festa della Natività, ma un
altro documento romano la Depositio episcoporum (elenco liturgico
contenuto nello stesso Cronografo) attesta che tale celebrazione
era già presente nel 336 (sembra che inizialmente tale
festa venisse celebrata soltanto nella Basilica di San Pietro).
La scelta di questo giorno, comunque, fu sanzionata nel 354
da Papa Liberio.
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Un santo natalizio: san Nicola
San Nicola nacque verso il 270, forse a Patara, nella Licia
(attuale Turchia). Rimasto orfano ancora giovinetto, venne accolto
da uno zio che risiedeva nella città di Mira (oggi Dembre).
Ben presto Nicola si fece ammirare per la grande bontà
e generosità che animavano il suo operato soprattutto
verso i più poveri, ai quali distribuì le ricchezze
ricevute in eredità dai genitori.
In seguito venne ordinato sacerdote dal vescovo di Mira e, alla
morte di questi, ne divenne il successore. Anche in questo campo
si distinse ben presto per lo zelo pastorale e l'amorevole cura
con la quale seguì il suo «gregge», mentre
la risonanza di grandi miracoli da lui compiuti si diffondeva
ovunque accrescendo la fama di santo riconosciutagli dai suoi
stessi contemporanei.
L'indomito vescovo, alla sua morte avvenuta il 6 dicembre ma
di cui non si conosce con esattezza l'anno (che si ritiene compreso
tra il 345 e il 352), venne sepolto nella cattedrale di Mira.
Le reliquie rimasero a Mira fino al 1087 (la città intanto
da diversi anni si trovava sotto il dominio turco), allorché
un gruppo di marinai baresi le trafugarono e trasportarono a
Bari dove giunsero il 9 maggio 1087 e dove tuttora si trovano.
Il fatto che in questa città siano conservate le sue
reliquie ha fatto sì che il taumaturgo di Mira sia comunemente
conosciuto anche come san Nicola di Bari, di cui venne proclamato
patrono.
In diversi paesi la profonda devozione verso questo santo ha
dato origine, inoltre, a tradizioni che si intrecciano con la
grande festa della natività di Gesù.
In Olanda, ad esempio, san Nicola che i bambini chiamano familiarmente Sinter Klaus, con l'abito rosso, la barba bianca e la
mitra vescovile (cappello a punta) in testa, era stato adottato
dagli abitanti come portatori di doni per i più piccini.
Dall'Olanda la tradizione raggiunse le colonie americane dei
Nuovo Mondo, e anche lì Sinter Klaus (Santa Claus)
continuò a spostarsi di casa in casa lasciando regali
a tutti i bambini.
Con il trascorrere dei tempo il suo aspetto mutò, il
cappello vescovile divenne un cappuccio a punta, l'abito pur
rimanendo rosso si trasformò in giacca e pantaloni orlati
di pelliccia bianca, mantenne la folta barba bianca ma ingrassò
non poco, infine dall'America tornò in Europa trasformato
nel Babbo Natale sorridente e instancabile nel distribuire
i regali, proprio come Santa Klaus (cioè san Nicola)
di cui mantiene lo spirito e la capacità di donare.
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Natale nel mondo
In Messico, i giorni che precedono il Natale sono
caratterizzati da una simpatica e popolare tradizione (risalente
probabilmente alla metà dei XVI secolo), las posadas,
che ripropone l'episodio dell'arrivo a Betlemme di Giuseppe
e Maria e della loro ricerca di un luogo dove alloggiare.
«Dar posada» vuol dire ospitare un viandante e,
nella tradizione natalizia, la posada è l'abitazione
stessa che accoglie i protagonisti della natività. In
quest'occasione un corteo segue Giuseppe e Maria (rappresentati
da due bambini vestiti appropriatamente oppure delle statue
portate dai bambini) che vanno a chiedere «posada»,
cioè ospitalità, in una casa. Prima di arrivare
alla casa dove verranno accolti, si fermano a chiedere il permesso
per alloggiare presso altre abitazioni con esito, però,
negativo. Poi la processione riprende al suono degli strumenti
musicali, intervallato da preghiere e canti di litanie.
Finché, dinanzi alla porta della casa prescelta, al gruppo
nella strada che domanda «posada» con un canto,
risponde dall'interno dell'abitazione un secondo coro. Quindi
viene aperta la porta per accogliere gli ospiti con Giuseppe
e Maria.
Dopo aver pregato tutti insieme, la famiglia ospitante offre
dolci e bevande. Si termina con il gioco della pinata, una pentola
di terracotta (pignatta) appesa ad una corda che un bambino
bendato dovrà rompere colpendola con un bastone. Le pignatte
sono piene di frutta, dolci e giocattoli.
In Polonia, la vigilia di Natale è chiamata Festa
della Stella, e la tradizione vuole che, sino a quando non compare
in cielo la prima stella, non si debba iniziare la cena.
In Finlandia, oltre al classico albero di Natale, viene
preparato all'esterno delle case un secondo alberello per...
gli uccellini.
Si tratta, infatti, di un covone di grano legato ad un paio
e addobbato con semi appetitosi.
Anche in altri paesi c'è questo simpatico pensiero verso
i piccoli volatili che riempiono con il loro cinguettìo
le ore della giornata; ad esempio in Germania, soprattutto nel
sud, la gente sparge dei grano sul tetto delle case affinché
anche gli uccellini possano far festa il giorno di Natale.
In Svezia, invece, si mette un mazzo di spighe di grano sul
davanzale della finestra.
Nella città di Vienna, in Austria, i bambini (ma anche
gli adulti) gettano briciole di pane agli uccelli durante l'ormai
tradizionale passeggiata nel parco.
In Francia, nella notte di Natale, Gesù Bambino
passa nelle case a distribuire i regali che riporrà nelle
scarpe dei bambini disposte, per l'occasione, con tanta cura
e trepidazione dai bambini stessi. Inoltre, durante la sua visita
appenderà dolci e frutta all'albero di natale.
Un dolce natalizio molto diffuso nelle famiglie francesi è
una torta che nella forma richiama al ceppo che, soprattutto
un tempo ma ancora adesso nelle campagne, viene acceso per riscaldare
Gesù Bambino.
Il presepio anche in Francia occupa un posto privilegiato tra
le tradizioni natalizie. Molto belli e famosi sono i presepi
della Provenza (regione nel sud della Francia), composti da
statuine in argilla che vengono vestite con costumi realizzati
con grande precisione e realismo anche nei minimi particolari,
e poi, a seconda dei personaggio, si aggiungono i minuti attrezzi
da lavoro o gli accessori che servono per identificare la statuina.
Insieme a Gesù Bambino, Maria, Giuseppe e i re Magi trovano
posto altre statuette che rappresentano le persone più
comuni mentre svolgono la loro attività, proprio come
si incontrano nella vita di tutti i giorni. La statuetta è
chiamata Santoun che in lingua provenzale vuoi dire «
piccolo santo». Ogni anno a Marsiglia, in occasione dei
periodo natalizio, viene organizzata la: «fiera di santoun».
Le case in Germaniasono rallegrate dalla presenza dell'albero
di Natale, una delle tradizioni più vecchie, insieme
alla corona d'avvento.
Nelle camere dei bambini non manca, inoltre, il calendario d'avvento
con le 24 finestrelle che scandiscono il tempo che manca alla
grande festa natalizia; ogni giorno, aprendo una finestrella,
il bambino promette di compiere una buona azione.
Al termine dei calendario (sarà quindi il giorno di Natale)
appare l'immagine del presepe.
In inghilterra, fu sant'Agostino da Canterbury (t 604)
a introdurre la tradizione natalizia allorché, con i
suoi monaci, fu inviato da papa Gregorio Magno a svolgervi la
propria missione apostolica, verso la fine dei Vi secolo.
In ogni casa l'albero di Natale occupa il posto d'onore. Persino
l'austera città londinese si riempie delle festose luci
di multicolori lampadine che addobbano un gigantesco albero
allestito per la strada. Mentre sarà Father Christmas
(Babbo Natale), passando per il camino con il sacco dei doni,
a portare ai bambini inglesi i regali che riporrà nelle
calze ordinatamente.
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