HomeContattiFaqMappa
Libreria on-line: -10%. Ricerca nel nostro catalogo on-line Ricerca Promozioni on-line Abbonamenti Carrello
Novità Le nostre librerie
Cec Bon Bosco
 
la messa nella domenica
 
i tempi liturgici
 
in parrocchia
 
strumenti
 
gli scaffali
 

Liturgia

CEC DON BOSCO Liturgia Celebrazioni e attivitą per i tempi liturgici Natale Ti racconto ... il Natale

Celebrazioni e attivitÀ per i tempi liturgici

Ti racconto ... il Natale
7 racconti, preghiere e riflessioni per la novena di Natale

- Il figlio più saggio
- Preghiera
- Natale al fronte
- Preghiera
- Giuseppe e il pastore
- Preghiera
- Il pettirosso
- Preghiera
- La pecora nera alla grotta di Betlemme
- Preghiera
- Hatem il buono
- Preghiera
- E le campane suonarono a festa
- Preghiera

Il figlio più saggio
Molto tempo fa c'era un uomo che aveva tre figli ai quali voleva molto bene. Non era nato ricco, ma con la sua saggezza e il duro lavoro era riuscito a risparmiare un bel po' di soldi e a comperare un fertile podere.
Divenuto vecchio cominciò a pensare a come dividere tra i suoi figli ciò che possedeva. Un giorno decise di fare una prova per capire quale dei tre figli fosse il più saggio.
Li chiamò al capezzale e diede a ciascuno cinque soldi e chiese loro di comperare qualcosa che riempisse la sua stanza che era vuota e spoglia. Ciascuno dei figli prese il denaro e uscì per esaudire i desideri del padre.
Il figlio più grande pensò che era un lavoro facile. Andò al mercato e comperò la prima cosa che gli capitò sotto gli occhi: un fascio di paglia.
Il secondo figlio pensò per qualche minuto, poi girò per tutte le bancarelle dei mercato e alla fine comperò delle bellissime piume.
Il figlio più piccolo rifletté a lungo sul problema e si chiedeva: «Che cosa c'è che costa solo cinque soldi e che può riempire una stanza?». Solo dopo aver pensato per un bel po'di tempo trovò quel che faceva al suo caso e il suo volto si illuminò.
Andò in un piccolo negozio e comperò con i suoi cinque soldi una candela e dei fiammiferi. Tornando a casa era felice e si domandava cosa avessero comperato i suoi due fratelli.
Il giorno seguente, i tre figli si' presentarono al padre. Ognuno portò il suo regalo. Il più grande sparse la paglia sul pavimento, ma era così poca che fu appena sufficiente per coprire un angolo. Il secondo mostrò le sue piume, ma riempirono appena due angoli. Il padre era molto deluso dei suoi due figli maggiori. Allora si rivolse al più piccolo: « E tu che cosa hai comprato? ». Il ragazzo accese la candela con un fiammifero e la luce di quell'unica fiamma si diffuse per la stanza e la riempì. Tutti sorrisero.
Il vecchio padre fu felice dei regalo dei figlio più piccolo. Gli diede tutti i suoi averi, perché aveva capito che quel ragazzo era abbastanza intelligente per farne buon uso ed avere cura dei suoi fratelli.

Una luce nel cuore dell'inverno
Oggi accade qualcosa di simile a quanto è raccontato nella fiaba. Viviamo giorni di freddo a causa del tempo atmosferico ma ancora di più per l'egoismo che c'è nel cuore degli uomini
Per noi si accesa una Luce che riempie il mondo, una fiammella piccola che gli uomini di buona volontà possono moltiplicare a dismisura. E nessuno la può fermare.
"La luce vera, Colui che illumina ogni uomo, è venuta nel mondo".
torna su

Preghiera
Oggi,
la notte è luminosa
e il giorno risplende.
Perché lui è il bambino
che cambia il mondo.
Sul suo viso
danza il sorriso di Dio.
Egli c'è e resta con noi
e la gioia degli uomini
diviene la gioia di Dio.
Egli c'è e resta con noi
e la sofferenza degli uomini
diviene la sofferenza di Dio.
Egli si chiama
Emanuele: Dio con noi.
torna su

Natale al fronte
Era il 1917, uno dei terribili anni della prima guerra mondiale. Sulle trincee spirava un vento gelido e c'era tanta neve. I soldati si muovevano cauti, la notte era senza luna, ma serena e tutti avevano paura di incontrare delle pattuglie nemiche, perché il nemico era lì davanti a loro.
Ad un tratto un caporale disse sotto voce: «E nato!». «Eh?» fece un altro senza afferrare l'allusione. «Deve essere la mezzanotte passata perbacco. La notte di Natale! Al mio paese mia moglie e mia madre saranno già in chiesa».
Un altro compagno osservò: «Guardate là, c'è una grotta. Andiamo dentro un momento, saremo riparati dal vento».
Entrarono nella grotta e il più giovane del gruppo si tolse l'elmetto, si sfilò il passamontagna e si inginocchiò in un cantuccio. Il caporale rimase all'entrata e voltò le spalle all'interno con fare superiore: ma era perché aveva gli occhi pieni di lacrime.
Il più vecchio del gruppo si tolse i guantoni, raccolse un po' di terra umida e manipolandola qualche minuto le diede la forma approssimativa di un bambinello da presepio. Poi stese il fazzoletto nell'elmetto del compagno e vi depose il Gesù bambino. Si scorgeva appena nella fioca luce delle stelle riflessa dalla neve.
Il caporale trascurando ogni prudenza tolse di tasca un mozzicone di candela, l'accese e la pose vicino all'insolita culla. Poi sottovoce uno cominciò a recitare: "Padre nostro che sei nei cieli...". Tutti continuarono e avevano il cuore grosso da far male.
Il raccoglimento durò ancora dopo la preghiera. Nessuno voleva spezzare l'atmosfera che si era creata.
Improvvisamente alle loro spalle una voce disse.«Fröhliche Weihnachten» (Buon Natale). Una pattuglia austriaca li aveva colti alla sprovvista. Con le armi puntate stavano all'imboccatura della grotta. Mentre i soldati scattavano in piedi la voce ripeté con dolcezza: «Buon Natale ».
I nemici abbassarono le armi e guardarono la povera culla. Erano tre giovani e avevano bisogno anche loro di un po' di presepio, anche se povero. Si guardarono confusi, poi si segnarono e cominciarono a cantare «Stille Nacht», la bella melodia natalizia che tutti conoscevano.
Tutti si unirono al coro anche se si cantava in lingue diverse. Poi quando si spense l'ultima nota del canto il caporale si avvicinò a uno dei giovani nemici e gli tese la mano che l'altro strinse con calore. Tutti fecero altrettanto, augurandosi il Buon Natale. Poi uno degli austriaci trasse da dentro il pastrano una piccola scarpina da neonato. Doveva essere quella del suo bambino e se la teneva sul cuore, e dopo averla baciata la depose accanto al Bambino Gesù rimanendo per alcuni attimi in preghiera.
Poi si voltò di scatto e seguito dai compagni si allontanò voltando le spalle, senza timore, e scomparve nella notte di quel gelido Natale di guerra.

L'amore vince l'odio
«Pace in terra agli uomini di buona volontà» cantavano gli angeli attorno alla grotta di Betlemme. Anche quest'anno però in molte parti della Terra non c'è pace vera. Le armi continuano a coprire con il loro micidiale canto di morte ogni parola di pace.
La pace vera non è però frutto dell'attività dei politici: nasce nei nostri cuori e si diffonde attorno a noi. Se vogliamo che il mondo sia nella pace dobbiamo essere noi gli operatori di pace e saremo beati e chiamati figli di Dio.
torna su

Preghiera
In principio
con Te c'era la tenerezza.
Con lei Tu hai fatto
la volta del cielo:
hai fissato in alto
Sirio e Alfa del Centauro
e il cammino delle stelle.
Con essa Tu hai
fondato i continenti:
hai dato vita agli uccelli
tra le fronde,
all'odore della terra
dopo la pioggia,
al percorso dei delfini
tra le onde dell'oceano.
Con essa Tu hai creato
l'uomo e la donna:
la bellezza dei loro corpi
e l'amore che li culla
come un fiume di fuoco.
torna su

Giuseppe e il pastore
Quella notte d'inverno, fredda e rigida, Giuseppe cercava disperatamente qualcosa che potesse riscaldare sua moglie e il figlio appena nato. Era andato di casa in casa, aveva bussato a tutte le porte, ma nessuno gli aveva dato un po' di carbone o una fascina di legna.
Camminò fino ad essere esausto. Quando oramai credeva inutile ogni ricerca scorse in un campo un bagliore di fuoco. Corse verso di esso. Un gregge di pecore si riscaldava intorno alla fiamma mentre un vecchio pastore lo sorvegliava. Quando il pastore, che era un vecchio scorbutico, vide avvicinarsi il forestiero afferrò il lungo bastone ferrato e glielo scagliò contro. Giuseppe non fece una mossa per scansarlo, ma prima che lo raggiungesse il bastone deviò la traiettoria e cadde a terra innocuo.
Giuseppe si avvicinò al pastore e disse gentilmente: «Ho bisogno di aiuto: per favore posso prendere alcuni carboni ardenti? Mia moglie ha appena messo al mondo un bambino e devo accendere un fuoco per riscaldarli».
Il pastore avrebbe preferito rifiutare, ma vedendo che Giuseppe non aveva niente per trasportare le braci volle prendersi gioco di lui: "Prendine quanti ne vuoi," disse.
Giuseppe, senza scomporsi, raccolse le braci a mani nude e le mise nel suo mantello come se fossero nocciole o mele.
Il pastore disse meravigliato: «Che notte è mai questa?». Pieno di curiosità seguì Giuseppe e giunse così alla stalla dove c'erano Maria e il bambino adagiato sulla fredda paglia.
Il suo cuore si intenerì. Per la prima volta provò il grande desiderio di offrire qualche cosa.
Tirò fuori dallo zaino una morbida pelle di pecora e la offrì a Giuseppe perché vi avvolgesse il bambino. In quel momento i suoi occhi si aprirono e vide gli angeli e la gloria di Dio che circondava la mangiatoia dove il bambino sorrideva contento.
Il pastore si inginocchiò tutto felice perché aveva capito che in quella notte il suo cuore si era aperto all'amore.

Dio ci vuote incontrare
Il racconto è un invito a lasciare cadere la cattiveria e l'indifferenza che ci riempie il cuore. Guardiamo alla grotta di Betlemme come al luogo dell'incontro di Dio con l'uomo.
« Dio ha tanto amato gli uomini da mandare il suo figlio Gesù, perché chi crede in Lui ha la vita eterna».
torna su

Preghiera
Tu lo sai, Signore:
dietro la maschera
della nostra indifferenza
c'è un cuore che ti aspetta.
Dietro la maschera
del nostro orgoglio
c'è il volto
di uno che ha paura
di proclamare la sua fede.
Tu, Signore,
sei colui che smaschera.
Tu togli i travestimenti
e fai apparire
la verità nascosta
nel cuore degli uomini.
torna su

Il pettirosso
Nella stalla dove stavano dormendo Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù, il fuoco si stava spegnendo. Presto ci furono soltanto alcune braci e alcuni tizzoni ormai spenti. Maria e Giuseppe sentivano freddo, ma erano così stanchi che si limitavano ad agitarsi inquieti nel sonno.
Nella stalla c'era un altro ospite: un uccellino marrone; era entrato nella stalla quando la fiamma era ancora viva; aveva visto il piccolo Gesù e i suoi genitori, ed era rimasto tanto contento che non si sarebbe allontanato da lì neppure per tutto l'oro del mondo.
Quando anche le ultime braci stavano per spegnersi, pensò al freddo che avrebbe patito il bambino messo a dormire sulla paglia della mangiatoia. Spiccò il volo e si posò su un coccio accanto all'ultima brace.
Cominciò a battere le ali facendo aria sui tizzoni perché riprendessero ad ardere. Il piccolo petto bruno dell'uccellino diventò rosso per il calore che proveniva dal fuoco, ma il pettirosso non abbandonò il suo posto. Scintille roventi volarono via dalla brace e gli bruciarono le piume del petto ma egli continuò a battere le ali finché alla fine tutti i tizzoni arsero in una bella fiammata.
Il piccolo cuore del pettirosso si gonfiò di orgoglio e di felicità quando il bambino Gesù sorrise sentendosi avvolto dal calore.
Da allora il petto del pettirosso è rimasto rosso, come segno della sua devozione al bambino di Betlemme.

Il dono di un cuore generoso
Gesù è nato nella povertà, tra gente semplice. li racconto suggerisce che anche il piccolo pettirosso rappresenta una virtù particolare: la generosità, il sacrificio anche a costo di pagare di persona.
Gesù è venuto nel mondo per salvare gli uomini e lo ha fatto donando la sua stessa vita sulla croce.
torna su

Preghiera
Gesù,
tu sei nato debole
perché io
non abbia mai paura di te.

Sei nato povero
perché io ti consideri
la mia unica ricchezza.

Sei nato piccolo
perché io non cerchi
di dominare gli altri.

Sei nato in una grotta
perché ogni uomo
sia libero di incontrarti.

Sei nato nella semplicità
perché io smetta
di essere complicato.

Sei nato per amore
perché io non dubiti
mai del tuo amore.
torna su

La pecora nera alla grotta di Betlemme
C'era una volta una pecora diversa da tutte le altre. Le pecore, si sa, sono bianche; lei invece era nera, nera come la pece.
Quando passava per i campi tutti la deridevano, perché in un gregge tutto bianco spiccava come una macchia di inchiostro su un lenzuolo bianco: «Guarda una pecora nera! Che animale originale; chi crede mai di essere? ».
Anche le compagne pecore le gridavano dietro: «Pecora sbagliata, non sai che le pecore devono essere tutte uguali, tutte avvolte di bianca lana?».
La pecora nera non ne poteva più, quelle parole erano come pietre e non riusciva a digerirle.
E così decise di uscire dal gregge e andarsene sui monti, da sola: almeno là avrebbe potuto brucare in pace e riposarsi all'ombra dei pini.
Ma nemmeno in montagna trovò pace. «Che vivere è questo? Sempre da sola!», si diceva dopo che il sole tramontava e la notte arrivava.
Una sera, con la faccia tutta piena di lacrime, vide lontano una grotta illuminata da una debole luce. «Dormirò là dentro » e si mise a correre. Correva come se qualcuno la attirasse.
«Chi sei?», le domandò una voce appena fu entrata.
«Sono una pecora che nessuno vuole: una pecora nera! Mi hanno buttata fuori dei gregge».
«La stessa cosa è capitata a noi! Anche per noi non c'era posto con gli altri nell'albergo. Abbiamo dovuto ripararci qui, io Giuseppe e mia moglie Maria. Proprio qui ci è nato un bel bambino. Eccolo!».
La pecora nera era piena di gioia. Prima di tutte le altre poteva vedere il piccolo Gesù.
«Avrà freddo; lasciate che mi metta vicino per riscaldarlo!».
Maria e Giuseppe risposero con un sorriso. La pecora si avvicinò stretta stretta al bambino e lo accarezzò con la sua lana.
Gesù si svegliò e le bisbigliò nell'orecchio: «Proprio per questo sono venuto: per le pecore smarrite!».
La pecora si mise a belare di felicità. Dal cielo gli angeli intonarono il «Gloria».

Gesù è l'amore che salva
Celebrando la festa dell'amore di Dio per gli uomini è giusto ricordarsi di quelli che sono lontani da questo amore. C'è tanta gente che è amareggiata perché non siamo stati in grado di far sentire la nostra bontà.
L'incontro con Gesù nel Natale ci deve dare la carica per superare ogni barriera: la paura, l'antipatia, il sentirci superiori agli altri.
torna su

Preghiera
O Dio, Padre di Gesù,
fonte di ogni cosa buona,
donaci occhi limpidi
e cuore senza macchia
per vedere tutto il bene
che c'è nel mondo
e gioire dell'amore
con cui gli altri si amano.
Donaci occhi limpidi
e cuore puro
per rallegrarci dei bene
che anche noi facciamo
e dell'amore che anche noi doniamo.
Dalla ricchezza del nostro cuore
salga a te il grazie
perché tu ci sei vicino
in Gesù tuo figlio.
torna su

Hatem il buono
C'era una volta un signore molto ricco che aveva un figlio.
Questo figlio si chiamava Hatem ed era molto buono con i poveri: li aiutava in ogni modo, dava loro cibo e vestiti e avrebbe dato perfino la vita se fosse stato necessario.
Il re di quella terra sentì parlare di quest'uomo così buono e divenne geloso della sua popolarità. Ordinò alle sue guardie di bruciare la casa di Hatem e di appendere un cartello nella strada:
«Chi mi porterà Hatem vivo o morto riceverà una ricompensa di 25.000 ducati d'oro».
Gli amici di Hatem lo avvertirono e gli dissero di abbandonare subito la città. Così travestito da mendicante si rifugiò nella foresta. Camminò per miglia e miglia finché trovò una caverna dove poté riposarsi.
Si era appena seduto su un tronco e stava riflettendo sulla sua sventura, quando sentì un povero tagliaboschi che, appoggiato ad un albero lì vicino, diceva: «Se trovassi Hatem tutti i miei problemi sarebbero risolti».
Hatem ebbe pietà del vecchio e gli disse: «Eccomi, sono Hatem. Portami dal re e riceverai la ricompensa promessa».
Il vecchio rimase stupito, ma non seguì il consiglio di Hatem perché non voleva che egli morisse.
All'improvviso si sentì un fruscio tra i cespugli e, prima che Hatem potesse capire di cosa si trattasse, quattro guardie del re lo avevano bloccato.
Ogni guardia desiderava per sé l'intera ricompensa e cominciarono a discutere. Ognuna di loro sosteneva di avere trovato Hatem per prima. Alla fine lo portarono al Palazzo reale dove il re in persona lo interrogò.
Hatem disse che l'unica persona che meritava veramente la ricompensa era il povero tagliaboschi, il primo che lo aveva trovato. Il re fu colpito dall'onestà di Hatem e scese dal trono per abbracciarlo.
Hatem divenne ministro del re e il vecchio tagliaboschi ebbe i ducati che gli spettavano.

Donare con amore
La gioia dì una festa è veramente piena solo quando la si condivide.
Il racconto di Hatem ci vuole ancora una volta far riflettere su quello che Gesù ha detto: «C'è più gioia nel donare che nel ricevere».
Hatem sarebbe stato capace di dare la sua vita per far felice un povero. La nostra gioia sta, sovente, in un dono più piccolo, ma altrettanto importante. A volte basta solo un sorriso.
torna su

Preghiera
Cristo non ha più mani,
ha soltanto le nostre mani
per fare oggi le sue opere.

Cristo non ha più piedi,
ha soltanto i nostri piedi
per andare incontro agli uomini.

Cristo non ha più voce,
ha soltanto la nostra voce
per parlare oggi di sé.

Cristo non ha più vangeli
che gli uomini leggano ancora.
Ma ciò che noi facciamo,
in parole e in opere,
è il vangelo
che Lui sta scrivendo ora.
torna su

E le campane suonarono a festa
C'era una volta in una grande città una chiesa davvero bella. Dall'ingresso principale si vedeva a mala pena l'altare che si trovava sul versante opposto.
Accanto alla chiesa si ergeva un'imponente torre campanaria così alta che la sua guglia si confondeva con le nubi dei cielo e si poteva vedere soltanto quando il cielo era sereno.
Lassù nella torre vi era uno splendido concerto di campane, si diceva fossero le più belle del mondo, ma mai nessuno le aveva sentite suonare.
Erano campane speciali. Potevano suonare solo la vigilia di Natale e soltanto quando fosse stato deposto sull'altare il più bel dono al bambino Gesù.
Purtroppo da molti anni non si era avuta un'offerta così preziosa da meritare i rintocchi delle campane.
Tuttavia, ogni Natale, la gente si affollava davanti all'altare portando doni preziosi, ma senza ottenere quello che tutti speravano.
In un villaggio abbastanza distante dalla città viveva un ragazzo chiamato Pedro, insieme con il suo fratellino. Avevano sentito parlare delle straordinarie campane e delle offerte che venivano fatte. Per quel Natale avevano deciso di recarsi nella splendida chiesa e di adorare il bambino Gesù.
Al mattino della vigilia, all'alba, mentre cadevano i primi fiocchi di neve Pedro e il fratellino si misero in cammino.
Al calar della notte avevano raggiunto la porta della città quando, davanti a loro, scorsero una povera donna che era caduta nella neve, troppo stanca e malata per chiedere aiuto e cercare asilo da qualche parte. Pedro si inginocchiò accanto e cercò di alzarla, ma non vi riuscì.
«Non ce la faccio, fratellino», disse Pedro, «è troppo pesante. Devi andare in chiesa da solo!».
«lo da solo?» esclamò. «Ma allora tu non ci sarai alla funzione di Natale».
«Non posso fare altrimenti. Guarda il viso di questa povera donna. E' simile a quello della Madonna nella finestra della nostra cappella. Se non l'aiuto io morirà di freddo. Tutti sono andati in chiesa, alla fine della messa porterai qui qualcuno che l'aiuti. Ah, prendi questa monetina è la mia offerta per Gesù bambino. Ora corri!».
Mentre il fratellino correva in chiesa Pedro sbatté gli occhi per trattenere le lacrime di delusione.
Nella grande chiesa la funzione di mezzanotte era già iniziata. L'organo suonava e i fedeli cantavano i bellissimi canti natalizi. Ricchi e poveri avanzavano insieme e deponevano la loro offerta sull'altare.
Il re percorse la navata e depose tra i doni la sua corona regale. Tutti si eccitavano e pensavano: «Questa volta le campane suoneranno per davvero». Ma dall'alto dei campanile echeggiò soltanto il vento carico di neve.
La processione era terminata e il coro stava per intonare l'inno di chiusura, quando all'improvviso l'organista smise di suonare paralizzato: d'un tratto dalla cima dei campanile era cominciato a diffondersi il dolce suono delle campane.
La folla sedeva nella chiesa meravigliata e silenziosa. Poi tutti insieme guardarono verso l'altare per vedere quale bellissimo dono aveva risvegliato finalmente le campane.
Ma non videro altro che il fratellino di Pedro che silenziosamente era scivolato lungo la navata per deporre la monetina di Pedro ai piedi del bambino Gesù.

Un piccolo grande dono
Un giorno Gesù, seduto davanti al tesoro del tempio di Gerusalemme, disse ai suoi discepoli che un'offerta è gradita a Dio non perché è abbondante ma per la disposizione del cuore di chi off re. La vedova che butta gli unici soldi che possiede, il soldino di Pedro offerto a Gesù bambino, sono resi doni «grandi» dal cuore che li ha offerti.
Più importante di tutto, allora, rimane sempre l'amore.
torna su

Preghiera
Squarcia il cielo
e scendi.
Tu sei il Signore,
il benvenuto nel mio cuore.
Anche se
sei coperto di sudiciume.
Anche se
vieni da un paese straniero.
Anche se sei solo.
Anche se piangi,
io ti riconoscerò.

Io ti prenderò per mano
come un amico aspettato
per tanto tempo.
Tu mi dirai le parole
che io saprò comprendere,
le ascolterò
e il mio cuore sarà nella gioia.

Io ti seguirò
e assieme entreremo
nella casa dei miei amici
e io dirà loro:
Guardate!
E' tornato colui
che il nostro cuore attendeva.



torna su
 
ContrattoPrivacyCredits
© Istituto Bernardi Semeria - Editrice ELLEDICI P.I. / C.F. 00070920053