 |
| |
| la messa nella domenica |
| |
| i tempi liturgici |
| |
| in parrocchia |
| |
| strumenti |
| |
| gli scaffali |
| |
|
|

| Celebrazioni e attivitÀ per i tempi liturgici |
Ti racconto ... il Natale
7 racconti, preghiere e riflessioni per
la novena di Natale
Il figlio più saggio
Molto tempo fa c'era un uomo che aveva tre figli ai quali voleva
molto bene. Non era nato ricco, ma con la sua saggezza e il
duro lavoro era riuscito a risparmiare un bel po' di soldi e
a comperare un fertile podere.
Divenuto vecchio cominciò a pensare a come dividere tra
i suoi figli ciò che possedeva. Un giorno decise di fare
una prova per capire quale dei tre figli fosse il più
saggio.
Li chiamò al capezzale e diede a ciascuno cinque soldi
e chiese loro di comperare qualcosa che riempisse la sua stanza
che era vuota e spoglia. Ciascuno dei figli prese il denaro
e uscì per esaudire i desideri del padre.
Il figlio più grande pensò che era un lavoro facile.
Andò al mercato e comperò la prima cosa che gli
capitò sotto gli occhi: un fascio di paglia.
Il secondo figlio pensò per qualche minuto, poi girò
per tutte le bancarelle dei mercato e alla fine comperò
delle bellissime piume.
Il figlio più piccolo rifletté a lungo sul problema
e si chiedeva: «Che cosa c'è che costa solo cinque
soldi e che può riempire una stanza?». Solo dopo
aver pensato per un bel po'di tempo trovò quel che faceva
al suo caso e il suo volto si illuminò.
Andò in un piccolo negozio e comperò con i suoi
cinque soldi una candela e dei fiammiferi. Tornando a casa era
felice e si domandava cosa avessero comperato i suoi due fratelli.
Il giorno seguente, i tre figli si' presentarono al padre. Ognuno
portò il suo regalo. Il più grande sparse la paglia
sul pavimento, ma era così poca che fu appena sufficiente
per coprire un angolo. Il secondo mostrò le sue piume,
ma riempirono appena due angoli. Il padre era molto deluso dei
suoi due figli maggiori. Allora si rivolse al più piccolo:
« E tu che cosa hai comprato? ». Il ragazzo accese
la candela con un fiammifero e la luce di quell'unica fiamma
si diffuse per la stanza e la riempì. Tutti sorrisero.
Il vecchio padre fu felice dei regalo dei figlio più
piccolo. Gli diede tutti i suoi averi, perché aveva capito
che quel ragazzo era abbastanza intelligente per farne buon
uso ed avere cura dei suoi fratelli.
Una luce nel cuore dell'inverno
Oggi accade qualcosa di simile a quanto è raccontato
nella fiaba. Viviamo giorni di freddo a causa del tempo atmosferico
ma ancora di più per l'egoismo che c'è nel cuore
degli uomini
Per noi si accesa una Luce che riempie il mondo, una fiammella
piccola che gli uomini di buona volontà possono moltiplicare
a dismisura. E nessuno la può fermare.
"La luce vera, Colui che illumina ogni uomo, è venuta
nel mondo".
torna su
 |
Preghiera
Oggi,
la notte è luminosa
e il giorno risplende.
Perché lui è il bambino
che cambia il mondo.
Sul suo viso
danza il sorriso di Dio.
Egli c'è e resta con noi
e la gioia degli uomini
diviene la gioia di Dio.
Egli c'è e resta con noi
e la sofferenza degli uomini
diviene la sofferenza di Dio.
Egli si chiama
Emanuele: Dio con noi. |
torna su
Natale al fronte
Era il 1917, uno dei terribili anni della prima guerra mondiale.
Sulle trincee spirava un vento gelido e c'era tanta neve. I
soldati si muovevano cauti, la notte era senza luna, ma serena
e tutti avevano paura di incontrare delle pattuglie nemiche,
perché il nemico era lì davanti a loro.
Ad un tratto un caporale disse sotto voce: «E nato!».
«Eh?» fece un altro senza afferrare l'allusione.
«Deve essere la mezzanotte passata perbacco. La notte
di Natale! Al mio paese mia moglie e mia madre saranno già
in chiesa».
Un altro compagno osservò: «Guardate là,
c'è una grotta. Andiamo dentro un momento, saremo riparati
dal vento».
Entrarono nella grotta e il più giovane del gruppo si
tolse l'elmetto, si sfilò il passamontagna e si inginocchiò
in un cantuccio. Il caporale rimase all'entrata e voltò
le spalle all'interno con fare superiore: ma era perché
aveva gli occhi pieni di lacrime.
Il più vecchio del gruppo si tolse i guantoni, raccolse
un po' di terra umida e manipolandola qualche minuto le diede
la forma approssimativa di un bambinello da presepio. Poi stese
il fazzoletto nell'elmetto del compagno e vi depose il Gesù
bambino. Si scorgeva appena nella fioca luce delle stelle riflessa
dalla neve.
Il caporale trascurando ogni prudenza tolse di tasca un mozzicone
di candela, l'accese e la pose vicino all'insolita culla. Poi
sottovoce uno cominciò a recitare: "Padre nostro
che sei nei cieli...". Tutti continuarono e avevano il
cuore grosso da far male.
Il raccoglimento durò ancora dopo la preghiera. Nessuno
voleva spezzare l'atmosfera che si era creata.
Improvvisamente alle loro spalle una voce disse.«Fröhliche
Weihnachten» (Buon Natale). Una pattuglia austriaca li
aveva colti alla sprovvista. Con le armi puntate stavano all'imboccatura
della grotta. Mentre i soldati scattavano in piedi la voce ripeté
con dolcezza: «Buon Natale ».
I nemici abbassarono le armi e guardarono la povera culla. Erano
tre giovani e avevano bisogno anche loro di un po' di presepio,
anche se povero. Si guardarono confusi, poi si segnarono e cominciarono
a cantare «Stille Nacht», la bella melodia natalizia
che tutti conoscevano.
Tutti si unirono al coro anche se si cantava in lingue diverse.
Poi quando si spense l'ultima nota del canto il caporale si
avvicinò a uno dei giovani nemici e gli tese la mano
che l'altro strinse con calore. Tutti fecero altrettanto, augurandosi
il Buon Natale. Poi uno degli austriaci trasse da dentro il
pastrano una piccola scarpina da neonato. Doveva essere quella
del suo bambino e se la teneva sul cuore, e dopo averla baciata
la depose accanto al Bambino Gesù rimanendo per alcuni
attimi in preghiera.
Poi si voltò di scatto e seguito dai compagni si allontanò
voltando le spalle, senza timore, e scomparve nella notte di
quel gelido Natale di guerra.
L'amore vince l'odio
«Pace in terra agli uomini di buona volontà»
cantavano gli angeli attorno alla grotta di Betlemme. Anche
quest'anno però in molte parti della Terra non c'è
pace vera. Le armi continuano a coprire con il loro micidiale
canto di morte ogni parola di pace.
La pace vera non è però frutto dell'attività
dei politici: nasce nei nostri cuori e si diffonde attorno a
noi. Se vogliamo che il mondo sia nella pace dobbiamo essere
noi gli operatori di pace e saremo beati e chiamati figli di
Dio.
torna su
Preghiera
In principio
con Te c'era la tenerezza.
Con lei Tu hai fatto
la volta del cielo:
hai fissato in alto
Sirio e Alfa del Centauro
e il cammino delle stelle.
Con essa Tu hai
fondato i continenti:
hai dato vita agli uccelli
tra le fronde,
all'odore della terra
dopo la pioggia,
al percorso dei delfini
tra le onde dell'oceano.
Con essa Tu hai creato
l'uomo e la donna:
la bellezza dei loro corpi
e l'amore che li culla
come un fiume di fuoco.
torna su
Giuseppe e il pastore
Quella notte d'inverno, fredda e rigida, Giuseppe cercava
disperatamente qualcosa che potesse riscaldare sua moglie e
il figlio appena nato. Era andato di casa in casa, aveva bussato
a tutte le porte, ma nessuno gli aveva dato un po' di carbone
o una fascina di legna.
Camminò fino ad essere esausto. Quando oramai credeva
inutile ogni ricerca scorse in un campo un bagliore di fuoco.
Corse verso di esso. Un gregge di pecore si riscaldava intorno
alla fiamma mentre un vecchio pastore lo sorvegliava. Quando
il pastore, che era un vecchio scorbutico, vide avvicinarsi
il forestiero afferrò il lungo bastone ferrato e glielo
scagliò contro. Giuseppe non fece una mossa per scansarlo,
ma prima che lo raggiungesse il bastone deviò la traiettoria
e cadde a terra innocuo.
Giuseppe si avvicinò al pastore e disse gentilmente:
«Ho bisogno di aiuto: per favore posso prendere alcuni
carboni ardenti? Mia moglie ha appena messo al mondo un bambino
e devo accendere un fuoco per riscaldarli».
Il pastore avrebbe preferito rifiutare, ma vedendo che Giuseppe
non aveva niente per trasportare le braci volle prendersi gioco
di lui: "Prendine quanti ne vuoi," disse.
Giuseppe, senza scomporsi, raccolse le braci a mani nude e le
mise nel suo mantello come se fossero nocciole o mele.
Il pastore disse meravigliato: «Che notte è mai
questa?». Pieno di curiosità seguì Giuseppe
e giunse così alla stalla dove c'erano Maria e il bambino
adagiato sulla fredda paglia.
Il suo cuore si intenerì. Per la prima volta provò
il grande desiderio di offrire qualche cosa.
Tirò fuori dallo zaino una morbida pelle di pecora e
la offrì a Giuseppe perché vi avvolgesse il bambino.
In quel momento i suoi occhi si aprirono e vide gli angeli e
la gloria di Dio che circondava la mangiatoia dove il bambino
sorrideva contento.
Il pastore si inginocchiò tutto felice perché
aveva capito che in quella notte il suo cuore si era aperto
all'amore.
Dio ci vuote incontrare
Il racconto è un invito a lasciare cadere la cattiveria
e l'indifferenza che ci riempie il cuore. Guardiamo alla grotta
di Betlemme come al luogo dell'incontro di Dio con l'uomo.
« Dio ha tanto amato gli uomini da mandare il suo figlio
Gesù, perché chi crede in Lui ha la vita eterna».
torna su
 |
Preghiera
Tu lo sai, Signore:
dietro la maschera
della nostra indifferenza
c'è un cuore che ti aspetta.
Dietro la maschera
del nostro orgoglio
c'è il volto
di uno che ha paura
di proclamare la sua fede.
Tu, Signore,
sei colui che smaschera.
Tu togli i travestimenti
e fai apparire
la verità nascosta
nel cuore degli uomini. |
torna su
Il pettirosso
Nella stalla dove stavano dormendo Giuseppe, Maria e il piccolo
Gesù, il fuoco si stava spegnendo. Presto ci furono soltanto
alcune braci e alcuni tizzoni ormai spenti. Maria e Giuseppe
sentivano freddo, ma erano così stanchi che si limitavano
ad agitarsi inquieti nel sonno.
Nella stalla c'era un altro ospite: un uccellino marrone; era
entrato nella stalla quando la fiamma era ancora viva; aveva
visto il piccolo Gesù e i suoi genitori, ed era rimasto
tanto contento che non si sarebbe allontanato da lì neppure
per tutto l'oro del mondo.
Quando anche le ultime braci stavano per spegnersi, pensò
al freddo che avrebbe patito il bambino messo a dormire sulla
paglia della mangiatoia. Spiccò il volo e si posò
su un coccio accanto all'ultima brace.
Cominciò a battere le ali facendo aria sui tizzoni perché
riprendessero ad ardere. Il piccolo petto bruno dell'uccellino
diventò rosso per il calore che proveniva dal fuoco,
ma il pettirosso non abbandonò il suo posto. Scintille
roventi volarono via dalla brace e gli bruciarono le piume del
petto ma egli continuò a battere le ali finché
alla fine tutti i tizzoni arsero in una bella fiammata.
Il piccolo cuore del pettirosso si gonfiò di orgoglio
e di felicità quando il bambino Gesù sorrise sentendosi
avvolto dal calore.
Da allora il petto del pettirosso è rimasto rosso, come
segno della sua devozione al bambino di Betlemme.
Il dono di un cuore generoso
Gesù è nato nella povertà, tra gente semplice.
li racconto suggerisce che anche il piccolo pettirosso rappresenta
una virtù particolare: la generosità, il sacrificio
anche a costo di pagare di persona.
Gesù è venuto nel mondo per salvare gli uomini
e lo ha fatto donando la sua stessa vita sulla croce.
torna su
Preghiera
Gesù,
tu sei nato debole
perché io
non abbia mai paura di te.
Sei nato povero
perché io ti consideri
la mia unica ricchezza.
Sei nato piccolo
perché io non cerchi
di dominare gli altri.
Sei nato in una grotta
perché ogni uomo
sia libero di incontrarti.
Sei nato nella semplicità
perché io smetta
di essere complicato.
Sei nato per amore
perché io non dubiti
mai del tuo amore.
torna su
La pecora nera alla grotta di Betlemme
C'era una volta una pecora diversa da tutte le altre. Le
pecore, si sa, sono bianche; lei invece era nera, nera come
la pece.
Quando passava per i campi tutti la deridevano, perché
in un gregge tutto bianco spiccava come una macchia di inchiostro
su un lenzuolo bianco: «Guarda una pecora nera! Che animale
originale; chi crede mai di essere? ».
Anche le compagne pecore le gridavano dietro: «Pecora
sbagliata, non sai che le pecore devono essere tutte uguali,
tutte avvolte di bianca lana?».
La pecora nera non ne poteva più, quelle parole erano
come pietre e non riusciva a digerirle.
E così decise di uscire dal gregge e andarsene sui monti,
da sola: almeno là avrebbe potuto brucare in pace e riposarsi
all'ombra dei pini.
Ma nemmeno in montagna trovò pace. «Che vivere
è questo? Sempre da sola!», si diceva dopo che
il sole tramontava e la notte arrivava.
Una sera, con la faccia tutta piena di lacrime, vide lontano
una grotta illuminata da una debole luce. «Dormirò
là dentro » e si mise a correre. Correva come se
qualcuno la attirasse.
«Chi sei?», le domandò una voce appena fu
entrata.
«Sono una pecora che nessuno vuole: una pecora nera! Mi
hanno buttata fuori dei gregge».
«La stessa cosa è capitata a noi! Anche per noi
non c'era posto con gli altri nell'albergo. Abbiamo dovuto ripararci
qui, io Giuseppe e mia moglie Maria. Proprio qui ci è
nato un bel bambino. Eccolo!».
La pecora nera era piena di gioia. Prima di tutte le altre poteva
vedere il piccolo Gesù.
«Avrà freddo; lasciate che mi metta vicino per
riscaldarlo!».
Maria e Giuseppe risposero con un sorriso. La pecora si avvicinò
stretta stretta al bambino e lo accarezzò con la sua
lana.
Gesù si svegliò e le bisbigliò nell'orecchio:
«Proprio per questo sono venuto: per le pecore smarrite!».
La pecora si mise a belare di felicità. Dal cielo gli
angeli intonarono il «Gloria».
Gesù è l'amore che salva
Celebrando la festa dell'amore di Dio per gli uomini è
giusto ricordarsi di quelli che sono lontani da questo amore.
C'è tanta gente che è amareggiata perché
non siamo stati in grado di far sentire la nostra bontà.
L'incontro con Gesù nel Natale ci deve dare la carica
per superare ogni barriera: la paura, l'antipatia, il sentirci
superiori agli altri.
torna su
 |
Preghiera
O Dio, Padre di Gesù,
fonte di ogni cosa buona,
donaci occhi limpidi
e cuore senza macchia
per vedere tutto il bene
che c'è nel mondo
e gioire dell'amore
con cui gli altri si amano.
Donaci occhi limpidi
e cuore puro
per rallegrarci dei bene
che anche noi facciamo
e dell'amore che anche noi doniamo.
Dalla ricchezza del nostro cuore
salga a te il grazie
perché tu ci sei vicino
in Gesù tuo figlio. |
torna su
Hatem il buono
C'era una volta un signore molto ricco che aveva un figlio.
Questo figlio si chiamava Hatem ed era molto buono con i poveri:
li aiutava in ogni modo, dava loro cibo e vestiti e avrebbe
dato perfino la vita se fosse stato necessario.
Il re di quella terra sentì parlare di quest'uomo così
buono e divenne geloso della sua popolarità. Ordinò
alle sue guardie di bruciare la casa di Hatem e di appendere
un cartello nella strada:
«Chi mi porterà Hatem vivo o morto riceverà
una ricompensa di 25.000 ducati d'oro».
Gli amici di Hatem lo avvertirono e gli dissero di abbandonare
subito la città. Così travestito da mendicante
si rifugiò nella foresta. Camminò per miglia e
miglia finché trovò una caverna dove poté
riposarsi.
Si era appena seduto su un tronco e stava riflettendo sulla
sua sventura, quando sentì un povero tagliaboschi che,
appoggiato ad un albero lì vicino, diceva: «Se
trovassi Hatem tutti i miei problemi sarebbero risolti».
Hatem ebbe pietà del vecchio e gli disse: «Eccomi,
sono Hatem. Portami dal re e riceverai la ricompensa promessa».
Il vecchio rimase stupito, ma non seguì il consiglio
di Hatem perché non voleva che egli morisse.
All'improvviso si sentì un fruscio tra i cespugli e,
prima che Hatem potesse capire di cosa si trattasse, quattro
guardie del re lo avevano bloccato.
Ogni guardia desiderava per sé l'intera ricompensa e
cominciarono a discutere. Ognuna di loro sosteneva di avere
trovato Hatem per prima. Alla fine lo portarono al Palazzo reale
dove il re in persona lo interrogò.
Hatem disse che l'unica persona che meritava veramente la ricompensa
era il povero tagliaboschi, il primo che lo aveva trovato. Il
re fu colpito dall'onestà di Hatem e scese dal trono
per abbracciarlo.
Hatem divenne ministro del re e il vecchio tagliaboschi ebbe
i ducati che gli spettavano.
Donare con amore
La gioia dì una festa è veramente piena solo quando
la si condivide.
Il racconto di Hatem ci vuole ancora una volta far riflettere
su quello che Gesù ha detto: «C'è più
gioia nel donare che nel ricevere».
Hatem sarebbe stato capace di dare la sua vita per far felice
un povero. La nostra gioia sta, sovente, in un dono più
piccolo, ma altrettanto importante. A volte basta solo un sorriso.
torna su
Preghiera
Cristo non ha più mani,
ha soltanto le nostre mani
per fare oggi le sue opere.
Cristo non ha più piedi,
ha soltanto i nostri piedi
per andare incontro agli uomini.
Cristo non ha più voce,
ha soltanto la nostra voce
per parlare oggi di sé.
Cristo non ha più vangeli
che gli uomini leggano ancora.
Ma ciò che noi facciamo,
in parole e in opere,
è il vangelo
che Lui sta scrivendo ora.
torna su
E le campane suonarono a festa
C'era una volta in una grande città una chiesa davvero
bella. Dall'ingresso principale si vedeva a mala pena l'altare
che si trovava sul versante opposto.
Accanto alla chiesa si ergeva un'imponente torre campanaria
così alta che la sua guglia si confondeva con le nubi
dei cielo e si poteva vedere soltanto quando il cielo era sereno.
Lassù nella torre vi era uno splendido concerto di campane,
si diceva fossero le più belle del mondo, ma mai nessuno
le aveva sentite suonare.
Erano campane speciali. Potevano suonare solo la vigilia di
Natale e soltanto quando fosse stato deposto sull'altare il
più bel dono al bambino Gesù.
Purtroppo da molti anni non si era avuta un'offerta così
preziosa da meritare i rintocchi delle campane.
Tuttavia, ogni Natale, la gente si affollava davanti all'altare
portando doni preziosi, ma senza ottenere quello che tutti speravano.
In un villaggio abbastanza distante dalla città viveva
un ragazzo chiamato Pedro, insieme con il suo fratellino. Avevano
sentito parlare delle straordinarie campane e delle offerte
che venivano fatte. Per quel Natale avevano deciso di recarsi
nella splendida chiesa e di adorare il bambino Gesù.
Al mattino della vigilia, all'alba, mentre cadevano i primi
fiocchi di neve Pedro e il fratellino si misero in cammino.
Al calar della notte avevano raggiunto la porta della città
quando, davanti a loro, scorsero una povera donna che era caduta
nella neve, troppo stanca e malata per chiedere aiuto e cercare
asilo da qualche parte. Pedro si inginocchiò accanto
e cercò di alzarla, ma non vi riuscì.
«Non ce la faccio, fratellino», disse Pedro, «è
troppo pesante. Devi andare in chiesa da solo!».
«lo da solo?» esclamò. «Ma allora tu
non ci sarai alla funzione di Natale».
«Non posso fare altrimenti. Guarda il viso di questa povera
donna. E' simile a quello della Madonna nella finestra della
nostra cappella. Se non l'aiuto io morirà di freddo.
Tutti sono andati in chiesa, alla fine della messa porterai
qui qualcuno che l'aiuti. Ah, prendi questa monetina è
la mia offerta per Gesù bambino. Ora corri!».
Mentre il fratellino correva in chiesa Pedro sbatté gli
occhi per trattenere le lacrime di delusione.
Nella grande chiesa la funzione di mezzanotte era già
iniziata. L'organo suonava e i fedeli cantavano i bellissimi
canti natalizi. Ricchi e poveri avanzavano insieme e deponevano
la loro offerta sull'altare.
Il re percorse la navata e depose tra i doni la sua corona regale.
Tutti si eccitavano e pensavano: «Questa volta le campane
suoneranno per davvero». Ma dall'alto dei campanile echeggiò
soltanto il vento carico di neve.
La processione era terminata e il coro stava per intonare l'inno
di chiusura, quando all'improvviso l'organista smise di suonare
paralizzato: d'un tratto dalla cima dei campanile era cominciato
a diffondersi il dolce suono delle campane.
La folla sedeva nella chiesa meravigliata e silenziosa. Poi
tutti insieme guardarono verso l'altare per vedere quale bellissimo
dono aveva risvegliato finalmente le campane.
Ma non videro altro che il fratellino di Pedro che silenziosamente
era scivolato lungo la navata per deporre la monetina di Pedro
ai piedi del bambino Gesù.
Un piccolo grande dono
Un giorno Gesù, seduto davanti al tesoro del tempio di
Gerusalemme, disse ai suoi discepoli che un'offerta è
gradita a Dio non perché è abbondante ma per la
disposizione del cuore di chi off re. La vedova che butta gli
unici soldi che possiede, il soldino di Pedro offerto a Gesù
bambino, sono resi doni «grandi» dal cuore che li
ha offerti.
Più importante di tutto, allora, rimane sempre l'amore.
torna su
 |
Preghiera
Squarcia il cielo
e scendi.
Tu sei il Signore,
il benvenuto nel mio cuore.
Anche se
sei coperto di sudiciume.
Anche se
vieni da un paese straniero.
Anche se sei solo.
Anche se piangi,
io ti riconoscerò.
Io ti prenderò per mano
come un amico aspettato
per tanto tempo.
Tu mi dirai le parole
che io saprò comprendere,
le ascolterò
e il mio cuore sarà nella gioia.
Io ti seguirò
e assieme entreremo
nella casa dei miei amici
e io dirà loro:
Guardate!
E' tornato colui
che il nostro cuore attendeva. |
|