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Liturgia

CEC DON BOSCO Liturgia Celebrazioni e attività per i tempi liturgici Natale Accorrete. La sua venuta è più certa dell'aurora

Celebrazioni e attivitÀ per i tempi liturgici

Accorrete. La sua venuta è più certa dell'aurora
Novena di Natale

A cura di
Suor Emmanuela M. della Trinità
Don Marino Gobbin


Iniziano oggi i nove giorni che precedono il Natale. La Liturgia ci accompagna ad accogliere la venuta del Verbo nella nostra carne mortale. Sentiremo come, per ogni giorno, risuoneranno antifone dal sapore del tempo antico, come bellezze e tesori sempre nuovi che la Chiesa propone alla nostra riflessione.
In brevi righe viene condensato il mistero di Dio già presente nella storia, rivelatosi al suo popolo ed incarnatosi in Cristo Gesù. Queste antifone ci presenteranno quotidianamente un tratto del mistero del Cristo nella sua realtà divina ed umana, la visibilizzazione di Dio nella storia che in Gesù realizza le sue promesse. Da questo nascerà la verifica della nostra vita ed il nostro impegno quotidiano per accogliere il Dio che viene ad abitare con noi: l'Emmanuele.


16 Dicembre
Cristo, sapiente amore del Padre



Introduzione alla celebrazione
La Chiesa non prende tempo nel suo cammino. Ha vissuto questi giorni spaziando nell'attesa della seconda venuta del suo Signore alla fine dei tempi. Eppure mentre guarda lontano, vive intensamente il presente. Essa non dimentica che egli "viene" già ora e che un giorno è già venuto. Guarda nuovamente a lui e accelera il passo: "venite, accorrete…". Ha premura, teme di perderlo di vista, di non sentire quando bussa e di non aprirgli.
Gesù Cristo è lo Sposo da tempo atteso. Lui è "aurora e tramonto d'infinito". È certezza già oggi. Anche lui ha fretta d'essere tra noi. Conosce le nostre sofferenze. Sa che l'attesa si è fatta lunga e siamo a rischio: non ce la facciamo più ad aspettare ancora. Viene per dirci che ci ama. Per amore, ci dirà il Cantico dei Cantici, si apposta per farsi trovare e dirci: "Io sono del mio amore e il mio amore e mio".
Come non accorrere di fronte all'Amore impaziente di un Dio così, che conosce la nostra sofferenza? Lui ci viene in aiuto e noi diciamo a lui con fiducia: "Maranatha! Vieni, Signore Gesù!".

Traccia omiletica
"O Sposo, non tardare!". È il grido del cuore di un innamorato dove la trepidante ed impaziente attesa vibra come una corda al tocco del desiderio. È il grido della sposa verso lo Sposo, dello Sposo verso la sposa. È il grido di Dio nei confronti dell'umanità e dell'umanità nei confronti di quel Dio dell'Alleanza che ha mostrato al suo popolo la sua perenne fedeltà.
§ "Non tardare!". Dio non tarda nell'adempire alle sue promesse. A partire da quella fatta nel paradiso terrestre quando ha voluto colorire di speranza il futuro così amaro e desolante dei nostri progenitori che si vedevano sbarrare la via della comunione con lui. Aveva promesso loro la salvezza: oggi, certa della sua fedeltà, la Chiesa ricorda al suo Signore l'impegno assunto.
§ "Vieni, non tardare!". Gesù è il "veniente" colui che continuamente raggiunge l'umanità sua sposa. La raggiunge dall'eternità, dove il Verbo è presso Dio, il Verbo è Dio. Dove il Verbo, Parola del Padre, è costantemente rivolto verso di lui. La nostra attesa, allora, ci porta alla Trinità dove trova la sua ragione e la sua speranza di compimento. E si concluderà nella Trinità a cui farà ritorno la nostra umanità unita a quella del Verbo, dopo la parabola storica della sua incarnazione che ci ha riaperto la via alla comunione col Padre. Nella liturgia bizantina troviamo questa preghiera: "O Cristo, scendendo dal cielo in terra, come Dio facesti risorgere con te il genere umano dalla schiavitù dell'inferno cui soggiaceva, e per la sua Ascensione lo riconducesti al cielo facendolo sedere con te sul trono del Padre tuo, perché sei misericordioso ed amante degli uomini" (Liturgia Bizantina, EE, n. 3151). Solo l'amore appassionato per l'umanità poteva "strappare" il Verbo dall'eternità e, attraverso la sua kenosi portarlo nella storia, rivestendo la nostra carne passibile di morte.
§ Il Padre ha premeditato col suo grande consiglio trinitario la salvezza dell'uomo. Ha fatto un piano ed ora che tutto è deciso, anche lui sembra impaziente di raggiungere l'umanità e di salvarla, di dimostrare così tutto il suo amore. Il nostro Dio è un Dio dall'amore impaziente. Lui è allo stesso tempo l'Amante e l'Amato. Gesù è presentato a noi oggi coi tratti più belli e più veri: quelli dell'amore. Viene a rivelarci l'amore del Padre. Chi di noi non sente il bisogno d'amore, di quell'amore nel quale siamo stati creati e del quale portiamo dentro l'infinita nostalgia di pienezza e di beatitudine? Chi di noi non ha compreso nel profondo del suo cuore, che solo se è stata fatta l'esperienza di quell'amore, la nostra umanità è capace di amore, di tenerezza e di misericordia?
§ La venuta del Figlio di Dio, di Gesù, porta a noi l'amore del Padre. Oggi vogliamo vedere il nostro cuore alla luce di Dio e renderci consapevoli di questo dono d'amore fatto a noi: della nostra disponibilità ad accoglierlo o della nostra autosufficiente chiusura. La realtà del nostro cuore, qualunque essa sia, non ci deve sgomentare, ma animati dalla preghiera che la liturgia stessa ci propone, proviamo a fare nostre, facendole risalire dalle profondità dell'essere le parole, che, come un ritornello, scandiscono questi giorni: "Non tardare. Vieni, Signore Gesù!".



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