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CEC DON BOSCO Liturgia Celebrazioni e attività per i tempi liturgici Natale Accorrete. La sua venuta è più certa dell'aurora

Celebrazioni e attivitÀ per i tempi liturgici

Accorrete. La sua venuta è più certa dell'aurora
Novena di Natale

A cura di
Suor Emmanuela M. della Trinità
Don Marino Gobbin



17 Dicembre
Cristo, aurora d'infinito


Introduzione alla celebrazione
Nel nostro correre quotidiano facciamo questa sera una sosta per fare spazio al Signore. Sì, anche qui "accorriamo…" ma per adorare il Signore che si dona a noi, che viene in mezzo a noi come Sapienza del Padre.
Abbiamo una vocazione alla sapienza, quella vera, che viene da Dio. Essa ci rivela le cose di Dio, ci suggerisce i comportamenti che sono secondo il suo cuore, ci insegna a rendere a lui la giusta adorazione. Questa potenza e forza di Dio trova in Cristo la risposta fedele. Egli le dà una casa (cf Prov 9,1), un luogo (Sir 24,7) in cui stabilirsi. Le dà un volto e un nome. È il Logos, la Parola, il Verbo secondo san Giovanni. La sapienza è il palpito vitale di chi è in Dio.
Cristo Gesù è l'immagine sostanziale del Padre, la Sapienza uscita dalla bocca del Padre. Gesù, dunque, è la Sapienza che lascia traboccare la verità e l'amore. Non ci resta che accorrere e pregare perché egli venga. Lui solo ci può donare la sapienza del cuore per seguirlo con amore e realizzare così la nostra vocazione.
Maria, sede della Sapienza, sulle cui ginocchia ha dimorato la Sapienza del Padre, ci introduca al suo cospetto e all'ascolto della sua parola.

Traccia omiletica
-   La Scrittura costantemente ci parla della Sapienza. Nell'Antico Testamento, uno dei libri, detti appunto sapienziali, porta questo titolo. Nel libro dei Proverbi, al capitolo 8, ci perdiamo tra la Sapienza creata, quella increata, quella che era prima che tutto fosse, quella che tutto ha creato e quella che regge ogni cosa… perché il testo oscilla continuamente tra quello che è eterno e ciò che è storico (cf Prov 8,22ss).
-   Oggi la liturgia vuol fissare la nostra attenzione sulla Sapienza con la "s" maiuscola, che è Dio stesso, e sull'Incarnazione del Verbo il quale come Figlio, possiede la pienezza della Sapienza perché ha in sé la pienezza dello Spirito: lui, concepito di Spirito Santo. In Cristo la sapienza umana è portata alla sua perfezione perché in lui abita la pienezza della sapienza divina. Nei tratti di Cristo la sapienza risplende in pienezza e i suoi tratti si rilevano dalla qualità dei suoi sentimenti e delle sue azioni. Infatti la Sapienza è "anzitutto pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di opere buone, senza ingiuste preferenze, senza ipocrisia" (Gc 3,17): tutto questo lo vediamo concretizzato nella vita di Gesù e i Vangeli ce ne danno testimonianza. Attraverso questa pienezza di gesti e sentimenti umani giungiamo alla bellezza ed armonia del sentire di Dio.
-   Per noi, eredi della filosofia greca, la sapienza è spesso decifrabile nel "sapere", ma per la Bibbia non è così. È invece quell'esperienza saporosa di Dio, quel fiuto o gusto interiore che ci fa imparare, ci insegna dentro, chi è Dio. Così, può anche capitare che la sapienza di Dio è stoltezza per gli uomini. In questo discorso entra il mistero della croce di Cristo, dove la sapienza di Dio si rivela nella passione e nella morte del Figlio come nel lasciarlo nascere povero in una stalla ed avere per culla una mangiatoia. Nelle parole di Paolo ai Corinzi vediamo come Dio, per la realizzazione del suo disegno di salvezza si serve di elementi inadeguati, secondo una logica umanamente incomprensibile. Per illustrare come l'agire di Dio trascenda l'orizzonte sapienziale umano, evoca l'immagine del Crocifisso: la riduzione all'assurdo di tutte le presunzioni sapienziali umane. La stessa salvezza del popolo dell'antica alleanza, è avvenuta in modo totalmente diverso dalle aspettative umane circa il Messia.
-   Anche Gesù, in quanto uomo, si è affidato alla sapienza infinita del Padre. Qualche volta lo ha anche confessato tra le righe del Vangelo. Pienamente docile allo Spirito, desideroso di compiere in tutto la volontà del Padre si è lasciato guidare attraverso i sentieri della storia. Intuiamo perciò che la Sapienza è lo stesso amore che si fa storia e ci guida per sentieri a volte sconosciuti verso la salvezza. Cristo è "sapienza vera" che introduce alla conoscenza dei disegni di Dio e nel sentiero della vita e a noi chiede di accettare i suoi parametri, forse a volte oscuri per la nostra razionalità, per i nostri schemi. Quali quelli della redenzione operata da Cristo attraverso lo scandalo della croce che ha liberato l'uomo dalla schiavitù del peccato. A noi Dio chiede l'abbandono fiducioso alle sue vie che spesso non sono le nostre. Gesù nel suo avvento ci invita a fidarci della sapienza di Dio, a renderci stolti delle cose del mondo per imparare la saggezza dei piccoli e degli umili, per i quali è preparato il regno dei cieli. Perché non la sapienza, ma la fede salva l'uomo.
-   Ma tutto questo è impossibile raggiungerlo da noi soli. Apriamoci al dono dello Spirito per accogliere nella nostra vita la Sapienza perché, come dice Agostino, "Nessuno ha vera sapienza e intelletto, nessuno si impone con retto consiglio e giusta fortezza, nessuno ha scienza e pietà unite insieme, nessuno teme Dio con casto timore, se non riceve lo spirito di sapienza e d'intelletto, di consiglio e fortezza, lo spirito di scienza, pietà e timore di Dio; nessuno ha vera virtù, carità sincera, continenza scrupolosa se non perché ha spirito di fede, di carità e continenza; così senza lo spirito di fede nessuno avrà fede retta, e senza lo spirito di orazione nessuno pregherà tanto da ottenere salvezza". Come lo Spirito infatti ha dato corpo in Maria alla Sapienza increata, così lo Spirito potrà far abitare in noi Cristo, Sapienza del Padre.



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