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| Celebrazioni e attivitÀ per i tempi liturgici |
Accorrete. La sua venuta è più certa dell'aurora
Novena di Natale
A cura di
Suor Emmanuela M. della Trinità
Don Marino Gobbin
19
Dicembre
Cristo,
ramo di speranza
Introduzione alla celebrazione
Una notizia di cronaca nell'ambito della genealogia tracciata
da Matteo: "Obed fu padre di Iesse e Iesse fu padre di
Davide, il re". L'evangelista mette a fuoco così
la profezia di Isaia: "Spunterà un nuovo germoglio
nella famiglia di Iesse". Gesù, il Cristo, è
il germoglio fiorito sopra il ceppo di Iesse; è lui che
realizza la missione annunciata dall'antico profeta. In lui
si realizzano le aspirazioni dell'uomo e nuova - come dice l'antifona
- sarà la fragranza della terra.
Pur essendo ramo fiorito su ceppo di peccato (guardiamo ai suoi
antenati: omicidi, prostituzione, adulterio
), nessuno
lo potrà accusare di peccato. Ma Gesù non è
estraneo alla nostra natura umana che ha assunto, pertanto si
potrà dire con il profeta "è cresciuto come
una pianticella, come una radice in terra arida. Non aveva né
dignità né bellezza
Non aveva prestanza
Ma il Signore ha fatto pesare su di lui le colpe di tutti noi"
(Is 53,2
6).
Incarnazione e redenzione, Natale e Pasqua, due tempi un unico
mistero. L'uno premessa dell'altro, l'altro compimento finale
della donazione totale d'amore del primo. È così
che il Germoglio fiorisce nel cuore della Chiesa, ramo da Ramo,
nato sul tronco della Croce. Sarà per sempre nell'Eucaristia,
segno pasquale per eccellenza, che ricorderemo e celebreremo
la sua venuta rimanendo giustamente in attesa di partecipare
alla sua gloria, là dove già ci ha preceduti la
Vergine Maria. Anche noi attratti a quell'unica vetta di santità,
ci sentiamo da lei incoraggiati e sostenuti ad invocare ora
il Figlio con l'antico adagio: "Maranatha! Vieni Signore
Gesù".
Traccia omiletica
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Il profeta Isaia, uno dei personaggi principali
del tempo di Avvento, ci accompagna a meditare e a contemplare
la novità di Cristo. È piena di poesia e
di simbolismo la figura di questo germoglio accompagnato
dall'aggettivo "nuovo". La sezione del suo libro,
detto "libro dell'Emmanuele" che va dal capitolo
settimo all'undicesimo, si concentra sulla figura di un
fanciullo che ha i segni della sovranità. È
ripieno dello Spirito del Signore; ha il compito di portare
la pace non solo all'uomo ma anche a tutto il cosmo. |
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Nel testo di Isaia questo piccolo ci viene presentato
come prefigurazione del futuro Messia davidico. Il Bambino
che contempleremo in fasce nella grotta di Betlemme è
l'atteso Messia del popolo della promessa. Iesse, padre
di Davide è infatti il capostipite di quella casa
che dovrà dare i natali al Salvatore. Questo re
è il re della speranza che spunterà come
nuovo virgulto e avrà tutti i doni necessari garantiti
ad un re d'Israele. |
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Vediamo così delineati i tratti che ritroveremo
in Gesù e che gli evangelisti narreranno. Il Messia
avrà saggezza ed intelligenza, consiglio e forza,
conoscenza e timore del Signore. Sarà un re di
pace che governerà proteggendo i deboli. Sarà
un Messia di "buona novella" e il suo regno
sarà caratterizzato dalla riconciliazione. Attraverso
di essa ogni inimicizia verrà superata. Non solo.
Isaia preannuncia il superamento stesso del male e della
morte, nella figura di quel bimbo che gioca con l'aspide,
figura di un altro serpente che ha creato la rottura dell'armonia
dell'uomo con Dio nel Paradiso terrestre. Il male a questo
Bimbo non nuoce più, perché sarà
simile a noi in tutto, fuorché nel peccato. E l'introdurre
la mano nel covo dei serpenti vuol dire aver sconfitto
il male nella sua origine e nella sua estrema conseguenza:
la morte. |
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Isaia parla di un Messia che dona la pace, la salvezza,
che rende possibile alla gloria divina di dimorare sulla
terra, di veder unite la bontà e la fedeltà,
la giustizia e la pace. Tutto questo è donato da
Cristo con una pienezza e realtà tale da manifestare
l'avvento del regno di Dio tra gli uomini. Il clima della
liturgia impone uno stato di attesa, una tensione ed una
speranza per quel Bambino. La "pace messianica"
è la sintesi di ogni gioia e di ogni bene. In essa
si esprimono e si realizzano gli attributi salvifici in
cui vengono significati l'agire e la presenza di Dio.
Tale pace la sperimenta in sé e la costruisce intorno
a sé l'uomo salvato. |
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Quale messaggio trarre allora dalla Parola del Signore?
Oggi la Parola ci invita a confrontarci con la figura
del Messia che stiamo attendendo. Agostino ammoniva così
i suoi cristiani: "Fratelli, volete quella pace di
cui parla Dio? Ebbene, convertite il vostro cuore!".
E per essere abitatori di quel tempo di pace e di salvezza,
dobbiamo prima di tutto costruirlo nel nostro cuore. Oggi
il Signore ci pone davanti il bisogno di convertirci.
O Ramo fiorito: Dio entra nella storia: la riconcilia
con sé e la feconda. È un canto di speranza
in un mondo nuovo, è un invito a riscoprire il
sapore della meraviglia. Dio viene ad inaugurare un'era
di pace: non deve mancare la nostra opera. E prima di
pensare a cosa fare attorno a noi, pensiamo a come cambiare
dentro di noi perché il nostro cuore sia abitato
dalla pace e sia ripieno dello Spirito del Signore. Il
nuovo germoglio è l'invito a lasciarci fare nuovi
con Gesù. E per essere "nuovi", dobbiamo
rimanere in lui, per fiorire della sua stessa novità,
della sua stessa vita. |
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Contemplando il nuovo germoglio, il ramo fiorito, il
nostro pensiero va a Maria. Perché se la pianta
da cui spunta il nuovo virgulto è la stirpe davidica,
discendenza di Iesse, è Maria che ha reso possibile
tale "nascita". È Maria il ramo su cui
spunta il nuovo germoglio e il vero fiore. È lei,
che con il suo sì incondizionato alla volontà
di Dio, ha fatto sì che quel ceppo producesse questo
nuovo virgulto! Chiediamo a lei, la donna nuova, di convertire
i nostri cuori affinché possano essere abitati
dalla vita nuova di Cristo! |
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