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CEC DON BOSCO Liturgia Celebrazioni e attività per i tempi liturgici Natale Accorrete. La sua venuta è più certa dell'aurora

Celebrazioni e attivitÀ per i tempi liturgici

Accorrete. La sua venuta è più certa dell'aurora
Novena di Natale

A cura di
Suor Emmanuela M. della Trinità
Don Marino Gobbin


20 Dicembre
Cristo, scettro della
casa di Davide



Introduzione alla celebrazione
La Chiesa nella liturgia eucaristica odierna, formulari e parola di Dio, guarda a Maria. In lei che rende disponibile a Dio tutto il suo essere, la Chiesa è provocata e stimolata a donarsi e a condividere con i figli, nati nel suo grembo per il sacramento del Battesimo, un cammino fatto di generosità e apertura costante a Dio. Maria accoglie con il suo sì Gesù e lo genera e lo dona al cuore dell'uomo di tutti i tempi.
Gesù, per promessa antica, è la Chiave che sola può aprire e chiudere. L'attesa trova risposta. Il Figlio dell'Altissimo è Scettro della casa di Davide, l'unto, l'unico che può reggerlo con dignità regale. E lo impugna, ci dicono gli evangelisti, nell'atto stesso in cui offre se stesso sulla croce, trono regale irripetibile e definitivo di salvezza. È questa l'immagine con la quale la preghiera interpreta l'antica invocazione: Cristo "attende soltanto di morire". La Croce! Al sì della Madre, ora fa riscontro la sua personale accettazione del progetto del Padre. Ma giustamente il patibolo non è fine a se stesso. Il vero potere della Chiave c'è se e in quanto il Padre esaudisce la domanda del Figlio, fattosi obbediente fino alla croce, e lo dona Risorto per la nostra salvezza. Nella risurrezione trova compimento e pieno significato la venuta. Alziamoci, dunque, Cristo ci apre le porte del cielo, ci apre il regno del Padre.

Traccia omiletica
-   Oggi la liturgia ci farà cantare, prima del Magnificat, l'antifona che paragona il Messia alla "Chiave di Davide": egli chiude; egli apre e decide le sorti che nessuno più muta! Questa chiave è Gesù, il Messia che sta per nascere, il Re della casa d'Israele, il Signore del mondo e della storia, che decide i destini dell'umanità e a cui Dio ha dato in mano ogni cosa. Gesù, colui che tornerà alla fine dei tempi per riconsegnare nelle mani del Padre ogni cosa e per giudicare ogni uomo.
-   Il Signore, nell'Apocalisse, dice che con la chiave di Davide ha aperto davanti a noi una porta che nessuno può chiudere. L'immagine è suggestiva, piena di speranza e di attesa, piena anche di curiosità perché non ci viene detto cosa ci sia dietro quella porta. Viene spontaneo tornare con la mente ed il cuore ad un'altra scena, descritta dalla Genesi dove, invece che spalancarsi una porta, si è chiuso l'accesso alla vita quando Adamo ed Eva furono cacciati, dopo la caduta, dal giardino dell'Eden. Non è stato solo un uscire da un luogo per non più entrarvi, ma un uscire "da quel luogo" segno dell'amicizia e dell'intimità con Dio, via alla Vita.
-   Mentre Dio vedeva separarsi da lui coloro che aveva creato a sua immagine e somiglianza, diede un briciolo di speranza all'umanità, lasciò uno spiraglio: una piccolissima breccia in una porta grande come una serratura, ma che sta ad indicare che quella porta, quella via alla Vita può essere riaperta. Così promette che una vergine darà alla luce Colui che dirà l'ultima parola sul male, sul peccato, sulla morte. Quella donna è Maria, la vergine che ha concepito il Vergine. Quel Bambino è Gesù, il Messia.
-   Gesù rifarà il percorso inverso di Adamo ed Eva. Non prenderà dell'albero proibito, ma donerà la sua vita sull'albero della croce. Si caricherà di tutti i nostri peccati, accetterà di sentire l'abbandono del Padre e proprio in quell'abbandono pronunzierà il suo affidarsi obbediente a lui, rimettendo nelle sue mani il suo spirito. E da questo abbandono obbediente e confidente di "Figlio", rinascerà la comunione tra l'uomo e Dio. Riscatterà la colpa dei progenitori che non avevano saputo fidarsi di Dio, che non avevano saputo essere "figli del Padre".
-   Ma qual è la chiave che apre il giardino della vita, la chiave che immette nella nuova Gerusalemme, la chiave che fa entrare in Dio? C'è un brano del profeta Isaia che può dare una risposta a questa domanda. Isaia, nel capitolo 22, parla di un servo che sarà rivestito di potere e a cui verrà messa la chiave del palazzo regale sulla spalla: "Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide; se egli apre nessuno chiuderà, se egli chiude nessuno potrà aprire" (Is 22,22). Anche a Gesù è stato messo un peso sulla spalla: è stato caricato del peso della croce. Ed ha ricevuto quel peso proprio nel momento in cui, schernendolo, lo acclamavano Re. In quel mentre egli rispondeva esattamente alla figura del "servo" descritta dallo stesso Isaia. La croce, albero di vita, è al contempo la chiave della vita: la chiave che ha riaperto le porte di quel giardino da cui eravamo stati cacciati.
-   Gesù non ha solo distrutto il peccato, riconciliandoci col Padre, ma lo ha sconfitto alla radice con tutte le sue conseguenze. Gesù, risorgendo, ha vinto per sempre la morte. La nascita di Gesù, quindi, è pegno di vita eterna: nella sua incarnazione è già scritto anche il mistero della sua passione, morte e risurrezione! Gesù, l'Agnello immolato per la nostra salvezza, è colui che ha le chiavi del Regno. Anche l'immagine della porta, citata nel brano dell'Apocalisse, è analoga a quella della chiave: Gesù, infatti, si dichiara "la porta" che conduce al Padre (cf Gv 7,7ss).
-   In Gesù che nasce a Natale, noi contempliamo il nostro Redentore. Ancora oggi viene a noi, con in mano le chiavi che apriranno il nostro cuore a Dio. Se noi lo vorremo. Gesù si è offerto come vittima di espiazione per i nostri peccati e nel sacramento della Riconciliazione continua a permettere il nostro passaggio per la via al Padre. Una porta aperta che ci riconduce nella comunione divina e permette che ci raggiunga la sua grazia. Oggi Gesù chiede a noi di lasciarci salvare, di lasciarci portare nel giardino della vita, nella Gerusalemme celeste. Anche noi, un giorno, risorgeremo con lui a vita nuova! Anche noi esulteremo di gioia nella casa del Signore, dove ci verrà dato un nome nuovo: canteremo in eterno le meraviglie del suo amore e avremo in capo la corona della vittoria. Saremo colonne nel tempio di Dio e abiteremo per sempre con lui. Quella "chiave", posta un giorno sulla spalla di Gesù, ha riaperto per sempre la porta del Paradiso. Dio, che ci ha fatti senza di noi, non ci salva senza di noi, ci ricorda s. Agostino. Tocca a noi entrarvi!



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