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CEC DON BOSCO Liturgia Celebrazioni e attività per i tempi liturgici Natale Accorrete. La sua venuta è più certa dell'aurora

Celebrazioni e attivitÀ per i tempi liturgici

Accorrete. La sua venuta è più certa dell'aurora
Novena di Natale

A cura di
Suor Emmanuela M. della Trinità
Don Marino Gobbin


23 Dicembre
Emmanuele,
speranza del mondo



Introduzione alla celebrazione
"Venite… La sua venuta è più certa dell'aurora". Sì, fratelli e sorelle carissimi, Gesù viene, scende e cerca uno spazio, un posto per dimorare con noi. La speranza trova nuovo vigore, la tenerezza del Padre si manifesta, Dio ci rivela il suo volto. Come è possibile rimanere tristi, chiusi nei nostri crucci? Come non sentire che un nuovo vigore, una novità scuote le nostre membra? Destiamoci e accorriamo a lui. La solitudine non abbia più casa, la paura sia allontanata dagli ambiti più reconditi, nuova vita e nuova speranza vibri nel cuore: Cristo Signore, viene!
Il Dio con noi prende casa in mezzo a noi, dà volto umano all'Invisibile. Il Signore è veramente con noi: "lo chiamiamo uomo e diciamo la verità; lo chiamiamo Dio e diciamo la verità" (Ballestrero). Dio si china sull'uomo per elevarlo fino a sé. La nostra storia diventa la sua storia, storia dove si realizza l'abbraccio di salvezza e di grazia, dove l'uomo ritrova la strada di casa, l'intimità con il mistero trinitario. La tenerezza del Padre si fa Persona, ci tocca da vicino, ci interpella: è una presenza. Dio discende nel buio più profondo perché si sprigioni la luce vera, quella attesa dall'eternità: sì, fra poco ogni uomo "viene illuminato di luce intensa, originale, estremamente feconda" (Bevilacqua).
È tempo di silenzio, è tempo di ascolto, di un silenzio che si faccia ascolto profondo per percepire il suo arrivare, per cogliere la sua presenza.
Con Maria, la Madre, vegliamo in trepidante ansia. Lasciamoci scuotere dal monito antico: "Riconosci, o cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina non voler tornare alla meschinità di un tempo con una condotta indegna" (s. Leone Magno). Sgorghi sulle nostre labbra l'invocazione fiduciosa: "Madre di Cristo, Madre del Salvatore, prega per noi".

Traccia omiletica
-   "Ascoltatemi bene. State attenti a quanto sto per dirvi". È un invito imperativo che Isaia oggi rivolge anche a noi, in attesa della venuta del Messia. Isaia profetizza qualcosa di molto importante, la cui portata sarà chiara con l'arrivo di Gesù e la sua predicazione. Dio annunzia per bocca del profeta che donerà una legge a tutte le nazioni. Una legge di salvezza e di liberazione.
-   Di quale legge si tratta? Non vantava già, il popolo dell'alleanza, della legge scritta da Dio stesso su tavole di pietra? Scrive Geremia: "Questa sarà l'alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo" (Ger 31,33). È la legge dell'amore, attraverso la quale Dio è presente in mezzo al popolo che diventa "suo" e che lui riconosce come "suo". Dirà Gesù: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri" (Gv 13,34). Ma per essere capaci di amore, dobbiamo aprirci all'amore di Dio che si comunica attraverso Gesù alla nostra vita.
-   Nel brano di Isaia ci sono verbi al futuro che esprimono silenzio ed attesa. Non indicano solo un atteggiamento passivo, ma sono segni vivi della fiducia e della speranza, al di là di qualsiasi evento. Prima o poi il Signore placherà questa attesa ed apparirà! Cosa accadrà quando apparirà a noi il Verbo di Dio nella carne umana? Forse qualcosa di simile a ciò che indicano le parole di Isaia: "Il cielo svanirà come fumo, la terra si consumerà come un abito logoro e i suoi abitanti cadranno come mosche". Sembra la descrizione di una scena apocalittica, ma deve essere letta come il simbolo cosmico di una nuova creazione in cui l'empietà è cancellata per sempre. E quelli che il Signore avrà liberato saranno salvi per sempre.
-   Ma l'essere liberati da Dio comporta anche il lasciarsi liberare. Dio libera attraverso l'amore. Un amore che si incarna nella nostra vita e diviene Presenza: "Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.... perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro" (Gv 17,23). Celebrare il Natale di Gesù vuol dire celebrare la sua Presenza in noi e attraverso noi nella storia. Ma cosa implica riconoscere Gesù come oggi la liturgia ce lo presenta, l'Emmanuele, il Dio-con-noi? Come accoglierlo nella nostra vita?
-   Siamo personalmente interpellati da questo "ospite" che sta giungendo, per ricordarci che di fatto non è un "ospite" ma abita in noi dal Battesimo, anche se forse noi non ce ne siamo mai accorti... o mai nessuno ce lo ha ricordato. Viene come "ospite", perché è tale la sua delicatezza nel proporre la sua presenza e la sua compagnia. Egli si avvicina in punta di piedi a bussare alla porta del cuore e a chiedere: Vuoi aprirmi?... Ma perché il suo amore in noi possa essere accolto è necessaria una trasformazione del cuore, un vero trapianto cardiaco. Infatti Dio dice per bocca di Ezechiele: "Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi" (Ez 36,26). Tale trapianto lo fa Dio stesso, sposando la nostra umanità, la nostra storia, la nostra carne. Gesù viene a portarci la vita che è l'Amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Attraverso il Battesimo noi siamo fatti dimora della Trinità.
-   Tutto ciò avviene per grazia, per dono gratuito di Dio, generoso ed immeritato: "grazia che ci è stata data in Cristo Gesù fin dall'eternità, ma che è stata rivelata solo ora con l'apparizione del Signore nostro Gesù Cristo" (2 Tim 1,9). La parola Grazia assume dunque in sé l'intervento di Dio. E Gesù incarna la grazia di Dio, lui che è il "regalo del Padre". Ma cosa significa accogliere la presenza di Cristo nella nostra vita, vivere alla sua Presenza? La beata Elisabetta della Trinità, nella sua Elevazione alla Trinità, scriveva: "Fuoco consumante, Spirito d'amore, discendi in me, affinché si faccia nella mia anima come una incarnazione del Verbo e io gli sia una umanità aggiunta nella quale egli rinnovi tutto il suo Mistero". Accogliere la presenza di Cristo, vuol dire "fargli spazio", affinché possa vivere in noi e conformarci a lui. Vuol dire accettare che egli riviva in noi il suo mistero attraverso la nostra umanità.
-   Dio che è trascendenza infinita, che è al di là del tempo e dello spazio, è allo stesso modo il Dio che sta in nostra compagnia, il Tu della nostra vita, colui che ci propone un rapporto di amicizia e di comunione da vivere insieme. È il Dio dell'alleanza che ha reso possibile e ha voluto stabilire un incontro con lui. Per questo mistero dell'Incarnazione, in questa comunione con la presenza di Dio in noi e nella storia, Dio può parlarmi e io posso parlare a lui! Da quando ha assunto la nostra natura umana, abbiamo qualcosa in comune con Dio, e per questo "qualcosa" è possibile un reale contatto, un incontro.
-   Questo "parlare con Dio" non è stato possibile solo quando Gesù era visibilmente presente fra noi, ma lo è anche ora. Gesù stesso ce ne ha svelato il segreto ed insegnato il modo. Ha fatto conoscere ai suoi il suo modo di parlare con il Padre: la preghiera. Pregare diventa allora un parlare ad una Presenza vivente. Una preghiera che diviene espressione e veicolo per vivere la comunione con Dio, dove Dio si dona a noi e noi ci doniamo al Padre in Gesù. Accogliere Dio nel nostro cuore di carne, far abitare in noi lo Spirito è dunque abilitarci ad essere coinvolti nella stessa preghiera di Gesù al Padre, nel rapporto stesso di Cristo col Padre.
-   Se si sperimenta che c'è un Dio che ci ama, la preghiera nasce da sola. Una delle cose più grandi per l'uomo è sentire che c'è qualcuno che lo ama, che pensa a lui, che cammina con lui. Sentirsi pensati, amati, accompagnati nel cammino della vita è la gioia più grande. Dal Natale di Gesù, è possibile vivere un vero rapporto di amicizia con Dio. Tutto ciò è riproporre in noi il mistero dell'amore di Dio presente in un cuore di carne, in un cuore amante, è farci amore noi stessi per gli altri. Saremo così "presenza di Dio nel mondo". Allora, veramente, gli uomini potranno riconoscere che ancora oggi Dio è l'Emmanuele, la loro vera speranza.



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