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San Giovanni Bosco sacerdote «Padre e maestro della gioventÙ» |
Un'abbondante provvista di mansuetudine
Omelia del Card. Albino Luciani, poi Papa Giovanni Paolo I
Don Bosco è un santo, che ha realizzato un'incredibile quantità di opere, impiegando il suo tempo all'interesse del cento per cento. Ciò che lo rende caro a tutto il mondo, però, è l'essere egli stato grande educatore di giovani. Per quarant'anni stette in mezzo ad essi come amico e padre, per così dire, "con le mani in pasta".
Il metodo educativo da lui usato e trasmesso ai suoi figli è un vero dono di Dio alla Chiesa; va apprezzato soprattutto oggi, quando il problema dei giovani preoccupa tanto. Mi permetto di farne qualche breve cenno.
Nel modo più dolce possibile
A chi si ispirò Don Bosco educatore?
• A Cristo anzitutto, che, maestro sommo (cf Gv 13,14) disse: "Imparate da me, che sono mite e umile di cuore" (Mt 11,29); a Cristo, che applicò a se stesso le parole di Isaia: "Non si sentirà la sua voce al di fuori: le sue grida non risuoneranno nelle piazze; non schiaccerà la canna già spezzata, e non spegnerà il lucignolo che fumiga ancora" (Mt 12,20).
• Secondo punto di riferimento di Don Bosco è stato Francesco di Sales, santo di cui egli lesse avidamente gli scritti: cui dedicò il primo oratorio di ragazzi, dal quale nominò la Pia Società da lui fondata, sulla cui vita modellò la propria vita. Aveva scritto S. Francesco di Sales: "Fate abbondante provvista di mansuetudine e di benignità... compiendo tutte le vostre azioni piccole e grandi nel modo più dolce che vi sarà possibile" (Filotea, parte III, cap 8). "Credete a me, Filotea. Le rimostranze di un padre, fatte con dolcezza e soavità, hanno nel fanciullo potere ben più grande che non le collere e i corrucci, così è il nostro cuore" (ib.).
In una lettera del 16-5-1617 ad un sacerdote raccomandava: "Bisogna che compiamo sempre il nostro dovere, per il servizio del nostro dolce e buon Maestro, verso coloro che, in Lui, ci sono veramente figli e che, in ogni luogo, quando la loro necessità lo esige, mostriamo loro il seno materno del nostro amore per la loro salvezza e diamo loro il latte della dottrina. Dico 'seno materno' perché l'amore delle madri per i figli è sempre più tenero che quello dei padri, forse perché costa loro di più. Siamo l'uno e l'altro, materni perché questo è il dovere che ci ha imposto il Signore". Continuava poi: "...ho riso veramente di cuore, quando ho letto... che vi avevano detto che mi ero adirato tremendamente... Io sono un misero uomo soggetto alla passione; ma, per la grazia di Dio, da quando sono Pastore, non ho mai rivolto una parola dettata dalla collera al mio gregge..." (Tutte le lettere, Paoline, vol. II, pp. 922-923).
• Terzo modello di Don Bosco fu la propria madre, Margherita Occhiena.
"Mamma Margherita" con l'esempio della vita e la dolce fermezza delle maniere, ebbe sul figlio influenza decisiva.
Non sapeva né leggere né scrivere, ma conosceva a memoria tutta la dottrina cristiana, che metteva in pratica.
Calma, dolce, padrona di sé, non batteva i figlioli, ma neppure cedeva ai loro capricci; chiudeva gli occhi su cose secondarie, li teneva ben aperti e interveniva, quando si trattava di tendenze meno rette; minacciava i castighi, ma si arrendeva al primo segno di ravvedimento.
Aveva una volta preparato una piccola verga da usare in caso di mancanze. Il suo Giovannino commise, lei assente, un piccolo maldestro: all'ora del ritorno della mamma, egli prese la verga, le andò incontro mogio mogio e gliela consegnò, offrendosi spontaneamente al castigo.
La mamma poté soltanto sorridere, affettuosa più di prima. E fu essa a interpretare nel giusto senso di una futura missione educativa il sogno del figlio appena novenne. "Mi pareva - raccontò in famiglia Giovannino - di essere sul prato dietro casa in mezzo ai fanciulli che gesticolavano, bestemmiavano, facevano monellererie di ogni sorta e urlavano come lupi. Tentai prima di allontanarli con le buone, poi mi ci provai con i pugni. Mi fermò una voce dolcissima: 'No, non con le percosse; con la dolcezza e l'amore devi farteli amici'. Intanto i lupi s'erano trasformati in agnelli; la stessa dolcissima voce concludeva: 'Prendi il tuo bastone e conducili al pascolo'. Cosa vorrà dire?", chiedeva, concludendo, Giovannino. "Forse diverrai guardiano di pecore e capre", disse il fratello Giuseppe. "O capo di briganti", intervenne beffardo il fratello Antonio. La nonna ammonì che non bisognava badare ai sogni. La mamma, invece, avvolse il figlio con uno sguardo affettuoso e pensò: "Chissà che un giorno Giovannino non abbia a diventare sacerdote".Diventato davvero sacerdote e circondato da schiere di giovani, Don Bosco ricorderà il sogno, ma anche la mamma. Ricorderà quant'essa era paziente con i suoi figlioli, quanto dolce e ferma, quanto sorridente anche nell'esercizio della sua autorità materna.
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