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Liturgia

CEC DON BOSCO Liturgia Solennità e Santi San Giovanni Bosco sacerdote Don Bosco, cuore abitato dall’amore perché figlio di una madre educatrice, mamma Margherita

San Giovanni Bosco sacerdote
«Padre e maestro della gioventÙ»

Don Bosco, cuore abitato dall’amore perché figlio di una madre educatrice, mamma Margherita
Mons. Pier Giorgio Debernardi, vescovo di Pinerolo


Margherita Occhiena


Vita di Mamma Margherita

Voglio fermare la vostra attenzione sui versetti della lettera di san Paolo ai Filippesi (4,4-9).

Fratelli, rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino. Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.
In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi.

All’inizio la gioia…
Innanzi tutto c’è un invito alla gioia: gioia – gioire – rallegrarsi.
Questi verbi ritornano per ben 14 volte nella lettera ai Filippesi.
Una comunità cristiana non può non essere segnata dalla gioia. Paolo chiama i cristiani di Filippi: «mia gioia»!
Perché gioire? I motivi sono tanti. Paolo ne individua alcuni:
• il cristiano, unito a Cristo, è nel Signore; è del Signore;
• il cristiano è abitazione dello Spirito;
• la carità operosa nel cristiano produce gioia;
• il cammino nella fede verso la venuta ultima del Signore è fonte di gioia.
Bernanos ha ragione quanto dice che «la gioia» è la prima e l’ultima parola del Vangelo (vedi: nascita e risurrezione).
La gioia ci permette di cogliere gli aspetti più belli della vita: «tutto ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, ciò che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri».
La gioia non è un parola astratta, è una persona. È il Signore Gesù la gioia!
Avvicinandoci a Gesù, ascoltando la sue parole, noi diventiamo partecipi della sua gioia.
Solo i poveri, gli umili e i piccoli possono capire e gustare la gioia di Gesù.
Si osservi che s. Paolo pone la parola gioia a fianco della parola pace: «E il Dio della pace sarà con voi».
Gioia e pace si illuminano a vicenda e insieme esprimono la ricchezza di un cuore abitato dall’amore.
Quando il cuore è abitato dall’amore, cioè da Dio, tutto diventa più facile; da un cuore abitato da Dio nascono tante sorprese. La fantasia della carità ha la sua sede in un cuore pieno di amore.

Poi la presenza della mamma…

Mamma Margherita


Mamma Margherita

Questo brano della lettera ai Filippesi getta fasci di luce sulla vita di don Bosco, che tutti riconosciamo come il «santo della gioia».
Quest’anno la Famiglia Salesiana ricorda in modo particolare anche la mamma di don Bosco, mamma Margherita, nel 150° della sua morte.
Non è comprensibile la vita di don Bosco – la sua forza, la sua gioia, la sua serenità, la sua fiducia – senza pensare accanto a lui la mamma.
Una mamma educatrice!
«Per fortuna sua, quella mamma gli fu a fianco per tanti e tanti anni, ed io penso e credo di essere nel vero affermando che l’aquila dei Becchi non avrebbe spiccato il volo fino ai confini della terra se la rondinella della Serra di Capriglio non fosse venuta a nidificare sotto la trave dell’umilissima casa della famiglia Bosco» (Mons. Giuseppe Angrisani).
Le cose belle, pure, sante, nobili, onorate don Bosco le ha imparate da sua madre.
Mamma Margherita sintetizza il clima di amore, di famiglia in cui don Bosco è cresciuto. (Don Bosco perde il papà a soli due anni). Mamma Margherita diventa «la prima educatrice e maestra di pedagogia di don Bosco» (Pascual Chávez Villenueva, rettor maggiore, Strenna 2006).
Queste parole fanno eco a quelle di Giovanni Paolo II: «Mamma Margherita ha saputo forgiare il cuore di Giovannino a quella bontà e a quella amorevolezza che lo faranno l’amico e il padre dei suoi poveri giovani» (Torino 1988).
La famiglia culla della vita e dell’amore è il luogo primario per una educazione e una umanizzazione del giovane.

La famiglia scuola di virtù
La famiglia oggi, deve ritornare ad essere scuola di virtù.
Educare, prima di tutto!
La famiglia è chiamata non soltanto ad allevare, ma ad educare. È la missione più bella ed esaltante.
Per educare occorre essere attrezzati; non ci si improvvisa a questo compito.
Per educare è necessario creare un ambiente, offrire delle certezze, instaurare delle relazioni.
Per educare bisogna amare. (Si inserisce qui il grande tema dell’amorevolezza proprio del sistema preventivo di don Bosco).
Sembra una cosa ovvia. Qual è la mamma e il papà che non amano i propri figli? Eppure non è sempre così! A volte essi hanno l’impressione di essere lasciati soli e questo è un handicap per un proficuo rapporto educativo. Solo la vita intessuta di amore ha la forza di trasmettere valori. I figli sono come spugne che assorbono il vissuto al di dentro del torrente che è la vita di famiglia; quanto più questa realtà è ricca di valori tanto più l’azione educativa avrà efficacia. Bisogna dedicare del tempo ai figli, occorre stare con loro per dialogare e giocare, lasciarsi coinvolgere nelle loro domande e dare delle risposte autorevoli. È molto più facile lavorare per i figli che non lasciarsi coinvolgere nella loro vita. Educare è una fatica per i genitori, ma va accolta con gioia perché è l’unica via per aiutare i figli a raggiungere la maturità, senza arrendersi davanti alla difficoltà dell’impresa.
Don Bosco ci suggerisce tre cose necessarie per aiutare i figli a crescere:
• proporre loro dei valori;
• offrire delle motivazioni convincenti per fare determinate scelte;
• essere al loro fianco per aiutarli a superare i momenti di crisi e di debolezza.
Per questo la famiglia deve ritornare ad educare alle virtù, che sono «un ancoraggio sicuro» in grado di sostenere i comportamenti quotidiani delle varie attività della vita.
S. Paolo parlando delle virtù usa il verbo «rivestirsi» (Col 3,12), ciò significa che queste sono come degli abiti che ci rendono uomini e donne maturi, capaci di assumersi specifiche responsabilità e di essere costanti nel bene.
Non è forse tutto questo il fine del sistema preventivo?
Ma la fonte del sistema preventivo è il cuore e la sapienza cristiana di mamma Margherita.
Don Bosco stesso lo riconosce: «Mia madre mi voleva molto bene. Io le raccontavo tutto: i miei progetti, le mie piccole imprese. Senza la sua approvazione non facevo niente. Ho sempre ricordato e cercato di praticare i consigli di mia madre».Quanto abbiamo bisogno, oggi, di donne come mamma Margherita!, perché la famiglia torni ad essere «culla della vita e dell’amore e luogo primario di umanizzazione».
  Mons. Pier Giorgio Debernardi
vescovo di Pinerolo
Omelia Don Bosco 2006


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