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CEC DON BOSCO Liturgia Solennità e Santi San Giovanni Bosco sacerdote Don Bosco: l'uomo dell'amicizia e del sorriso

San Giovanni Bosco sacerdote
«Padre e maestro della gioventÙ»

Don Bosco: l'uomo dell'amicizia e del sorriso
di Luigi Crespi

Perché ci combattiamo?
Ci sono nel mondo innumerevoli fabbricanti di malintesi e di sospetti. Un numero stragrande di persone potrebbe rivolgersi la domanda che Napoleone dicono abbia rivolto all'Imperatore di Russia dopo Eylau: «Maestà, perché ci combattiamo?».
Guardando don Bosco, penso che nelle relazioni private, personali, di lavoro, molte freddezze e inimicizie scomparirebbero, anzi si cambierebbero in amicizie, se le parti interessate, quindi anche ciascuno di noi, invece di asserragliarsi in un silenzio ostile, in una gabbia come una bestia feroce, si aprisse a una parola di bontà, a un gesto di saluto, a un «sorriso del cuore».
I malintesi nella vita privata sono innumerevoli e facili.
Il silenzio è il custode della freddezza, dell'odio. È lui, il silenzio taciturno, che alimenta questi mostri della caverna senza aria, senza luce, senza vita nella quale tutti e tre sono rinchiusi.
E il sole di un cuore amico che fa svanire questi fantasmi. Noi classifichiamo e conosciamo «l'omicidio del corpo», il togliere la vita a una persona. Ci fa ancora senso nonostante una certa qual brutta assuefazione... Ma c'è anche un «omicidio del cuore»: tutto nascosto o quasi e non ci facciamo caso; del resto anche noi ci dichiariamo esenti da omicidio: «Non ho mai ammazzato!».
L'omicidio del cuore è escludere, togliere una persona dalla nostra vita. Cioè togliere la parola, il saluto, la stima. È un omicidio più fine, più velenoso perché nascosto.
Dovremmo avere l'umiltà di metterci a studiare i nostri santi: esempi viventi di una «certa» vita. I contemporanei: don Bosco, il Cottolengo, don Orione. Ma anche i viventi. Un nome per tutti: Madre Teresa.
I Santi, gli uomini del sorriso, di quel sorriso largo alla don Orione. Di lui il «Bollettino Salesiano» commentò così una sua foto nel novembre 1980: «Una bocca veramente grande perché il sorriso potesse essere il più cordiale possibile»!
Chi non ricorda quel «sorriso a occhi chiusi», venerato e ammirato sulla Sindone? Il sorriso come segno di un animo buono, amico!

Senso dell'amicizia in don Bosco
Era un amico per natura. Quello che più lo colpiva e più lo rattristava già da ragazzo e poi chierico a Chieri era quell'atteggiamento serio, staccato, dei preti del suo tempo. Quella indifferenza che don Bosco considera e sente come fattore disumanizzante, di inciviltà, di paganesimo!
È amico della gente, per natura, per vocazione; stava bene con la gente e la gente stava bene con lui.
Amico perché si interessava dei loro problemi, della loro vita; perché «perdeva» tempo e sonno per loro.
A 40-50 anni i gusti sono naturalmente diversi, eppure don Bosco sa ancora parlare e incantare, eppure trova il tempo di sfidarli alla corsa nonostante il lavoro! Non un'amicizia «disincarnata» come quella dei regali e degli auguri!
Se quella di don Bosco fosse un'amicizia «tecnica», uno non si spiegherebbe, per es., don Orione: «Don Bosco? Camminerei sui carboni accesi per vederlo ancora una volta e dirgli: Grazie!».
Vorrei fare un appello alla vostra esperienza. Cercare di rintracciare nella vostra vita il giorno in cui siete stati profondamente felici, in cui sentivate la vostra esistenza come qualcosa che irradiava da voi... persino il sole, quel giorno era più luminoso!
Era il giorno in cui potevate dire a voi stessi: «C'è qualcuno che mi ama, che mi stima disinteressatamente», «Sono importante agli occhi di qualcuno».
E in quale giorno eravate scoraggiati profondamente? Voi, mamme per esempio! Quando i vostri figli erano ammalati? Quando eravate sommerse dai fastidi della casa, del lavoro? Ma in quelle occasioni avete sempre trovato in voi delle forze insospettate!
Invece quando dovevate dirvi: «Io non conto più nulla per mio figlio, per mio marito», «Non sono ormai più che una macchina lavapiatti, attaccabottoni: sono solo più una cosa per loro»...
Ecco: la nostra vita, la nostra gioia di vivere nasce dal saperci amati sinceramente, dall'essere importanti per qualcuno.

Penso sempre a voi
Don Bosco ha dato la sensazione, la certezza di questo ai suoi ragazzi.
A parole: «Vicino o lontano io penso sempre a voi»; «Il non vedervi, il non sentirvi mi cagiona pena quale voi non potete immaginare»; «Basta sapere che siete giovani perché io vi ami assai»; «L'unico distacco che io proverò in punto di morte sarà quello di dovermi separare da voi».
«Don Bosco amava tutti in modo che ciascuno pensava di essere il prediletto» (don Viglietti).
E la realtà: don Bosco che visita i «suoi» ragazzi al lavoro, che gioca con loro. E Giuseppe Buzzetti, quando nel 1865 decide di lasciare l'Oratorio, davanti a don Bosco che gli apre il cassetto dei soldi e li mette a sua disposizione, resta impietrito e dice: «Don Bosco, resterò sempre con lei», e nel 1877 si farà salesiano. E ancora i sei che offriranno la vita per don Bosco e tanti altri: sentivano l'oratorio come la loro famiglia, «sentivano» don Bosco, carne viva della loro vita.
Ma l'amicizia in don Bosco non è filantropia, non è solo servizio sociale, è cristianesimo, è carità! «L'amore di Dio è stato diffuso nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci è stato dato!».
«Dio ci ha messi nel mondo per gli altri» ripeteva sempre: e i ragazzi lo seguivano generosamente e coraggiosamente in questo campo. Un esempio: l'entusiasmo con cui si prestarono, incuranti del contagio, per assistere i colerosi.

Se ciascuno di noi...
Concludo con un pensiero sulla «famiglia»: tema di attualità nella nostra Comunità Ecclesiale Italiana.
I giovani hanno, certo, bisogno della loro famiglia, ma anche di comunità giovanili più ampie che aiutino, che maturino il loro inserimento nella società. Sarebbe troppo poco vivere l'amore in famiglia, se questo non portasse ad aprirsi all'attenzione operosa degli ammalati, dei bisognosi, dei forestieri, degli amici dei figli; se non portasse a impegnarsi attivamente nella gestione scuola-quartiere-parrocchia. Non c'è che una tristezza: quella di non avere amici, quella di non essere amico di qualcuno.
Che siano sempre tanti a dire, pensando a noi: «Quando sono giù, è bello pensare che tu ci sei, tu il mio amico, pronto a fare pazzie, come don Bosco, per aiutarmi».
Se è vero che se ciascuno di noi piantasse un fiore, il mondo sarebbe un immenso giardino, possiamo ugualmente dire (e fare!): «Se ciascuno di noi fosse un sorriso-del-cuore per il suo vicino, il mondo sarebbe molto più buono».
  Luigi Crespi
da: T. Bosco, Festeggiamo don Bosco,
Elledici 1988, pp. 165-167


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